Archivi

Io & te

Oggi è stata la prima “sera” in cui sono uscita dopo mesi. Un pomeriggio  a Villa Pamphili e poi un aperitivo. Quindi, a dire il vero, proprio sera non è. Mancano 10 giorni alla chiusura del locale, un ultimo sforzo e almeno un lavoro per un po’ lo accantoniamo e chissà che si ritrovino le forze. L’inverno è brutto uscire che fa freddo, ma anche ora… la verità è che diventiamo sempre più pigri e abitudinari e non va bene. Ma il fatto è che dopo tutto il giorno fuori, tardi a lavoro o poi palestra, sempre attenti a mangiare… e quando si esce? E poi casa mi manca. Però anche Roma mi manca. Mi manca la sua bellezza di un tempo ma mi manca anche la mia Roma e non è giusto trascurarla così. Dai, ancora un mese, impegnamoci un po’!

Annunci

Brand new year

Un modo decisamente insolito per me di cominciare l’anno: una  bella e assolata mattinata al mare! Oggi persino il mare di Ostia sembrava bellissimo, potenziale, incontaminato, misterioso come un nuovo anno che fa capolino.

Tra vecchi amici e una lunga passeggiata parlando di ricordi, vecchie e nuove paure, rancori passati e superati, io e il mio amico di vecchia data pensavamo a quante ne abbiamo passate, quante ne abbiamo superate e siamo qui, con un anno che se ne va, insieme al tempo e ai pensieri, e un nuovo anno che ci ripromettiamo di vivere al meglio e soprattutto vicini a chi è sempre e più che mai importante tenersi stretto perché il capodanno, in fondo, serve anche a ricordarci che tutto ha un tempo ed è davvero tempo di non dimenticarcene e tenerci stretto ciò che vale, buttando a mare vecchie e inutili zavorre.

Buon anno e buon tempo a tutti! ❤️️

Sicuri che sia Natale?

C’è odore di freddo e camino oggi, una giornata rigida d’inverno qui a Roma. Manca pochissimo a Natale ed io non ancora affatto entrata nel mood. Sì ho fatto in fretta e furia l’albero e già fatto i pacchetti, però quest’anno sono decisamente scarica, complice anche due giorni di intestinale e stanchezza atavica che mi hanno bloccata a casa. E quando sto male, sto male pure a casa e mi salgono tristezza e angoscia da morire. Da sabato si comincia con il tour di cene e festeggiamenti ed io dovrei e vorrei essere al settimo cielo ma, appunto, sono scarica da stress e un ultimo mese, nonostante il viaggio, che davvero mi ha succhiato forze ed energie. Spero passi presto questa stanchezza, spero di riuscire a vivermi un po’ di Roma natalizia che ne ho bisogno (nonostante le polemiche) anche se con questi pochi giorni festivi la vedo dura.

Dai Natale, vieni a me! Esci la cacca (anche se anche basta) ed entra la gioia. 

Attraversa-menti

Una delle cose che più mi piace del frequentare questo corso è la possibilità di attraversare mezza Roma, in fortunati momenti di traffico sostenibile. Un piccolo viaggio che assume poi il sapore di un vero e proprio percorso tra diverse vite ed epoche vissute. Partire dall’odiernità del luogo del lavoro e del quartiere vicino a dove vivo, per passare tra il viale dell’adolescenza, nelle mie visite dalle mie amiche e nelle vasche del primo shopping accompagnato da mammà. I colli poi alle 16 sono un tripudio di mamme, ragazzini, studenti, pensionati, lavoratori senza fissa dimora e fortunati (o sfortunati) personaggi a passeggio che si godono compere, commissioni con un solo già quasi primaverile. Poi costeggio l’adorata Villa Pamphili, teatro di jogging, amori e prime sigarette, per arrivare a quella valle di lacrime che è stata Cipro ai tempi dell’università, in quella maledetta fermata del 31 dove ho sognato, sospirato e odiato in modo disperato. Poi le bancarelle per riavvicinarsi ai primi anni del lavoro all’università, quello che un tempo era Blockbuster, i colleghi simpatici, le liquirizie al Todis fino ai tempi più recenti dell’ultima piscodottorè. Al rientro, al buio e con l’iphone che risuona pezzi misti tra passato e presente, mi riavvicino a Cola di Rienzo e agli ultimi sudati anni di lavoro sempre all’Università, a quanto però era bello passeggiare in centro a pranzo o uscire alle 13 e avere il tempo di allungare il percorso come e dove preferivo. Un tunnel luminoso mi rigetta ancora un tuffo indietro, quando non saltavo una serata a trastevere o al di là e al di qua di Ponte Sisto, tra una Tennents, un abbraccio e una risata spensierata, per poi riconoscere la confidenza di ponte porta portese che collega passato e presente conducendomi liscia verso Ostiense, la trafficata Colombo, le stradine di casa. E quella sensazione tranquillizzante che dà la conoscenza di strade quotidiane, tue, dove è impossibile perdersi nonostante la mente faccia i suoi personali giri.

