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Buona sera

Questo maggio arriva di sottecchi, già pieno di cose e con una bombola dell’ossigeno quasi al limite. Non avrei mai immaginato che, nonostante tutto, questo anno sarebbe stato così intenso. Sono sfinita ma al contempo anche contenta e soddisfatta per le tante cose che stiamo e sto facendo.

I corsi stanno andando, siamo riusciti ad essere ammessi alla scuola dell’infanzia statale, ho venduto le mie prime creazioni di orecchini (sì, la notte ogni tanto mi lancio nel fai da te pecione di gioiellini), siamo alla ventesima ripetizione di Frozen, siamo in zona gialla e tutti i nonni sono vaccinati, ho i capelli lunghi e di nuovo biondi, ho rivisto i miei amici ed è arrivato anche un nuovo piccoletto, cuginetto acquisito, per Vittoria.

Ho anche deciso di iscrivermi ad un corso per me, per provare a tirare le fila dei miei tanti viaggi nei paesi baltici, anche se sarà una fatica non indifferente, e rivedere le tante foto fatti negli ultimi 10 anni un po’ mi ha gasata un po’ messo malinconia perché davvero quei luoghi del cuore mi mancano tantissimo e vorrei poterci tornare anche domani. Viaggiare, in leggerezza, quanto mi manca… e se penso che dovrà passare un altro anno mi viene da piangere.

Ma Stasera, in una delle rare serate libere da lavoro e lezioni, abbiamo improvvisato un aperitivo casilingo e mi godo il sole che tramonta sul mio terrazzino pseudo-pulito.

Stasera mi sento bene, nonostante il mal di testa che mi attanaglia da mesi e quindi tutta una serie di visite che mi aspettano in questi mesi. Sono state settimane un po’ difficili, stress, stanchezza, oramai gocce fisse per dormire senza ansie… davvero in questo periodo la stanno facendo da padrone, ma mancano questi ultimi due mesi pieni e poi forse tireremo un po’ di sospiro. Mi manca lavorare al locale, quello sì, incontrare gente, chiacchierare, bere in compagnia parlando di foto e nelle serate più nere penso che questo potrebbe non tornare più e mi manca l’aria perché ho scommesso tutto su questo e se deve andare male non può e non deve essere per un motivo così assurdo!

Comunque, mi aspetta giustappunto l’ennesima replica di frozen… dio quanto mi piace questa mezz’ora di cartoni la sera!

Pausetta

Ho letto una frase in questi ultimi giorni che riportava un vecchio adagio, credo, che per far passare una pandemia ci vogliono un Natale e due Pasque… So, spero tanto sia vero.

Qui al momento non mi sembra proprio che le cose vadano meglio, questi numeri mi sembrano sempre altissimi e assurdi e non capisco cosa altro si possa fare. Anche se, onestamente, queste giornate mi sembrano tutto fuorché rosse.

Io ho solo progetti a breve termine, ossia cercare di fare questi 3 giorni di assoluto detox lavorativo e informatico. Il mac giace scarico sulla scrivania e lì deve rimanere un po’. È stato un altro mese da urlo, stanchezza, nervosismo, mal di testa che non mi hanno dato tregua nonostante le punture, notti insonni e risultati che tardavano ad arrivare nonostante l’impegno. Sono stata lì lì dal mollare e dirmi basta ora mi fermo e vaffanculo fino all’autunno… è troppo dura così. Poi le cose sono andate un po’ meglio, si poteva ottenere di meglio ma credo che oggi ogni risultato sia da considerarsi una vittoria. Siamo ancora a galla e fino a giugno dovrei lavorare, colori permettendo.

