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Diario Scandinavo

Rieccoci, i miei amati rientri. Ne approfitto di questo “ultimo giorno di ferie” per fare tutto quello che, probabilmente, da lunedì non potrò fare, tra cui il mio diario di viaggio.
Nonostante la sveglia alla stra alba con il volo più early che abbia mai preso (5.40, ora locale 4.40) sono qui in piedi, dopo una bella doccia, svariati bidet e finalmente del buon vino bianco che non costi quanto la mia quattordicesima. Lo sapevo che sarebbe volato questo viaggio, come sempre ma forse più del solito perché è stato davvero un viaggio della “madonna”, uno di quelli che avevo nella lista desideri da una vita. Che alla fine tornare neanche mi dispiace, se non fosse che c’è la botta del rientro al lavoro e che per la prossima vacanza come si deve dovrò aspettare un anno. Ma 14 giorni non sono pochi specie quando vai così lontano perché, come vi dicevo la volta scorsa, non serve cambiare continente per sentirsi in un posto così avulso dalla tua vita di tutti i giorni. Abbiamo fatto quasi 3.000 km (1970 per la precisione) attraversando tre stati meravigliosi: la Finlandia (Lapponia), la Norvegia, la Svezia e la Finlandia again. Come sempre, abbiamo fatto itinerari poco battuti, salvo tappe che per molti sono intermedie per raggiungere Capo Nord dove noi, come sempre alternativi, non siamo più andati. Era un itinerario incentrato sulla popolazione Sami, degli indigeni locali ancora molto radicati in queste zone, ma come era facile preventivare, senza eventi né guide (nonostante le avessi contattate ma, perse nelle tundra, non mi hanno più cagata) non abbiamo avuto modo di incontrarli, almeno come piace a noi, ossia fotograficamente parlando. Questo quindi se vogliamo il primo rammarico: come oramai sappiamo bene, seguendo queste minoranze, ai tempi di oggi salvo occasioni particolari la gente, seppur tradizionalista, non è che va in giro con i costumi antichi normalmente, quindi se per i Setu abbiamo cercato e scelto occasioni e feste, in questo caso si svolgono principalmente nell’inverno più freddo del mondo, quindi forse qualche tappa potevamo anche evitarcela, predilegendo qualche itinerario più battuto.

 In Lapponia puoi trovare renne e parrucchieri ovunque ma anche qui, per trovare un caffè o un ristorante o un minimo di vita, puoi fare svariati km nella tundra. La tundra, ossia la natura più selvaggia. Ora, io non sono mai stata in Africa e spero prima o poi di trovare il coraggio di andare, ma vi assicuro che anche fare km e km in mezzo al nulla, alla natura più selvatica e inospitale, fatta solo di alberi rinsecchiti e laghetti ha qualcosa di mistico. E spaventoso. Puoi fare km interi senza incontrare auto o paesi, ti sale un misto di ansia ed eccitazione, è una sensazione indescrivibile, ma bellissima. Per chi non ha paura della solitudine. Poi, arrivi alla spavalderia dei fiordi, non quelli ghirigori e blasonati, con i negozietti e gli alberghetti fichi, ma quelli dove sei tu, il vento, il gelo e le casette rosse e quel blu così intenso che ti acceca e si infrange con il nero delle montagne selvagge e ti fa cacare sotto. Ora che faccio, pensi? Ti si taglia il respiro, la pancia viene indentro, come durante un atterraggio. Poi respiri di nuovo e sbatti gli occhi. Minchia, pensi. E ascolti. Quel silenzio carico di vento e sale e sole vite che non capirai mai. E rivedi la tua infanzia, i tuoi sogni, pensi al passato, al futuro oppure non pensi e respiri e basta, a pieni polmoni e mente svuotata. Non sei nessuno, la natura vince, sempre. Io i fiordi non li dimenticherò mai. E ci tornerò, cascasse il mondo. Inizio a mettere di nuovo i soldi da parte. Perché aimè è così, qui la vita, almeno come la viviamo noi, con le nostre comodità, soprattutto in vacanza, è cara. Poi se ti adatti la svanghi. Ma gli alberghi comodi, le cenette, le birrette, beh ogni cosa la devi centellinare. 