Ecco, di questo sono davvero grata. Stavo pensando di valutare strade alternative per spezzare la malinconia o la ripetitività di questo flanerismo nel tempo e nei ricordi, ma per ora va bene così.

Per il resto, il corso mi sta annoiando molto e in un’aula così affollata e variegata non riesco a trovare nessuno sguardo che attiri in me particolare sintonia, né guizzi di originalità e coinvolgimento. Staremo a vedere. 

Lost in febbraio #2

Che poi neanche a dire che sia stato brutto, questo febbraio. Abbiamo organizzato tante cose al locale e sono andate bene, ho progettato ben 3 viaggi per i prossimi mesi: tornerò in due città che adoro, Lisbona e Berlino, e da cui manco da fin troppo tempo, e finalmente vedrò Copenaghen. Sono andata al cinema, a dei concerti, ho mangiato fin troppo, ho nuotato, non ho fatto troppo tardi a lavoro. Ecco, il lavoro. Quando ti pensi di andare bene, di aver capito un po’ come girano le cose, ti si chiede sempre di più. E a volte mi chiedo quanto ne valga la pena, mangiarsi il fegato per questo mio maledetto modo di prender tutto di petto e sul personale, per qualcosa tutto sommato avulso da te. Per quale motivo non mi sia accontentata di un impiego mediocre al posto di un lavoro stressante e comunque mal pagato. Perché se mi piace così tanto girovagare per il mondo, non mi sia impegnata per vivere di questo. Perché non ci hai creduto di più alle tue capacità da fotografa, visto che per un piccolo evento continuano ad arrivarti ringraziamenti e complimenti.

Perché ti senti una ribelle, intrappolata in un corpo da impiegata. O viceversa. 

Roma non fa la stupida

Quanto sei brutta Roma quando piovi. Quando inizi a piagnucolare sin dal mattino per andare avanti, a intermittenza, tutto il giorno.
Sale quell’umidità sin dalle prime ore, con i vetri che si appannano, il freddo che si insinua nelle ossa, il crespo tra i capelli e quella puzza di fradicio e peccati sparsi che risale dalla strada.
Quanto sei triste quando sei così cupa e non ci aiuti. Non ci aiuti a tenere alto l’umore, già provato da stanchezza, stress e inutilità. Non ci aiuti triplicando un traffico già esausto, battendo il tempo con tergicistalli che scricchiolano sopra fogliame marcio e putrido. Sono questi tuoi piagnistei capricciosi a renderti così fastidiosa.
Potresti almeno farlo in privato, di notte, mentre nessuno ti guarda o chi lo fa è perché patisce le tue stesse pene.
E col calore della mia coperta quasi ti cingerei, per calmarti e donarci un domani sereno.
Invece piangi e insisti e forse lo farai anche domani e dal tuo grigio quotidiano è sempre più difficile scappare.

In the ghetto

Il bello di avere un cane, tra le tante cose, è che non ci si sente mai completamente soli. E così vagare per Roma da sola, a fare la turista, una bellissima e calda domenica mattina di settembre, è meno triste.

Piuttosto che la solita passeggiata di quartiere, stamattina io e Holga ci siamo imbarcate direzione Ghetto. Un caffè in centro in uno degli scorci che più amo di questa città. Anche se lo conosco a memoria, anche se ci sono andata milioni di volte, riesce sempre a sorprendermi.

È vero che è un piccolo mondo a parte, dove la comunità ebraica a volte mi sembra quasi meno integrata di altre. Ed è quasi automatico sentirsi un po’ straniera, quasi fuori posto, a casa tua. Ma ogni tanto è anche bello così.  Specie quando avresti voglia di sparire per un po’ e andartene lontana, ma non puoi.