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Bilanci e bilancieri

Siamo quasi alla conclusione di questa stagione sportiva (vabbè non esageriamo, messa così sembro un’atleta vera) e devo dire che mai come quest’anno posso ritenermi soddisfatta. Da quando ho riscoperto il pilates devo ammettere che me ne sono innamorata e non ho quasi mai saltato una lezione e qualche piccolo risultato inizia a vedersi. Ho più resistenza, le posture inizio a governarle maggiormente (a parte oggi che stavo rotolando con tutta la palla) e davvero la consapevolezza e il controllo che ti offre del tuo corpo è sorprendente. Penso a dove potrei arrivare se lo praticassi quotidianamente, anche se questo mi ha dato lo stimolo per esercitarmi ogni sera. Oramai è quasi un rituale, oserei quasi dire, rilassante. In più a questo ho continuato ad affiancare la piscina, arrivando spesso a 4 giorni di allenamento a settimana, pura chimera anni fa. Insomma, le mie rotondità le ho sempre, ma un piccolo accenno di addome inizia a vedersi, e si vedrebbe se solo mangiassi meno carboidrati. Insomma, la mia fisionomia burrosa e di certo non nervosa c’è sempre, però mi sento tonica, meglio e il risultato è anche non essermi allontanata dal peso raggiunto pur non essendo più a dieta. Certo, visto anche il tipo di vita lavorativa che faccio, difficilmente diventerò una forzata della palestra, ma ammetto che non mi dispiace riuniciare alla mondanità per allenarmi. È un momento mio, è qualcosa che faccio per me, è un appuntamento che via via sta diventando più importante dell’ennesimo aperitivo. 

A pochi giorni dalla partenza, faccio qualche piccolo sforzo per arrivare più leggera di fronte a birrette e patatine che mi aspettano nell’est. Ché uno poi quando le cose le ottiene con sacrificio, mica vuole rinunciarci così a cuor leggero.

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Ponzio pilates

Insomma in queste ultime settimane ho iniziato ad appassionarmi al pilates.
Avevo già fatto qualche lezione mesi fa, più che altro per alternarmi con la piscina e non ritrovarmi a dovermi lavare i capelli per giorni di fila quando riesco ad essere particolarmente sportiva, ma non ero rimasta molto soddisfatta.
Da ex assidua praticante di yoga, con una breve parentesi come insegnante, rimango sempre perplessa e dubbiosa quando attività similari vengono poi proposte nei normali circuiti sportivi.
Questo perché sono rimasta troppo legata al mio yogi insegnante, Paolo Ricci, una persona meravigliosa che tutt’ora tiene corsi nella sua bellissima scuola le Nuvole a Trastevere, e non sono riuscita più a praticarlo con nessun altro.
Lo yoga, a quei tempi, mi ha davvero aiutata. Nell’acquisire una maggior consapevolezza del mio corpo, di me stessa e della mia interiorità. Se potessi o se solo fossi una persona più costante e meno incasinata, tornerei a praticarlo quotidianamente. È meraviglioso, davvero. E funziona.
Ed ho appunto troppo rispetto per questa disciplina da non riuscire a concepire di poterlo praticare in modo così frammentato come potrei, e per questo mio malgrado mi sono dovuta allontanare.
Il pilates quindi, che è decisamente più fisico e meno spirituale, mi è sempre stato un po’ sulle balle. Le prime lezioni inoltre mi hanno davvero traumatizzata. Equilibrismi impensabili, respirazione difficile da seguire, mal di schiena, depressione nell’osservare la splendida flessuosità di insegnante ed allieve rispetto al mio tocco di legno.
Poi ho capito che il livello era troppo avanzato e ci ho riprovato.

Continuo a pensare che sia un po’ noiosetto ma ammetto che il dolore di cosce, glutei e addominali che sento dopo ogni lezione, anche quella che ti sembra più leggera, è niente rispetto ad ore di acquafit. Mi piace inoltre riprendere consapevolezza del mio corpo. Andare a percepire muscoli e minuscoli spostamenti, allungarmi, tendermi.
Devo ancora lavorarci parecchio su: ieri sembravo un cane rabbioso colta da almeno 3 crampi, inoltre tendo a mettermi sempre in fondo perché vedo tutti i muscoli che mi tremano come budini per lo sforzo o tanta è la paura di catapultarmi con la palla addosso alla mia vicina. Ma mi piace.
Oh e poi non dimentichiamo, che sono oramai mesi che ogni mattina mi ammazzo di 5 tibetani, seppur leggermente rivisitati. A qualcosa servirà!

5 tibetani

5 tibetani

Ad ogni modo se decido di tornare a calcare le sale della palestra, tocca dare una svecchiata al mio abbigliamento sportivo che annovera simpatiche t-shirt di birre, cartoni animati e pantaloni sformati e stinti di decathlon. Ieri sembravano tutte pronte per una sfilata di moda.

Ci vuole un fisico d’annata

Dopo anni di più o meno assidua frequentazione, osservazione e studio ho capito qual è la categoria che più odio in palestra. Non le super fiche dal fisico perfetto, l’addome a tavola, il trucco intatto e mai un capello fuori posto. Con loro non c’è proprio partita, inutile intavolare un discorso. Ma sono le vecchie. Quelle signore pensionate o benestanti, insomma che non lavorano e si barricano giorno e notte in palestra. Quelle mezze lampadate, o che comunque col primo sole d’aprile stanno già in prima fila a Fregene per sfoggiare un anno di sforzi. La pelle super tirata, il capello fatto, ori e monili, completini sempre abbinati a gadget di qualche rinomato centro termale, creme rassodanti a litrate. Conoscono tutti gli insegnanti, le sequenze degli esercizi. Non ne sbagliano o saltano uno.
E sono impeccabili. Non sono mai in ritardo, le prime file sono sempre le loro. Madame di ferro. Prugne rinsecchite e che, però, mi danno sette piste mentre all’angolo in fondo mi barcameno col Pilates, di cui sono al livello meno zero: ossia capire come cavolo si inspira ed espira lentamente ma nel frattempo facendo almeno 20 ripetizioni di addominali, abduttori e glutei. Amen.