Ho altre idee, altri progetti ma davvero penso di aver raggiunto un livello di stanchezza (due sessioni e più di 20 corsi da promuovere a distanza di un mese non sono proprio pochi…) e saturazione rari. Mi sogno annuncio e algoritmi, grafiche e titolazioni. Più la bambina a casa, la casa da sistemare che è sempre tutto un casino, un continuo mischiarsi di giochi, cibo, nuvole di polvere e peli di cane, computer, hard disk e libri in ogni dove. Sono incappata in alcune foto mie vecchie, mamma mia che voglia di riaprire tutto, rivedere e riorganizzare tutto alla ricerca di ricordi, momenti di felicità assoluta e qualche gioiello che sono sicura essere nascosto in qualche cartella. Che voglia di ripartire o ritornare.

Sto cercando di finire un corso di post-produzione, sto studiando ad un mio nuovo progetto, ma credo da settembre, sto ri-ingrassando (un mio grande classico, che più si avvicina la stagione in cui ci si scopre, vanifico i sacrifici invernali). Ma questo aprile spero soprattutto che sia più un dolce dormire. Ne ho troppo bisogno.

Buona Pasqua amici di Anais.

Il 2020 ha fatto anche qualcosa di buono

Qui continua a piovere a non finire, così per tirarmi un po’ su di morale voglio ripensare anche alle cose belle dell’anno trascorso, perché sarebbe ingiusto non riconoscerle.

La fotografia

Sicuramente questo è stato l’anno dell’innomaramento con la fotografia urbana. Facendo di necessità virtù, mi sono avvicinata con più cognizione questo tipo di fotografia, che facevo principalmente in viaggio, e ho riscoperto la mia città. E siamo riusciti a coinvolgere anche alcuni studenti, e così quest’anno mi sono anche riavvicinata con piacere all’insegnamento. Ho approfondito e acquistato libri nuovi. Ho fatto foto, purtroppo sono riuscita come sempre a vederne e sistemarne solo una piccola parte, quindi spero prossimo anno di rimediare e farmi sto benedetto corso di post-produzione.

Quest’anno mi ha regalato anche qualche piccola soddisfazione a diversi concorsi fotografici a cui ho partecipato. Niente di particolarmente grosso anche se su un paio ci sono andata più vicina e ne sono contenta. Ho partecipato sempre con le foto dei Seto, dopo il bellissimo editing che mi ha fatto la photoeditor NatGeo, e ogni volta rivedere quelle foto è un magone perché non vedo l’ora di tornare lì e aggiunere ciò che manca.

La bimba

Mai come quest’anno mi sto godendo Vitto. Dopo il primo anno “burrascoso” e faticoso, ora c’è più complicità e diventa ogni giorno più bello e complice il nostro rapporto. Certo, la stanchezza c’è sempre, a volte le giornate sono più difficili, infinite e ripetitive… farle fare cose nuove, intrattenerla, non cedere alla comodità della Tv… credo che questo tempo sia in assoluto il più prezioso perché davvero non tornerà.

La dieta

Ebbene sì, dopo due mesi di sacrifici sono finalmente riuscita a tornare al peso pre-gravidanza e anche qualcosa di meno. Una gioia infinita… purtroppo breve perché il tutto è successo poco prima delle feste e chiaramente lasciarsi andare in questi giorni è stato facile. Purtroppo ho usato fin troppo il cibo quest’anno come svago o mezzo consolatorio… a volte ci sta ma troppo spesso si rivela essere l’esatto contrario, e finisci col pagarne le conseguenze in termini di stanchezza, affaticamento. Quindi, sicuramente ingrasserò e dimagrirò di continuo in questo nuovo anno perché lo faccio da 41 anni… ma passate queste feste si torna in riga.

