Ancora tu…

Ma non dovevamo rivederci più ? I più bravi e informati risponderebbero che no, non era detto che non ci saremmo rivist più, ma che al massimo ci saremmo rivisti in forma lieve e non in ospedale.

Ok, questo è quanto stanno facendo, bene, i vaccini contro il Covid. Chi lo sta avendo tra i vaccinati, e sono tanti, molti, ogni giorno di più, sta accusando un lieve raffreddore. Certo poi capita che rimani bloccato a casa 20 giorni, non vedi nessuno, ti devi votare al padre eterno per non fare 10 ore di fila per un tampone ah e se poi sei un libero professionista che non può lavorare, fa nulla, c’è di peggio, non ti lamentare.

Ok tutto corretto, deo gratia vaccino, ma sarò infantile a pensare che sinceramente mi sarei aspettata qualcosina di più e non trovarmi di nuovo nella condizione di semi isolamento perché ora più che mai, qualsiasi persona che incontri, potrebbe contagiarti? O potrei io essere a mia volta contagiosa?

Insommina, sinceramente queste feste sono state un po’ amarognole… complice poi Vitto ammalata da mega reazione all’influenzale, non mi è presa proprio benissimo. Solo in questi giorni sto riuscendo a rilassarmi un pochino di più, a recuperare sonno, film, ma un senso di apatia e sconfitta e depression di sottofondo, mi tiene in una sorta di limbo. Di nuovo nella condizione di non sapere cosa potrà accadere, di meglio o peggio? Da ottobre sono tornata a lavorare a pieno regime, nonostante l’evidente crisi del momento, dicembre poi è stato un mese davvero scoppiettante di attività. Bello, stancante ma bellissimo. E se ora dovesse rifermarsi tutto… beh, davvero non saprei più che pesci prendere.

Se penso che nel 2021 ho avuto solo 3 mesi di lavoro “pieno” e il resto tutto con molta fatica, penso sia impossibile che il 2022 vada peggio… ma davvero oramai non si sa mai.

Ad ogni modo, non abbattiamoci mai perché davvero sennò è dura e, come ormai mi ripeto a mantra… in qualche modo si fa… si farà.

Buon Anno nuovo cari e care! Stay safe!

Tre di tre

Mi capita spesso, quando vedo foto di bimbi neonati, specie se conoscenti, di sentire una fitta. Un po’ come quando sta per cambiare tempo e fa male una vecchia cicatrice.

Si riaccende un lumino, in una stanza molto molto nascosta e umida, in cui ho stipato tutti i ricordi e i dolori di quei devastanti primi mesi. So che ci sono ma non ho il coraggio di rivangarli, un pò come i folli “diari dell’allattamento”. Tre Moleskine nere, formato grande, che non ho mai avuto il coraggio di riaprire. Persino certe foto mi fa un po’ male rivederle, però lo faccio ogni tanto perché vorrei cercare di recuperare tutta la dolcezza e la bellezza che eppure c’erano e purtroppo, ho lasciato passare così.

Dovrei bruciarli, i quaderni, a differenza di mia mamma che ancora conserva i suoi con tanto amore, e forse pure tutto il resto. Eppure sono lì. Forse a monito di una “colpa” che in qualche modo sento ancora di dover espiare. Oppure un monito affinché non si ripeta.

Sta di fatto che, a distanza di 3 anni, ancora non sono cosí sicura di essere riuscita a perdonarmi.

E ogni tanto, ci sono sere così, con pensieri così. Poi passa. Poi torna. Chissà. So solo che è uno dei dolori più grandi che mai pensavo di poter provare finora.

E vorrei che la gente smettese anche di chiedere, con noncuranza, di secondi, terzi, x figli… perché dietro la presenza o assenza ci sono mondi che non capirete mai, né dobbiamo o vogliamo spiegarvi.

Eh, signore mie…

Cari miei, ecco un post di una vecchiezza e noia estremi, ma qua mi sembra che stia cadendo tutto a pezzi.

All’improvviso, duole tutto, dentro, fuori e intorno.

La testa vabbè, che ve lo dico a fare… questa settimana non mi sta dando tregua, la nuova cura sembra già non funzionare più molto e a novembre farò un altro controllo. Le tante pasticche che prendo mi stanno iniziando a dare problemi di stomaco, quindi vai di gastoprotettore.