Poi ci sono anche le cittadine di frontiera, perché qui i confini sono così labili che sembrano non esserci pur essendoci. Cittadine la cui storia è stata distrutta, rase al suolo, e che ora è facile additare come impersonali o squallide. Io le ho osservate, a volte colta da un po’ di malinconia, lo ammetto, ma pensavo a quanto fossero vere invece, nella loro diversità. 

La lapponia volendo può essere un luna park, specie d’inverno e loro lo sanno bene, avoglia. paghi tutto, è tutta una experience dai 100 euro in su, forse la loro rivincita contro tutte le nostre facilità, a partire da quelle atmosferiche. Ma è proprio dai tour che bisogna stare lontanti e cercare di alloggiare nelle case, nei camping veri dove di renne e cani ne trovi appena ti svegli, alla tua finestra, senza dover pagare anche 3 euro per dargli dei licheni. Perché poi qui è “facile” venire con la neve, l’aurora boreale (che a quanto pare abbiamo sfiorato di un soffio) ma la vita qui c’è anche d’estate, quando sembra non esserci nulla, nonostante le guide blasonate scritte da copy più bravi (forse) di me, ma c’è e devi cercarla tu. Se poi sei un impavido camminatore e scalatore, trovi l’Eldorado.
Ad ogni modo,  non essendo io nessuna di questi, ecco la mia personale classifica:

 

1.I fiordi, come vi dicevo. Strade che sembrano non finire mai o essere più insulse della Roma-Carsoli, poi giri l’angolo e tak, ti si mozza il fiato.
2. La natura lappone. Irriverente, imprevedibile, noiosa e varia e allo stesso tempo. Esci col grigio che ti annaglia e dopo poche ore quel cielo si arizigogola di blu e celeste che si riflette nei laghi, nelle pozze, nel cielo stesso. E poi quella luce onnipresente e rassicurante, che anche quando vai a dormire sai che c’è, potrà risposare un po’, nelle poche ore di crepuscolo si rilassa, ma poi ritorna subito e ti infonde un sacco di energia.
3. Babbo Natale, sì aimè per gli amanti del Natale il paesetto di Babbo Natale a Rovaniemi è una meta imprescindibile. Torneresti a casa pieno di elfetti, rennine, babbini, caramelle. E poi l’idea di valicare il polo nord è ganza, sì che è ganza.
4. La miniera di ametista. Sali e ti arrampichi nella natura e se ti dice culo, come a noi, godi di una vista sconfinata. E ti becchi pure una bella pietruzza estratta con le tue manine.
5. Le casette rosse. Indimenticabili, soggetto prediletto di ogni foto. Se poi vai a Lulea finisci anche in un paesetto che ne ha 400, intonse come erano svariati anni fa.

6. Le renne. Sono troppo fiche.

7. I sami, per quel poco che ho visto, sono fichissimi e poi il loro artigianato d’argento è meraviglioso. Costosissimo ma bellissimo. Vale la pena acquistarlo solo a Kautekeino, in quel museo atelier oasi di pace che due pazzi lungimiranti e hippie hanno fondato negli anni 60. I musei all’aria apertta sono in ogni pese Sami, si somigliano un po’ tutti ma alla fine non riesci a non visitarli e resistere alla tentazione di entrare in quelle tende di legno o provare a tirare al lazo. 

8. La liquirizia. Dio mio stanno fuori con i dolciumi questi, peggio di me. sono tornata a casa con 3 kg in più solo di caramelle. I supermercati sono spesso enormi e sono le mete principali dei centri più piccoli, vero crocevia di tutte le vite che transitano in quell’area.

9. Le caffetterie, quando le trovi, che ti prendi quel caffettone lungo e caldo, come nei baretti americani, in quelle tazze fichissime con i dolcetti alla cannella, sempre caldi e appena sfornati.

10. I porti. Piccole e arroccate insenature dove non vedi panfili ma barchette come possono essere le nostre biciclette, su cui ti viene voglia di salire e partire, non si sa fino a dove.