Le vacanze

Anche se lontane dai luoghi che più amo, e al di là di ogni aspettativa, siamo riusciti a farci delle belle vacanze. Purtroppo spesso mi faccio l’idea che la fuga o lo svago esista solo laddove si prenda un aereo… il che è vero fino in parte. Certo per me viaggiare vuol dire tanto scoprire e incontrare genti e usanze diverse dalle mie e chiaramente, più lontano vai e più questo accade. Ma oltre a scoprire c’è anche il piacere di ri-scoprire posti e luoghi cari. Quindi sicuramente tornare su in Friuli, tra Austria e Slovenia, insieme alla bimba, è stata la vera oasi pace da questo anno infame. E non sono così tanto sicura di poterlo fare l’estate prossima… chissà. Quello che credo con molta probabilità è che difficilmente riprenderemo un aereo nel 2021, quindi ben vengano se possibile, viaggi on the road.

Poi ci sono tante altre piccole cose, come la gioia e la comodità del Dyson, i capelli finalmente più lunghi (anche se ancora non come vorrei) i nuovi giochi che incantano Vitto, i primi braccialetti e orecchini fatti da me, un altro anno con Holghina, mio marito più spesso a casa e vicino a noi, vivere la mia casa. Insomma, nella tragicità di molti, credo sia fondamentale per noi stessi saper riconoscere le nostre fortune e accorgersi di quando si sta bene, perché niente può esser mai scontato.

Poi spero di parlare anche di buoni propositi… ora mi aspetta un Puzzzzlo! 😄

Intermezzo estivo

Sono sul treno che da Roma mi riporta a Tarquinia dalla mia gnappa. Ancora qualche giorno da pendolare visto che fortunatamente a Roma sto lavorando a un breve corso di fotografia urbana che mi sta dando qualche bella soddisfazione.

Il treno è strapieno, fortunatamente climatizzato, siamo tutti mascherina muniti, deo gratias. Mi guardo intorno e ancora non riesco a capacitarmi di questa situazione che ancora continuo a ritenere assurda. E soprattutto, senza possibilità di alcuna previsione.

Siamo in una estate sospesa. Tra la voglia di ricominciare, il fregarsene, la paura, il sospetto, la dimenticanza. E una pesante sensazione di una nuova crisi che possa incombere. La mia generazione è abbastanza abituata alle incertezze, su molti aspetti, in primis su quello lavorativo. Ma così è tosta davvero. Fare programmi, perché la vita è fatta di programmi, che spesso possono esser disattesi… ma non lo sai mai prima. Qui potrebbe essere quasi una certezza che tutto quanto previsto per l’autunno, possa non avere luogo. O accadere non si sa bene come.

Io continuo a mantenere lo stesso atteggiamento ottimista degli ultimi tempi perché altrimenti non riuscirei a respirare. Sono fiduciosa che si troverà il modo di andare avanti con le nostre attività in autunno o che ci inventeremo qualcosa, come fatto anche prima.

Rimane la grande incertezza sul futuro scolastico di Vitto. In questi giorni di semi relax marino, rileggevo appunti dei miei ultimi mesi lavorativi, esattamente un anno fa, di come sia tutto precipitato da subito, della mia insofferenza. Ricordo con molto affetto quel posto e mi manca, nelle persone – chiaramente non tutte – nella apparente sicurezza che ci dà il gruppo, il “posto fisso” di contro all’esporsi in prima linea a tutte le intemperie e alle incertezze, mai come in questo periodo. Eppure la serenità che ho conquistato in questi mesi, la maggiore consapevolezza di alcune mie capacità o dei miei limiti, la voglia di fare progetti, di crescere, di mettermi in gioco… sono emozioni che non provavo da tempo. È stato un anno bellissimo e intenso, nonostante tutto, e non tornerei indietro, neanche sapendo cosa mi avrebbe propinato sto 2020.

Dell’estate, che odio, prendevo il bello del viaggiare, di approfittare finaldi questo tempo per raggiungere i miei altri mondi ideali. E in questi mesi di blocco forzato, ripenso ai luoghi più cari e a dove mi piacerebbe stare: nella piazzetta di Riga, tra i canti dei Seto, su un porto sperduto, tra le dune lettoni, a rimirare il sole di mezzanotte, nel villaggio di Babbo Natale, a caccia di souvenir, russi in particolare, a scattare foto con l’illusione delle grandi cose. Ma Anche luglio sta finendo, rimane un ultimo grande mese di caldo, sudori, capelli ingestibili, pancia e ciccie che spuntano, aloni sui vestiti, un anno in più sul groppone,ma voglio godermi appieno ogni istante, senza rinunce.

