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Segnali di fumo

Ci sono. Reduce dalla mia seconda dose, finalmente, mi godo questi ultimi istanti di pace prima che torni la belva o si scateni qualche altro effetto. Al momento solo tanta stanchezza, ma quella non manca mai, e dolore alle gambe.

Ma questo solito ed eccessivo caldo estivo romano a me sta togliendo davvero la voglia di vivere, tanto per cambiare. Una sudata continua, capelli impossibili da gestire, pressione sotto le scarpe. E manca ancora tutto agosto! Il mio solito odio estivo quest’anno sta raggiungendo livelli altissimi. Tra l’altro, ero riuscita a raggiungere un peso e una forma semi-decente, che come sempre in vista della spiaggia, e grazie alle due settimane con mammà, già se n’è andata a farsi benedire. Zero voglia di cucinare cose “sane”, fosse per me godrei solo dell’unica cosa bella dell’estate: aperitivi fuori, spritz e pasti sconclusionati.

Le nostre “ferie” sono già andate, due belle settimane in montagna, al fresco dei nostri monti e delle nostre cittadine del cuore, che ovviamente sono volate. Purtroppo neanche quest’anno è stato possibile fare altro… la situazione è ancora troppo poco stabile, nonostante i vaccini, e non si sarebbe mai partiti a cuor leggero. Quindi, un altro anno se n’è andato, il mio progetto rimane in stand by e chissà quando si potrà ricominciare a viaggiare serenemanete. O altro.

È stato un lungo inverno, mi sembra quasi impossibile che sia finito. Mi sembra ieri quando a settembre mi struggevo per la scelta di non rimandare Vittoria a scuola, ed è passato “indenne” un intero anno scolastico. Per entrambe.

Sono qui sfinita, letteralmente, fisicamente e mentalmente sfinita quest’anno e non so se godermi questo ultimo mese di tregua o avvantaggiarmi per non ritrovarmi nella cacca a settembre. L’ansia quest’anno è stata purtroppo una fedele compagna di viaggio, soprattutto la notte, quando prima di addormentarmi decideva di vomitarmi addosso ogni dubbio o scenario post-atomico. Anche le emicranie brutte non sono mancate. Ad oggi, non riesco più a dormire senza un aiutino, la nuova cura per l’emicrania mi ammoscia ulteriormente ma se non altro, al momento, sembra funzionare.

Sarà un altro autunno problematico, l’ennesimo. Da quando ho deciso di buttarmi a capofitto in questa “nuova vita”, purtroppo è stato tutto un ostacolo… sempre più quest’anno mi sono ritrovata a ripensare alle scelte fatte, a dubitarne, forse a penitirmi o a ripensare al mio vecchio lavoro, a come avrei affrontato tutto questo, forse la certezza di uno “stipendio fisso” avrebbe aiutato.

Ma andiamo avanti, non è facile, non ho mai pensato che lo sarebbe stato ma certo, ad una pandemia non avevo pensato… o forse, avrei dovuto immaginare una catastrofe, una volta che finalmente sceglievo per me…

Anyway, calcolando l’ennesima partenza in salita, credo che qualche altro giorno di scarico mi serva e me lo merito. Spero di ritornare presto e più vigorosa! Abbiate pazienza con la vostra Anais ❤

Come va?

Mi affido a questa canzonetta leggera e orecchiabile di Margherita Vicario, che mi ha tolto davvero le parole di bocca.

Come va, come va

Va che sono stanca morta, son morta dentro
va che più mi dici basta e più mi lamento
va che casco e ricasco e sbatto al muro e rimbalzo
ed ogni singolo giorno ci son io che mi alzo, mi trucco distratta
e mi mostro al mondo per come son fatta
col culo rotondo, con la gola distrutta
coi problemi in famiglia, con il peso sul petto
e con il cane che ringhia, l’invidia, il sospetto
e la paura vada tutto storto
mi passa la voglia, però poi ti incontro
e anche se male, affronto il discorso

Come va? Come va? Come va?

