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La fine dei 20 anni

È un po’ come essere in ritardo…

Magari fossero 20, come quelli cantati da Motta, ma sono comunque un’età epocale. La fine dei giochi da ragazzina, ragazza, donna, più o meno adulta, diventata mamma all’improvviso.

Con questo 2018 sene vanno tante cose. Il sonno, il riposo e la spensieratezza prima di tutto. E arrivano responsabilità e il peso di un ruolo importantissimo che avevo decisamente sottovalutato e a cui mi sto approcciando con non poca fatica e incapacità.

La gnappa mi sta mettendo a dura prova cercando di farsi perdonare con quei sorrisi immensi e quegli occhioni in cui mi perdo. Ma ancora ho tanto da imparare.

Il 2018 mi ha fatto diventare madre, nel 2019 vorrei imparare ad esserlo per bene.

Baci dal mio Capodanno in 3 + un 4 zampe.

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Brand new year

Un modo decisamente insolito per me di cominciare l’anno: una  bella e assolata mattinata al mare! Oggi persino il mare di Ostia sembrava bellissimo, potenziale, incontaminato, misterioso come un nuovo anno che fa capolino.

Tra vecchi amici e una lunga passeggiata parlando di ricordi, vecchie e nuove paure, rancori passati e superati, io e il mio amico di vecchia data pensavamo a quante ne abbiamo passate, quante ne abbiamo superate e siamo qui, con un anno che se ne va, insieme al tempo e ai pensieri, e un nuovo anno che ci ripromettiamo di vivere al meglio e soprattutto vicini a chi è sempre e più che mai importante tenersi stretto perché il capodanno, in fondo, serve anche a ricordarci che tutto ha un tempo ed è davvero tempo di non dimenticarcene e tenerci stretto ciò che vale, buttando a mare vecchie e inutili zavorre.

Buon anno e buon tempo a tutti! ❤️️

Rientro… ma non troppo

Interrotte le ferie per un breve rientro in ufficio. Se avessi fatto tutto di fila probabilmente avrei sofferto di una delle mie classiche crisi da rientro alla vita di tutti i giorni, con nostalgia di casa e di cose mie e paturnie varie.
Così rieccomi di nuovo qui alla scrivania, ad un mac non mio visto che l’altro l’ho fatto zompare con un anno intero di lavoro, oramai perso, qualche giorno prima di Natale.

Sono giornate tranquille ancora e devo dire che il fatto che non mi pesi tornare a lavoro è un gran successo per quanto mi riguarda.
E poi la prospettiva di qualche altra giornata a disposizione non è male.

Perché in questi ultimi giorni in effetti, come vi dicevo, il tempo mi è volato e non ho fatto neanche la metà delle cose che volevo fare. Sono di nuovo nella fase “buttotutto” e penso che approfitterò dei prossimi giorni per liberarmi di un po’ di cose e fare ordine al nuovo.

Avremmo voglia di cambiare qualcosa dell’arredamento in casa, chissà che con il nuovo anno ci si riesca.

Sarebbe anche tempo di buoni propositi ma lasciamo perdere, tanto non riesco mai a rispettarli. Ad esempio, a 36 anni suonati e in dirittura di arrivo dei 37, mi piacerebbe cambiare un po’ sta testa matta che mi ritrovo e iniziare davvero a farmi un po’ i fatti miei, come vedo che riescono a fare tutti. Tipo non farmi mille storie e mille pippe, di dare dispiaceri in giro e di fare sempre la cosa giusta per tutti tranne che per me ma la vedo dura.

Domani sarà Capodanno e questa sì che, dopo il carnevale, è una delle feste che odio di più. Sta smania di dover fare qualcosa per forza, anche di poco conto, non la reggo. Ma almeno sarò tra amici. È probabilmente con un herpes gigante! Vabbè, come si dice, buona fine ma soprattutto buon inizio!!

Panettone (amarognolo) di fine anno

Ci siamo quasi, alla fine di questo 2015 senza infamia e senza lodi.
Evidentemente la fine anno mi ispira oppure mi procura sensi di colpa tali che senta la necessità di una nuova me nel web. Voi sicuramente un po’ meno.
Ad ogni modo, dopo Anais Memo che, aimè, è molto che non aggiorno (perché purtroppo non è un periodo di intense letture) ecco Diariodiunemicranica, il nuovo blog dedicato esclusivamente ai miei mal di testa. Perché? Perché tanto un diario delle cefalee devo tenerlo, e siccome mi scordo sempre, almeno tento di farlo in modo più creativo, magari intercettando consigli ed esperienze da altri a cui è toccata sta croce maledetta.

