A: – ” … e quindi gli orari a lavoro sono abbastanza flessibili, salvo emergenze e allora magari esco più tardi”
Zia Anais: – ” ma quali emergenze possono mai esserci in una pubblicità?”
Quanto torto e quanta ragione in questa affermazione.
A: – ” … e quindi gli orari a lavoro sono abbastanza flessibili, salvo emergenze e allora magari esco più tardi”
Zia Anais: – ” ma quali emergenze possono mai esserci in una pubblicità?”
Quanto torto e quanta ragione in questa affermazione.
Ho iniziato il nuovo corso di scrittura e stavolta sono davvero entusiasta. A dire il vero, ho fatto solamente due lezioni, ma mi sento piuttosto fiduciosa. Che poi non so bene per quale motivo segua questi corsi, se per socializzare, dare un senso extralavorativo alle mie giornate, oppure fare davvero qualcosa.
I racconti, così come le foto, mi scorrono a non finire in testa. Idee, appunti, fatti verosimili, sogni… ma finiscono per lo più col rimanere rilegati in cassetti chiusi nella mia testa, o tutt’al più qualcuno arriva qui. Eppure quando sono lì, in quel piccolo cerchio, un circolo di pickwick al centro del quadraro, mi sembra che tutto diventi possibile. Tornare a casa e scrivere, farlo davvero. Raccontare.
Che poi, il problema è sempre cominciare. Iniziare. Come, appunto. Per non parlare della fine. E’ che ti giochi tutto in quelle prime 3-5 righe, se sbagli, sei fottuto. Se non agganci nessuno, cadi nel vuoto.
Comunque, al di là dello scrivere, il bello di questa tipologia di corsi è avere input letterari non di poco conto. Ad esempio ho adorato i libri di Nabokov, il Dono è tra i miei romanzi preferiti, e non sapevo avesse scritto anche racconti. Perché, di fatto, io odio i racconti, ma devo per forza di cosa conoscerli, così dopo Seadaris e Carver, ho deciso che saranno la mia prossima lettura. Ieri rileggere alcuni incipit di romanzi famosi è stato bellissimo. Bellissimo rileggere la divina commedia, l’Iliade, che dio mio che gran voglia ho di rileggere. Rileggere alcuni testi sacri, con gli anni sulle spalle, penso sia un’esperienza fantastica. Un nuovo modo di essere e interpretare il mondo, trovare nuove chiavi per interpretarli. Ecco, il modo in cui Alessandro, il mio insegnante, mi ha fatto rileggere in questi due giorni l’Iliade, mi ha davvero affascinato.
Ad ogni modo, esercizio istantaneo della serata di ieri. Riscrivere l’incipit di una storia. Vediamo se indovinate di quale si tratta.
“Odiava quella mantella. Troppo lunga, scomoda e pesante. Finiva sempre con l’impigliarsi tra gli intrecci del cestino delle merende, spargendo pelucchi rossi per tutta la foresta”.
Questo, invece, il re degli incipit, del re dei romanzi. Di chi parliamo?
Sembrerà assurdo per quanti non hanno o non amano animali, ma una delle cose che soffro di più da quando sono tornata a lavorare full time è poter passare meno tempo con la mia Holghina.
Mi mancano quei pomeriggi di passeggiate al parco senza orari, i riposini sul divano. Mi manca Holga durante il giorno. Anche se quando siamo insieme spesso ci ignoriamo, perché il mio cane ha il suo carattere, i suoi spazi, e giustamente non si sente in obbligo di starmi azzeccata quando mi vede se in quel momento non ne ha voglia.
Mi manca perché vedere la sua tranquillità mi tranquillizza, mi manca perché mi sento in colpa, soprattutto perché sono poi io quella che non c’è, io quella che la lascia sola e che nonostante tutto viene accolta da salti e guaiti e baci ogni volta che mi rivede. E mi fa sentire importante. Anche se quando sto male tu non sempre lo capisci, a differenza di quello che si dice, e magari sono io che ti supplico di starmi vicina, anche quando stai male tu, che invece non fai niente per disturbare se non sgranare quegli occhi enormi che hai.
Questo post sdolcinato è per te, perché sono 3 anni che ti abbiamo scelta e portata via da quella gabbia. 3 anni che ti abbiamo “salvata”, mentre sei tu che ci salvi tutti i giorni.
Cose che si fanno per volersi più bene. Tipo preparare la moka sin dalla sera, così da guadagnare quei 5 minuti in più al mattino, da passare a letto, al parco con Holghina o per ascoltare una canzone in più prima di iniziare la giornata lavorativa.
O un marito che quando torni intirizzita, ti fa trovare i vestiti sul termosifone, caldi caldi, per scrollarsi di dosso freddo e stanchezza. O ti piega il pigiama, al posto di appallottolarlo come faccio io.
Cose così, cose di casa mia.
Che poi la vita è fatta di scoperte e incontri tardivi. Oggi l’elettrauto sotto casa per la prima volta mi ha fatto capire l’utilità vera delle rigoline disegnate sui vetri posteriori delle auto.
Non semplici e inutili decalcomanie di dubbio gusto, bensì fili elettrici per sbrinare, niente meno.
Peccato che abbia dovuto scoprirlo proprio ora che le mie rigoline sono più scariche di me e hanno deciso di ritirarsi a miglior vita. Magari su un pigiama o un asciugamano. Forse in tal caso avrei saputo apprezzarle di più.
” Signora mia, tutta roba fresca e genuina. Oggi cho pure un cavolo fresco fresco, ideale per fare il minestrone.”