Buona sera

Questo maggio arriva di sottecchi, già pieno di cose e con una bombola dell’ossigeno quasi al limite. Non avrei mai immaginato che, nonostante tutto, questo anno sarebbe stato così intenso. Sono sfinita ma al contempo anche contenta e soddisfatta per le tante cose che stiamo e sto facendo.

I corsi stanno andando, siamo riusciti ad essere ammessi alla scuola dell’infanzia statale, ho venduto le mie prime creazioni di orecchini (sì, la notte ogni tanto mi lancio nel fai da te pecione di gioiellini), siamo alla ventesima ripetizione di Frozen, siamo in zona gialla e tutti i nonni sono vaccinati, ho i capelli lunghi e di nuovo biondi, ho rivisto i miei amici ed è arrivato anche un nuovo piccoletto, cuginetto acquisito, per Vittoria.

Ho anche deciso di iscrivermi ad un corso per me, per provare a tirare le fila dei miei tanti viaggi nei paesi baltici, anche se sarà una fatica non indifferente, e rivedere le tante foto fatti negli ultimi 10 anni un po’ mi ha gasata un po’ messo malinconia perché davvero quei luoghi del cuore mi mancano tantissimo e vorrei poterci tornare anche domani. Viaggiare, in leggerezza, quanto mi manca… e se penso che dovrà passare un altro anno mi viene da piangere.

Ma Stasera, in una delle rare serate libere da lavoro e lezioni, abbiamo improvvisato un aperitivo casilingo e mi godo il sole che tramonta sul mio terrazzino pseudo-pulito.

Stasera mi sento bene, nonostante il mal di testa che mi attanaglia da mesi e quindi tutta una serie di visite che mi aspettano in questi mesi. Sono state settimane un po’ difficili, stress, stanchezza, oramai gocce fisse per dormire senza ansie… davvero in questo periodo la stanno facendo da padrone, ma mancano questi ultimi due mesi pieni e poi forse tireremo un po’ di sospiro. Mi manca lavorare al locale, quello sì, incontrare gente, chiacchierare, bere in compagnia parlando di foto e nelle serate più nere penso che questo potrebbe non tornare più e mi manca l’aria perché ho scommesso tutto su questo e se deve andare male non può e non deve essere per un motivo così assurdo!

Comunque, mi aspetta giustappunto l’ennesima replica di frozen… dio quanto mi piace questa mezz’ora di cartoni la sera!

Salvation is (not) free

Ultimo (credo) viaggio in treno di questa estate particolarmente vacanziera che sembra non finire mai.

Siamo agli ultimi strascichi, vicini vicinissimi al solito giro di boa di quella piaga che è il compimento degli anni e l’avanzare della vecchiaia, che ogni anno ci allontana sempre un po’ dai progetti insoluti, dalle cose non fatte, dal vorrei potrei ma poi non accade mai. E dopo una lunga “pausa” dalle angosce pandemiche, ecco riavvicinarsi lo spettro di un nuovo lockdown. Ed io, che in tutti questi mesi mi sono ancorata ad un insolito ottimismo, inizio a vacillare.

Era abbastanza prevedibile che l’estate, i viaggi, lo spostarsi, i dati apparentemente incoraggianti, la coglionaggine e il menefreghismo italiani, sortissero una recrudescenza. E forse forse, scemando l’estate, siamo ancora in tempo ad arginare il salvabile. Tuttavia, l’autunno si avvicina e niente fa presagire che tutto possa andare bene e tornare alla normalità. Ancora, purtroppo no.

Quindi, dopo un’estate piacevole, ma via via sempre più faticosa visto l’avanzare galoppante dei terrible twos della mia gnappa, inizio sempre più a capire che, purtroppo, la scuola a settembre sarà solo un miraggio.

Perché anche ammesso che riparta, e boh possa durare, purtroppo temo sia il momento di prender atto dello stato di forza maggiore – la salute first of all – e accettare quella vocina petulante da mammina dal perenne senso di colpa che no, forse stavolta davvero – ancora – non è il caso. E vedere quanto la mia bimba ami e cerchi i suoi coetanei, mi spezza il cuore.

