Riposo – day 4

Inizia il quarto giorno di (semi) immobilità.

Noia alle stelle, mal di schiena, colorito grigio e almeno 1 kg in più. Mi consolo guardando fuori, che è altrettanto grigio, ma avrei tanta voglia di uscire, di andare ad una mostra o in libreria. Riguardo vecchie foto per fare pulizia sul telefono e mi manca ogni posto che è racchiuso dentro questa piccola scatola rettangolare e nella mia testa malinconica. A lavoro si inizia a parlare delle vacanze estive e di mete esotiche dei soliti girandoloni (e che possono permettersi certi viaggi…). Noi dovremmo almeno riuscire a tornare su in montagna, ma mi manca tantissimo l’organizzazione di un viaggio, le ricerche, gli itinerari da studiare.

La tv è accesa da giorni ma sono solo immagini che scorrono vuote, non riesco ad essere attenta a nulla a seguire nulla ad interessarmi a nulla. Sono così annoiata…

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Riposo

A casa, e dovrò starci forzatamente per un’altra settimana almeno. Domani dovrò fare un piccolo intervento, chiamiamolo così, e mi è stato fortemente raccomandato un risposo assoluto.

Dottore che vuole dire di preciso riposo assoluto? Perché davvero, per me che passo lo swiffer anche all’una di notte e non riesce a non fare almeno 3 cose contemporaneamente, riposo è una parola alquanto opinabile.

E invece stavolta devo starmene buonina, distesa a letto, senza se e senza ma, perlomeno per 3-4 giorni. Quindi ho deciso di sacrificare il weekend, per stare il più possibile tranquilla dal lavoro.

Ma è un periodo di ansietta per varie cose, per quello che succederà, per il tempo che passa veloce e l’incapacità di staccare da questa vita.

Non vedo l’ora che arrivi domani, che passi la prossima settimana, che inizino i lavori bypassando tutto il discorso pacchi, che possa tornare presto a casa mia nuova e sistemata, che arrivino le vacanze…

Almost easter

Non ho mai avuto i capelli così lunghi, un po’ perché ho sempre avuto poca pazienza nel gestirli – tanti, porosi, indisciplinati, fragili – un po’ perché tra piastre e tinte si rovinano facilmente, quindi devo spuntarli con una certa frequenza. Probabilmente il prossimo mese. Ecco perché ultimamente mi concedo qualche messa in piega in più, per averli un po’ più ordinati. Sono un disastro nel prendermi cura di me e del mio corpo o soprattutto nell’affidarmi alle cure di altri. Sono anni che non faccio una ceretta intera da un’estetista arrangiandomi a casa. Massaggi e manicure non ne parliamo. Al di là dei soldi è più spesso una questione di tempo perché, come in tante altre cose, faccio prima a far da me. E poi perché stare fino ad un’ora a tu x tu con una semi sconosciuta, magari mezza nuda, continua a mettermi a disagio. Figuriamoci poi in questo periodo. Non so mai cosa dirle, mi sento in colpa se non mi faccio vedere per mesi, oppure per non fare la sostenuta finisco sempre per parlare troppo.

Domani inzia il weekend di Pasqua, a dire il vero quest’anno il boss ci ha concesso un giorno di ferie, ecco perché mi godo una messa in piega di venerdì pomeriggio (scoprendo che è quasi peggio del sabato), anche se sempre con un occhio alla mail e al facebook dei parcheggi.

Alla fine questo weekend non credo che faremo nulla, tanto x cambiare sono stanca e poi probabilmente pioverà tutto il tempo. Chissà se riusciremo almeno a farci un giro in centro. Non vedo i miei familiari da un po’, alcuni da Natale praticamente e non mi hanno ancora vista in questo nuovo stato per cui ricevo un sacco di inviti. Dicono di godersi questi mesi di “celebrità” perché poi ci saranno occhi, orecchi baci e abbracci solo per qualcuno. Sarà ma io non riesco ad essere meno scorbutica…

Primavera?

E già, a quanto pare oggi anzi, persino ieri, è entrata la primavera! Qui fa più freddo e pioggia che mai. E’ stato un marzo di schifo, acquazzoni, temporali, tempo grigio… il sole lo abbiamo visto davvero poche volte. Quindi, sono week-end su week-end che trascorriamo per lo più oziando, leggendo o facendo commissioni ordinarie.
Chissà che questa domenica, in cui tra l’altro cambia l’ora, finalmente non si possa tornare a bighellonare da qualche parte? Quest’anno sarà la prima Pasqua che trascorreremo a Roma, al 90%, dopo un sacco di anni. Niente foto, niente processioni né nottate… mi dispiace assai. Anche perché forse avremmo potuto comunque organizzarci invece poi è passato il tempo, la voglia e niente…
Sarei voluta tornare in Portogallo, a Braga e Porto… magari il tempo sarebbe stato migliore. Viaggi, viaggi… giri e fughe in macchina, lontano da tutto e tutti. Non faccio che pensare a quelli, non faccio che pensare a quelli che vorrei fare ma anche a quelli già fatti… tipo la scorsa estate. Insomma, vabbè, al momento posso solo che viaggiare con la fantasia. E con i libri. Ah quanto sto leggendo ultimamente, e la cosa mi piace assai.

Giustappunto, torno al mio assassino seriale londinese.

Some days

È una giornata campale, a Roma e in tutta Italia. Queste benedette elezioni alla fine sono arrivate di corsa, io in questo periodo forsennato non ho avuto neanche mezzo minuto (e mezza voglia) di capirci qualcosa di più… ammesso che ci sia qualcosa da capire, nonostante tutti i talk show che mi vedo la mattina. Ero decisa a non votare ma alla fine la paura dell’oscurantismo in cui si potrebbe tornare, mi ha spinta a votare chiudendomi il naso.

