Quarantena week #3

Manca un quarto d’ora all’ennesimo bollettino di guerra. Si sta con il fiato sospeso, sperando in una curva che inizi finalmente a decrescere sul serio.

Dall’inizio della quarantena, “soli” 15 giorni fa, questa è stata una delle giornate più lunghe. Forse perché ho deciso finalmente di prendermi una pausa, necessaria, dalle frenetiche attività di questi giorni. Allontandomi, poco, dalle dirette continue, dai tg h24, dai social impazziti. Quindi questa giornata, per la prima volta, mi è parsa – e ancora lo è – infinita. È tornato anche il freddo a toglierci quei piccoli break sul piccolo terrazzo che, quanto meno, spezzavano un po’ la routine. La bimba è bravissima e tranquilla e sembra quella che decisamente accusa meno. Nella sua incosapevolezza, credo sia semplicemente felice di passare tutto questo tempo con mamma e papà, come forse anche il cane che ora non rimane solo mai. Già, le fortunate uscite con il cane. Se inizialmente le vedevo come opportunità, ora sono quasi un macigno perché, giorno dopo giorno, rivelano una città sempre più vuota, sempre più sospesa, in attesa di ricominciare e smettere di avere paura. Provo solo paura quando esco, un senso di disagio, quando si è costretti ad abbassare la testa e ad accelerare se incontri qualcuno, se. Ieri sera ho pianto tantissimo. Leggere certe storie mi rattrista, la solitudine di chi muore e di chi non può piangere i propri cari. I nonnetti, i famosi anziani con patologie pregresse… ma che pochi giorni fa ancora ballavano e giocavano a canasta. Non so come continueranno questi giorni, quanto dureranno. Se la mia attività riuscirà a sopravvivere, me lo auguro. Non mi pesa stare a casa, ci sono oramai abituata da tempo. Voglio solo che la gente smetta di morire così. Voglio solo che i miei genitori possano riabracciare la loro nipote, prima di riabbracciare me. Voglio che tutto davvero vada a finire bene.

Andrà tutto bene

Che dire, questa emergenza anzi, pandemia, ci è crollata addosso di punto in bianco stravolgendo le vite di tutti. Nel post precedente, quando a malincuore scrivevo di aver rinunciato al viaggio, sebbene già conscia che si trattasse della scelta migliore in un momento grave, pensavo che ancora si stesse esagerando. E mai avrei pensato che si arrivasse a questo punto che, come forse altri di voi, ancora non riesco a spiegarmi. Perché è iniziato qui (ora pare si stiano svegliando anche altre nazioni) ? Perché in modo subito così esagerato?

Forse non lo capiremo mai e possiamo, oltre che restare a casa, solo aspettare e sperare che passi presto, ma penso non così presto come vorremmo.

Uffici, negozi chiusi, chi lavora da smart working, chi invece costretto a ferie forzate. Molti preoccupati. E io lo sono molto. L’associazione si è dovuta necessariamente chiudere, sessione corsi per ora slittata e chissà… ma purtroppo, come molti dei lavoratori creativi e indipendenti, non ci possiamo fermare. Quindi, queste giornate che forse alcuni stanno vivendo come tempo ritrovato, per me stanno diventando più piene e nervose che mai.

Studio, ricerca e immaginazione di cose da fare ora, in modi mai contemplati prima, perché non possiamo permetterci di fermarci o essere dimenticati quando, prima o poi, si tornerà alla normalità. Ma il tutto non senza il pensiero a genitori e parenti più fragili, che soffrono questa lontananza ben peggio di noi.

Vediamo questo momento come investimento, forse come l’apertura di nuove opportunità, ma al momento è tutto un caos, tutto un chattare continuo sul da farsi, con la voglia di fare bene e il timore di non fare passi falsi.

Per l’ansiosa e pessimista che sono, questo momento ora non è davvero felice ma devo cercare di essere positiva. Perché il tutto è anche da gestire con una piccola in casa, per giunta anche un po’ malaticcia, che non è assolutamente autonoma e che non posso mollare sola davanti a una TV che, tra l’altro, il più delle volte è fissa su sky tg24.

Quindi, per ora, ben poco di tempo per me e per noi, per fare tutte quelle cose che uno spesso rimanda perché per il momento ci sono ancora altre priorità. L’unico fugace svago sono quei 10 minuti con il cane e la spesa quando serve. E ringrazio la fortuna di avere tanti piccoli negozietti di generi vari a due passi, e di non dovermi quindi mettere a fare file chilometriche davanti ai super.

