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La festa è finita

E anche questo Natale, aimè, è passato. Sono state belle giornate e serate in famiglia e tra amici, ma come sempre il tempo è volato.

Mi dispiace non esser partita quest’anno ma ho avuto modo così di vedere tante persone e concedermi qualche svago. Pure troppi… praticamente dal 22 dicembre non ceno normalmente a casa! Non ho visto nessun film di Natale né fatto grandi maratone seriali perché, nonostante tutto e le ferie, non ho avuto tempo! Meglio così in fondo!E soprattutto la mia linea sembra ancora salva anzi, sono persino dimagrita ancora! Bah! Eppure non mi sono fatta mancare nulla, ma senza esagerare e continuando a fare sport. Oggi ho fatto qualche acquisto in presaldo in vista del capodanno e della Befana. Sì forse se partivo sti giorni spendevo meno… ma qualche giorno in Toscana ce lo faremo e intanto, qualche assaggio… in tutti i sensi.

Come fate ad odiare il Natale, io vorrei ci fosse tutti i mesi! 

    

 




  

     
    
    
 

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Panettone (amarognolo) di fine anno

Ci siamo quasi, alla fine di questo 2015 senza infamia e senza lodi.
Evidentemente la fine anno mi ispira oppure mi procura sensi di colpa tali che senta la necessità di una nuova me nel web. Voi sicuramente un po’ meno.
Ad ogni modo, dopo Anais Memo che, aimè, è molto che non aggiorno (perché purtroppo non è un periodo di intense letture) ecco Diariodiunemicranica, il nuovo blog dedicato esclusivamente ai miei mal di testa. Perché? Perché tanto un diario delle cefalee devo tenerlo, e siccome mi scordo sempre, almeno tento di farlo in modo più creativo, magari intercettando consigli ed esperienze da altri a cui è toccata sta croce maledetta.

Quindi, questo 2015 sicuramente quanto a mal di testa ha battuto bei record, ma andiamo con ordine.
Iniziamo dalle cose belle.
Sicuramente la dieta, o meglio, non le rinunce di per sé, ma il fatto che dopo tanti anni sia riuscita a completare una dieta e a tornare ad un peso decisamente più conforme a me (e che stranamente ancora regge!). Grazie anche ad un anno sportivamente più costante e completo. Annovero svariate settimane con una media di tre lezioni di acquafit, daje!
Poi la scrittura e i miei amici di penna, i nuovi corsi fatti, le letture e le pagine scritte che, udite udite, mi hanno portata ad esser selezionata niente meno che dalla RAI per seguire un corso a numero chiuso lì in via Teulada a partire da febbraio. E so’ soddisfazioni, non credo che abbiano concorso in pochi.
Poi i viaggi, che non sono mai abbastanza per quanto mi riguarda, ma che per fortuna nel 2015 non sono mancati. Istanbul, Londra, Atene, Ungheria e Repubbliche Baltiche.
Per quanto concerne il lavoro, inizio a sentirmi più sicura delle mie capacità e qualche soddisfazione in più quest’anno è arrivata, ma la fatica è sempre tanta e i soldi sempre pochi.
Anche per il WSP è stato un bell’anno, chiuso in positivo, che non è male visti i tempi. Abbiamo fatto tante cose, incontrato e conosciuto tante persone, dato spazio a tanti giovani. Sicuramente tante malelingue continueranno a remarci conto e parlar male di noi, come è tipico di certi ambienti, specie a Roma, ma per fortuna chi ci apprezza vince e ci dà la carica per continuare ad andare avanti, nonostante la fatica, almeno per quanto mi riguarda (vedi mal di testa).

E quindi, tornando alle cose negative, è stato un anno di grande stanchezza, dovuto a ritmi sempre serrati, sempre sul pezzo, sempre connessa. E come vorrei riuscire a staccare davvero un po’. O, come alcune amiche, partire 3 settimane, lontana da tutto e tutti. Ma non mi è possibile. E la mancanza di libertà di tempo e scelte è la cosa che più mi pesa nella mia vita. E continuare a rimuginare ai tempi in cui mi ero data questa chance e, come sempre, non ci ho creduto fino in fondo, non mi fa molto bene. La fotografia continua ad esser quindi una croce e delizia, un nugolo di occasioni mancate o deluse, un vorrei ma non posso ma forse potrei che, almeno quest’anno, ha fatto pendere la bilancia di più verso un meno. Tante le foto nel cassetto, ancora non viste, ma tantissime quelle che non ho fatto. E che non ho sentito l’esigenza di fare. Quelle fanno ancora più male.
Insomma, è una piccola ferita che ogni tanto butta sangue, poi si ricicatrizza, si addormenta, e poi però si risveglia. E allora duole.
È stato anche un anno in cui mi sono allontanata da tante persone, o molte persone si sono allontanate da me. Di alcune mi interessa poco anzi, ad esser sincera forse vorrei non averle mai conosciute, di altre mi dispiace. Avrei forse potuto fare di più nel tenere vivi i legami, perché quando mi allontano non è banalmente perché non nutra interesse sincero, ma noi introversi siamo un po’ lupi, con smanie da capobranco ma anche tanto bisogno di attimi di solitudine, silenzio e approvazione. 
Per cui mi dispiace se alcune persone si sono sentite messe da parte, non è così. Altri, forse, tanto amici poi non erano.
Ecco, forse in questo 2015 mi è mancato un po’ di affetto. Non tanto. Ma un po’ sì. E un figlio non è arrivato neanche quest’anno e a questo punto credo di dover iniziare a rassegnarmi che forse non arriverà mai. 

