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Stay strong

Non credevo che la ripresa sportiva quest’anno sarebbe stata così faticosa. Ho già ricominciato da qualche settimana ma questi giorni ho ricominciato con il il pilates serio e pensavo di morire. Zero equilibrio e tenuta, gambe e addominali pesanti come macigni. L’allungamento per fortuna ancora tiene. Insomma, c’è da lavorare assai e devo rafforzarmi, in tutto. Anche a lavoro si sta tornando a regime, un sacco di nuovi progetti da coordinare e tante responsabilità e sono abbastanza gasata. Se penso a quando ho iniziato, gestendo “paginette”, mentre ora coordino progetti. Insomma è esaltante. Mi sento sempre più Peggy Olson, anche se non proprio come segretaria ho iniziato, di strada comunque ne ho fatta. Mettiamoci uno smalto da siura va, ché settimana prossima abbiamo un po’ di riunioni serie. 

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Tutte sulla stessa barca?

In attesa dell’inizio della lezione in palestra – l’insegnante è stranamente in ritardo – una ragazza mi si avvicina e mi fa:

R: ah non è ancora arrivato, io ho fatto una corsa.

A: eh, a chi lo dici…

R: no perché poi venire la sera tardi è già un sacrificio, per quanto pure venire prima è difficile.

A: già, ti capisco.

R: beh, del resto però è così, quando studi devi per forza venire tardi.

Ma va a caghèr! #beatagioventù #aspettadeiniziaalavorà

Bilanci e bilancieri

Siamo quasi alla conclusione di questa stagione sportiva (vabbè non esageriamo, messa così sembro un’atleta vera) e devo dire che mai come quest’anno posso ritenermi soddisfatta. Da quando ho riscoperto il pilates devo ammettere che me ne sono innamorata e non ho quasi mai saltato una lezione e qualche piccolo risultato inizia a vedersi. Ho più resistenza, le posture inizio a governarle maggiormente (a parte oggi che stavo rotolando con tutta la palla) e davvero la consapevolezza e il controllo che ti offre del tuo corpo è sorprendente. Penso a dove potrei arrivare se lo praticassi quotidianamente, anche se questo mi ha dato lo stimolo per esercitarmi ogni sera. Oramai è quasi un rituale, oserei quasi dire, rilassante. In più a questo ho continuato ad affiancare la piscina, arrivando spesso a 4 giorni di allenamento a settimana, pura chimera anni fa. Insomma, le mie rotondità le ho sempre, ma un piccolo accenno di addome inizia a vedersi, e si vedrebbe se solo mangiassi meno carboidrati. Insomma, la mia fisionomia burrosa e di certo non nervosa c’è sempre, però mi sento tonica, meglio e il risultato è anche non essermi allontanata dal peso raggiunto pur non essendo più a dieta. Certo, visto anche il tipo di vita lavorativa che faccio, difficilmente diventerò una forzata della palestra, ma ammetto che non mi dispiace riuniciare alla mondanità per allenarmi. È un momento mio, è qualcosa che faccio per me, è un appuntamento che via via sta diventando più importante dell’ennesimo aperitivo. 

A pochi giorni dalla partenza, faccio qualche piccolo sforzo per arrivare più leggera di fronte a birrette e patatine che mi aspettano nell’est. Ché uno poi quando le cose le ottiene con sacrificio, mica vuole rinunciarci così a cuor leggero.

Tipe assurde

Ma chi te lo fa fare di venire fino in palestra, armarti di tubi, palle mediche, manubri e manubrietti per poi stare mezzora sdraiata sul tappetino a parlare a voce alta al cellulare, in una stanzetta, circondata da gente che ascolta i cavoli tuoi mentre suda e rantola sulle panche addominali. Perché?!

Ps: per inciso, io ero tra quelli che rantolano.