Sospesa la palestra, che finalmente ero riuscira a ricominciare con un buon ritmo, semi sospesa la dieta (ma non troppo) i cui risultati del resto un po’ languono, perché qualche coccola ora ci vuole. Sospeso lo smetter di fumare (salvo fine degli assortimenti) perché non ce la faccio proprio ora.

Continuiamo a pensare positivo, cerchiamo di veder solo opportunità e bicchieri mezzi pieni. Ma cela faremo e arriverà quel momento in cui tutto ciò sarà solo un racconto da fare a figli cresciuti e nipoti.

Ma sì, #andràtuttobene

Mammavirus

Figlia mia, un giorno ti racconteremo di quando i tuoi genitori, in tempi non sospetti, prenotarono un viaggio – il solito a dire il vero – con l’obiettivo di provare a piazzare e concludere, finalmente, un lungo e bel progetto della tua mamma, ma si videro costretti a rinunciare. Non per imprevisti, per qualche nostra malattia, ma perché è esplosa un’epidemia mondiale e si è diffuso il panico. Noi siamo persone sagge e non ipocondriache, forse i tuoi nonni un po’ ipocondriaci lo sono, ma la seppur remotissima eventualità di non poterti vedere per tanti giorni, ci ha spinti a rinunciare.

E no, non l’abbiamo presa male questa scelta e no, non te la faremo pesare con qualche piccola tortura psicologica o che so, trattenendo i soldi de volo perso dalle tue paghette o vietandoti di partire a tua volta con qualche amichetta più avanti, tranquilla…

E ti racconteremo anche, qualora non l’avessi già scoperto da sola, di un paese un po’ bislacco in cui 200 morti diventano una ecatombe e di quanti più danni possano fare ignoranza, isteria, disinformazione, le brutte intenzioni, la maleducazione…

Ps: sì l’ho presa benissimo, non sto rosicando per niente… ma sono una mamma e tu sei più importante di tutto, anche di chi pensa che forse stiamo esagerando.

L’arte del procrastinare

Sono maestra, lo ammetto. Procrastino ergo sum, potrei tranquillamente farlo come mio motto.

Da settembre, mese della mia “nuova vita”, posso fare un lunghissimo elenco (di 5 mesi quindi) di cose che ho e sto procrastinando. (Per quanto questo elenco potrebbe retrodatarsi a mesi se non anni or sono):

– tornare in palestra: mi sognavo oggi già bella che in forma e fisicata. Il mio progetto era lasciare Vittoria al nido e poi correre alla lezione in programma. Tralasciando il mese – ebbene – di inseriremento e le seppur svariate malattie di vitty, è ufficiale che stia procrastinando questo momento – che mi costa anche caro. Non ho ripreso ad allenarmi in casa, niente di niente. Mi ero data come ultima deadline febbraio… spero davvero! Se non voglio passare un’altra estate con il costume intero che manco mia mamma (che va regolarmente ad acqua gym).

– la dieta. E prima l’allattamento, e poi le nottate e la stanchezza e poi la botta di tornare a lavoro, e poi la decisione di licenziarmi, e poi l’estate e poi il ritorno al locale e poi vabbè provo con i massaggi e i fanghi e poi le feste… insomma, calcolando anche il punto di cui sopra, se non è l’una almeno l’altra. Devo darmi una regolata! Ma ci sono talmente tante variabili che rendono questa decisione così ostica che temo sarà rimandata ancora.

– le sigarette. Dovevo smettere dopo l’estate. Poi dopo il compleanno di mia figlia. Poi dopo le feste. Poi ogni pacchetto mi dico essere l’ultimo. Ma anche in questo caso, le variabili tipo sono grassa, non so dove sto andando, sono nervosa, non ce la faccio, non mi va, non mi fanno smuovere. Ma questo è l’imperativo che davvero mi preme più degli altri.

– lo studio. Là certificazione google, il facebook marketing, i seminari sulle fotografe, un mio corso. Arranco. Sto a fatica studiando un libro, poi mi si frappongono sempre mille cose e finisce sempre in fondo all’elenco. Eppur qualcosa si muove.

