Tre di tre

Mi capita spesso, quando vedo foto di bimbi neonati, specie se conoscenti, di sentire una fitta. Un po’ come quando sta per cambiare tempo e fa male una vecchia cicatrice.

Si riaccende un lumino, in una stanza molto molto nascosta e umida, in cui ho stipato tutti i ricordi e i dolori di quei devastanti primi mesi. So che ci sono ma non ho il coraggio di rivangarli, un pò come i folli “diari dell’allattamento”. Tre Moleskine nere, formato grande, che non ho mai avuto il coraggio di riaprire. Persino certe foto mi fa un po’ male rivederle, però lo faccio ogni tanto perché vorrei cercare di recuperare tutta la dolcezza e la bellezza che eppure c’erano e purtroppo, ho lasciato passare così.

Dovrei bruciarli, i quaderni, a differenza di mia mamma che ancora conserva i suoi con tanto amore, e forse pure tutto il resto. Eppure sono lì. Forse a monito di una “colpa” che in qualche modo sento ancora di dover espiare. Oppure un monito affinché non si ripeta.

Sta di fatto che, a distanza di 3 anni, ancora non sono cosí sicura di essere riuscita a perdonarmi.

E ogni tanto, ci sono sere così, con pensieri così. Poi passa. Poi torna. Chissà. So solo che è uno dei dolori più grandi che mai pensavo di poter provare finora.

E vorrei che la gente smettese anche di chiedere, con noncuranza, di secondi, terzi, x figli… perché dietro la presenza o assenza ci sono mondi che non capirete mai, né dobbiamo o vogliamo spiegarvi.

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