Archivio tag | settembre 2020

Two years after

E anche il traguardo dei due lo abbiamo tagliato. Quest’anno con meno festeggiamenti, data la situazione che non accenna a migliorare più di tanto, ma con te decisamente più presente ed entusiasta di spengere le tue candeline per la prima volta.

Sembra ieri, lo so è banale, ma per tante cose è così. Sembra ieri perché quel 21 settembre 2018 lo ricordo ancora benissimo ed è stato senz’altro uno dei giorni più belli della mia vita (ecco magari eccetto quelle due ore di dolore dalle 19 alle 21…). E poi tutto è cambiato ed ora mi sembra così strano ripensare alla nostra vita senza di te.

Sembra ieri che scrivevo accadaldata da un treno, invece è già trascorso un mese e questo settembre assurdo sta già paurosamente per finire, ed io non ho ancora fatto o iniziato molte delle cose che mi ero prefissata di fare.

Sembra ieri quando con molte difficoltà, paure e notti insonni (che aimè, ancora mi fanno compagnia), prendevo la decisione di staccare dalla mia vita lavorativa precedente e ributtarmi a capofitto nelle mie cose e nella mia vita con te. Ovviamente, come da copione, non sento quasi più molti dei miei vecchi colleghi né sono arrivati più lavori. A volte me ne dispiaccio, pensavo di aver lasciato un segno e che si sarebbe sentita la mia “mancanza”, ma nel lavoro va così, in fondo siamo tutti rimpiazzabili, bene o male. Nonostante le difficoltà e le incertezze, il contributo inps che man mano si assottiglia, sono sempre più convinta della decisione presa e che quella vita, non faceva più per me.

Sembra ieri in cui mi ero fatta mille progetti sui tanti progetti che mi avrebbero aspettata e in parte sì, è andata così. Ma poi è arrivata una pandemia e tutto è rimasto sospeso per un po’. Ora, che tutto il mondo ha deciso che occorre andare avanti, io come sempre annaspo.

Ma per fortuna non sono sola. E per fortuna, grazie a te, nonostante il mio ipercriticisimo e le mie severità, so che nonostante tutto non sto perdendo tempo. Perché il tempo che mi sottraggo, a parte le rare volte in cui cado in coma sul divano, lo stiamo passando insieme e facciamo un sacco di cose. La verità è che spesso, mi sento in colpa di dedicare troppo tempo a te… pensa un po’. Perché nella società di oggi, in cui bisogna esser sempre madri super performanti, che incastrano alla perfezione carriera e genitorialità, ho scelto che preferisco stare con te. Guardare un cartone, passare le ore al parco, i risvegli lenti, i giochi. A volte mi annoio certo, ma quanto sono serena con te – quando riesco a metter da parte il senso di colpa e la costante paragonite con i successi altrui – mai prima.

Hai, abbiamo avuto la sfortuna di capitare in un anno in cui ciò che sembrerebbe più normale, come andare a scuola e stare con altri bimbi, diventa una scomessa troppo pericolosa, che non ci sentiamo di giocare. Ma al contempo stare insieme, sembra quanto di meno pedagogico di sempre.

Ma io vedo la tua serenità, i tuoi sorrisi, i tuoi abbracci, i tuoi cambiamenti abissali per una bimba di questa età e penso che forse tutto sommato, male non stiamo andando.

In questa ennesima riorganizzazione, troverò il modo di ripartire anche io, in qualche modo lo sto facendo, ma se non riesco a vedere i miei successi, dovrei cercare di specchiarmi di più nei tuoi occhi e trovare lì tante risposte.

Ritroverò, prima o poi, la forza di ritornare a fare cose che ancora mi spaventano o rimando, di non cedere all’accidia e rimettermi un po’ in forma, di ascoltare il tuo sonno sereno e ritrovare il mio.