Tuttapposto

Rompete le righe, si ricomincia, quasi. Da lunedì tutto dovrebbe ricominciare. Molti tornano a lavoro, riaprono negozi, ristoranti, bar, musei, parrucchieri ed estetisti (soorattutto) quasi ogni tipo di esercizio commerciale. Si rivedranno gli amici, oltre che i congiunti. Tutto può e deve ricominciare. A parte le scuole e i centri culturali, praticamente il centro verso cui ruota la mia vita. Insieme ai viaggi, anche quelli per il momento bloccati.

Da una cauta fase due mi sembra che siamo già belli che proiettati verso una fase 10. E forse è giusto così visto che questo allentamento, legalizzato da 10 giorni, era già abbastanza in atto e non sembra ancora ci siano state gravi conseguenze. I dati sono buoni, secondo i capoccioni. Certo ci sono ancora circa 200 morti e 1000 contagi al giorno ma va bene così. Deve andare bene così.

Io sono piuttosto disorientata. In bilico più che mai tra una voglia di normalità e vecchie abitudini (passeggiate, nonni, caffè, aperitivi, vacanze) e un intorpidimento di fondo, un senso di freno ai blocchi di partenza, dopo che qualcuno ha già bello che sparato lo Start. Sono molto contraria a tutta quella prosopopea del niente sarà più come prima perché sono invece convinta che al prima ci si tornerà sicuramente, come già accaduto dopo guerre e pandemie. Non si vivrà per sempre muniti di guanti e mascherine, distanti, allarmati. Prima o poi torneremo ad avere mani sporche. Certo, chissà quando.

Tra l’altro, in città notoriamente zozze come Roma, l’uso dissoluto di questi dispositivi non farà altro che sporcare ancora, come i tappeti di guanti che già inonandano nel mio quartiere.

Io con la mascherina già non respiro, pertanto rivendico la possibilità, che dà il decreto, di non usarla all’aperto se non in stretta vicinanza a qualcuno. Chi corre e va in bici ha il diritto di non indossarla, per me che il mio sport è camminare, anche a passo spedito, c’è anche questa clausola.

Mi sarebbe piaciuto girare anche a me per la città deserta e vedere il centro finalmente libero e farmi una bella foto ricordo di piazze finalmente libere da caos, taxi, bancarelle… ma è proprio bello ricordare questa cosa? Non so. Al momento mi interrogo sulla quotidianità più a stretto giro. Tornerò dal parrucchiere per forza perché sono indecente, ma devo trovare il modo di dilazionare questi trattamenti, anche perché senza aria condizionata già so che morirò.

Finisce l’era degli adorati aperitivi a buffet, ma al ristorante non credo di tornare a breve, mentre il caffè tornerà ad essere un rito irrinunciabile. Le vacanze saranno un grosso enigma, ma sicuramente non andremo lontano e mi mancherà tantissimo visto che sono le più grandi occasioni fotografiche per me, e questa cosa mi rattrista assai. Cerco di rimettere mano al mio archivio e rivedere i miei posti- tra l’altro abbastanza Covid free – mi mette una grande malinconia.

In palestra anche non tornerò a breve, visto che della sala pesi frega poco e mi dispiace perché ero riuscita a riprendere un buon ritmo. Ma ho iniziato a seguire delle lezioni online e mi trovo bene anche così, quindi anche questa potrebbe essere una spesa che prima o poi eliminerò. Basta essere costanti. Purtroppo nonostante le buone intenzioni iniziali, questa quarantena mi ha regalato un chilo e mi scoccia assai visto che anche in questo caso, pre Covid ero riuscita a fare una buona dieta e il peso pre-gravidanza era vicinissimo… quindi sarà necessario un altro periodo di stecchetto dato che, mi sembra alquanto sicuro, il mare quest’anno non me lo leverà nessuno. Tanto sudato mare.