I dubbi e i pensieri si affestallano di continuo nelle notti più calde… che fare? Provare? Vaccinare? Aspettare e nel frattempo comunque pagare la salata retta del nido in attesa di un miglioramento? (Tipo il mio abbonamento in palestra che rimane lì, pagato a vuoto…) con l’angoscia poi che con la mia condizione lavorativa, c’è la stragrande possibilità che non venga poi neanche ammessa alla scuola d’infanzia pubblica.

Senza contare che se continua così l’associazione potrebbe di nuovo non riaprire, e io non avere di nuovo nessun’altra valvola di sfogo lavorativo che non sia l’online. Non posso pensare ad un lungo autunno/inverno h24 con mia figlia, sempre, con quella routine svizzera da incubo – colazione, passeggiata, pranzo, ninna, merenda, parco, bagno, cena, ninna – e in più con lei in questa fase di capriccio continuo.

Non posso pensare di dover tenere in stand-by – ancora – tutti i miei progetti e la voglia di rimettermi in gioco perché il tempo scorre sempre più.

Ma, purtroppo, siamo capitati in questo girone dantesco imprevedibile, che opporsi all’ovvio oramai assume un sapore sempre più ridicolo.

Per cui, forse quest’anno per la prima volta vorrei che questa estate, e l’illusione di farcela, non finisca mai. Che non arrivino le pioggie, la stagione del chiuso, i maglioni e i cappotti. Che non arrivino settembre, le decisioni, la certezza che non potrai – ancora per un po’- riavere te stessa e il tuo tempo.

Respirerò a pieni polmoni questi ultimi 4 giorni di stacco e – forse – di notti senza sonniferi, per fare scorta di bellezza, energia, positività, forza, coraggio da tirare fuori al momento del bisogno.

Sì, 4 giorni per la salvezza. Me li merito.

L’arte del procrastinare

Sono maestra, lo ammetto. Procrastino ergo sum, potrei tranquillamente farlo come mio motto.

Da settembre, mese della mia “nuova vita”, posso fare un lunghissimo elenco (di 5 mesi quindi) di cose che ho e sto procrastinando. (Per quanto questo elenco potrebbe retrodatarsi a mesi se non anni or sono):

– tornare in palestra: mi sognavo oggi già bella che in forma e fisicata. Il mio progetto era lasciare Vittoria al nido e poi correre alla lezione in programma. Tralasciando il mese – ebbene – di inseriremento e le seppur svariate malattie di vitty, è ufficiale che stia procrastinando questo momento – che mi costa anche caro. Non ho ripreso ad allenarmi in casa, niente di niente. Mi ero data come ultima deadline febbraio… spero davvero! Se non voglio passare un’altra estate con il costume intero che manco mia mamma (che va regolarmente ad acqua gym).

– la dieta. E prima l’allattamento, e poi le nottate e la stanchezza e poi la botta di tornare a lavoro, e poi la decisione di licenziarmi, e poi l’estate e poi il ritorno al locale e poi vabbè provo con i massaggi e i fanghi e poi le feste… insomma, calcolando anche il punto di cui sopra, se non è l’una almeno l’altra. Devo darmi una regolata! Ma ci sono talmente tante variabili che rendono questa decisione così ostica che temo sarà rimandata ancora.

– le sigarette. Dovevo smettere dopo l’estate. Poi dopo il compleanno di mia figlia. Poi dopo le feste. Poi ogni pacchetto mi dico essere l’ultimo. Ma anche in questo caso, le variabili tipo sono grassa, non so dove sto andando, sono nervosa, non ce la faccio, non mi va, non mi fanno smuovere. Ma questo è l’imperativo che davvero mi preme più degli altri.

– lo studio. Là certificazione google, il facebook marketing, i seminari sulle fotografe, un mio corso. Arranco. Sto a fatica studiando un libro, poi mi si frappongono sempre mille cose e finisce sempre in fondo all’elenco. Eppur qualcosa si muove.