Una menzione speciale va anche agli stranissimi empori/negozi di tutto e souvenir sparsi sulle statali. Dei posti strambissimi e affascinanti che mi hanno fatto pensare al vecchio west o ai vecchi spacci dove dovevi trovare tutto perché non avevi alternative. Dai calzini alla carne essiccata. Scenari a volte un po’ americani che mi hanno ricordato il viaggio tra i canyon. 

Note negative, i prezzi, come vi dicevo, questi pacchetti turistici che manco fossimo tutti Trump… 80 euro a persona minimo per ogni cosa e ogni cosa a pagamento, anche un timbro dall’ufficio postale di Babbo Natale sul passaporto. Va bene il turismo ma veniteci anche un po’ incontro… mezzo mondo è in crisi! 

E poi le temperature… ecco qualche grado in più e qualche nuvola in meno non avrebbero fatto male, ma va bene così. Sono partita monitorando un meteo che dava pioggie e temporali in continuazione invece avremo preso la pioggia sì e no un paio di volte e per lo più in macchina. Da ricordarti però che anche se parti con 40 gradi e non ti sembra possibile che altrove non faccia così caldo, 12 gradi sono la temperatura media dell’inverno romano. Sicuramente meno umido ma ecco, le maniche corte e i calzini fantasmini di decathlon la prossima volta anche no.

Alla prossima nord, ci rivedremo presto!

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Briciole

È un bellissimo sabato oggi. C’è vento, un cielo azzuro gonfio di nuvole serene, non fa caldo né c’è afa. Ma oggi lavoro, ultimo sabato, ultimo sforzo prima di chiudere questo capitolo e tirare anche i soliti bilanci di questa stagione fotogafica, la quinta da che abbiamo messo in piedi il locale. Un locale che inizia ad avere un sacco di acciacchi, che richiede le sue cure, come tutte le cose. Se ci guardiamo indietro le cose fatte sono tantissime. Le persone entusiaste di noi sono molte e davvero c’è da essere orgogliosi. È raro, soprattutto in questo Paese, costruire qualcosa di tuo. Il problema è che non basta mai e devi comunque continuare a farti il mazzo, non puoi mollare mai, devi cambiare, evolverti, non fermarti. Invece io a volte ho bisogno dei miei tempi, di pause, distacchi, ritorni. Quest’anno sono stata felice di esser tornata a fotografare. Fotografare mi piace. Mi piacciono le mie foto, come fotografo. Ma è tutto il dopo che spesso mi toglie l’energia. Questo sassolino perso nell’oceano, che nessuno troverà mai, mi sfianca. 

Diario norvegese

Di rientro dal sud del grande nord. Oslo, la capitale norvegese che avevo un po’ snobbato si è rivelata invece una bellissima scoperta. In appena 3 giorni e nonostante pioggerella e cielo plumbeo ( ma domani invece ci sarà un gran sole) ce la siamo girata in lungo e in largo, ammirandone (e invidiando) ogni angolo. Cosa c’è da vedere a Oslo? Oslo stessa è un capolavoro di riqualificazione e design. È molto moderna ma in un modo tutto nordico, affatto tecnologico e industriale ma tutto di legno e vetro. I quartieri alla moda, ossia i tipici vecchi quartieri operai, sono uno wow ad ogni scorcio. Il porto è una figata e quel suo accenno di Norvegia ti fa venire una voglia di girarla in lungo e largo o salpare con la prima nave all’avventura. E poi come tutta la scandinavia, è il paese delle liquirizie. Di ogni sorta. È vero, è una città cara, come tutto il ricchissimo (beati loro) nord europa ma con un po’ di attenzione si può comunque fare una buona vacanza. E ho accusato molto meno che a Copenhagen. È una città tranquilla, pacifica, poche auto e quasi tutte ibride ed elettriche (mai viste tante Tesla in vita mia) per cui silenziosissima. Ci sono tantissimi giovani, i locali sono pieni di giovani e musica, complice anche il musik festival. E poi… luce fino alle 23! Già mi manca tantissimo e poi questo brevissimo break estivo mi ha subito fatto venire una gran voglia di ripartire. Che diamine, se oramai estate deve essere, che arrivino al più presto le vacanze! 

