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Diario di bordo

Senza rendermene conto, è passato più di un mese dall’ultimo post. Non solo, quando ho letto che era datato 20 ottobre ho pensato che fosse passato un secolo ma in effetti si tratta solo di un mese… lungo quasi un anno. La verità è che certe giornate con i bimbi ti sembrano non passare mai data la routine, la reiterazione quotidiana di gesti, giochi, momenti proprio perché la routine è l’ABC per una vita salutare con loro.
Eppure proprio in questi giorni mi capita di riguardare foto dell’anno scorso, e c’è un abisso che dà il senso invece di quanto tempo e quante cose siano cambiate in così poco tempo, che tutto con i bambini invece scappa e corre e non abbiamo il senso di quanto questa cosa sia un pò avvilente. Al di là del fatto che loro crescono e tu invecchi.

Anyway, sta finendo anche questo novembre e forse in questa ultima coda del mese, prima delle feste, posso tirare un pò il fiato perché, da settembre in poi, non mi sono fermata un secondo e forse questa è una delle poche mattine in cui mi son trovata a chiedermi: ebbene oggi che faccio? O meglio, cosa ho voglia di fare visto che di cose ce ne sarebbero – tipo ad esempio tornare in palestra – ma di molte non ho proprio la voglia.
Sono ancora in una sorta di fase rehab in cui sento ancora l’esigenza di allontanarmi da molte cose che hanno riguardato la mia vita (lavorativa) degli ultimi anni e per le quali provo ancora un profondo senso di nausea. Che non è disgusto, per carità, è quel tipo di nausea che arriva quando hai esagerato, quando hai ingurgitato troppo e di fretta e proprio non riesci più a far entrare neanche una briciola. Mettiamola così, a mo di coccodrillo, sono ancora nel pieno di una lunga fase digestiva.

Il tempo poi non aiuta la voglia. è stato un novembre umido e piovoso, il buio è arrivato all’improvviso dopo un’ottobrata bellissima e lucente che anche con la bambina siamo costretti a lunghi pomeriggi in casa. Il clima natalizio si sta facendo avanti ma quest’anno mi sembra che abbia poco senso, forse perché so che non potrò fare l’albero – che è attufato in una cantina stracolma – e non ho molta voglia in generale.

Sto provando a sistemare uno dei miei tanti progetti fotografici incompiuti, ma più guardo e riguardo le foto e più mi rendo conto che sia ancora molto lontano da una compiutezza e nonostante abbia già in programma un’altra tappa, la cosa un pò mi deprime perché non riesco mai a vedere la fine di niente. Oltre la gioia, forte, sul momento vengo poi sistematicamente rimessa in riga da una costante mancanza di progettualità (oltre che di grandi scatti) che la voglia di mollare tutto è sempre dietro l’angolo. Mah… chissà questo 2020 dove mi e ci porterà.

SOLAAA

Finalmente a casa SOLA dopo un anno e 10 giorni. La mia dolce casa, che anche se ora è tutto un casino, è bellissima! Finalmente libera di fare ciò che voglio senza non dover fare rumore o sentire urla o dovermi sbrigare o avere l’ansia che mia figlia possa spaccarsi la testa nei 2 minuti di una pipì (quando riesco a farla da sola!), libera di fare o non fare. Che bellezza!

Edit: la solitudine è durata poco visto che la bimba si è raffreddata di brutto e sta a casa da venerdì. Poi vabbè son settimane che non si dorme e ho la di testa ma questa è un’altra storia.

Stand-by september

Questo mese è stato completamente risucchiato da Vittoria. Non che i mesi precedenti non lo siano stati, ma tra inserimento al nido – e conseguenze connesse – compleanni, attaccamenti, non c’è stato molto tempo per me. Nonostante anche per me si sia trattato di un nuovo inizio, ma quasi non ho avuto il tempo di rendermene conto. Non lavoro più in agenzia, dove ho passato gran parte del mio tempo e di me stessa, negli ultimi 7 anni. E quasi non me ne sono accorta.

Forse da lunedì, quando forse dopo 3 lunghe settimane di inserimento e giornate interrotte, mi troverò all’improvviso sola, arriverà la botta. Sola senza dover chiedere a qualcuno di aiutarmi, di guardare la bambina. Saremo tutte e due sole – oddio lei sicuramente non proprio sola ma senza di me. E io senza di lei. Con la mia nuova vita davanti.

