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Nessuno mi può giudicare, soprattutto tu

Oggi voglio parlarvi di un fenomeno molto diffuso e piacevole come una verruca ad agosto: i consiglieri molesti. Categorie molto facile da incontrare già nella vita di tutti i giorni, ma che pare dare il meglio di sé nei confronti delle neo mamme.

Se poi si tratta di neo mamme inesperte, insicure è particolarmente influenzabili, tipo la sottoscritta, gli effetti possono essere più devastanti di un pedicello ripetutamente spremuto male.

Badate bene che non parlo di consigli in generale, magari quelli più pratici di cui abbiamo fortemente bisogno, ma di quelle affermazioni-verità, sillogismi inconfutabili, dall’alto dell’esperienza di mamma a volte anche di pochi mesi, che instillano in noi, giorno dopo giorno, notte insonne dopo notte insonne, il dubbio di compiere errori nefasti e irreparabili.

Uno su tutti? Non far dormire il piccolo nel lettone o non farlo addormentare in braccio, pena la condanna ad avercelo nel letto o attaccato alla gonnella fino a 30 anni. Fantastico quando poi queste affermazioni sono fatte dai papà ma loro è più facili ignorarli. Ma le mamme che lo dicono, che per noi mamme sono le detentrici assolute del sapere, beh loro feriscono sempre un po’.

Il bello poi è che queste affermazioni provengono da chi ha avuto bambini che da subito hanno imparato a dormire da soli – pertanto mi chiedo perché debbano parlare per non esperienza diretta, visto che il figlio con loro non ha dormito mai – o che hanno avuto la fortuna di avere bambini che da subito hanno iniziato a dormire normalmente, anche 7/8 ore di fila e quindi non hanno idea di cosa voglia dire non dormire affatto notti dopo notti o svegliarsi ripetutamente senza riuscire a riposare mai.

Ci sono poi giorni in cui tutto sembra andare storto, ogni cosa un pianto… dal vestirsi al lavarsi al mangiare, figurarsi al dormire o all’uscire, che sentirsi anche dire che poi verrà di peggio, non aiuta. Che sentirsi dire che dovresti fare in modo diverso o migliore, non aiuta. Che espressioni o sghignazzi o sospiri o frasi tipo benvenuta nel club, non aiutano.

Aiuterebbero abbracci, risate, bugie e bicchieri di vino come una volta e meno giudizi, velati o meno.

 

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1 maggio, su coraggio

Io al concertone del 1 maggio non sono mai andata. L’idea di starmene strizzata tra slogan vetusti, bottiglie di piscio e una marea di ragazzetti sudati, ubriachi di vino scadente, che della merda del lavoro non ne hanno ancora la minima idea, sinceramente non mi ha mai attratto.

Ieri mi sono collegata un attimo su Rai 3 e ho visto a condurre Ambra con un giovine cantante mai visto né sentito. Ho cambiato.

Poi ho rimesso e c’era il mio amato Noel Gallagher, cacchio ho beccato solo 2 canzoni e mezzo. Ho ricambiato.

Poi ho rimesso e c’era un tizio assurdo vestito male e di rosso, con i dread ossigenati che cantava qualcosa di davvero brutto. Ho spento.

No, il concertone del 1 maggio non fa per me. Neanche il lavoro a dire il vero, peccato che non sia così facile spegnere e cambiare, se non impossibile.

Buona festa del lavoro quando davvero ci sarebbe ben poco da festeggiare in questa merda che è diventata il mondo del lavoro.

Prima o poi

Prima o poi, perderò questi fastidiosi chili in più, che non so neanche più se siano dovuti alla gravidanza o al nervosismo del momento.

La pancia si sgonfierà un po’, riuscirò a tornare in palestra, anche poche volte, e fare gli addominali non sarà più così ostico e doloroso.

Il seno, forse, tornerà alla mia taglia o quantomeno eviterà di cambiare continuamente taglia tra sera e mattina. E tornerò ad indossare una biancheria normale, forse anche vagamente sexy.

Le occhiaie ritorneranno a livelli normali, il colorito sarà meno grigio, i capelli ricresceranno, sì anche quelli bianchi, e saranno più gestibili. Non c’è niente a cui una coda non possa dar rimedio.

I pantaloni stringeranno meno, qualche giacca tornerà a richiudersi ed io, forse, tornerò a non sentirmi così goffa o così gonfia un po’ ovunque, mani, piedi, braccia… viso.

Prima o poi riprenderò un aereo o la macchina per più di un breve tragitto.

Tornerò a fare foto che non siano solo primi piani di guanciotte, piedini e manine a salsiccia.

Forse smetterò di spendere un patrimonio in farmacia, tra medicine e cure per l’umore e le occhiaie catatoniche tipo creme cremine e cremette.

Il mio umore si stabilizzerà ed eviterò di fare scenate per un bicchiere d’acqua caduto sul tavolo o un granello di polvere sotto le ciabatte. (spero).

Ma il sonno, tutte queste ore di sonno perso, non torneranno più. Così come forse la possibilità di tornare a riposare. Sic.

(Ri) Cominciamo

E così domani, dopo (soli) 5 mesi dovrò ritornare a lavoro. Abbandonare momentaneamente i panni di mamma e la tuta in cui sprofondo da mesi, per rindossare scomodi abiti da lavoro ossia pantaloni che stringono e giacche che non si allacciano.

Si ricomincia quindi ma a dire il vero inizia anche un nuovo periodo della mia vita, quello di mamma lavoratrice che spero proprio di riuscire a conciliare, prima o poi.