Da questa estate ho spesso dolori addominali che prima non avevo così di frequente che sto cercando di capire se siano di origine ginecologica o gastrica. Sta di fatto che sono sempre gonfia e dolorante, sto temporeggiando visita da gastroenterologo per capire se riprendere la dieta nazi che feci anni fa perché davvero al momento mi prenderebbe di un male… Frattempo, vai di integratore tutti i giorni.

A questi dolori addominali si aggiunge la schiena, in particolare i reni. Boh, sarà il materasso? Sarà la postura? Un calcolo che si muove? Un’ernia? Ma che ne so… pure qua, da capire che approfondimenti fare.

Il colesterolo mesi fa si era abbassato, ma dubito che gli stravizi estivi non abbiano lasciato il segno, ad ogni modo, anche per questo, al momento, un integratore da prendere sempre. Ad ogni modo, anche in questo caso, sempre la sirena della dieta mi chiama da lontano, e si avvicina sempre più.

L’insonnia continua dirompente, accompagnata da un’ansia (diciamo lieve) da questa ripartenza col botto. Ci si addormenta sempre tardi e non senza aiuti, e ora la sveglia è anticipata per la scuola di Vitto quindi il rincoglionimento mattutino è maggiore del solito. Occhiaie che non vi dico, nonostante i milioni che spendo in correttori e creme, l’effetto Panda è immancabile.

Insomma, il tutto si ripercuote su un umore un po’ grigio dato dal non sentirmi in forma, a mio agio… Purtroppo questo “lockdown di vita” porta strascichi che ancora non riesco a superare. So che vecchie abitudini come lo sport, una dieta più sana o smettere di fumare gioverebbero, ma è un cane che si morde la coda. Mi attacco a palliativi che sul momento mi sembrano di aiuto ma forse sono invece parte della causa di tutto. Un’apatia ammantata da un sottotraccia misto di paura, incertezza, rabbia, solitudine, svogliatezza. La notte mi assalgono mille pensieri, non solo brutti eh… penso che vorrei e potrei fare questo e quello e quell’altro, ma al mattino resta solo un enorme peso sull’anima che mi ferma sempre ai blocchi di partenza.

Insomma, non va benissimo, inutile girarci intorno. Non è mio solito fare post così noiosi, ma non ho più il tempo per diari personali e avevo bisogno di buttare fuori un paio di roba. E del resto, la categoria “Anais deprex” del blog esiste da un po’.

Anyway, in cuor mio so che cela farò, devo solo capire come e quando sarò pronta, spero il prima possibile perché non cela faccio più.

Segnali di fumo

Ci sono. Reduce dalla mia seconda dose, finalmente, mi godo questi ultimi istanti di pace prima che torni la belva o si scateni qualche altro effetto. Al momento solo tanta stanchezza, ma quella non manca mai, e dolore alle gambe.

Ma questo solito ed eccessivo caldo estivo romano a me sta togliendo davvero la voglia di vivere, tanto per cambiare. Una sudata continua, capelli impossibili da gestire, pressione sotto le scarpe. E manca ancora tutto agosto! Il mio solito odio estivo quest’anno sta raggiungendo livelli altissimi. Tra l’altro, ero riuscita a raggiungere un peso e una forma semi-decente, che come sempre in vista della spiaggia, e grazie alle due settimane con mammà, già se n’è andata a farsi benedire. Zero voglia di cucinare cose “sane”, fosse per me godrei solo dell’unica cosa bella dell’estate: aperitivi fuori, spritz e pasti sconclusionati.

Le nostre “ferie” sono già andate, due belle settimane in montagna, al fresco dei nostri monti e delle nostre cittadine del cuore, che ovviamente sono volate. Purtroppo neanche quest’anno è stato possibile fare altro… la situazione è ancora troppo poco stabile, nonostante i vaccini, e non si sarebbe mai partiti a cuor leggero. Quindi, un altro anno se n’è andato, il mio progetto rimane in stand by e chissà quando si potrà ricominciare a viaggiare serenemanete. O altro.

È stato un lungo inverno, mi sembra quasi impossibile che sia finito. Mi sembra ieri quando a settembre mi struggevo per la scelta di non rimandare Vittoria a scuola, ed è passato “indenne” un intero anno scolastico. Per entrambe.

