Ritorni

E così purtroppo e per fortuna, la prima settimana di rientro a lavoro è terminata. Purtroppo perché ci siamo andati cauti e i lavoroni stanno entrando ora, per fortuna però perché non vedo l’ora di stare di nuovo due giorni con pupi mia, che oggi si è anche vaccinata. E credo sarà sempre così.

In questi giorni ho capito che posso riuscire a tornare a vivere, mio malgrado, senza il riposino pomeridiano, che sono ancora in grado di pensare e scrivere email e documenti nonché inventarmi qualche nome. Sul linguaggio invece dobbiamo ancora lavorare in quanto tra le volte che mi incacchio con mia madre o smadonno in notturna o faccio vocine, ho più difficoltà a formulare frasi articolate. Ecco.

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Murphy’s rule

Praticamente torno in ufficio con lo stesso tempo quasi estivo di quando mene sono andata. Grazie tempo per aver piovuto tutti giorni nelle mie ultime due settimane.

(Ri) Cominciamo

E così domani, dopo (soli) 5 mesi dovrò ritornare a lavoro. Abbandonare momentaneamente i panni di mamma e la tuta in cui sprofondo da mesi, per rindossare scomodi abiti da lavoro ossia pantaloni che stringono e giacche che non si allacciano.

Si ricomincia quindi ma a dire il vero inizia anche un nuovo periodo della mia vita, quello di mamma lavoratrice che spero proprio di riuscire a conciliare, prima o poi.

Sono pronta? Onestamente no, affatto. Sono molto spaventata all’idea di non farcela perché sono ancora esausta (ma penso che oramai lo sarò per sempre) e sinceramente avrei avuto bisogno di più tempo. La bimba è ancora piccina, i ritmi sono ancora tutti sballati e non sono neanche pronta al distacco, a lasciarla, seppure in ottime mani, tante ore senza di me, senza la mamma.

Non ho dormito per giorni prima di questo giorno/ mi sembra ieri in cui iniziavo questo periodo a casa, spaventata all’idea di riposarmi per la prima volta dopo anni. Ma infatti da agosto ad oggi non mi sono aimè fermata mai, fino ad oggi che sono dovuta correre da Ikea e fare scatole per l’ennesima volta.

Non sono neanche tanto pronta a “tornare in pubblico” dopo mesi in cui non ho dovuto curarmi troppo del mio aspetto, del mio vestiario, del mio fisico appesantito e molliccio. Sono abituata a maglie scollate, tute, tette quasi sempre all’aria e ora gran parte delle cose che ho non riesco a vedermele adosso, oltre al fatto che venendomi a mancare un armadio ora ho tutto schiacciato, sgualcito e molte cose addirittura irraggiungibili in soppalco.

Per non parlare delle occhiaie, che mi hanno sempre contraddistinta ma che ora sono incancellabili neanche col miglior trucco e sono poi ora solcate da nuove profonde rughe, aimè, a testimonianza perenne di quanto questo periodo mi abbia fiaccata (ah ma vado dall’estetista prima o poi eh… mi terrò le tette calate ma almeno su questo qualcosa faró!!)

Ad ogni modo, non ho altra scelta. Tutte lo hanno fatto, cela farò anche io, grazie anche all’aiuto notevole che potrò avere a casa ma anche a lavoro. Spero solo che il mio cervello sia ancora in grado di produrre frasi e concetti e non solo latte.

In bocca al lupo a me!

Un anno fa

Un anno fa trascorrevamo una bellissima giornata in Toscana, tra Porto Stefano, Porto Ercole, Capalbio e pranzo a Orbetello.

Eravamo in piena fase – purtroppo o per fortuna durata poco – in cui volevamo diventare Instagram Influecers quindi cercavamo il più possibile di andarcene in giro a fare foto. A Roma e dintorni. È stato un periodo molto bello, al di là dell’espediente dei social.

Qualche avvisaglia c’era, ci giravamo intorno scherzandoci. Io senza saper né leggere né scrivere, quel giorno ho bevuto e soprattutto fumato come se non ci fosse un domani. Lo sapevo, melo sentivo. Da quel giorno poi ho smesso.

Un anno fa sono entrata in una farmacia timida e timorosa come se avessi ancora 20 anni.

Un anno fa la scoperta che le nostre vite sarebbero cambiate per sempre e non saremmo più stati soli.

Sono 4 mesi che ci sei Bubi, un anno che ti abbiamo conosciuto e qualcosa di più che fai parte di me.

E poi succede che

Se ora se vedo una delle tante pubblicità per fare beneficienza ai bambini malati devo cambiare perché non li posso vedere e mi viene un groppo al cuore.

Per quanto mi sono lamentata dell’ultimo mese di gravidanza ora questo periodo mi manca tantissimo. Contare i giorni tra ogni visita per poterla rivedere, chiedersi come potrebbe essere, fare progetti, sogni. E ora anche io se vedo una donna incinta mi commuovo e mi sale la nostalgia. Perché nonostante sia una prova fisica che ti cambierà per sempre e le cui conseguenze continuerai ad avvertire per mesi, è un’esperienza unica. E la consapevolezza che, quasi certamente, non mi capiterà più, mi dispiace molto. Per questo mi tengo stretta i miei ricordi e cerco di non perdermeli.

Ho ancora così vivido in me il ricordo del parto – tosto tostissimo ma a posteriori e leggendo tante brutte storie, sicuramente un buon parto – e di quando finalmente ho visto Bubi per la prima volta ed era bellissima.