Sono pronta? Onestamente no, affatto. Sono molto spaventata all’idea di non farcela perché sono ancora esausta (ma penso che oramai lo sarò per sempre) e sinceramente avrei avuto bisogno di più tempo. La bimba è ancora piccina, i ritmi sono ancora tutti sballati e non sono neanche pronta al distacco, a lasciarla, seppure in ottime mani, tante ore senza di me, senza la mamma.

Non ho dormito per giorni prima di questo giorno/ mi sembra ieri in cui iniziavo questo periodo a casa, spaventata all’idea di riposarmi per la prima volta dopo anni. Ma infatti da agosto ad oggi non mi sono aimè fermata mai, fino ad oggi che sono dovuta correre da Ikea e fare scatole per l’ennesima volta.

Non sono neanche tanto pronta a “tornare in pubblico” dopo mesi in cui non ho dovuto curarmi troppo del mio aspetto, del mio vestiario, del mio fisico appesantito e molliccio. Sono abituata a maglie scollate, tute, tette quasi sempre all’aria e ora gran parte delle cose che ho non riesco a vedermele adosso, oltre al fatto che venendomi a mancare un armadio ora ho tutto schiacciato, sgualcito e molte cose addirittura irraggiungibili in soppalco.

Per non parlare delle occhiaie, che mi hanno sempre contraddistinta ma che ora sono incancellabili neanche col miglior trucco e sono poi ora solcate da nuove profonde rughe, aimè, a testimonianza perenne di quanto questo periodo mi abbia fiaccata (ah ma vado dall’estetista prima o poi eh… mi terrò le tette calate ma almeno su questo qualcosa faró!!)

Ad ogni modo, non ho altra scelta. Tutte lo hanno fatto, cela farò anche io, grazie anche all’aiuto notevole che potrò avere a casa ma anche a lavoro. Spero solo che il mio cervello sia ancora in grado di produrre frasi e concetti e non solo latte.

In bocca al lupo a me!

Un anno fa

Un anno fa trascorrevamo una bellissima giornata in Toscana, tra Porto Stefano, Porto Ercole, Capalbio e pranzo a Orbetello.

Eravamo in piena fase – purtroppo o per fortuna durata poco – in cui volevamo diventare Instagram Influecers quindi cercavamo il più possibile di andarcene in giro a fare foto. A Roma e dintorni. È stato un periodo molto bello, al di là dell’espediente dei social.

Qualche avvisaglia c’era, ci giravamo intorno scherzandoci. Io senza saper né leggere né scrivere, quel giorno ho bevuto e soprattutto fumato come se non ci fosse un domani. Lo sapevo, melo sentivo. Da quel giorno poi ho smesso.

Un anno fa sono entrata in una farmacia timida e timorosa come se avessi ancora 20 anni.

Un anno fa la scoperta che le nostre vite sarebbero cambiate per sempre e non saremmo più stati soli.

Sono 4 mesi che ci sei Bubi, un anno che ti abbiamo conosciuto e qualcosa di più che fai parte di me.

E poi succede che

Se ora se vedo una delle tante pubblicità per fare beneficienza ai bambini malati devo cambiare perché non li posso vedere e mi viene un groppo al cuore.

Per quanto mi sono lamentata dell’ultimo mese di gravidanza ora questo periodo mi manca tantissimo. Contare i giorni tra ogni visita per poterla rivedere, chiedersi come potrebbe essere, fare progetti, sogni. E ora anche io se vedo una donna incinta mi commuovo e mi sale la nostalgia. Perché nonostante sia una prova fisica che ti cambierà per sempre e le cui conseguenze continuerai ad avvertire per mesi, è un’esperienza unica. E la consapevolezza che, quasi certamente, non mi capiterà più, mi dispiace molto. Per questo mi tengo stretta i miei ricordi e cerco di non perdermeli.

Ho ancora così vivido in me il ricordo del parto – tosto tostissimo ma a posteriori e leggendo tante brutte storie, sicuramente un buon parto – e di quando finalmente ho visto Bubi per la prima volta ed era bellissima.

Mi ricordo quando me l’hanno riportata la prima volta e per la prima volta siamo state da sole e di come subito abbia imparato a riconoscerne il pianto.

Sono stati e sono mesi tostissimi. Non avrei mai creduto, io che tutto sommato riesco sempre a far tutto, di ritrovarmi così inadatta e sopraffatta dalle esigenze – normali e naturali – di questa bambina, che quasi ogni giorno mi sembrano insormontabili.

Sto cercando di lavorare tanto su me stessa, sui miei spigoli, i miei limiti e le mie ossessioni. Vorrei cancellare tante notti, tante lacrime e nervosismi e paure ma non si può e posso solo cercare di fare meglio d’ora in poi anche se ora verrà la parte più difficile.

Iniziare a separarsi poco a poco da te anche se, al momento, mi sembra una cosa così impossibile per entrambe.

Sta finendo un momento magico e protetto e che non tornerà più e per questo mi pento, per le mie debolezze, di averlo in parte sprecato.

La fine dei 20 anni

È un po’ come essere in ritardo…

Magari fossero 20, come quelli cantati da Motta, ma sono comunque un’età epocale. La fine dei giochi da ragazzina, ragazza, donna, più o meno adulta, diventata mamma all’improvviso.

Con questo 2018 sene vanno tante cose. Il sonno, il riposo e la spensieratezza prima di tutto. E arrivano responsabilità e il peso di un ruolo importantissimo che avevo decisamente sottovalutato e a cui mi sto approcciando con non poca fatica e incapacità.

La gnappa mi sta mettendo a dura prova cercando di farsi perdonare con quei sorrisi immensi e quegli occhioni in cui mi perdo. Ma ancora ho tanto da imparare.

Il 2018 mi ha fatto diventare madre, nel 2019 vorrei imparare ad esserlo per bene.

Baci dal mio Capodanno in 3 + un 4 zampe.