Vita che comunque ho dovuto trovare il modo di mandare avanti, perché per la mia nuova attività ” a tempo pieno” anche questo mese è stato cruciale. Vita da riorganizzare. Sette anni sono tanti. In realtà anche nella mia precedente vita universitaria ci sono andata quasi vicina. Ai 7. Si vede che più che la vita matrimoniale – per fortuna – è la mia vita lavorativa ad andare in crisi dopo 7 anni, per motivi diversi, certo.

Sento ancora i miei colleghi, ci siamo anche rivisti per lavoro e spero vivamente che tutto ciò non si interrompa, eppure quella vita mi sembra già così lontana. Avulsa. Credo di aver fatto tanto in questi 7 anni e di aver raggiunto buoni risultati, eppure ora non serviranno più a nulla. Ero qualcuno, servivo a qualcuno. Il mio lavoro contava, piaceva, funzionava.

Ora, Nuove persone arriveranno al posto mio, anzi ci sono già, faranno il mio lavoro, anche se in modo diverso, e io a quel mondo non apparterrò più e dovrò ricrearmi una vita mia. Oltre Vittoria, che ora è il mio perno. Perché da lunedì ci separeremo per un bel po’ ma paradossalmente saremo più vicine di prima.

Io, sarò più vicina di prima perché ho riorganizzato la mia vita per poterle stare più vicina. Non tanto con il tempo ma con la mia presenza mentale e affettiva. Perché prima non c’ero per bene, non come ora che ho scelto un percorso che credo, nonostante le difficoltà, mi farà stare meglio e quindi più vicina, più presente a me stessa e di conseguenza, a lei.

È una fase impegnativa, cresce e chiede molto ma è meraviglioso esserci ed essere testimone presente di tutti questi cambiamenti.

Ma da lunedì dovrò e potrò pensare anche un po’ a me. A rimettermi a studiare per migliorare, a rinventare il mio lavoro e fare in modo che vada avanti. A rimettermi in sesto, anche fisicamente.

Ottobre, dovremo fare un sacco di cose insieme!

Nuovi inizi

Anche se il caldo pare ancora non demordere, e mai come quest’anno ne ho sofferto le conseguenze, questo agosto è finalmente finito. Domani sarebbe stata per me la giornata peggiore, quella del grande ritorno… invece settembre quest’anno è il mese del mio ultimo stipendio fisso e poi inizia la mia nuova vita da freelance.

Tanta paura, tanta stanchezza ancora che non mi fa avere la grinta che dovrei avere per affrontare le mille sfide che mi aspettano: la riorganizzazione della mia vita e del lavoro, burocrazia compresa, una dieta seria, smettere (di nuovo) di fumare. Ma soprattutto, iniziare la grande avventura del nido.

È stata un’estate stanca e faticosa, nonostante la bellissima pausa baltica – di cui spero di trovare il tempo di parlarvi – e questi 40 si sentono tutti.

Ma sono caldamente ottimista e intanto, nonostante la classica nostalgia da fine vacanze, mi godo la prospettiva di un lunedì meno lunedì del solito.

Counting down

Tipiche giornate da quiete prima della tempesta… il tempo stringe e ogni giorno che nasce e ogni sera che inizia ci si interroga se sia la volta giusta. Si vive sul chi va là, nell’incertezza e nell’incosapevolezza di cosa ci aspetti davvero.

Sì, sono davvero giornate strane… che cerco di occupare in vario modo. Casa in questi giorni è praticamente (quasi) perfetta perché non faccio altro che pulire e sistemare. Di là anche è tutto più o meno pronto. Spolvero, faccio lavatrici, risistemo gli armadi, faccio e disfaccio scatole, faccio e disfaccio spesa.

Poi cerco di prendermi cura di me perché tutti dicono che non lo farò più per un bel po’… tra poco vado a prepararmi l’ennesimo bagno, ho comprato dei sali da bagno di marca e anche quelle bombette frizzanti… adoro circondarmi di profumi e cospargermi di creme. Ho ricomprato il mio costoso fondotinta preferito, cerco dk farmi manicure e pedicure, maschere viso ma di andare dall’estetista non ho proprio voglia. I capelli sono un po’ allo stato brado e purtroppo ho già parecchia ricrescita ma dubito di riuscire ad andare prossimamente e dovrò tenermeli così…

Se solo la smettesse con questo caldo, visto che è più fastidioso ora che ad agosto, mi sentirei molto meglio.

Insomma, sono più o meno pronta, quindi?

Goodbye, summer 2018

Da che ho iniziato le scuole, credo sia il primo settembre della mia vita in cui non dovrò tornare a studiare, all’università, al lavoro. È strano ma anche molto bello, visto quanto io da sempre odi i ritorni a lavoro, alle responsabilità, alla solita routine… anche se mi aspetta probabilmente qualcosa di ancora più faticoso, difficile da spiegare.

