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Tuttapposto

Rompete le righe, si ricomincia, quasi. Da lunedì tutto dovrebbe ricominciare. Molti tornano a lavoro, riaprono negozi, ristoranti, bar, musei, parrucchieri ed estetisti (soorattutto) quasi ogni tipo di esercizio commerciale. Si rivedranno gli amici, oltre che i congiunti. Tutto può e deve ricominciare. A parte le scuole e i centri culturali, praticamente il centro verso cui ruota la mia vita. Insieme ai viaggi, anche quelli per il momento bloccati.

Da una cauta fase due mi sembra che siamo già belli che proiettati verso una fase 10. E forse è giusto così visto che questo allentamento, legalizzato da 10 giorni, era già abbastanza in atto e non sembra ancora ci siano state gravi conseguenze. I dati sono buoni, secondo i capoccioni. Certo ci sono ancora circa 200 morti e 1000 contagi al giorno ma va bene così. Deve andare bene così.

Io sono piuttosto disorientata. In bilico più che mai tra una voglia di normalità e vecchie abitudini (passeggiate, nonni, caffè, aperitivi, vacanze) e un intorpidimento di fondo, un senso di freno ai blocchi di partenza, dopo che qualcuno ha già bello che sparato lo Start. Sono molto contraria a tutta quella prosopopea del niente sarà più come prima perché sono invece convinta che al prima ci si tornerà sicuramente, come già accaduto dopo guerre e pandemie. Non si vivrà per sempre muniti di guanti e mascherine, distanti, allarmati. Prima o poi torneremo ad avere mani sporche. Certo, chissà quando.

Tra l’altro, in città notoriamente zozze come Roma, l’uso dissoluto di questi dispositivi non farà altro che sporcare ancora, come i tappeti di guanti che già inonandano nel mio quartiere.

Io con la mascherina già non respiro, pertanto rivendico la possibilità, che dà il decreto, di non usarla all’aperto se non in stretta vicinanza a qualcuno. Chi corre e va in bici ha il diritto di non indossarla, per me che il mio sport è camminare, anche a passo spedito, c’è anche questa clausola.

Mi sarebbe piaciuto girare anche a me per la città deserta e vedere il centro finalmente libero e farmi una bella foto ricordo di piazze finalmente libere da caos, taxi, bancarelle… ma è proprio bello ricordare questa cosa? Non so. Al momento mi interrogo sulla quotidianità più a stretto giro. Tornerò dal parrucchiere per forza perché sono indecente, ma devo trovare il modo di dilazionare questi trattamenti, anche perché senza aria condizionata già so che morirò.

Finisce l’era degli adorati aperitivi a buffet, ma al ristorante non credo di tornare a breve, mentre il caffè tornerà ad essere un rito irrinunciabile. Le vacanze saranno un grosso enigma, ma sicuramente non andremo lontano e mi mancherà tantissimo visto che sono le più grandi occasioni fotografiche per me, e questa cosa mi rattrista assai. Cerco di rimettere mano al mio archivio e rivedere i miei posti- tra l’altro abbastanza Covid free – mi mette una grande malinconia.

In palestra anche non tornerò a breve, visto che della sala pesi frega poco e mi dispiace perché ero riuscita a riprendere un buon ritmo. Ma ho iniziato a seguire delle lezioni online e mi trovo bene anche così, quindi anche questa potrebbe essere una spesa che prima o poi eliminerò. Basta essere costanti. Purtroppo nonostante le buone intenzioni iniziali, questa quarantena mi ha regalato un chilo e mi scoccia assai visto che anche in questo caso, pre Covid ero riuscita a fare una buona dieta e il peso pre-gravidanza era vicinissimo… quindi sarà necessario un altro periodo di stecchetto dato che, mi sembra alquanto sicuro, il mare quest’anno non me lo leverà nessuno. Tanto sudato mare.

L’arte del procrastinare

Sono maestra, lo ammetto. Procrastino ergo sum, potrei tranquillamente farlo come mio motto.