La verità è che questo mese lo vivo per la prima volta di passaggio, accetto la sfida della lentezza e dei tuoi tempi, per provare a ripartire con più slancio poi. Ma tu intanto, non smettere di crescere, così meravigliosamente libera e felice. Anche se tenerti in braccio è sempre più faticoso e forse tra poco non ci riuscirò più e invece mi sembra ieri che eri così piccola e sempre attaccata a me da non farmi respirare. Cresci, ma tienimi ancora un po’ stretta a te. Auguri amore mio.

Salvation is (not) free

Ultimo (credo) viaggio in treno di questa estate particolarmente vacanziera che sembra non finire mai.

Siamo agli ultimi strascichi, vicini vicinissimi al solito giro di boa di quella piaga che è il compimento degli anni e l’avanzare della vecchiaia, che ogni anno ci allontana sempre un po’ dai progetti insoluti, dalle cose non fatte, dal vorrei potrei ma poi non accade mai. E dopo una lunga “pausa” dalle angosce pandemiche, ecco riavvicinarsi lo spettro di un nuovo lockdown. Ed io, che in tutti questi mesi mi sono ancorata ad un insolito ottimismo, inizio a vacillare.

Era abbastanza prevedibile che l’estate, i viaggi, lo spostarsi, i dati apparentemente incoraggianti, la coglionaggine e il menefreghismo italiani, sortissero una recrudescenza. E forse forse, scemando l’estate, siamo ancora in tempo ad arginare il salvabile. Tuttavia, l’autunno si avvicina e niente fa presagire che tutto possa andare bene e tornare alla normalità. Ancora, purtroppo no.

Quindi, dopo un’estate piacevole, ma via via sempre più faticosa visto l’avanzare galoppante dei terrible twos della mia gnappa, inizio sempre più a capire che, purtroppo, la scuola a settembre sarà solo un miraggio.

Perché anche ammesso che riparta, e boh possa durare, purtroppo temo sia il momento di prender atto dello stato di forza maggiore – la salute first of all – e accettare quella vocina petulante da mammina dal perenne senso di colpa che no, forse stavolta davvero – ancora – non è il caso. E vedere quanto la mia bimba ami e cerchi i suoi coetanei, mi spezza il cuore.

I dubbi e i pensieri si affestallano di continuo nelle notti più calde… che fare? Provare? Vaccinare? Aspettare e nel frattempo comunque pagare la salata retta del nido in attesa di un miglioramento? (Tipo il mio abbonamento in palestra che rimane lì, pagato a vuoto…) con l’angoscia poi che con la mia condizione lavorativa, c’è la stragrande possibilità che non venga poi neanche ammessa alla scuola d’infanzia pubblica.

Senza contare che se continua così l’associazione potrebbe di nuovo non riaprire, e io non avere di nuovo nessun’altra valvola di sfogo lavorativo che non sia l’online. Non posso pensare ad un lungo autunno/inverno h24 con mia figlia, sempre, con quella routine svizzera da incubo – colazione, passeggiata, pranzo, ninna, merenda, parco, bagno, cena, ninna – e in più con lei in questa fase di capriccio continuo.

Non posso pensare di dover tenere in stand-by – ancora – tutti i miei progetti e la voglia di rimettermi in gioco perché il tempo scorre sempre più.

Ma, purtroppo, siamo capitati in questo girone dantesco imprevedibile, che opporsi all’ovvio oramai assume un sapore sempre più ridicolo.

Per cui, forse quest’anno per la prima volta vorrei che questa estate, e l’illusione di farcela, non finisca mai. Che non arrivino le pioggie, la stagione del chiuso, i maglioni e i cappotti. Che non arrivino settembre, le decisioni, la certezza che non potrai – ancora per un po’- riavere te stessa e il tuo tempo.

Respirerò a pieni polmoni questi ultimi 4 giorni di stacco e – forse – di notti senza sonniferi, per fare scorta di bellezza, energia, positività, forza, coraggio da tirare fuori al momento del bisogno.

Sì, 4 giorni per la salvezza. Me li merito.