Quindi, questo 2015 sicuramente quanto a mal di testa ha battuto bei record, ma andiamo con ordine.
Iniziamo dalle cose belle.
Sicuramente la dieta, o meglio, non le rinunce di per sé, ma il fatto che dopo tanti anni sia riuscita a completare una dieta e a tornare ad un peso decisamente più conforme a me (e che stranamente ancora regge!). Grazie anche ad un anno sportivamente più costante e completo. Annovero svariate settimane con una media di tre lezioni di acquafit, daje!
Poi la scrittura e i miei amici di penna, i nuovi corsi fatti, le letture e le pagine scritte che, udite udite, mi hanno portata ad esser selezionata niente meno che dalla RAI per seguire un corso a numero chiuso lì in via Teulada a partire da febbraio. E so’ soddisfazioni, non credo che abbiano concorso in pochi.
Poi i viaggi, che non sono mai abbastanza per quanto mi riguarda, ma che per fortuna nel 2015 non sono mancati. Istanbul, Londra, Atene, Ungheria e Repubbliche Baltiche.
Per quanto concerne il lavoro, inizio a sentirmi più sicura delle mie capacità e qualche soddisfazione in più quest’anno è arrivata, ma la fatica è sempre tanta e i soldi sempre pochi.
Anche per il WSP è stato un bell’anno, chiuso in positivo, che non è male visti i tempi. Abbiamo fatto tante cose, incontrato e conosciuto tante persone, dato spazio a tanti giovani. Sicuramente tante malelingue continueranno a remarci conto e parlar male di noi, come è tipico di certi ambienti, specie a Roma, ma per fortuna chi ci apprezza vince e ci dà la carica per continuare ad andare avanti, nonostante la fatica, almeno per quanto mi riguarda (vedi mal di testa).

E quindi, tornando alle cose negative, è stato un anno di grande stanchezza, dovuto a ritmi sempre serrati, sempre sul pezzo, sempre connessa. E come vorrei riuscire a staccare davvero un po’. O, come alcune amiche, partire 3 settimane, lontana da tutto e tutti. Ma non mi è possibile. E la mancanza di libertà di tempo e scelte è la cosa che più mi pesa nella mia vita. E continuare a rimuginare ai tempi in cui mi ero data questa chance e, come sempre, non ci ho creduto fino in fondo, non mi fa molto bene. La fotografia continua ad esser quindi una croce e delizia, un nugolo di occasioni mancate o deluse, un vorrei ma non posso ma forse potrei che, almeno quest’anno, ha fatto pendere la bilancia di più verso un meno. Tante le foto nel cassetto, ancora non viste, ma tantissime quelle che non ho fatto. E che non ho sentito l’esigenza di fare. Quelle fanno ancora più male.
Insomma, è una piccola ferita che ogni tanto butta sangue, poi si ricicatrizza, si addormenta, e poi però si risveglia. E allora duole.
È stato anche un anno in cui mi sono allontanata da tante persone, o molte persone si sono allontanate da me. Di alcune mi interessa poco anzi, ad esser sincera forse vorrei non averle mai conosciute, di altre mi dispiace. Avrei forse potuto fare di più nel tenere vivi i legami, perché quando mi allontano non è banalmente perché non nutra interesse sincero, ma noi introversi siamo un po’ lupi, con smanie da capobranco ma anche tanto bisogno di attimi di solitudine, silenzio e approvazione. 
Per cui mi dispiace se alcune persone si sono sentite messe da parte, non è così. Altri, forse, tanto amici poi non erano.
Ecco, forse in questo 2015 mi è mancato un po’ di affetto. Non tanto. Ma un po’ sì. E un figlio non è arrivato neanche quest’anno e a questo punto credo di dover iniziare a rassegnarmi che forse non arriverà mai. 

Comunque, tirando le somme, con concretezza e sincerità, anche in relazione a ciò che è accaduto intorno a me, non posso sicuramente dire che sia stato un anno negativo o da dimenticare. 

Non so come andrà la fine, questo sì, quest’anno purtroppo non sono riuscita a partire, né so se riuscirò a fare qualche giorno di vacanza sebbene ne abbia molto bisogno. Spero tanto che il nuovo anno mi porti del sano ottimismo, un ciclo di massaggi a poco prezzo e serenità. È banale, lo so, ma esser sereni (neanche felici) credo sia la condizione più bella per vivere. E che ti mette nella condizione di avere tutte le carte in regola per esser felice.
E sì, magari anche con un aumento… così, tanto per spargere un po’ di sale su questa colata di miele.

Buone feste e buon anno a tutti voi, grazie per esserci sempre, anche in silenzio, non vi conosco eppure vi riconosco e siete nei miei pensieri.

Back to reality

Sveglia dalle 5, viaggio, aeroporto, chek-in, controlli infiniti, metti il dito, guarda la guardia, togli i monili, duty free, caffè e ultimi spicci. Catering tra le nuvole, cibi inscatolati d’alluminio, modalità aereo, in fila per salire, scendere, il pullmino, i nastri, altri controlli. E poi si torna, le vacanze che aspetti tanto volano sempre, incredibile, anche se di quel freddo umido non ne potevi più, inizia a salirti l’ansia del ritorno vero. Delle mille cose che dovevi e potevi fare e non hai fatto. Una casa incasinata e rosso natale stinto, e tra poco dovrai perder altro tempo a risistemare e stipare addobbi in cantina. Due valigie già sfatte, lavate e stese, fatta spesona da dispensa vuota, incollate due buste piene, ma stavolta il parcheggio sotto casa ti fa sentire fortunata. Fatto un bel bagno caldo, asciugato chili di capelli, creme profumate. Continui a girare per casa e trovare disordine, cose che saltano chissà dove a cui non trovi posto. Voglia di mercatino e di sbarazzarsi di tutto. Altri bustoni. Vedi le foto delle case degli altri e hanno tutte il parquet che tu non hai e se non lo metti subito non lo metterai mai più. Sembrano tutte case da film. Quanto sono belle le case. Sono le vite degli altri. E domani si lavora, sveglia alle 8, locale per successive 10 ore… sonno. Magari stavolta però non passeranno mesi prima di vedere le foto. Adrenalina stanca da rientro. Sogno o son desta?