– la fotografia. Risistema gli archivi, rimetti mano ai tuoi progetti più importanti, edita, postproduci (o fai postprodurre), trova un nuovo progetto. Anche qui qualcosa si muove, e quando si muove… sono anche belle soddisfazioni, che però mi fanno anche rosicare di quanto invece dovrei e poter fare di più. Per ora, sfioro a mala pena la sufficienza.

– la casa. Ci sono diverse cose da da sistemare, più di tutte le foto – anche qui, che incubo- che vorrei stampare e attacare e tante piccole cose. È sempre stato un mio pallino ma da quando sto più a casa, la casa assorbe gran parte delle mie energie, seppur spesso invano. Ripulisci, risistema, con la bimba in giro ovunque passo almeno le prime ore del mattino a rassettare. E questo mi fa pensare: ecco dovrei fare questo, dovrei comprare quest’altro, buttare questo, cambiare quello. Ma ho almeno una cantina decente, ora.

Insomma, i mesi volano e da settembre- in cui mi ero data un po’ di tempo per rifiatare – si è aperto un varco temporale che mi ha catapultata 5 mesi dopo con l’impressione, forse in parte eccessiva, di essere in alto mare su un sacco di cose, che non mi è più permesso dondolarmi avanti e indietro tra una canzone, un filmetto, un bruttone (leggasi episodio law and order) e mille pensieri.

Stai concentrata sui tuoi obiettivi Anais, mira in alto e chiudi la guardia, cazzo!

Un decennio fa

Ridendo e scherzando, questo capodanno inizierà un nuovo decennio e ne porterà via uno ricco di tanti cambiamenti, oltre che i miei 30 anni.

Andando più o meno in ordine, ecco cosa può accadere in 10 anni:

– ristrutturazione casa e inizio della convivenza

– la mia prima macchina

– un matrimonio

– la mia prima (e unica) volta negli States, in un viaggio indimenticabile

– l’apertura dell’associazione e l’inizio della mia nuova attività

– tre/quattro anni da fotografa di matrimoni

– le mie prime dimissioni e l’inizio del mio nuovo lavoro da copywriter

– il mio primo (di una lunga serie) viaggio nelle Repubbliche baltiche che mi hanno rubato un pezzo di cuore

– un indimenticabile viaggio a Cuba

– diverse macchine fotografiche e un quantintativo incalcolabile di foto

– una dieta indimenticabile che mi ha fatto tornare ad indossare (per qualche tempo oramai lontano) una taglia 40

– festeggiare 10 anni di fidanzamento e poi anche 10 anni di convivenza

– una seconda ristrutturazione e un semi trasloco

– svariate bottiglie di vino e pizze

– il mio primo ebook e una lista lunghissima di libri

– una gravidanza e un bambina

– le mie seconde dimissioni

– il mio terzo ricominciare

Sembra che in questo decennio, le attività più importanti si siano concentrate all’inizio e alla fine, di contro a tanti anni che onestamente non hanno lasciato nulla di memorabile (cosa cazz ho fatto dal 2014 al 2018??!). Quindi, se la vita è fatta di corsi e ricorsi, teniamoci pronti a questo 2020, chissà cosa accadrà!

È solo un altro anno…

Siamo quasi alla fine dell’anno, anno 2019 che più o meno nello specifico mi ha vista affrontare:

i primi mesi della prima figlia, l’allattamento h24 e il post allattamento, svariate notti insonni, le colichette, i pianti, tantissimi reciproci pianti, un corso di massaggi neonatali, le pesate al consultorio, lo svezzamento e il post svezzamento, i primi dentini, i primi (e mai più finiti) lavaggi nasali, le prime febbri, i primi vaccini e post vaccini, la bocca mani piedi, i primi aerosol, l’inserimento al nido e annessi e connessi, la bronchite asmatica, due lavori, ennemila panni swiffer, ennemila lavatrici, svariate boccette di valeriane, svariati mal di testa, svariate scale a piedi senza ascensore e una figlia e un passeggino tra le braccia, un taglio di capelli sbagliato, i 40 anni, una taglia in più e diverse herpes.

Per cui mi sento, come dire, giusto un po’… esausta.

Ma ci sono stati anche: i primi guardarsi e finalmente incontrarsi, i primi sorrisi, i primi abbracci e i primi baci, i primi mamma e papà e blabla e farfugliamenti vari, le prime risate, le prime vacanze, i primi bagnetti, le prime 8 insperate ore di sonno, il primo compleanno, i primi passi e le prime corse, i primi momenti in cui ti sei sentita amata così incondizionatamente. E la prima asciugatrice. E tanti libri, tante letture notturne e qualche piacevole nuova scoperta. E la musica, quella sempre.