– la fotografia. Risistema gli archivi, rimetti mano ai tuoi progetti più importanti, edita, postproduci (o fai postprodurre), trova un nuovo progetto. Anche qui qualcosa si muove, e quando si muove… sono anche belle soddisfazioni, che però mi fanno anche rosicare di quanto invece dovrei e poter fare di più. Per ora, sfioro a mala pena la sufficienza.

– la casa. Ci sono diverse cose da da sistemare, più di tutte le foto – anche qui, che incubo- che vorrei stampare e attacare e tante piccole cose. È sempre stato un mio pallino ma da quando sto più a casa, la casa assorbe gran parte delle mie energie, seppur spesso invano. Ripulisci, risistema, con la bimba in giro ovunque passo almeno le prime ore del mattino a rassettare. E questo mi fa pensare: ecco dovrei fare questo, dovrei comprare quest’altro, buttare questo, cambiare quello. Ma ho almeno una cantina decente, ora.

Insomma, i mesi volano e da settembre- in cui mi ero data un po’ di tempo per rifiatare – si è aperto un varco temporale che mi ha catapultata 5 mesi dopo con l’impressione, forse in parte eccessiva, di essere in alto mare su un sacco di cose, che non mi è più permesso dondolarmi avanti e indietro tra una canzone, un filmetto, un bruttone (leggasi episodio law and order) e mille pensieri.

Stai concentrata sui tuoi obiettivi Anais, mira in alto e chiudi la guardia, cazzo!

Un decennio fa

Ridendo e scherzando, questo capodanno inizierà un nuovo decennio e ne porterà via uno ricco di tanti cambiamenti, oltre che i miei 30 anni.

Andando più o meno in ordine, ecco cosa può accadere in 10 anni:

– ristrutturazione casa e inizio della convivenza

– la mia prima macchina

– un matrimonio

– la mia prima (e unica) volta negli States, in un viaggio indimenticabile

– l’apertura dell’associazione e l’inizio della mia nuova attività

– tre/quattro anni da fotografa di matrimoni

– le mie prime dimissioni e l’inizio del mio nuovo lavoro da copywriter

– il mio primo (di una lunga serie) viaggio nelle Repubbliche baltiche che mi hanno rubato un pezzo di cuore

– un indimenticabile viaggio a Cuba

– diverse macchine fotografiche e un quantintativo incalcolabile di foto

– una dieta indimenticabile che mi ha fatto tornare ad indossare (per qualche tempo oramai lontano) una taglia 40

– festeggiare 10 anni di fidanzamento e poi anche 10 anni di convivenza

– una seconda ristrutturazione e un semi trasloco

– svariate bottiglie di vino e pizze

– il mio primo ebook e una lista lunghissima di libri

– una gravidanza e un bambina

– le mie seconde dimissioni

– il mio terzo ricominciare

Sembra che in questo decennio, le attività più importanti si siano concentrate all’inizio e alla fine, di contro a tanti anni che onestamente non hanno lasciato nulla di memorabile (cosa cazz ho fatto dal 2014 al 2018??!). Quindi, se la vita è fatta di corsi e ricorsi, teniamoci pronti a questo 2020, chissà cosa accadrà!

Quei periodi

E’ iniziato uno dei periodi, secondo me, più bello dell’anno. Il periodo delle lucine e dell’arrivo di giorni in cui provare a staccare da tutto.

In città oramai il Natale è bello che esploso, le luminarie, più o meno belle, rendono meno scure le lunghe serate romane, sia per le strade che nei palazzi. Io, come sempre, mi scopro a camminare con il naso all’insù e sbirciare nelle case degli altri da cui a volte si riescono ad intravedere alberi bellissimi, decorazioni e come sempre mi ritrovo a fantasticare sulle vite degli altri.

Quest’anno in casa mia è tutto molto soft, ma il mio piccolo albero nordic style mi inorgoglisce un pò. Sarà il primo anno che potrò godermi di più le feste con Vittoria e non vedo l’ora di vedere come reagirà all’enorme albero pieno di regali a casa dei miei, alla festa con tutti i parenti, ai mille doni che sicuramente riceverà. E’ anche il primo Natale dopo tempo che mi godo con calma, dopo la maternità ovviamente, e trattandosi anche del periodo nostalgico per eccellenza, non posso non ripensare agli anni passati e alla frenesia tipica che aleggiava in agenzia di questi tempi. Invece farò delle vacanze, lunghe e con mia figlia. Spero stia bene e spero faccia bel tempo perché vorrei farle vedere un pò di Natale per la città e allontanarmi dai soliti 4 cantoni in cui è abituata a girare.