Sono qui sfinita, letteralmente, fisicamente e mentalmente sfinita quest’anno e non so se godermi questo ultimo mese di tregua o avvantaggiarmi per non ritrovarmi nella cacca a settembre. L’ansia quest’anno è stata purtroppo una fedele compagna di viaggio, soprattutto la notte, quando prima di addormentarmi decideva di vomitarmi addosso ogni dubbio o scenario post-atomico. Anche le emicranie brutte non sono mancate. Ad oggi, non riesco più a dormire senza un aiutino, la nuova cura per l’emicrania mi ammoscia ulteriormente ma se non altro, al momento, sembra funzionare.

Sarà un altro autunno problematico, l’ennesimo. Da quando ho deciso di buttarmi a capofitto in questa “nuova vita”, purtroppo è stato tutto un ostacolo… sempre più quest’anno mi sono ritrovata a ripensare alle scelte fatte, a dubitarne, forse a penitirmi o a ripensare al mio vecchio lavoro, a come avrei affrontato tutto questo, forse la certezza di uno “stipendio fisso” avrebbe aiutato.

Ma andiamo avanti, non è facile, non ho mai pensato che lo sarebbe stato ma certo, ad una pandemia non avevo pensato… o forse, avrei dovuto immaginare una catastrofe, una volta che finalmente sceglievo per me…

Anyway, calcolando l’ennesima partenza in salita, credo che qualche altro giorno di scarico mi serva e me lo merito. Spero di ritornare presto e più vigorosa! Abbiate pazienza con la vostra Anais ❤

Vorrei

Vorrei, vorrei… fare un aperitivo vista mare, in un baretto a Santorini, oppure a Monti, con un ponentino che mi svuove i capelli.

Vorrei tornare a due estati fa, salire su un aereo con leggerezza e partire e fotografare. Vorrei andare per mostre, vernissage, con un calice di prosecco in mano e mischiarmi tra la folla. Vorrei tornare alle nostre inaugurazioni affollate, all’inaugurazione di questo posto, a 10 anni fa.

Vorrei avere il tempo e le occasioni per indossare tutte le cose che ho. Vorrei tornare ai primi mesi di vita di mia figlia con la consapevolezza di ora, che tutto poi passa e soprattutto il tempo non ritorna, stringermela al petto così piccina, non avere fretta né paura.

Vorrei tornare a dormire come un tempo, senza la paura di chiudere gli occhi ed essere assalita da dubbi e paure.

Vorrei essere a Parigi, Amsterdam, Berlino, vorrei poter andare e tornare quando voglio, staccarmi da queste strade consunte, l’erba incolta, la sporcizia. Rompere questa routine per poi tornare e ricominciare.

Vorrei che fosse sempre estate senza il caldo, senza sudare o i capelli crespi e le caviglie gonfie.

Vorrei vaccinarmi domani invece devo aspettare ancora e solo due settimane. Vorrei non dover fare questo vaccino, che tutto questo non fosse mai accaduto.

Come va?

Mi affido a questa canzonetta leggera e orecchiabile di Margherita Vicario, che mi ha tolto davvero le parole di bocca.

Come va, come va

Va che sono stanca morta, son morta dentro
va che più mi dici basta e più mi lamento
va che casco e ricasco e sbatto al muro e rimbalzo
ed ogni singolo giorno ci son io che mi alzo, mi trucco distratta
e mi mostro al mondo per come son fatta
col culo rotondo, con la gola distrutta
coi problemi in famiglia, con il peso sul petto
e con il cane che ringhia, l’invidia, il sospetto
e la paura vada tutto storto
mi passa la voglia, però poi ti incontro
e anche se male, affronto il discorso

Come va? Come va? Come va?

Buona sera

Questo maggio arriva di sottecchi, già pieno di cose e con una bombola dell’ossigeno quasi al limite. Non avrei mai immaginato che, nonostante tutto, questo anno sarebbe stato così intenso. Sono sfinita ma al contempo anche contenta e soddisfatta per le tante cose che stiamo e sto facendo.

I corsi stanno andando, siamo riusciti ad essere ammessi alla scuola dell’infanzia statale, ho venduto le mie prime creazioni di orecchini (sì, la notte ogni tanto mi lancio nel fai da te pecione di gioiellini), siamo alla ventesima ripetizione di Frozen, siamo in zona gialla e tutti i nonni sono vaccinati, ho i capelli lunghi e di nuovo biondi, ho rivisto i miei amici ed è arrivato anche un nuovo piccoletto, cuginetto acquisito, per Vittoria.