Da settembre, mese della mia “nuova vita”, posso fare un lunghissimo elenco (di 5 mesi quindi) di cose che ho e sto procrastinando. (Per quanto questo elenco potrebbe retrodatarsi a mesi se non anni or sono):

– tornare in palestra: mi sognavo oggi già bella che in forma e fisicata. Il mio progetto era lasciare Vittoria al nido e poi correre alla lezione in programma. Tralasciando il mese – ebbene – di inseriremento e le seppur svariate malattie di vitty, è ufficiale che stia procrastinando questo momento – che mi costa anche caro. Non ho ripreso ad allenarmi in casa, niente di niente. Mi ero data come ultima deadline febbraio… spero davvero! Se non voglio passare un’altra estate con il costume intero che manco mia mamma (che va regolarmente ad acqua gym).

– la dieta. E prima l’allattamento, e poi le nottate e la stanchezza e poi la botta di tornare a lavoro, e poi la decisione di licenziarmi, e poi l’estate e poi il ritorno al locale e poi vabbè provo con i massaggi e i fanghi e poi le feste… insomma, calcolando anche il punto di cui sopra, se non è l’una almeno l’altra. Devo darmi una regolata! Ma ci sono talmente tante variabili che rendono questa decisione così ostica che temo sarà rimandata ancora.

– le sigarette. Dovevo smettere dopo l’estate. Poi dopo il compleanno di mia figlia. Poi dopo le feste. Poi ogni pacchetto mi dico essere l’ultimo. Ma anche in questo caso, le variabili tipo sono grassa, non so dove sto andando, sono nervosa, non ce la faccio, non mi va, non mi fanno smuovere. Ma questo è l’imperativo che davvero mi preme più degli altri.

– lo studio. Là certificazione google, il facebook marketing, i seminari sulle fotografe, un mio corso. Arranco. Sto a fatica studiando un libro, poi mi si frappongono sempre mille cose e finisce sempre in fondo all’elenco. Eppur qualcosa si muove.

– la fotografia. Risistema gli archivi, rimetti mano ai tuoi progetti più importanti, edita, postproduci (o fai postprodurre), trova un nuovo progetto. Anche qui qualcosa si muove, e quando si muove… sono anche belle soddisfazioni, che però mi fanno anche rosicare di quanto invece dovrei e poter fare di più. Per ora, sfioro a mala pena la sufficienza.

– la casa. Ci sono diverse cose da da sistemare, più di tutte le foto – anche qui, che incubo- che vorrei stampare e attacare e tante piccole cose. È sempre stato un mio pallino ma da quando sto più a casa, la casa assorbe gran parte delle mie energie, seppur spesso invano. Ripulisci, risistema, con la bimba in giro ovunque passo almeno le prime ore del mattino a rassettare. E questo mi fa pensare: ecco dovrei fare questo, dovrei comprare quest’altro, buttare questo, cambiare quello. Ma ho almeno una cantina decente, ora.

Insomma, i mesi volano e da settembre- in cui mi ero data un po’ di tempo per rifiatare – si è aperto un varco temporale che mi ha catapultata 5 mesi dopo con l’impressione, forse in parte eccessiva, di essere in alto mare su un sacco di cose, che non mi è più permesso dondolarmi avanti e indietro tra una canzone, un filmetto, un bruttone (leggasi episodio law and order) e mille pensieri.

Stai concentrata sui tuoi obiettivi Anais, mira in alto e chiudi la guardia, cazzo!

Un decennio fa

Ridendo e scherzando, questo capodanno inizierà un nuovo decennio e ne porterà via uno ricco di tanti cambiamenti, oltre che i miei 30 anni.