Non so se questo Paese abbia ancora speranza, penso che sia talmente vario, che ci siano anche realtà più floride ed eccellenti di contro a tanta altra arretratezza. Qui a Roma come scrivo sempre non si vede la luce e complice questo fine inverno grigio, girare per quartieri cupi, imbrattati di sporco e sciatteria, tra buche e monnezza, è davvero nauseante. Si vive con un profondo senso di incertezza, con l’idea che tutto ciò che hai d’improvviso possa esserti tolto, che ogni tua certezza possa cadere e non avere nulla a cui attaccarsi per risalire la china è atroce.

Io vivo la mia vita serenamente a metà, felice di quello che ho ma con la costante lieve paura di poterlo perdere. E quando perdi in questo paese è praticamente impossibile ricominciare. Ho fatto tante scelte nella mia vita, alcune più avventate, poche, altre fin troppo caute e sicuramente questo è uno dei miei più grandi rimpianti. E probabilmente mai come in questo momento mi rendo conto che il treno che ho preso non prevede più molte deviazioni e la cosa forse mi dispiace o rasserena al contempo. Perdere quel senso di spensieratezza e follia… aver sempre creduto che in fin dei conti ho sempre avuto un piano B pronto ed invece ora non ne sono più tanto sicura. Ma anche questo continuo cercare altro, questa smania, questo non sentirsi mai definita e con punt fermi, forse potrei finalmente accettare di fermrmi.

E sono anche incuriosita dalle tante novità che mi attendono, dalla consapevolezza di essere entrata in una nuova fase della mia vita di cui forse avevo bisogno. E che anche in questo caso, ho scelto.

Slow weekend

A Roma piove, più o meno interrottamente, da giorni ed io sono 3 giorni che non esco di casa, bloccata da un’influenzucola dovuta più a stanchezza che a un virus. Tre giorni che non tolgo il pigiama, non spazzolo i capelli, mi lavo lo stretto necessario e mi abbuffo di pastaccini che come sempre mi porta la mia mamma. Mi detesto quando mi lascio così andare e mi lascio sopraffare da eventi che comuni mortali si scrollerebbero dalle spalle in un secondo. Non imparo mai. Tiro sempre la corda, dò il 1000, mi strapazzo e poi cado letteralmente al suolo, sopraffatta da stanchezza mentale, fisica e ansie di vario tipo. Guardo la finestra con le tende nuove che adoro, tutto questo grigio mi è entrato dentro. Ho comunque lavorato da casa in questi due giorni, approfittando solo della pausa pranzo per cadere in catalessi. Quindi non si stacca mai. Inizio ad essere un po’ stanca di un lavoro da cui non si stacca mai, esageratamente. Non è solo un mio modo di affrontarlo, sono circondata da persone e clienti che vivono il lavoro, come fosse la cosa più importante al mondo.

Ora, in questo preciso momento della mia vita, riesco ad accettarlo ancor meno. Cerco di annullare i pensieri e cancellare dalla mente le mail ansiogene immergendomi in vite altre. Che siano serie o libri. In questi giorni sto leggendo molto, ho divorato l’ennesimo giallo scandinavo sognando di vivere in quell’isoletta al largo di Stoccolma. Uscire in barca nel weekend, frequentare il circolo nautico, andare a fare la spesa in bici, sorseggiare vino in una veranda di legno, con vista sull’arcipelago. Anche se poi in queste cittadine accadono sempre un sacco di delitti…

Mi ha incuriosita su instagram la storia di una donna di Sassuolo che due anni fa si è trasferita per via del lavoro del marito in Tennesse. Mi ha colpito una meta americana così apprentemente poco attraente così ho letto tutti i suoi racconti, con la mia solita curiosità mista invidia di chi ha avuto il coraggio di mollare tutto e andarsene. Nonostante i chiari racconti di come questi cambiamenti non siano affatto semplici e tutto rose e fiori. Leggo molte di queste blogger e influencer. Le ammiro e invidio. Se fossi stata meno pigra e indolente forse anche io sarei riuscita a far decollare un blog. Ma come sempre, mi fermo prima.

Poi mi sono buttata a capofitto nell’ultimo libro di Daria Bignardi, il cui stile devo ammettere mi piace molto, incuriosita dal titolo e dal prologo. Ma di fatto parla della lotta di una donna con il cancro e mi sta deprimendo non poco.

Detesto buttare al vento i weekend, specie perché la prossima sarà l’ennessima settimana tosta, ma senza Massi e così deboluccia non ho voglia di fare nulla. Mi manca un sacco, lo invidio un pò perché vorrei essere anche io in viaggio, ma va bene così. Torno ad immergermi in vite parallele e sognare di svegliarmi altrove.

In&out

Un lungo, lunghissimo e uggiosissimo gennaio si è finalmente tolto dalle balle. È il mese che più odio dell’anno, il più lungo, freddo, buio e ansiogeno.

Anche se, questo gennaio, un po’ speciale lo è stato. Nel trascinarmi tra una settimana e l’altra, tutte uguali, senza niente di particolarmente memoabile, ho vissuto week-end fantastici! A parte la breve e bellissima fuga a Marsiglia, esattamente meravigliosa come me l’aspettavo, ci piace andare in giro per Roma e dintorni, con la scusa di voler diventare della Instagram star!

Ieri è stato un pomeriggio bellissimo in pieno centro, un sacco di gente, brusio, colori, sole, luci e la ciliegina sulla torta: un tuffo nel passato bohemienne al caffè greco, uno dei posti più belli in assoluto di Roma. Spero che anche questo breve febbraio voli via, verso la primavera.

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