Ho anche deciso di iscrivermi ad un corso per me, per provare a tirare le fila dei miei tanti viaggi nei paesi baltici, anche se sarà una fatica non indifferente, e rivedere le tante foto fatti negli ultimi 10 anni un po’ mi ha gasata un po’ messo malinconia perché davvero quei luoghi del cuore mi mancano tantissimo e vorrei poterci tornare anche domani. Viaggiare, in leggerezza, quanto mi manca… e se penso che dovrà passare un altro anno mi viene da piangere.

Ma Stasera, in una delle rare serate libere da lavoro e lezioni, abbiamo improvvisato un aperitivo casilingo e mi godo il sole che tramonta sul mio terrazzino pseudo-pulito.

Stasera mi sento bene, nonostante il mal di testa che mi attanaglia da mesi e quindi tutta una serie di visite che mi aspettano in questi mesi. Sono state settimane un po’ difficili, stress, stanchezza, oramai gocce fisse per dormire senza ansie… davvero in questo periodo la stanno facendo da padrone, ma mancano questi ultimi due mesi pieni e poi forse tireremo un po’ di sospiro. Mi manca lavorare al locale, quello sì, incontrare gente, chiacchierare, bere in compagnia parlando di foto e nelle serate più nere penso che questo potrebbe non tornare più e mi manca l’aria perché ho scommesso tutto su questo e se deve andare male non può e non deve essere per un motivo così assurdo!

Comunque, mi aspetta giustappunto l’ennesima replica di frozen… dio quanto mi piace questa mezz’ora di cartoni la sera!

Pausetta

Ho letto una frase in questi ultimi giorni che riportava un vecchio adagio, credo, che per far passare una pandemia ci vogliono un Natale e due Pasque… So, spero tanto sia vero.

Qui al momento non mi sembra proprio che le cose vadano meglio, questi numeri mi sembrano sempre altissimi e assurdi e non capisco cosa altro si possa fare. Anche se, onestamente, queste giornate mi sembrano tutto fuorché rosse.

Io ho solo progetti a breve termine, ossia cercare di fare questi 3 giorni di assoluto detox lavorativo e informatico. Il mac giace scarico sulla scrivania e lì deve rimanere un po’. È stato un altro mese da urlo, stanchezza, nervosismo, mal di testa che non mi hanno dato tregua nonostante le punture, notti insonni e risultati che tardavano ad arrivare nonostante l’impegno. Sono stata lì lì dal mollare e dirmi basta ora mi fermo e vaffanculo fino all’autunno… è troppo dura così. Poi le cose sono andate un po’ meglio, si poteva ottenere di meglio ma credo che oggi ogni risultato sia da considerarsi una vittoria. Siamo ancora a galla e fino a giugno dovrei lavorare, colori permettendo.

Ho altre idee, altri progetti ma davvero penso di aver raggiunto un livello di stanchezza (due sessioni e più di 20 corsi da promuovere a distanza di un mese non sono proprio pochi…) e saturazione rari. Mi sogno annuncio e algoritmi, grafiche e titolazioni. Più la bambina a casa, la casa da sistemare che è sempre tutto un casino, un continuo mischiarsi di giochi, cibo, nuvole di polvere e peli di cane, computer, hard disk e libri in ogni dove. Sono incappata in alcune foto mie vecchie, mamma mia che voglia di riaprire tutto, rivedere e riorganizzare tutto alla ricerca di ricordi, momenti di felicità assoluta e qualche gioiello che sono sicura essere nascosto in qualche cartella. Che voglia di ripartire o ritornare.

Sto cercando di finire un corso di post-produzione, sto studiando ad un mio nuovo progetto, ma credo da settembre, sto ri-ingrassando (un mio grande classico, che più si avvicina la stagione in cui ci si scopre, vanifico i sacrifici invernali). Ma questo aprile spero soprattutto che sia più un dolce dormire. Ne ho troppo bisogno.

Buona Pasqua amici di Anais.

Cosa resta

Oggi al parco ho incontrato i genitori di una ex compagna del nido. Entrambi direttori di due alberghi in centro. Entrambi sono a casa, in cassa integrazione, da più di un anno. Lei non ha mai ripreso a lavorare, il suo era un albergo piccolo ma centrale, e al 90% non riaprirà. Per il marito qualche speranza in più, essendo il suo albergo molto vicino alla stazione.