E così sia

Che piacere tornare a Bologna dopo tanto tempo, per la precisione 10 anni, e trovarla ancora più bella! Piena di vita, di angoli affascinanti, di locali, baretti e gente allegra e gentile. E poi quei portici, che adoro! Che weekend meraviglioso: cibo e vino da Dio, fotografia, risate, camminare fino a non sentire più i piedi, treni, macchina, musica, caffè. E quanto è bella l’Italia. Questa è la vita che mi piace fare. Questa la vita che voglio vivere. 

Diario belga

Quattro giorni intensi e volati via, as usual, in un’atmosfera da fiaba! Complice sicuramente il periodo natalizio, Bruges mi ha accolta e abbracciata di enorme bellezza e dolcezza. Era da tempo che volevo andare in questa cittadina perché ne ho sempre sentito parlare molto bene ma dire che le aspettative riposte si sono superate è poco. È un posto fuori dal mondo, sembra di girare in un set irreale e perfetto ma è davvero così. Casupole, canali, laghetti, tetti spioventi, negozietti e bistrot curati in ogni dettaglio, un sogno. E poi la cioccolata, mon dieu, profumo di zucchero e dolci in ogni dove. E le birre, uh! Sono stata in un ristopub in cui potevi assaggiarne più di 400 tipi. Insomma sembrava di stare a disneyland o agli universal studios, ma è realtà. E mi chiedo cosa significhi poter vivere in una cittadina così bella e così piccola, pulita, funzionale e funzionante. I proprietari del nostro Bellissimo Bb si sono trasferiti qui dall’olanda, hanno mollato tutto 20 anni fa e si sono trasferiti lì. È un tipo di posto che fa fare queste pazzie.

Insomma se vivessi a Bruxelles, che continuo a ritenere una cittadina carina e piena di giovani, penso che verrei a ricaricarmi di bellezza a Bruges un weekend sì e un no.

Penso sia cambiata Bruxelles dopo gli attentati ma quello che ho visto in questo weekend è una città che ha una forte voglia di girare pagina, di affermare la propria voglia di vivere, ridere, essere felice. Tantissima gente come a Roma non ne vedo da un po’, forse dalle epifanie a Piazza Navona quando ero piccola. Ecco, più vado in giro ultimamente e più Roma mi sembra depressa e in declino. Laddove il resto d’Europa va avanti qui tutto sembra cristallizato e polveroso e decadente.

Andateci a Bruges, davvero! E se siete in coppia anche meglio, Bruges è davvero romantica!

 

Respira

È stato un weekend intenso di fotografia. Sabato bellissima visita guidata alla mostra Di Vivian Maier a Roma insieme ad alcuni studenti. È bello far conoscere loro gli autori e approfondire insieme un po’ di storia della fotografia. Oggi full immersion di masterclass dalle 9 alle 19 e ne ho approfittato per prepararmi la prossima lezione che farò su Diane Arbus, una delle mie fotografe preferite che ho avuto modo così di approfondire ulteriormente anche per scrivere un mio nuovo articolo che uscirà sulla rivista Erodoto 108. Ci ho impiegato tutto il pomeriggio per farlo, dopo settimane di studio. Non è facile per me, ho sempre avuto il pallino del giornalismo, per un bel pò ho anche scritto e sono stata ad un passo dall’esame da pubblicista (che però poi x la bellissima prassi all’italiana di molte redazioni poco serie secondo cui dovevo pagarmi da sola finti contributi, ho lasciato stare) ma ora che sono abituata a tutt’altro tipo di scrittura, calarmi in una sorta di saggistica è uno scoglio arduo, stimolante ma faticoso. Vedremo se andrà bene.

Tornando al mio lavoro “vero”, da domani mi aspetta una tre giorni per un’altra gara, tanto perché queste settimane erano state poco intense. Ma da giovedì stacco di 4 giorni… Spero di arrivarci viva e senza raffreddore! In attesa della lunga notte post referendum, cerco di godermi queste poche ore di riposo che mi sono rimaste. Stanca, esausta, ma tutto sommato soddisfatta. 