Andando più o meno in ordine, ecco cosa può accadere in 10 anni:

– ristrutturazione casa e inizio della convivenza

– la mia prima macchina

– un matrimonio

– la mia prima (e unica) volta negli States, in un viaggio indimenticabile

– l’apertura dell’associazione e l’inizio della mia nuova attività

– tre/quattro anni da fotografa di matrimoni

– le mie prime dimissioni e l’inizio del mio nuovo lavoro da copywriter

– il mio primo (di una lunga serie) viaggio nelle Repubbliche baltiche che mi hanno rubato un pezzo di cuore

– un indimenticabile viaggio a Cuba

– diverse macchine fotografiche e un quantintativo incalcolabile di foto

– una dieta indimenticabile che mi ha fatto tornare ad indossare (per qualche tempo oramai lontano) una taglia 40

– festeggiare 10 anni di fidanzamento e poi anche 10 anni di convivenza

– una seconda ristrutturazione e un semi trasloco

– svariate bottiglie di vino e pizze

– il mio primo ebook e una lista lunghissima di libri

– una gravidanza e un bambina

– le mie seconde dimissioni

– il mio terzo ricominciare

Sembra che in questo decennio, le attività più importanti si siano concentrate all’inizio e alla fine, di contro a tanti anni che onestamente non hanno lasciato nulla di memorabile (cosa cazz ho fatto dal 2014 al 2018??!). Quindi, se la vita è fatta di corsi e ricorsi, teniamoci pronti a questo 2020, chissà cosa accadrà!

Stand-by september

Questo mese è stato completamente risucchiato da Vittoria. Non che i mesi precedenti non lo siano stati, ma tra inserimento al nido – e conseguenze connesse – compleanni, attaccamenti, non c’è stato molto tempo per me. Nonostante anche per me si sia trattato di un nuovo inizio, ma quasi non ho avuto il tempo di rendermene conto. Non lavoro più in agenzia, dove ho passato gran parte del mio tempo e di me stessa, negli ultimi 7 anni. E quasi non me ne sono accorta.

Forse da lunedì, quando forse dopo 3 lunghe settimane di inserimento e giornate interrotte, mi troverò all’improvviso sola, arriverà la botta. Sola senza dover chiedere a qualcuno di aiutarmi, di guardare la bambina. Saremo tutte e due sole – oddio lei sicuramente non proprio sola ma senza di me. E io senza di lei. Con la mia nuova vita davanti.

Vita che comunque ho dovuto trovare il modo di mandare avanti, perché per la mia nuova attività ” a tempo pieno” anche questo mese è stato cruciale. Vita da riorganizzare. Sette anni sono tanti. In realtà anche nella mia precedente vita universitaria ci sono andata quasi vicina. Ai 7. Si vede che più che la vita matrimoniale – per fortuna – è la mia vita lavorativa ad andare in crisi dopo 7 anni, per motivi diversi, certo.

Sento ancora i miei colleghi, ci siamo anche rivisti per lavoro e spero vivamente che tutto ciò non si interrompa, eppure quella vita mi sembra già così lontana. Avulsa. Credo di aver fatto tanto in questi 7 anni e di aver raggiunto buoni risultati, eppure ora non serviranno più a nulla. Ero qualcuno, servivo a qualcuno. Il mio lavoro contava, piaceva, funzionava.

Ora, Nuove persone arriveranno al posto mio, anzi ci sono già, faranno il mio lavoro, anche se in modo diverso, e io a quel mondo non apparterrò più e dovrò ricrearmi una vita mia. Oltre Vittoria, che ora è il mio perno. Perché da lunedì ci separeremo per un bel po’ ma paradossalmente saremo più vicine di prima.

Io, sarò più vicina di prima perché ho riorganizzato la mia vita per poterle stare più vicina. Non tanto con il tempo ma con la mia presenza mentale e affettiva. Perché prima non c’ero per bene, non come ora che ho scelto un percorso che credo, nonostante le difficoltà, mi farà stare meglio e quindi più vicina, più presente a me stessa e di conseguenza, a lei.

È una fase impegnativa, cresce e chiede molto ma è meraviglioso esserci ed essere testimone presente di tutti questi cambiamenti.

Ma da lunedì dovrò e potrò pensare anche un po’ a me. A rimettermi a studiare per migliorare, a rinventare il mio lavoro e fare in modo che vada avanti. A rimettermi in sesto, anche fisicamente.