Mi ricordo quando me l’hanno riportata la prima volta e per la prima volta siamo state da sole e di come subito abbia imparato a riconoscerne il pianto.

Sono stati e sono mesi tostissimi. Non avrei mai creduto, io che tutto sommato riesco sempre a far tutto, di ritrovarmi così inadatta e sopraffatta dalle esigenze – normali e naturali – di questa bambina, che quasi ogni giorno mi sembrano insormontabili.

Sto cercando di lavorare tanto su me stessa, sui miei spigoli, i miei limiti e le mie ossessioni. Vorrei cancellare tante notti, tante lacrime e nervosismi e paure ma non si può e posso solo cercare di fare meglio d’ora in poi anche se ora verrà la parte più difficile.

Iniziare a separarsi poco a poco da te anche se, al momento, mi sembra una cosa così impossibile per entrambe.

Sta finendo un momento magico e protetto e che non tornerà più e per questo mi pento, per le mie debolezze, di averlo in parte sprecato.

La fine dei 20 anni

È un po’ come essere in ritardo…

Magari fossero 20, come quelli cantati da Motta, ma sono comunque un’età epocale. La fine dei giochi da ragazzina, ragazza, donna, più o meno adulta, diventata mamma all’improvviso.

Con questo 2018 sene vanno tante cose. Il sonno, il riposo e la spensieratezza prima di tutto. E arrivano responsabilità e il peso di un ruolo importantissimo che avevo decisamente sottovalutato e a cui mi sto approcciando con non poca fatica e incapacità.

La gnappa mi sta mettendo a dura prova cercando di farsi perdonare con quei sorrisi immensi e quegli occhioni in cui mi perdo. Ma ancora ho tanto da imparare.

Il 2018 mi ha fatto diventare madre, nel 2019 vorrei imparare ad esserlo per bene.

Baci dal mio Capodanno in 3 + un 4 zampe.

Riflessioni a margine di un bimestre

Siamo entrati nel terzo mese, quello che molti paventano come il mese della svolta. Dopo il terzo mese i neonati dovrebbero iniziare ad assestarsi, dormire e mangiare ad intervalli più regolari, interagire di più, iniziare ad essere più “indipendenti”.

Ci spero ma ci credo poco. Confrontandomi con colleghe del corso preparto che hanno partorito giusto un mese prima di me, quasi tutte confermano che dal terzo mese in poi le cose sono iniziate ad andare molto meglio, le bambine dormono di più e saltano la poppata notturna. Ad ogni modo tutte hanno tenuto a precisare che le loro figlie sono angeliche e buonissime… tranne una con cui infatti sono entrata più un confidenza.

Mo, per carità neanche la mia è Satana, nonostante in alcune ore notturne poco ci manca, però non la qualificherei proprio come buonissima o angelica. Secondo Massi molti mentono perché nessuno vuole ammettere che si è devastati da sonno e ritmi abbastanza disumani o si diventa totalmente succubi dei loro ritmi, però non ne sono così convinta.

Io più che altro ho le giornate completamente sfalzate. Ora ad esempio che sono le 11 la bimba dorme beata… la mattina dorme tantissimo ma io non riesco a scollarmela di dosso per paura di svegliarla. Il pediatra su questo ci ha cazziati assai dicendo che dobbiamo iniziare a renderla più indipendente ed essere meno succubi altrimenti non ci riprenderemo mai le nostre vite e ci ha consigliato un libro terribile. E io ho messo una croce sopra il pediatra.

Forse però ha ragione, non lo so. C’è chi ti dice che i neonati sono troppo piccoli ancora per imporgli delle regole ma bisogna assecondare i loro bisogni di cibo e coccole. Chi fa finta di capirti ma poi ti snocciola frecciatine su come sostanzialmente la stiamo “viziando” perché la lasciamo poco da sola, perché mangia troppo, è pigra, è furbetta, è viziatella e lancia previsioni nefaste come le peggiori Cassandre. E li ammazzerei. Chi ti dice di seguire il tuo istinto o di trovare la famosa via di mezzo ed è quello che sto cercando di fare. Specie quando alle 2 di notte, dopo che l’hai addormentata a fatica e sai che se la metterai nella culla, 80% piangerà e allora te la tieni addosso, fin quando collo e schiena non verranno a bussare.

La fortuna è che in questo periodo ho diverse amiche e coppie che hanno avuto o stanno avendo bambini quindi ci si consola un po’ tutte, con messaggini di conforto e sostegno che, seppur a distanza, tengono compagnia. Lo scotto da pagare è che vivi attaccata al cellulare… per un contatto con un mondo che al momento ti sembra così lontano.

Perché poi ci sono giornate come questa, di pioggia battente senza interruzioni, che non passano mai. Sono di nuovo giorni che piove e siamo bloccati a casa. Sono riuscita ad uscire venerdì qualche ora per il Blackfriday sì, per approfittare per qualche spesa, anche se molti regali li sto facendo, aimè, online. A parte il risparmio ma in giro c’è davvero la ressa e io non ho molto tempo.

Quando esco vivo l’ansia del tempo che passa velocemente, delle scorte di latte che possono finire, di lei che piange e non si consola e di chi resta al mio posto e non mi godo molto questi momenti anche se so che sbaglio.

Devo avere pazienza, lo so e mi dicono, perché poi arriverà il momento in cui potremo di nuovo fare tutto e insieme. Finalmente non da un divano.