Diario lituano-lettone-estone

Eccomi di ritorno da questi splendidi e veloci 10 giorni nel mio amato Est, non senza già un accenno di nostalgia. I ricordi sono infatti ancora vivi e le sensazioni e le immagini di questi giorni ancora pulsano nella mia testa.

È bello viaggiare in posti nuovi, ma alcuni posti meritano i ritorni e tornare in luoghi che già si conoscono ha il suo fascino. Rivivere certi ricordi, misurare eventuali cambiamenti, ricontrare volti e situazioni. Non ci siamo però fatti mancare anche nuove scoperte, visitando per la prima volta un po’ più di Lituania. Quasi 2000 km in totale passando dalle foreste, i paesini dei pescatori, le barche e le dune della penisola curlandese ai campi sterminati e i paesetti ancora stile soviet della Lettonia più russa, per tornare ai villaggetti di legno e all’Estonia più selvaggia dei nostri Seto per assistere ad una delle celebrazioni a loro più cara e affascinante: la proclamazione del nuovo Re. È stata davvero una giornata intensa fotograficamente, ricca di spunti e situazioni. È assurdo sentirsi così lontani e diversi seppur nello stesso continente ed esser guardati con curiosità e interesse. I baltici non sono molto espansivi e accoglienti, c’è da dirlo. Sono un po’ freddi, diffidenti, seppur cordiali e gentili. Forse si meravigliano che qualcuno possa ritenere interessanti posti e cittadine apparentemente così spogli ed essenziali. I Seto sono leggermente più accoglienti ma era anche diversa la situazione. Anche loro sono comunque chiusi e se in altre situazioni e paesi la nostra presenza ha suscitato curiosità e domande, qui ci hanno pacificamente ignorati ma dandoci comunque la possibilità di fotografare senza problemi. Eppure alcuni ci hanno anche riconosciuto e magari una domanda sul perché questi due pazzi tornino in questi luoghi sperduti se la saranno anche fatta, ma anche la difficoltà della lingua li fa stare sulle loro e non andare oltre timidi sorrisi.

Alla fine poi abbiamo concluso con due ricchi giorni nell’iper turistica, colorata e lussuosa Tallin, finalmente in un albergo degno di chiamarsi tale. E un po’ ci volevano, anche se tornare al chiasso, alla modernità e alla “movida” ( e agli italiani in vacanza!!) è sempre un po’ destabilizzante. Anche qui abbiamo cercato itinerari meno battuti, tra rovine brutali di villaggi olimpici e basi russe, e negozietti di antiquariato dove scovare non poche chicche. Siamo quindi tornati carichi di libri e riviste fotografiche antiche, spillette, vintage camera e, ovviamente, caramelle. 

Ora non resta che vedere le foto e sperare che sia uscito fuori qualcosa di interessante, oltre alle centinaia di foto turistiche che finiranno in uno dei miei adorati album. Sebbene sia la quarta volta, mi sembra sempre solo di sfiorare questi popoli, mentre vorrei davvero avere più tempo per approfondire, conoscere, entrare nelle situazioni, raccontare e non descrivere. Quest’anno stavo anche valutando se iscrivermi ad un corso di russo. Così magari il prossimo anno scavalleremo sto confine, che lambiamo da troppo tempo.

Ora mi sembra assurdo che tutto sia già finito e che dovranno passare come minimo altri 365 giorni prima di una vacanza degna di questo nome. Fortuna che ho ancora qualche giorno per riprendermi. Se mi riprendo.
Nei prossimi giorni, la top ten!intanto ecco qualche scorcio. 

penisola curlandese – Nida

allo yacht club

la collina delle croci a Siauliai

il museo fotografico di siauliai

da qualche parte, in Lettonia

vecchia stazione di Gubene – Lettonia

the kingdom day – Varska

sul lavo Peipsi, guardando la Russia

Albergo Soviet Style a Varska

rovine olimpiche a Tallin

il faro puù alto d’Estonia