Sono davvero giornate strane, in cui si vive un po’ l’incognita di cosa potrà o meno accadere. Oramai sono 3 settimane e oltre che sono a casa, a riposo. Calcolando che il primo giorno ho avuto un attacco di tachicardia, questo la dice lunga su quanto sia abituata a riposarmi… E di fatti, nonostante siano rari i pomeriggi senza riposino, ogni giorno cerco di inventarmi qualcosa di diverso da fare, cosa che il più delle volte si rivela al di sopra delle energie del momento.

Ieri era una di quelle giornate in cui mi sono svegliata un po’ storta e sfiancata ma per fortuna il pomeriggio mi sono ripresa e ho voluto dare un bel saluto a questa estate con una bellissima passeggiata romana trasteverina, tra i miei luoghi preferiti.

Non so spiegarvi ma ho provato una sensazione strana, come se stessi salutando la vecchia me attraverso alcuni dei luoghi a me più cari, i luoghi della giovinezza e della spensieratezza diciamo… ultimi momenti di leggerezza e solitudine prima di diventare qualcun’altra.

Ieri pomeriggio poi Roma era bellissima, con una luce calda e colori avvolgenti, meno sporca e meno asfissiante del solito. O forse ero io che la stavo guardando con occhi diversi. Ne avevo bisogno.

In questa lunga estate non particolarmente calda (quel che è giusto è giusto), io e il cinico abbiamo parlato tanto, su cosa accadrà e cosa cambierà. Paure, desideri, buoni propositi. Passeggiando, tra una cena e una colazione, un’uscita con Holghina, una gita in macchina. Sarà una delle cose che più ricorderò di questa estate e che forse mi mancherà.

Sono i giorni più duri e probabilmente i più faticosi, eppure forse vorrei che non passassero così in fretta. Soprattutto, vorrei non dimenticare, sopraffatta da tutto ciò che poi accadrà ancora più velocemente.

Riflessioni a margine di un ultimo compleanno

Sta finendo anche questa settimana, le ferie, agosto, i trentanni…

Ieri il mio compleanno devo dire che è volato, e ora inizia il countdown verso i famigerati 40…

Non so, in generale non mi sento né mi vedo ancora con tutti questi anni addosso. È vero che tante cose e tante abitudini sono cambiate. Non mi piace andare a dormire troppo tardi né svegliarmi a mezzogiorno, cosa che neanche mi riesce. Non vado per feste né locali, non mi strafogo di schifezze e alcol. Non ho una gran vita sociale e sono piuttosto dipendente da serie tv, libri e silenzio. Sono forse più i sabato che resto a casa che quelli che esco, le uscite infrasettimanali manco le contemplo, specie quando faccio sport a pieno ritmo.

Ecco, se tutto ciò vuol dire avere 40 o più anni, allora ci siamo.

Per altro mi sento invece ancora una giovincella. Sono sicuramente ancora una figlia viziata, sono pigra, un po’ egoista. Sì Vedo la mia faccia con un bel po’ di rughe, curo il mio corpo male nel senso che potrei fare molto di più, coccolarmi con trattamenti specifici e via discorrendo ma sono discontinua. Ho ancora tantissime questioni aperte con me stessa. Non mi accetto in tutto e per tutto, perennemente insicura, a volte rancorosa, paranoica, facilmente irascibile. Lunatica, cambio umore spesso, nel bene e nel male. Perennemente in conflitto con il mio lato esteriore, con la mia famiglia, con il lavoro.

Ho rimpianti e qualche rimorso.

Vado d’accordo con sempre meno persone o mi interessano poco i rapporti finti. Ma a quei pochi che ho cerco di dare tutta me stessa ma nel mio modo, che a volte ammetto essere un po’ spigoloso. Con alcune critiche oramai ho imparto a convivere, altre probabilmente non le accetterò mai, specie quelle che mi creo nella mia testa. Mi piacciono le sorprese, stupire e stupirmi. Mi piace essere coccolata, amata, prendermi cura di me con le giuste attenzioni, i viaggi uh quelli sì e diciamo ancora alle crociere non sono arrivata.

La mia vita mi piace, mi piace quello che ho, so che sono fortunata per questo ogni tanto ho paura di perdere tutto. Persino ho paura della morte cosa a cui ora, a quasi 40 anni, penso molto di più.

Quindi forse sono davvero quello che sono, una quasi quarantenne, quasi risolta, quasi donna, quasi… ma una cosa la so. Mi voglio bene e cercherò sempre di prendermi cura di me, perché è il primo e unico passo per prendersi cura degli altri.