Ecco la prima parte è quella che a volte vorrei quasi urlare a tutti quelli che quando mi vedono in questo periodo mi chiedono: uh un altro herpes, ma come mai? Ma poi siccome c’è tutta la seconda parte, mi limito a far spallucce e rispondere: è solo una febbre, a me viene così.

Probabilmente questo ancora non è niente e il 2020 potrebbe anche essere più sfiancante (xò preferirei non saperlo, grazie 😅), ma rimango tiepidamente ottimista e mi auguro un nuovo anno di tante bellissime, buffissime e dolcissime prime volte (e qualche herpes in meno).

Quei periodi

E’ iniziato uno dei periodi, secondo me, più bello dell’anno. Il periodo delle lucine e dell’arrivo di giorni in cui provare a staccare da tutto.

In città oramai il Natale è bello che esploso, le luminarie, più o meno belle, rendono meno scure le lunghe serate romane, sia per le strade che nei palazzi. Io, come sempre, mi scopro a camminare con il naso all’insù e sbirciare nelle case degli altri da cui a volte si riescono ad intravedere alberi bellissimi, decorazioni e come sempre mi ritrovo a fantasticare sulle vite degli altri.

Quest’anno in casa mia è tutto molto soft, ma il mio piccolo albero nordic style mi inorgoglisce un pò. Sarà il primo anno che potrò godermi di più le feste con Vittoria e non vedo l’ora di vedere come reagirà all’enorme albero pieno di regali a casa dei miei, alla festa con tutti i parenti, ai mille doni che sicuramente riceverà. E’ anche il primo Natale dopo tempo che mi godo con calma, dopo la maternità ovviamente, e trattandosi anche del periodo nostalgico per eccellenza, non posso non ripensare agli anni passati e alla frenesia tipica che aleggiava in agenzia di questi tempi. Invece farò delle vacanze, lunghe e con mia figlia. Spero stia bene e spero faccia bel tempo perché vorrei farle vedere un pò di Natale per la città e allontanarmi dai soliti 4 cantoni in cui è abituata a girare.

Sono alla fine di un anno davvero intenso e complesso… incredibile pensare a quante cose siano cambiate così repentinamente… ai primi mesi dell’anno così difficili, con Vitti ancora così piccola e impegnativa, il rientro a lavoro, la pausa forzata causa esaurimento impellente, poi la ripresa di tutte le attività associative fino poi alla decisione che mi ha portato a licenziarmi, le chiacchierate infinite a tal proposito con mio marito, i dubbi, le paure, i pianti… tanti, tanti pianti, l’estate e V sempre più grande… lo svezzamento, le prime parole, i primi passi, il nido… il primo compleanno, e poi di nuovo qui, con tante cose che sembrano arrivare quando meno te lo aspetti e pensi che allora forse potrai farcela… due bandi vinti, corsi più o meno pieni, qualche lavoretto… Sì, questo anno finisce che sono da una parte esausta (infatti ho di nuovo una herpes gigante… :/) e anche un pò confusa. Ma vorrei che la parola d’ordine per il nuovo anno sia… ricominciare.

E’ difficile immaginare di poter ricominciare a 40 anni, con una bimba piccola… o riprovare o ritrovarsi… ma più di tutti direi di ricominciare.
Ho una stellina al mio fianco che sono sicura mi poterà fortuna ❤

Se non ci rileggiamo prima, buon rinizio anche a voI!

Diario di bordo

Senza rendermene conto, è passato più di un mese dall’ultimo post. Non solo, quando ho letto che era datato 20 ottobre ho pensato che fosse passato un secolo ma in effetti si tratta solo di un mese… lungo quasi un anno. La verità è che certe giornate con i bimbi ti sembrano non passare mai data la routine, la reiterazione quotidiana di gesti, giochi, momenti proprio perché la routine è l’ABC per una vita salutare con loro.
Eppure proprio in questi giorni mi capita di riguardare foto dell’anno scorso, e c’è un abisso che dà il senso invece di quanto tempo e quante cose siano cambiate in così poco tempo, che tutto con i bambini invece scappa e corre e non abbiamo il senso di quanto questa cosa sia un pò avvilente. Al di là del fatto che loro crescono e tu invecchi.