L’arte del procrastinare

Sono maestra, lo ammetto. Procrastino ergo sum, potrei tranquillamente farlo come mio motto.

Da settembre, mese della mia “nuova vita”, posso fare un lunghissimo elenco (di 5 mesi quindi) di cose che ho e sto procrastinando. (Per quanto questo elenco potrebbe retrodatarsi a mesi se non anni or sono):

– tornare in palestra: mi sognavo oggi già bella che in forma e fisicata. Il mio progetto era lasciare Vittoria al nido e poi correre alla lezione in programma. Tralasciando il mese – ebbene – di inseriremento e le seppur svariate malattie di vitty, è ufficiale che stia procrastinando questo momento – che mi costa anche caro. Non ho ripreso ad allenarmi in casa, niente di niente. Mi ero data come ultima deadline febbraio… spero davvero! Se non voglio passare un’altra estate con il costume intero che manco mia mamma (che va regolarmente ad acqua gym).

– la dieta. E prima l’allattamento, e poi le nottate e la stanchezza e poi la botta di tornare a lavoro, e poi la decisione di licenziarmi, e poi l’estate e poi il ritorno al locale e poi vabbè provo con i massaggi e i fanghi e poi le feste… insomma, calcolando anche il punto di cui sopra, se non è l’una almeno l’altra. Devo darmi una regolata! Ma ci sono talmente tante variabili che rendono questa decisione così ostica che temo sarà rimandata ancora.

– le sigarette. Dovevo smettere dopo l’estate. Poi dopo il compleanno di mia figlia. Poi dopo le feste. Poi ogni pacchetto mi dico essere l’ultimo. Ma anche in questo caso, le variabili tipo sono grassa, non so dove sto andando, sono nervosa, non ce la faccio, non mi va, non mi fanno smuovere. Ma questo è l’imperativo che davvero mi preme più degli altri.

– lo studio. Là certificazione google, il facebook marketing, i seminari sulle fotografe, un mio corso. Arranco. Sto a fatica studiando un libro, poi mi si frappongono sempre mille cose e finisce sempre in fondo all’elenco. Eppur qualcosa si muove.

– la fotografia. Risistema gli archivi, rimetti mano ai tuoi progetti più importanti, edita, postproduci (o fai postprodurre), trova un nuovo progetto. Anche qui qualcosa si muove, e quando si muove… sono anche belle soddisfazioni, che però mi fanno anche rosicare di quanto invece dovrei e poter fare di più. Per ora, sfioro a mala pena la sufficienza.

– la casa. Ci sono diverse cose da da sistemare, più di tutte le foto – anche qui, che incubo- che vorrei stampare e attacare e tante piccole cose. È sempre stato un mio pallino ma da quando sto più a casa, la casa assorbe gran parte delle mie energie, seppur spesso invano. Ripulisci, risistema, con la bimba in giro ovunque passo almeno le prime ore del mattino a rassettare. E questo mi fa pensare: ecco dovrei fare questo, dovrei comprare quest’altro, buttare questo, cambiare quello. Ma ho almeno una cantina decente, ora.

Insomma, i mesi volano e da settembre- in cui mi ero data un po’ di tempo per rifiatare – si è aperto un varco temporale che mi ha catapultata 5 mesi dopo con l’impressione, forse in parte eccessiva, di essere in alto mare su un sacco di cose, che non mi è più permesso dondolarmi avanti e indietro tra una canzone, un filmetto, un bruttone (leggasi episodio law and order) e mille pensieri.

Stai concentrata sui tuoi obiettivi Anais, mira in alto e chiudi la guardia, cazzo!