Comunque, tirando le somme, con concretezza e sincerità, anche in relazione a ciò che è accaduto intorno a me, non posso sicuramente dire che sia stato un anno negativo o da dimenticare. 

Non so come andrà la fine, questo sì, quest’anno purtroppo non sono riuscita a partire, né so se riuscirò a fare qualche giorno di vacanza sebbene ne abbia molto bisogno. Spero tanto che il nuovo anno mi porti del sano ottimismo, un ciclo di massaggi a poco prezzo e serenità. È banale, lo so, ma esser sereni (neanche felici) credo sia la condizione più bella per vivere. E che ti mette nella condizione di avere tutte le carte in regola per esser felice.
E sì, magari anche con un aumento… così, tanto per spargere un po’ di sale su questa colata di miele.

Buone feste e buon anno a tutti voi, grazie per esserci sempre, anche in silenzio, non vi conosco eppure vi riconosco e siete nei miei pensieri.

Rieccoci

Siete contenti che, anche questo Natale, ve lo siete levati dalle palle eh? Contenti voi. Vacanze finite, diete imminenti, rientri a lavoro traumatici, luci spente, carta regalo nella spazzatura, alberi e decorazioni colorate in soffitta. Contenti voi.
A me come sempre dispiace, quest’anno complice sicuramente un bellissimo viaggio, ho avuto poco modo di fare la turista per Roma e, ad esempio, vedere la nuova veste ripulita di Piazza Navona, e me n’è dispiaciuto assai. Inoltre quest’anno non sono neanche riuscita ad organizzare una fatidica serata di giochi e leccornie a casa e anche di questo mi rattristo. Il tempo sfugge sempre e la stanchezza era davvero ad altissimi livelli.

Io, come al solito al rientro da ogni vacanza, non sono mai sufficientemente pronta a ricominciare. Dei vari buoni propositi che ho letto in giro, ho deciso di sposare appieno la filosofia proposta da Oliver Burkeman su Internazionale. 

Primo, voglio riprendere a meditare. E’ incredibile, per una serie di motivi diversi, come il periodo dello yoga sia stato uno dei momenti, fisici e mentali, migliori della mia vita. Tante energie e forza di volontà. La vita mi ha allontanata, soprattutto dal mio grande insegnante, l’unico con cui mi fidi a fare yoga. Ma per meditare possiamo essere tutti capaci anche da soli e voglio riprovarci.

In secondo, le rinunce. Ah sì. Quanto più ci subissiamo di attività e compiti e lasciarli in sospeso è quanto di più frustrante. A cosa voglio riunciare? Voglio cercare di essere meno social. Sì lo so che vado anche contro parte del mio lavoro, ma questa vita appesa al pubblico, alla condivisione, al bisogno di conferme, al commento minuto per minuto, alla tuttologia, al prezzemolismo, al non voler e poter mai rimanere indietro, mi ha esasperata. Che non significa più privacy, non ho nulla da nascondere, ma significa godersi un film senza un telefonino in mano, vivere la propria vita senza bisogno di sapere per forza cosa fanno gli altri, senza voler riallacciare contatti con gente perduta nel tempo, che è solo un naufragar continuo nel mare della nostalgia, dei se fosse e avrei potuto. E fa male.
E rinunciare sì, mio malgrado, anche alla fotografia. Dove per fotografia intendo lavoro. Non si possono fare mille lavori per campare (per quanto per l’attuale momento economico sia spesso una necessità) perché si rischia di fare tutto male e in modo approssimativo. Rinuncio a qualche “sfizio” pur di godermi un po’ di più le gioie di questo strumento. Almeno per il momento, ho bisogno di una pausa. Di non rincorrere eventi fichi, vendibili, di non aggiornare portfoli, misure, lavorazioni, di non seguire per forza ciò che va o che non va. Tornare ad essere anche una semplice spettatrice.
Perché a che cosa non posso rinunciare? A lavorare, al WSP, alla mia famiglia, a Holghina, allo sport, a leggere, al cinema e alle serie Tv, agli amici, allo scrivere, alla musica, ai piccoli viaggi, alla mia casa e al mio mondo.

E per quanto riguarda l’essere meno severi con se stessi… sì, esser più indulgenti, concederci la possibilità di sbagliare, soprattutto pensare che niente è insostituibile, niente è definitivo e tutto, davvero tutto, anche se con tempi diversi, si risolve. O non permettere che siano gli altri a decidere per me, a giudicare per me, a farmi sentire come vogliono loro.
Ecco, dovrei essere più severa con gli altri, quello sì.