Anyway, sta finendo anche questo novembre e forse in questa ultima coda del mese, prima delle feste, posso tirare un pò il fiato perché, da settembre in poi, non mi sono fermata un secondo e forse questa è una delle poche mattine in cui mi son trovata a chiedermi: ebbene oggi che faccio? O meglio, cosa ho voglia di fare visto che di cose ce ne sarebbero – tipo ad esempio tornare in palestra – ma di molte non ho proprio la voglia.
Sono ancora in una sorta di fase rehab in cui sento ancora l’esigenza di allontanarmi da molte cose che hanno riguardato la mia vita (lavorativa) degli ultimi anni e per le quali provo ancora un profondo senso di nausea. Che non è disgusto, per carità, è quel tipo di nausea che arriva quando hai esagerato, quando hai ingurgitato troppo e di fretta e proprio non riesci più a far entrare neanche una briciola. Mettiamola così, a mo di coccodrillo, sono ancora nel pieno di una lunga fase digestiva.

Il tempo poi non aiuta la voglia. è stato un novembre umido e piovoso, il buio è arrivato all’improvviso dopo un’ottobrata bellissima e lucente che anche con la bambina siamo costretti a lunghi pomeriggi in casa. Il clima natalizio si sta facendo avanti ma quest’anno mi sembra che abbia poco senso, forse perché so che non potrò fare l’albero – che è attufato in una cantina stracolma – e non ho molta voglia in generale.

Sto provando a sistemare uno dei miei tanti progetti fotografici incompiuti, ma più guardo e riguardo le foto e più mi rendo conto che sia ancora molto lontano da una compiutezza e nonostante abbia già in programma un’altra tappa, la cosa un pò mi deprime perché non riesco mai a vedere la fine di niente. Oltre la gioia, forte, sul momento vengo poi sistematicamente rimessa in riga da una costante mancanza di progettualità (oltre che di grandi scatti) che la voglia di mollare tutto è sempre dietro l’angolo. Mah… chissà questo 2020 dove mi e ci porterà.

Girone nido

E niente dopo una settimana di gloria, da venerdì di nuovo a casa con febbre e forse un ritorno lieve di bocca mani piedi. E il nido è così, e si devono far le difese… certo in appena un mese, un’ecatombe. E poi uno manda i bimbi al nido anche perché dovrebbe lavorare, ma poi devono stare a casa. Mi chiedo come avrei fatto questo mese a gestire lavoro e malattie e assenze e visite dalla pediatra (ad orari improponibili) e di nuovo nottatacce e mal di testa. Come avrei gestito i sensi di colpa di mancare o di non mancare e lasciare la bimba a casa malata con le nonne. Per quanto abbia comunque un po’ di lavoro questo periodo e purtroppo sono spesso assente la sera, per fortuna con l’aiuto del papà, sono rasserenata di non dover vivere questo incubo che stanno affrontando molte altre mamme. Questo primo anno sarà tutto così e sarà durissima e tocca aggrapparsi a quegli sprazzi di “salute”. Non si può programmare nulla, non puoi affidarti ad una mattina tranquilla che il pomeriggio può degenerare. Non riesco neanche a tornare serena in palestra o piscina, come credevo, perché temo che mi chiamino e io non senta. In questo girone dantesco, mi sento davvero sollevata e ancora più convinta della mia scelta, anche se è dura non guardare l’altra faccia della medaglia e tenere più d’occhio i conti. Sarà un inverno lungo e tosto, che ancora non è arrivato. Spero davvero che tutto serva a rafforzarti piccola mia, perché quando sei così mogia è davvero un morso al cuore e alla coscienza.

Che idea

– Avete mai notato che in ebraico le parole creativo e stretto sono molto simili?

– E allora?

– Allora ogni creativo cammina su un ponte molto stretto, al di sotto del quale scorre il fiume della paura… paura che un giorno non arrivino più.

– Cos’è che non deve arrivare?

– Le idee, le invenzioni. Un giorno si seccheranno tutte le tue vene creative. Resterà solo una pietra fredda, sotto la quale non c’è né rame né oro.

Ofir da “La simmetria dei desideri” di Eshkol Nevo (un altro libro bellissimo!)

Non so se era arrivata la secchezza, ma sono sollevata dal non avere più questa paura.