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Diario belga

Quattro giorni intensi e volati via, as usual, in un’atmosfera da fiaba! Complice sicuramente il periodo natalizio, Bruges mi ha accolta e abbracciata di enorme bellezza e dolcezza. Era da tempo che volevo andare in questa cittadina perché ne ho sempre sentito parlare molto bene ma dire che le aspettative riposte si sono superate è poco. È un posto fuori dal mondo, sembra di girare in un set irreale e perfetto ma è davvero così. Casupole, canali, laghetti, tetti spioventi, negozietti e bistrot curati in ogni dettaglio, un sogno. E poi la cioccolata, mon dieu, profumo di zucchero e dolci in ogni dove. E le birre, uh! Sono stata in un ristopub in cui potevi assaggiarne più di 400 tipi. Insomma sembrava di stare a disneyland o agli universal studios, ma è realtà. E mi chiedo cosa significhi poter vivere in una cittadina così bella e così piccola, pulita, funzionale e funzionante. I proprietari del nostro Bellissimo Bb si sono trasferiti qui dall’olanda, hanno mollato tutto 20 anni fa e si sono trasferiti lì. È un tipo di posto che fa fare queste pazzie.

Insomma se vivessi a Bruxelles, che continuo a ritenere una cittadina carina e piena di giovani, penso che verrei a ricaricarmi di bellezza a Bruges un weekend sì e un no.

Penso sia cambiata Bruxelles dopo gli attentati ma quello che ho visto in questo weekend è una città che ha una forte voglia di girare pagina, di affermare la propria voglia di vivere, ridere, essere felice. Tantissima gente come a Roma non ne vedo da un po’, forse dalle epifanie a Piazza Navona quando ero piccola. Ecco, più vado in giro ultimamente e più Roma mi sembra depressa e in declino. Laddove il resto d’Europa va avanti qui tutto sembra cristallizato e polveroso e decadente.

Andateci a Bruges, davvero! E se siete in coppia anche meglio, Bruges è davvero romantica!

 

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Panettone (amarognolo) di fine anno

Ci siamo quasi, alla fine di questo 2015 senza infamia e senza lodi.
Evidentemente la fine anno mi ispira oppure mi procura sensi di colpa tali che senta la necessità di una nuova me nel web. Voi sicuramente un po’ meno.
Ad ogni modo, dopo Anais Memo che, aimè, è molto che non aggiorno (perché purtroppo non è un periodo di intense letture) ecco Diariodiunemicranica, il nuovo blog dedicato esclusivamente ai miei mal di testa. Perché? Perché tanto un diario delle cefalee devo tenerlo, e siccome mi scordo sempre, almeno tento di farlo in modo più creativo, magari intercettando consigli ed esperienze da altri a cui è toccata sta croce maledetta.

Quindi, questo 2015 sicuramente quanto a mal di testa ha battuto bei record, ma andiamo con ordine.
Iniziamo dalle cose belle.
Sicuramente la dieta, o meglio, non le rinunce di per sé, ma il fatto che dopo tanti anni sia riuscita a completare una dieta e a tornare ad un peso decisamente più conforme a me (e che stranamente ancora regge!). Grazie anche ad un anno sportivamente più costante e completo. Annovero svariate settimane con una media di tre lezioni di acquafit, daje!
Poi la scrittura e i miei amici di penna, i nuovi corsi fatti, le letture e le pagine scritte che, udite udite, mi hanno portata ad esser selezionata niente meno che dalla RAI per seguire un corso a numero chiuso lì in via Teulada a partire da febbraio. E so’ soddisfazioni, non credo che abbiano concorso in pochi.
Poi i viaggi, che non sono mai abbastanza per quanto mi riguarda, ma che per fortuna nel 2015 non sono mancati. Istanbul, Londra, Atene, Ungheria e Repubbliche Baltiche.
Per quanto concerne il lavoro, inizio a sentirmi più sicura delle mie capacità e qualche soddisfazione in più quest’anno è arrivata, ma la fatica è sempre tanta e i soldi sempre pochi.
Anche per il WSP è stato un bell’anno, chiuso in positivo, che non è male visti i tempi. Abbiamo fatto tante cose, incontrato e conosciuto tante persone, dato spazio a tanti giovani. Sicuramente tante malelingue continueranno a remarci conto e parlar male di noi, come è tipico di certi ambienti, specie a Roma, ma per fortuna chi ci apprezza vince e ci dà la carica per continuare ad andare avanti, nonostante la fatica, almeno per quanto mi riguarda (vedi mal di testa).

E quindi, tornando alle cose negative, è stato un anno di grande stanchezza, dovuto a ritmi sempre serrati, sempre sul pezzo, sempre connessa. E come vorrei riuscire a staccare davvero un po’. O, come alcune amiche, partire 3 settimane, lontana da tutto e tutti. Ma non mi è possibile. E la mancanza di libertà di tempo e scelte è la cosa che più mi pesa nella mia vita. E continuare a rimuginare ai tempi in cui mi ero data questa chance e, come sempre, non ci ho creduto fino in fondo, non mi fa molto bene. La fotografia continua ad esser quindi una croce e delizia, un nugolo di occasioni mancate o deluse, un vorrei ma non posso ma forse potrei che, almeno quest’anno, ha fatto pendere la bilancia di più verso un meno. Tante le foto nel cassetto, ancora non viste, ma tantissime quelle che non ho fatto. E che non ho sentito l’esigenza di fare. Quelle fanno ancora più male.
Insomma, è una piccola ferita che ogni tanto butta sangue, poi si ricicatrizza, si addormenta, e poi però si risveglia. E allora duole.
È stato anche un anno in cui mi sono allontanata da tante persone, o molte persone si sono allontanate da me. Di alcune mi interessa poco anzi, ad esser sincera forse vorrei non averle mai conosciute, di altre mi dispiace. Avrei forse potuto fare di più nel tenere vivi i legami, perché quando mi allontano non è banalmente perché non nutra interesse sincero, ma noi introversi siamo un po’ lupi, con smanie da capobranco ma anche tanto bisogno di attimi di solitudine, silenzio e approvazione. 
Per cui mi dispiace se alcune persone si sono sentite messe da parte, non è così. Altri, forse, tanto amici poi non erano.
Ecco, forse in questo 2015 mi è mancato un po’ di affetto. Non tanto. Ma un po’ sì. E un figlio non è arrivato neanche quest’anno e a questo punto credo di dover iniziare a rassegnarmi che forse non arriverà mai. 

Comunque, tirando le somme, con concretezza e sincerità, anche in relazione a ciò che è accaduto intorno a me, non posso sicuramente dire che sia stato un anno negativo o da dimenticare. 

Non so come andrà la fine, questo sì, quest’anno purtroppo non sono riuscita a partire, né so se riuscirò a fare qualche giorno di vacanza sebbene ne abbia molto bisogno. Spero tanto che il nuovo anno mi porti del sano ottimismo, un ciclo di massaggi a poco prezzo e serenità. È banale, lo so, ma esser sereni (neanche felici) credo sia la condizione più bella per vivere. E che ti mette nella condizione di avere tutte le carte in regola per esser felice.
E sì, magari anche con un aumento… così, tanto per spargere un po’ di sale su questa colata di miele.

Buone feste e buon anno a tutti voi, grazie per esserci sempre, anche in silenzio, non vi conosco eppure vi riconosco e siete nei miei pensieri.