Un decennio fa

Ridendo e scherzando, questo capodanno inizierà un nuovo decennio e ne porterà via uno ricco di tanti cambiamenti, oltre che i miei 30 anni.

Andando più o meno in ordine, ecco cosa può accadere in 10 anni:

– ristrutturazione casa e inizio della convivenza

– la mia prima macchina

– un matrimonio

– la mia prima (e unica) volta negli States, in un viaggio indimenticabile

– l’apertura dell’associazione e l’inizio della mia nuova attività

– tre/quattro anni da fotografa di matrimoni

– le mie prime dimissioni e l’inizio del mio nuovo lavoro da copywriter

– il mio primo (di una lunga serie) viaggio nelle Repubbliche baltiche che mi hanno rubato un pezzo di cuore

– un indimenticabile viaggio a Cuba

– diverse macchine fotografiche e un quantintativo incalcolabile di foto

– una dieta indimenticabile che mi ha fatto tornare ad indossare (per qualche tempo oramai lontano) una taglia 40

– festeggiare 10 anni di fidanzamento e poi anche 10 anni di convivenza

– una seconda ristrutturazione e un semi trasloco

– svariate bottiglie di vino e pizze

– il mio primo ebook e una lista lunghissima di libri

– una gravidanza e un bambina

– le mie seconde dimissioni

– il mio terzo ricominciare

Sembra che in questo decennio, le attività più importanti si siano concentrate all’inizio e alla fine, di contro a tanti anni che onestamente non hanno lasciato nulla di memorabile (cosa cazz ho fatto dal 2014 al 2018??!). Quindi, se la vita è fatta di corsi e ricorsi, teniamoci pronti a questo 2020, chissà cosa accadrà!

Stand-by september

Questo mese è stato completamente risucchiato da Vittoria. Non che i mesi precedenti non lo siano stati, ma tra inserimento al nido – e conseguenze connesse – compleanni, attaccamenti, non c’è stato molto tempo per me. Nonostante anche per me si sia trattato di un nuovo inizio, ma quasi non ho avuto il tempo di rendermene conto. Non lavoro più in agenzia, dove ho passato gran parte del mio tempo e di me stessa, negli ultimi 7 anni. E quasi non me ne sono accorta.

Forse da lunedì, quando forse dopo 3 lunghe settimane di inserimento e giornate interrotte, mi troverò all’improvviso sola, arriverà la botta. Sola senza dover chiedere a qualcuno di aiutarmi, di guardare la bambina. Saremo tutte e due sole – oddio lei sicuramente non proprio sola ma senza di me. E io senza di lei. Con la mia nuova vita davanti.

Vita che comunque ho dovuto trovare il modo di mandare avanti, perché per la mia nuova attività ” a tempo pieno” anche questo mese è stato cruciale. Vita da riorganizzare. Sette anni sono tanti. In realtà anche nella mia precedente vita universitaria ci sono andata quasi vicina. Ai 7. Si vede che più che la vita matrimoniale – per fortuna – è la mia vita lavorativa ad andare in crisi dopo 7 anni, per motivi diversi, certo.

Sento ancora i miei colleghi, ci siamo anche rivisti per lavoro e spero vivamente che tutto ciò non si interrompa, eppure quella vita mi sembra già così lontana. Avulsa. Credo di aver fatto tanto in questi 7 anni e di aver raggiunto buoni risultati, eppure ora non serviranno più a nulla. Ero qualcuno, servivo a qualcuno. Il mio lavoro contava, piaceva, funzionava.

Ora, Nuove persone arriveranno al posto mio, anzi ci sono già, faranno il mio lavoro, anche se in modo diverso, e io a quel mondo non apparterrò più e dovrò ricrearmi una vita mia. Oltre Vittoria, che ora è il mio perno. Perché da lunedì ci separeremo per un bel po’ ma paradossalmente saremo più vicine di prima.