Ricordo che le piaceva tantissimo il suo lavoro, me ne parlava entusiasta mentre l’anno scorso aspettavamo che passassero le poche ore dell’inserimento. Le uniche due mamme a poterci “permettere” di aspettare che passassero quelle ore davanti ad un caffè, perché lei poteva lavorare anche da casa e io attaccavo il pomeriggio. Ricordo di averla anche un po’ invidiata, per questa sua posizione che si era guadagnata con una bella gavetta.

Oggi aveva uno sguardo così triste e assente, già magra, oggi magrissima.

Cosa pensi di fare, le ho chiesto. Cosa posso fare, a 45 anni… mi ha risposto. “Non credo che lavorerò più”. Hai una vita, che ti sei costruito anche con mille sacrifici, un lavoro che ti piace e hai conquistato a fatica, che reputavi sicuro, per quanto di sicuro ora più che mai sappiamo che non c’è nulla, e di colpo ti viene spazzato tutto via così, da qualcosa su cui tu non puoi fare nulla e nessuno può aiutarti.

Provo tanta tristezza per tutte le vite prematuramente scomparse in questo anno, per tutti quei “nonni” che “eh ma avevano malattie pregresse” e che però chissà per quanti altri anni ancora forse potevano godersi la vita. Per le tante famiglie dimezzate, private degli affetti più cari, per loro di certo non ci sarà alcun ristoro.

Ma penso che ci siano anche tante altre “morti bianche” in questa pandemia, tante vittime silenziose, che sì hanno ancora una vita davanti e si può sempre ricominciare nella vita… ma da dove e come e soprattutto, quando?

Non riesco a togliermi dagli occhi e dal cuore quello sguardo… e la paura di rispecchiarmici dentro.

Segnali dal pianeta (a) terra

Ci sono, vivo e combatto insieme a voi, in questo periodo che sembra un eterno déjà vu, un film che ricomincia e si interrompe sempre allo stesso punto.

Questa pandemia che non passa mi ha buttato decisamente a terra. Questa continua sospensione, questo vivere appesi ad un bollettino e a una mascherina, questo senso di vivere in una bolla dai confini sempre più netti ma sul punto di scoppiare in un attimo, ecco non la sto vivendo benissimo.

Stiamo tutti bene e per carità, questo è l’importante. Nella sfortuna di aver perso una enorme fetta del mio lavoro, avendo l’associazione chiusa da un anno, so di vivere in una situazione privilegiata, ma la domanda che continua a non farmi dormire la notte è sempre la stessa: fino a quando?

Fino a quando durerà questa storia e fino a quando riusciremo a resistere? Abbiamo avuto i nostri sprazzi di vita quasi normale, che comunale tanto normale non era, ma a quanto pare ad un prezzo sempre troppo alto, visto che ora siamo tornati tutti alla casella di partenza e ci siamo di nuovo dovuti rifermare tutti.

Di nuovo non sappiamo come andrà a finire. Certo, ora ci sono i vaccini, più o meno, e una luce in fondo al tunnel forse c’è, eppure perché non riesco a vederla? Vorrei tornare all’ottimismo di un anno fa, che mi aveva nonostante tutto farmi prenotare un volo per giugno perché non credevo possibile che nel XXII secolo un virus ci avrebbe tenuto bloccati troppo a lungo.

Poi sono passata dalla paura, al panico all’infinita stanchezza e alla rabbia di tutti i sogni e progetti al momento già in parte infranti, e sicuramente sospesi. In cuor mio sono sicura che ci sarà modo di ricominciare, di nuovo, che un modo, un’uscita, una soluzione si trovi sempre e resto cautamente ottimista, ma al momento lo sconforto vince. È che mi piaceva tantissimo come stavano andando le cose, la “comfort zone” che mi ero finalmente creata con le unghie e con i denti e che è durata così poco prima di esser spazzata via. Mi piaceva tantissimo, mi manca ogni giorno e ogni giorno di più che mi si blocca il respiro ogni volta che ci penso.

È incredibile come questa situazione abbia travolto le vite di miliardi di persone. E non è solo la lotta tra chi ha il lavoro sicuro e chi no, almeno non solo. Tra chi ha perso un caro e chi no. Chi in quarantena e chi no. Tutti siamo stati colpiti, purtroppo fin troppi sono stati affondati. E questa battaglia navale, con tiri alla cieca, quanto ancora durerà?

Insomma, per il momento nessuna buona nuova, speriamo in una nuova primavera, perché l’estate già so che la odio.