Ponzio pilates

Insomma in queste ultime settimane ho iniziato ad appassionarmi al pilates.
Avevo già fatto qualche lezione mesi fa, più che altro per alternarmi con la piscina e non ritrovarmi a dovermi lavare i capelli per giorni di fila quando riesco ad essere particolarmente sportiva, ma non ero rimasta molto soddisfatta.
Da ex assidua praticante di yoga, con una breve parentesi come insegnante, rimango sempre perplessa e dubbiosa quando attività similari vengono poi proposte nei normali circuiti sportivi.
Questo perché sono rimasta troppo legata al mio yogi insegnante, Paolo Ricci, una persona meravigliosa che tutt’ora tiene corsi nella sua bellissima scuola le Nuvole a Trastevere, e non sono riuscita più a praticarlo con nessun altro.
Lo yoga, a quei tempi, mi ha davvero aiutata. Nell’acquisire una maggior consapevolezza del mio corpo, di me stessa e della mia interiorità. Se potessi o se solo fossi una persona più costante e meno incasinata, tornerei a praticarlo quotidianamente. È meraviglioso, davvero. E funziona.
Ed ho appunto troppo rispetto per questa disciplina da non riuscire a concepire di poterlo praticare in modo così frammentato come potrei, e per questo mio malgrado mi sono dovuta allontanare.
Il pilates quindi, che è decisamente più fisico e meno spirituale, mi è sempre stato un po’ sulle balle. Le prime lezioni inoltre mi hanno davvero traumatizzata. Equilibrismi impensabili, respirazione difficile da seguire, mal di schiena, depressione nell’osservare la splendida flessuosità di insegnante ed allieve rispetto al mio tocco di legno.
Poi ho capito che il livello era troppo avanzato e ci ho riprovato.

Continuo a pensare che sia un po’ noiosetto ma ammetto che il dolore di cosce, glutei e addominali che sento dopo ogni lezione, anche quella che ti sembra più leggera, è niente rispetto ad ore di acquafit. Mi piace inoltre riprendere consapevolezza del mio corpo. Andare a percepire muscoli e minuscoli spostamenti, allungarmi, tendermi.
Devo ancora lavorarci parecchio su: ieri sembravo un cane rabbioso colta da almeno 3 crampi, inoltre tendo a mettermi sempre in fondo perché vedo tutti i muscoli che mi tremano come budini per lo sforzo o tanta è la paura di catapultarmi con la palla addosso alla mia vicina. Ma mi piace.
Oh e poi non dimentichiamo, che sono oramai mesi che ogni mattina mi ammazzo di 5 tibetani, seppur leggermente rivisitati. A qualcosa servirà!

5 tibetani

5 tibetani

Ad ogni modo se decido di tornare a calcare le sale della palestra, tocca dare una svecchiata al mio abbigliamento sportivo che annovera simpatiche t-shirt di birre, cartoni animati e pantaloni sformati e stinti di decathlon. Ieri sembravano tutte pronte per una sfilata di moda.

Scarpe a orologeria 

Capisco che sia un momentaccio e la paura sia diventata un sentimento quotidiano però ecco, non esageriamo.

Oggi, come tutti i sabati, sono andata in piscina, un pochino prima del solito. Buttarsi in acqua mentre fuori diluvia è troppo bello e oggi, non avendo stranamente grossi impegni, me la sono presa comoda. Appena uscita, verso le 14:15 inizio a cercare la busta delle ciabatte, che avevo lasciato accanto alle scarpe da ginnastica, e niente, gira che ti rigira, sparite. Siccome una volta le scarpe me le hanno fregate davvero, delle bellissime e originali birkenstock lilla, inizio ad imprecare. E una signora, che nel frattempo aveva assistito in silenzio al mio girare a mo’di cane da tartufo, tra un’impomatata e l’altra, se n’esce con il massimo candore: “Ma no non ti hanno rubato le scarpe. Io e una signora le abbiamo fatte portare via dalla signora delle pulizie perché sembravano lì abbandonate da un sacco di tempo. Io veramente avevo detto di lasciarle là ma questa signora insisteva che erano lì incustodite da tanto”.

Ecco, non vi dico il tubetto di crema costosa dove avrei voluto infilarglielo, anche perché ero abbastanza certa di essermi cambiata proprio con lei appena arrivata. E aspettati 20 minuti, in accappatoio, che si trovassero ste benedette scarpe, che mi sono tornate indietro in un bustone nero che ci mancava solo la scritta “body of proof”.

Il momento è serio, serissimo, e siamo tutti spaventati, per carità. Ma ci si può allarmare per ogni cosa? O comunque sempre impicciarsi delle cose degli altri, di cosa fanno gli altri? Purtroppo non potremo mai, noi poveri qualunque, prevedere come e dove succederà qualcosa. Però ecco, le mie vecchie scarpe da ginnastica, per quanto puzzolenti, non credo scoppino da qui a breve.