Io, sarò più vicina di prima perché ho riorganizzato la mia vita per poterle stare più vicina. Non tanto con il tempo ma con la mia presenza mentale e affettiva. Perché prima non c’ero per bene, non come ora che ho scelto un percorso che credo, nonostante le difficoltà, mi farà stare meglio e quindi più vicina, più presente a me stessa e di conseguenza, a lei.

È una fase impegnativa, cresce e chiede molto ma è meraviglioso esserci ed essere testimone presente di tutti questi cambiamenti.

Ma da lunedì dovrò e potrò pensare anche un po’ a me. A rimettermi a studiare per migliorare, a rinventare il mio lavoro e fare in modo che vada avanti. A rimettermi in sesto, anche fisicamente.

Ottobre, dovremo fare un sacco di cose insieme!

Nuovi inizi

Anche se il caldo pare ancora non demordere, e mai come quest’anno ne ho sofferto le conseguenze, questo agosto è finalmente finito. Domani sarebbe stata per me la giornata peggiore, quella del grande ritorno… invece settembre quest’anno è il mese del mio ultimo stipendio fisso e poi inizia la mia nuova vita da freelance.

Tanta paura, tanta stanchezza ancora che non mi fa avere la grinta che dovrei avere per affrontare le mille sfide che mi aspettano: la riorganizzazione della mia vita e del lavoro, burocrazia compresa, una dieta seria, smettere (di nuovo) di fumare. Ma soprattutto, iniziare la grande avventura del nido.

È stata un’estate stanca e faticosa, nonostante la bellissima pausa baltica – di cui spero di trovare il tempo di parlarvi – e questi 40 si sentono tutti.

Ma sono caldamente ottimista e intanto, nonostante la classica nostalgia da fine vacanze, mi godo la prospettiva di un lunedì meno lunedì del solito.

Rediviva

L’oroscopo. Quanti di noi, che ci credano o meno, impennano le letture di oroscopo sotto l’ombrellone?
Io purtroppo sotto l’ombrellone ancora non ci sto, ma oggi mi sono imbattuta nell’oroscopo di Bob Brezsny, che nonostante sia seguito da molti io non leggo mai perché non leggo gli oroscopi che mi mettono sotto il segno della vergine, e oibò, sono scesa dalla sedia:

Godiamoci un momento di profondo silenzio in onore delle tue illusioni defunte. Erano solo miraggi, pieni di malriposto idealismo, dolce ignoranza e innocenti equivoci. Per quanto generose, emanavano una bellezza agitata che ispirava coraggio e inventiva. Adesso che si sono dissolte, queste illusioni cominceranno a servirti di nuovo, trasformandosi in fertile concime per la tua prossima grande produzione.

Ah, quante ma quante illusioni defunte, che ancora pungolano ogni tanto in parti del corpo sparse. Tipo ieri, che sono stata per la prima volta al Globe Theatre a vedere Molto rumore per nulla, e come ogni (rara) volta che vado a teatro mi sono ricordata di quanto mi piaccia e mi faccia emozionare, di ogni anno in cui mi sono ripromessa di andare più spesso o addirittura di segnarmi ad un corso di teatro, che avrei sempre voluto fare.

E queste illusioni però sono sempre lì e infatti negli anni concimano, concimano, fin quando prima o poi una pianticina esce fuori e allora lì sta a noi coltivarla ben bene e proteggerla. E magari farne uscire delle altre. Che niente nasce già grande ma tutto può crescere.
E quindi tiriamoci su le maniche e imbracciamo tutti gli strumenti del caso che qui bisogna produrre per bene.

Però riparliamone dal 2 settembre, ora vi prego, vi scongiuro… che queste ultime 4, 5 ore che mi separano dalla vita passino presto, poi per 3 settimane non voglio pensare a niente, a niente che sappia di futuro né tanto meno di passato ma godermi questo presente speciale.