Ottobre, dovremo fare un sacco di cose insieme!

Nuovi inizi

Anche se il caldo pare ancora non demordere, e mai come quest’anno ne ho sofferto le conseguenze, questo agosto è finalmente finito. Domani sarebbe stata per me la giornata peggiore, quella del grande ritorno… invece settembre quest’anno è il mese del mio ultimo stipendio fisso e poi inizia la mia nuova vita da freelance.

Tanta paura, tanta stanchezza ancora che non mi fa avere la grinta che dovrei avere per affrontare le mille sfide che mi aspettano: la riorganizzazione della mia vita e del lavoro, burocrazia compresa, una dieta seria, smettere (di nuovo) di fumare. Ma soprattutto, iniziare la grande avventura del nido.

È stata un’estate stanca e faticosa, nonostante la bellissima pausa baltica – di cui spero di trovare il tempo di parlarvi – e questi 40 si sentono tutti.

Ma sono caldamente ottimista e intanto, nonostante la classica nostalgia da fine vacanze, mi godo la prospettiva di un lunedì meno lunedì del solito.

Rediviva

L’oroscopo. Quanti di noi, che ci credano o meno, impennano le letture di oroscopo sotto l’ombrellone?
Io purtroppo sotto l’ombrellone ancora non ci sto, ma oggi mi sono imbattuta nell’oroscopo di Bob Brezsny, che nonostante sia seguito da molti io non leggo mai perché non leggo gli oroscopi che mi mettono sotto il segno della vergine, e oibò, sono scesa dalla sedia:

Godiamoci un momento di profondo silenzio in onore delle tue illusioni defunte. Erano solo miraggi, pieni di malriposto idealismo, dolce ignoranza e innocenti equivoci. Per quanto generose, emanavano una bellezza agitata che ispirava coraggio e inventiva. Adesso che si sono dissolte, queste illusioni cominceranno a servirti di nuovo, trasformandosi in fertile concime per la tua prossima grande produzione.

Ah, quante ma quante illusioni defunte, che ancora pungolano ogni tanto in parti del corpo sparse. Tipo ieri, che sono stata per la prima volta al Globe Theatre a vedere Molto rumore per nulla, e come ogni (rara) volta che vado a teatro mi sono ricordata di quanto mi piaccia e mi faccia emozionare, di ogni anno in cui mi sono ripromessa di andare più spesso o addirittura di segnarmi ad un corso di teatro, che avrei sempre voluto fare.

E queste illusioni però sono sempre lì e infatti negli anni concimano, concimano, fin quando prima o poi una pianticina esce fuori e allora lì sta a noi coltivarla ben bene e proteggerla. E magari farne uscire delle altre. Che niente nasce già grande ma tutto può crescere.
E quindi tiriamoci su le maniche e imbracciamo tutti gli strumenti del caso che qui bisogna produrre per bene.

Però riparliamone dal 2 settembre, ora vi prego, vi scongiuro… che queste ultime 4, 5 ore che mi separano dalla vita passino presto, poi per 3 settimane non voglio pensare a niente, a niente che sappia di futuro né tanto meno di passato ma godermi questo presente speciale.

Ricominciamo?

Inizio questa ultima settimana di lavoro con pressione ed energia sotto le scarpe (e un fastidioso mal di pancia). Davvero, non ce la faccio più, sono al limite, ad un limite di saturazione/batterie scariche che davvero pensavo di non raggiungere mai.