Signore mio, non sai quanto sbagli target aimè.
La prima settimana (lavorativa) dell’anno sta già per finire, ed io ancora non mi sono fatta un’idea di come sarà questo anno nuovo, né ho particolari progetti.
Ci provo a fare un “rough”, come si dice da noi. Vediamo, innanzitutto vorrei anzi devo tornare in piscina. Vorrei farmi una bella pulizia dei denti, ricominciare a leggere come un tempo, ma dovrei anche studiare un po’. Mi sono iscritta ad un corso online per editor e correttori di bozze, ecco vorrei finirlo e superare il test. Poi vorrei non abbandonare la scrittura. Magari trovare un corso migliore, o iniziare a scrivere sul serio. Mi hanno proposto di fare la blogger e scrivere di food e wine. Chissà… ecco, un bel corso di degustazione lo farei di corsa. Ma in effetti dovrei tornare a studiare un po’di inglese. Dovrei, ma non vorrei, mettermi un po’ a dieta, uff. Vorrei tornare al cinema più spesso e innamorarmi di nuovo di qualche bella pellicola. Vorrei non perdere niente. Vorrei già prenotare il prossimo viaggio e iniziare a contare i giorni che mancano al decollo. Vorrei tornare alle terme o in qualche Relais toscano. Vorrei avere voglia di un figlio. Vorrei una macchina fotografica nuova, magari per ritrovare la voglia di scattare come un tempo, prima di tutte queste sovrastrutture e delle mie paure. Vorrei non dover più avere a che fare con alcune persone e azzerare un po’ la mente, i ricordi. Vorrei tornare ad essere più padrona del mio tempo e non perdermi dietro a sciocchezze.
Vorrei andare in Africa ma preferirei tornare in America e incantarmi di nuovo. Vorrei vedere i Panda e magari, accarezzarne uno.
Ah e poi vorrei anzi, dovrei, diventare piu strategica. Non ho capito bene, ma ci provo, ci proverò.
Una delle poche cose positive del corso di scrittura alla Scuola Omero, è stata la riscoperta di David Sedaris. Non so se avete letto il racconto “Noi e Loro”, c’è un pezzo in cui lui si dispera perché la madre vuole regalare i suoi dolcetti di Halloween al figlio dei vicini, così per evitarlo finisce per trangugiarsi in un sol colpo kili di cioccolata e dolciumi vari. Ecco così sono un po’io il giorno della Befana, che combatto con il rito atavico dello scambio dei dolciumi con sorella e cugino. Sarà perché a me i dolci piacciono tutti e non li cambierei con niente al mondo, ma poi per anni è stato questo il solo periodo dell’anno in cui mi concedevo cioccolata. Solo questo. Inoltre mio cugino è sempre stato più avvelenato di me, ma essendo ospite l’educazione e le insistenze di mia madre mi obbligavano a cedere. E a tuttoggi, nonostante le nostre età, è così. Un piccolo e sottile duello psicologico tra golosi che non potrebbero neanche permettersi tutti questi zuccheri.
Ad ogni modo, come sempre le feste finiscono oggi e domani si ricomincia. Con tutto. Con il lavoro e con il locale. E il peso della responsabilità torna a fare capolino. Sarà per questo che amo la Befana. L’ultimo e unico giorno per essere ancora un po’bambini, per fare qualche capriccio. Perché da domani non si scherza più.
A: “Ehi non ci crederai ma giuro di aver visto un calzino simile ai tuoi su via dell’Annunziatella”.
C: “È vero! Quello a righe!”
A: “Ma quindi l’hai visto pure tu?!”
C: “Sì sì!”
A:”Ma allora sarà lui ma come diavolo c’è finito lì?”
C: “Boh!”
A: “Ma che faccio?”
C: “Boh!”
A: “Lo prendo?”
C: “Ma sì… prendilo!”
Tutti perdiamo i calzini e ci interroghiamo su uno dei più grandi quesiti della storia di tutti i tempi, ossia dove vadano a nascondersi.
Buchi nascosti nella lavatrice, cassetti segreti, cesti senza fondo.
Ma i nostri no. I nostri decidono di uscire e camminare per il mondo.
Essi, vivono.
E anche questo Capodanno è passato, senza infamia e senza lodi. Ancora qualche giorno per ricaricare le pile prima di immergersi nelle sfide che questo 2014 ci presenterà. Finisce tutto sommato un bell’anno, l’anno in cui posso dire che qualcosa è davvero cambiato, è stato il mio primo anno da vera copywriter per cui non potrò dimenticarlo facilmente. Mi sono scrollata di dosso tanta polvere e anche un po’di rabbia. Ho conosciuto nuove e splendide persone, anche se una di queste purtroppo l’ho persa. Ho viaggiato, sono stata felice. Purtroppo ho fatto meno foto ma non è stato di certo un anno privo di fotografia, privo di luce. Anche il 2012 è stato un anno bellissimo, anche se difficile. Per cui non so davvero cosa aspettarmi da questo 2014 e non vi nego che sotto sotto ho un po’di paura. Paura del tempo che passa, paura di perdere quello che ho. Tante cose sono cambiate per me e per alcune delle persone a cui voglio più bene. Posso solo augurarmi di essere di nuovo qui tra 365 giorni, a raccontarvi ancora qualcosa di me e del mio mondo, senza perdere la mia ironia, la mia curiosità, la mia vita e la voglia di viverla, sempre al meglio che posso e sempre vicino a chi amo. Anno nuovo, vita mia. Non ho altro desiderio da esprimere. Buona musica a tutti.