Sono alla fine di un anno davvero intenso e complesso… incredibile pensare a quante cose siano cambiate così repentinamente… ai primi mesi dell’anno così difficili, con Vitti ancora così piccola e impegnativa, il rientro a lavoro, la pausa forzata causa esaurimento impellente, poi la ripresa di tutte le attività associative fino poi alla decisione che mi ha portato a licenziarmi, le chiacchierate infinite a tal proposito con mio marito, i dubbi, le paure, i pianti… tanti, tanti pianti, l’estate e V sempre più grande… lo svezzamento, le prime parole, i primi passi, il nido… il primo compleanno, e poi di nuovo qui, con tante cose che sembrano arrivare quando meno te lo aspetti e pensi che allora forse potrai farcela… due bandi vinti, corsi più o meno pieni, qualche lavoretto… Sì, questo anno finisce che sono da una parte esausta (infatti ho di nuovo una herpes gigante… :/) e anche un pò confusa. Ma vorrei che la parola d’ordine per il nuovo anno sia… ricominciare.

E’ difficile immaginare di poter ricominciare a 40 anni, con una bimba piccola… o riprovare o ritrovarsi… ma più di tutti direi di ricominciare.
Ho una stellina al mio fianco che sono sicura mi poterà fortuna ❤

Se non ci rileggiamo prima, buon rinizio anche a voI!

Diario di bordo

Senza rendermene conto, è passato più di un mese dall’ultimo post. Non solo, quando ho letto che era datato 20 ottobre ho pensato che fosse passato un secolo ma in effetti si tratta solo di un mese… lungo quasi un anno. La verità è che certe giornate con i bimbi ti sembrano non passare mai data la routine, la reiterazione quotidiana di gesti, giochi, momenti proprio perché la routine è l’ABC per una vita salutare con loro.
Eppure proprio in questi giorni mi capita di riguardare foto dell’anno scorso, e c’è un abisso che dà il senso invece di quanto tempo e quante cose siano cambiate in così poco tempo, che tutto con i bambini invece scappa e corre e non abbiamo il senso di quanto questa cosa sia un pò avvilente. Al di là del fatto che loro crescono e tu invecchi.

Anyway, sta finendo anche questo novembre e forse in questa ultima coda del mese, prima delle feste, posso tirare un pò il fiato perché, da settembre in poi, non mi sono fermata un secondo e forse questa è una delle poche mattine in cui mi son trovata a chiedermi: ebbene oggi che faccio? O meglio, cosa ho voglia di fare visto che di cose ce ne sarebbero – tipo ad esempio tornare in palestra – ma di molte non ho proprio la voglia.
Sono ancora in una sorta di fase rehab in cui sento ancora l’esigenza di allontanarmi da molte cose che hanno riguardato la mia vita (lavorativa) degli ultimi anni e per le quali provo ancora un profondo senso di nausea. Che non è disgusto, per carità, è quel tipo di nausea che arriva quando hai esagerato, quando hai ingurgitato troppo e di fretta e proprio non riesci più a far entrare neanche una briciola. Mettiamola così, a mo di coccodrillo, sono ancora nel pieno di una lunga fase digestiva.

Il tempo poi non aiuta la voglia. è stato un novembre umido e piovoso, il buio è arrivato all’improvviso dopo un’ottobrata bellissima e lucente che anche con la bambina siamo costretti a lunghi pomeriggi in casa. Il clima natalizio si sta facendo avanti ma quest’anno mi sembra che abbia poco senso, forse perché so che non potrò fare l’albero – che è attufato in una cantina stracolma – e non ho molta voglia in generale.