A 10 e poco più mesi dall’arrivo di Vittoria, posso tirare un piccolo bilancio e dire che ce la sto facendo ancora un po’ poco e sono sempre più dell’idea che il primo anno delle mamme – ovviamente per chi vuole – dovrebbe essere un periodo sacro in cui potersi dedicare solo a riprendersi da una delle esperienze più devastanti (nel bene e nel male) di una donna e da un compito difficilissimo che è quello di iniziare a crescere un piccolissimo essere umano, il cui imprinting, ne sono sicura, resterà nel suo modo di essere al mondo, anche verso gli altri, per sempre.
Ci sono donne che ce la fanno di più o meglio o tengono più botta (o fingono meglio)… o perché sono più giovani, o più resistenti, o più motivate o resilienti… altre che fanno più fatica. I motivi possono essere ennemila, da una gravidanza difficile o vissuta senza risparmiarsi un secondo (o lavorando fino al giorno prima) a un parto e post parto lunghi e complicati, ad allattamento o trauma da non allattamento, ormoni, notti insonni, solitudini, ansia, depressione… Francamente, rientrare a lavoro dopo 4 mesi è F O L L I A pura. Ma anche dopo 6.

Ora, dopo 10 mesi di cui gli ultimi due più tranquilli, posso dire che pian piano ci si riprende, va meglio, almeno fino al prossimo “scatto di crescita”. Penso a quanto sarei meno in riserva di tutto se in questi ultimi 6, 7 mesi non avessi dovuto di nuovo rioccuparmi di tutto + V. , l’unica cosa di cui in fondo avrei voluto occuparmi di più.

Io penso che un anno sia sacrosanto, per le mamme o i papà, per chi ne ha voglia e bisogno insomma. Tanti/e a lavoro si ricaricano, e beati loro. A me quest’anno il lavoro mi ha prosciugata, quel poco di energia che avevo ancora in circolo e mi ha poi tolto la forza per il poco resto che avrei voluto dedicare anche a me. Tipo un pò di palestra, per non continuare a vedere la pancia calata? O cucinare qualcosa di buono che mi aiutasse a tornare in forma e conseguentemente aiutarmi con l’umore?

Io non ce l’ho fatta, non del tutto. Così ho alzato una bandiera. Alt! Mi sono detta e ho detto io tutto non lo riesco più a fare. E forse non voglio più. Sembra una resa, forse un po’ lo è ma mi piace vederlo più come un punto a capo. La fine di un bel capitolo e l’inizio di una nuova storia. O, forse, più un “dove eravamo rimasti”. E un atto più coraggioso, forse, che un arrendersi.

Questa sarà quindi l’ultima mia settimana da “dipendente”, da settembre, all’alba dei miei 40 anni, proverò a incanalare tutte le energie rimaste nei progetti a me più cari: mia figlia e la mia attività.
Se avessi avuto un anno per riprendermi e riordinare tutte le idee e le forze, avrei preso questa decisione? Sinceramente non saprei… davvero.
Ma, ora, sono contenta di averla presa.

Da settembre, stavolta si (ri)comincia davvero.

Una lunga estate crudele

In omaggio ad una delle simpatiche serie che amo leggere soprattutto in questa stagione, questa estate sembra non finire mai e ogni giorno, ogni grado che si innalza nel termometro, è un macigno di portare avanti manco fossi una Sisifo dei giorni nostri.
Forse ho rimosso i mesi della gravidanza, e non credo, ma quest’anno il caldo è davvero opprimente e rende tutto ancora più faticoso. Sarà tutto il nuovo anno in tre sulle spalle, ma quest’anno le vacanze, posticipate di una settimana, sembrano non arrivare mai. Ancora 12 lunghissimi giorni di corse ad ostacoli tra un ultimo brief e l’altro, ad anticipare l’anticipabile, una folle corsa a chi può lavarsene prima le mani.

La piccola Vittoria non è ancora mai andata al male e ovviamente, come tutte le madri da manuale, mi sento in colpa. Non tanto perché, aimè, a luglio oramai si lavora sempre e qui fa sempre più caldo ed è troppo piccola ancora per lasciarla un mese intero sola al mare con i nonni, ma perché forse nel fine settimana dovrei fare uno sforzo in più ma il caldo, di cui sopra, il traffico, il problema di dividere case piccole con mille parenti, ci hanno piazzato in pianta stabile a Roma. E quando potevamo partire, come da manuale, è stata male lei.

