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Diario friulano part II

Scorrono questi ultimi giorni prima della ripartenza. Alla fine è arrivata la pioggia, ieri dopo un bel acquazzone qui l’aria è decisamente frizzante. Oggi proviamo a schivare i temporali andandocene verso Klagenfurt, la capitale austriaca dalla Carinzia, sempre sul grande lago Worteer See, ripiegando eventualmente su qualche bel centro commerciale austriaco, aimè.

Qui come sempre ci siamo dati alle pazze spese soprattutto dolciarie e culinarie… dolci, salumi e formaggi sono tanta roba qui, così come il pane di ogni tipo, difficile resistere. Oltre che alle grosse svendite nei super mercati che sembrano davvero boutique. Ho fatto il carico di cioccolate che già so non toccherò più una volta varcato il GRA. Per il resto, HM qui costa ancora meno che in Italia durante i saldi, forse perché c’è più scelta, ma per me questa estate non ha molto senso fare shopping, ecco perché ho ripiegato su trucchi, creme e cremette naturali che qui abbondano e a costi molto più che accessibili.

Holghina sta sempre con noi e io ne sono davvero felice, trotterella sempre al nostro fianco e poi quando siamo a casa crolla per ore e ore, quasi come me. Ora cerchiamo di goderci al massimo questi ultimi giorni, che chissà quanto tempo passerà prima di poter tornare di nuovo tra questi monti e poi soprattutto perché al rientro ci aspetta una bella avventura, a partire dalla casa che è rimasta ancora tutta bella inscatolata… il che da una parte è uno sprono a tornare, ma dall’altra… mi chiedo se mai torneremo ad avere una casa perfettamente organizzata e razionale come un tempo. Chissà..

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Diario friuliano

E la prima settimana di ferie è già volata. Abbiamo attraversato mezzo stivale facendo tappa nell’amata Toscana, nei pressi di Valdarno e nella bellissima Verona, cui vale sempre la pena tornare, prima di approdare qui nell’alto nord-est. E così anche quest’anno non rinuncio ad un po’ di est, questa volta italiano. Anche se in questa cittadina di frontiera si passa di continuo tra Italia, Austria e Slovenia, in un coacervo di culture, lingua, cibo e specialità.

Ci ho trascorso tante vacanze qui, in anni davvero speciali con persone speciali. Con cari amici, con alcuni ci siamo persi, con altri ci siamo innamorati per quel tanto che dura una serata estiva. Mi piace tornare nei posti cui sono affezionata, rivivere i ricordo, cercare e trovare, oppure no, le differenze. Certi paesaggi poi ti entrano dentro e sono contenta che anche Massi si trovi bene tra questi monti. L’aria è frizzante, tanti sportivi e tanta gente rilassata intorno. Le malghe e i baretti sono sempre pieni e questo odore di foglie e corteccia aleggia ovunque.

Ci passerei un mese qui, senza annoiarmi anche perché quest’anno i ritmi sono lenti e ho bisogno di più pausee. Vorrei solo riuscire a rilassarmi un po’ di più, ma so che ci riuscirò quando praticamente sarà il momento di tornare a tutto. Tutto ciò che mi aspetta.

Attese colme di ricordi 

È tardi, io mi fumo l’ennesima sigaretta per ingannare il tempo. Devo andare a prendere i miei all’aeroporto e il volo ha fatto ritardo di due ore. Viste le ultime vicessitudini meglio non lasciarli soli.

Così mi tornano in mente un sacco di cose vecchie, anche perché ho (non) mangiato male al locale e non sto digerendo. Tipo quando ero volontaria in ambulanza e dovetti, con Ciccio merda, rianimare un morto al Casilino. È uno dei ricordi più vividi che ho. Quella stamberga puzzolente in cui viveva, lui un anziano abbandonato a se stesso, sporco e magrissimo. Quelle costole che quasi mi si frantumavano tra le mani, ancora le ricordo. A volte mi manca la CRI o meglio quello che facevo e come mi faceva sentire. Le notti insonni, con l’ansia del telefono che poteva squillare o no ma tu non dormivi comunque e ti ripassavi la sequenza del BLS. I cornetti all’alba con la gente della notte, le corse a sirene spiegate, le barelle che non si piegavano mai bene, il pronto soccorso e ovviamente Michelino. E quei bimbi inermi, i loro sorrisi inconsulti. E le case, le case della gente, quante ne ho viste. 

A volte penso a quante cose mi siano capitate nella vita, a quanti volti, quante mani sfiorate e poi perse per sempre. A tutto il mazzo che mi sono fatta, a quante volte  non mi sono tirata indietro. A quando al pronto soccorso ci sono finita io.

E oggi che mi affanno dietro a tante inutilità penso a quanto invece mi servirebbe una buona dose di volontariato. Ma adesso, probabilmente, non potrei farcela più.