Sto provando a sistemare uno dei miei tanti progetti fotografici incompiuti, ma più guardo e riguardo le foto e più mi rendo conto che sia ancora molto lontano da una compiutezza e nonostante abbia già in programma un’altra tappa, la cosa un pò mi deprime perché non riesco mai a vedere la fine di niente. Oltre la gioia, forte, sul momento vengo poi sistematicamente rimessa in riga da una costante mancanza di progettualità (oltre che di grandi scatti) che la voglia di mollare tutto è sempre dietro l’angolo. Mah… chissà questo 2020 dove mi e ci porterà.

SOLAAA

Finalmente a casa SOLA dopo un anno e 10 giorni. La mia dolce casa, che anche se ora è tutto un casino, è bellissima! Finalmente libera di fare ciò che voglio senza non dover fare rumore o sentire urla o dovermi sbrigare o avere l’ansia che mia figlia possa spaccarsi la testa nei 2 minuti di una pipì (quando riesco a farla da sola!), libera di fare o non fare. Che bellezza!

Edit: la solitudine è durata poco visto che la bimba si è raffreddata di brutto e sta a casa da venerdì. Poi vabbè son settimane che non si dorme e ho la di testa ma questa è un’altra storia.

Stand-by september

Questo mese è stato completamente risucchiato da Vittoria. Non che i mesi precedenti non lo siano stati, ma tra inserimento al nido – e conseguenze connesse – compleanni, attaccamenti, non c’è stato molto tempo per me. Nonostante anche per me si sia trattato di un nuovo inizio, ma quasi non ho avuto il tempo di rendermene conto. Non lavoro più in agenzia, dove ho passato gran parte del mio tempo e di me stessa, negli ultimi 7 anni. E quasi non me ne sono accorta.

Forse da lunedì, quando forse dopo 3 lunghe settimane di inserimento e giornate interrotte, mi troverò all’improvviso sola, arriverà la botta. Sola senza dover chiedere a qualcuno di aiutarmi, di guardare la bambina. Saremo tutte e due sole – oddio lei sicuramente non proprio sola ma senza di me. E io senza di lei. Con la mia nuova vita davanti.

Vita che comunque ho dovuto trovare il modo di mandare avanti, perché per la mia nuova attività ” a tempo pieno” anche questo mese è stato cruciale. Vita da riorganizzare. Sette anni sono tanti. In realtà anche nella mia precedente vita universitaria ci sono andata quasi vicina. Ai 7. Si vede che più che la vita matrimoniale – per fortuna – è la mia vita lavorativa ad andare in crisi dopo 7 anni, per motivi diversi, certo.

Sento ancora i miei colleghi, ci siamo anche rivisti per lavoro e spero vivamente che tutto ciò non si interrompa, eppure quella vita mi sembra già così lontana. Avulsa. Credo di aver fatto tanto in questi 7 anni e di aver raggiunto buoni risultati, eppure ora non serviranno più a nulla. Ero qualcuno, servivo a qualcuno. Il mio lavoro contava, piaceva, funzionava.

Ora, Nuove persone arriveranno al posto mio, anzi ci sono già, faranno il mio lavoro, anche se in modo diverso, e io a quel mondo non apparterrò più e dovrò ricrearmi una vita mia. Oltre Vittoria, che ora è il mio perno. Perché da lunedì ci separeremo per un bel po’ ma paradossalmente saremo più vicine di prima.

Io, sarò più vicina di prima perché ho riorganizzato la mia vita per poterle stare più vicina. Non tanto con il tempo ma con la mia presenza mentale e affettiva. Perché prima non c’ero per bene, non come ora che ho scelto un percorso che credo, nonostante le difficoltà, mi farà stare meglio e quindi più vicina, più presente a me stessa e di conseguenza, a lei.

È una fase impegnativa, cresce e chiede molto ma è meraviglioso esserci ed essere testimone presente di tutti questi cambiamenti.

Ma da lunedì dovrò e potrò pensare anche un po’ a me. A rimettermi a studiare per migliorare, a rinventare il mio lavoro e fare in modo che vada avanti. A rimettermi in sesto, anche fisicamente.

Ottobre, dovremo fare un sacco di cose insieme!