Sarà l’ennesima estate in cui fallirò la prova costume, più che mai e nonostante una folle ultima corsa alla perdita di qualche chilo nutrendomi di orride barrette pesoforma a pranzo, per poi comunque sfondarmi di aperitivi la sera. Perché in questa crudeltà quest’anno ci concediamo più piccole uscite preserali, principalmente nel quartiere, per evitare di accendere fornelli e per la poca pochissima voglia di cucinare.

È l’estate in cui sono più cadaverica dell’inverno, perché sono riuscita ad andare in piscina sì e no due volte e infatti la tentazione di ricorrere alle lampade, anche per non ustionarmi in quei soliti 4-5 giorni di mare che farò, è tanta.

È l’estate in cui ricomincerò a fumare… perché sono ansiosa, stanca, annoiata, nervosa, preoccupata e tentata e ho talmente tante cose da dover fare bene che quando è così una cazzata la devo fare sempre. Vedremo.

È l’estate senza serie tv e maratone, perché sono talmente stanca la sera che appena Vic si addormenta, quasi seguo a ruota ma è anche l’estate in cui ho ripreso a sentire un sacco di musica.

È l’estate in cui compirò 40 anni, aimè anche qui, e si sapeva e tanto non cambia niente perché oramai mi sento vecchia dentro ed è tutto in declino. Sic.

È l’estate in cui riabbraccerò l’est e riprenderò in mano una macchinetta fotografica.

È l’estate che anticipa un grande cambiamento, drastico, spaventoso ma bellissimo e che forse tutto sommato non vedo l’ora che finisca proprio per ricominciare (da dove avevo lasciato, in fondo…).

Ma soprattutto è la prima estate con mia figlia, ed è davvero crudele che, al 24 luglio, ancora non sia riuscita a godermela fino in fondo, in vacanza e senza pensieri, solo con lei.

Cccccchanges

Quando ti capita di vivere grandi cambiamenti nella vita, un cambio lavoro, cambio città, cambio compagno o, come nel mio caso, quasi un cambio “status”, ti rendi conto come a corredo, cambino anche tutte le piccole cose che ruotano intorno a te o a quell’evento e anche equilibri che pensavi consolidati da anni, improvvisamente iniziano a vacillare.

E lì arriva la sfida che sta a te accettare o meno o decidere come viverla. Sei una persona a cui i cambiamenti piacciono e vivi ogni diversità come nuova opportunità oppure fai fatica ad abituarti?
Io onestamente ancora non capisco in quale schiera collocarmi. In passato ad esempio, quando ho cambiato drasticamente lavoro devo ammettere che non ho avuto grandissime difficoltà a prendere questa decisione ma abituarmi al nuovo lavoro nonché al nuovo ambiente non è stato subito facile. Ecco forse io ho più problemi con le persone rispetto alla pratica di una attività, per quanto conoscere bene un lavoro o una professione può essere noioso ma anche molto rassicurante.
Pensiamo a come la fotografia digitale abbia stravolto tutto il mondo della fotografia, internet il mondo della tecnologia digitale, il cellulare il modo di stare in contatto, sti male/benedetti social il mondo della comunicazione (e delle relazioni).

Ogni piccolo ecosistema ha le sue regole, scritte o non scritte e ogni cambiamento provoca piccole e grandi scosse che a volte non sono neanche percepite, in altri casi necessitano giorni, mesi o anni per assestamenti. Talvolta non ci si riesce più ad assestare, crolla un po’ tutto allora forse vale più la pena buttare giù tutto che provare a reggere con precarie stampelle.

Il cambiamento è una leva fondamentale nella vita altrimenti non ci sarebbe evoluzione e crescita per nessuno. Ma io spesso faccio davvero fatica e in questo mi faccio un po’ tenerezza. Ci sono “cose”, abitudini, luoghi, rituali, comportamenti a cui mi affeziono o aggrappo con forza e vederli doverli cambiare mi fa destabilizza, a volte così tanto che non mi riprendo più, o molto difficilmente.

Ora è uno di quei momenti in cui nella mia vita stanno cambiando un sacco di cose. Molte già, altre lo staranno per fare. L’arrivo di un figlio, lo so sono banale, ma si porta dietro una valanga di cambiamenti che a mio avviso sono troppi anche per chi è abituato, figurarsi per una come me.

Cambi tu, il tuo corpo, i tuoi bisogni, i bioritmi, le priorità. Cambia la vita di coppia, la vita nelle famiglie coinvolte, i rapporti con gli amici, con i colleghi, con il lavoro. Ti sembra di esserti allontanata solo per pochi mesi eppure sono sufficienti per far sì che tutto un micro universo attorno a te cambi e tu, già provata dal particolare momento storico che stai vivendo, dalla stanchezza, dal sonno, dal sentirsi diversa, arranchi a stare dietro a tutto.  A volte ci vuole una vita per cambiare tutto, e forse non basta neanche quella, a volte pochi mesi e niente sarà più come prima. Tu non sarai più come prima.
All’improvviso sembri quasi trasparente per alcune cose, troppo ingombrante per altre, o come ti muovi, ti muovi male.
Tutto sta a capire se va bene così.

Di ritorni, rimpianti e nostalgie

È un periodo frenetico e carico di cose da fare. A lavoro, salvo che esco qualche ora prima, sono tornata a pieno ritmo… diversi progetti in corso e anzi, dovendo lavorare meno ore, praticamente non mi fermo mai. Il che è meglio perché ho trascorso i primi mesi di rientro piuttosto scarica e le giornate non passavano mai e mi ritrovavo a pensare continuamente a mia figlia e a guardare le foto sulla gallery del cellulare.

Sta finendo la stagione dell’associazione, una stagione strana perché credo sia stata la prima che fondamentalmente ho seguito totalmente a distanza. Staccando del tutto praticamente mai, ma fisicamente sono rientrata per la prima volta ad un evento qualche settimana scorsa ed era quasi un anno.

Mi manca tantissimo stare lì più spesso. Credo sia davvero la mia seconda casa, uno dei posti in cui mi sento più libera e a mio agio in assoluto, e sentirmici quasi un ospite mi fa un effetto strano. Non conosco praticamente nessuno studente quest’anno, anche se già da prima era sempre più difficile poterci essere di più. Di fatto, mi ritrovo a fare per il wsp le stesse cose che faccio per i clienti di agenzia: la comunicazione.
Mentre se chiudo gli occhi e potessi esprimere un desiderio… beh io vorrei stare sempre lì. Anche se cè puzza, se c’è muffa, se è piccolo, se è scomodo e il vino non è un gran che. Se dovessi scrivere un libro anzi, in tutti i libri che non ho mai scritto ma ho pensato, la mia protagonista avrebbe un posto così.
Mi manca fare foto, anche se quasi meno della vita lì. Forse perché nella fotografia è tanto che non ritrovo più quella leggerezza di un tempo. Perché quando finisci in alcuni giri devi prendere tutto sul serio quasi per forza e si rovina un po’ tutto.

Però era bello fotografare, tanto, sempre, fare quelle foto lì, quelle foto mie.
Tirando un pò le somme, quando ti ritrovi ad avere così poco tempo per te stessa, mi chiedo cosa mi manchi di più di quel mondo lì, quel mondo da cui tutto poi nella mia vita è cambiato per sempre. Si può dire che è dalla fotografia che sono partita per diventare poi mamma, visto che è in questo mondo che ho conosciuto mio marito.

Vedere persone vicine che vanno avanti, che cela fanno, che hanno fatto una scelta una volta per tutte o che riescono semplicemente a conciliare di più le cose, mi punge un pò. Mi chiedo cosa sia mancato in me per avere la stessa… determinazione? capacità? tigna? fortuna? soldi? fiducia in me stessa… o in quello che stavo facendo?

Non lo so, è  tutto un rimettere le carte in tavola questo periodo, le mischio e le rimischio ma non riesco mai a chiudere una partita.

E poi però c’è l’asso.