Quarantena week #7

A quanto sembra, tra 10 giorni tana libera tutti, o quasi. La clausura dovrebbe quanto meno allentarsi ma c’è pochissima chiarezza ancora su tante cose. Credo sarà tutto affidato al nostro buon senso, il che mi preoccupa assai. I parchi riapriranno, ma come? Come si può far capire a una bimba di 19 mesi, così come agli altri, di aspettare tranquilla il suo turno, quando sbava davanti a giochi e bambini?

I nonni fremono per tornare a vederla e sarà dura far loro capire che non è proprio così semplice perché gli anziani dovrebbero ancora starsene buonini, per cui prevedo giorni molto nervosi.

La cosa che più mi sono chiesta in quesi quasi due mesi è cosa avrei e avremmo fatto se fossimo stati da soli, ah le tante cose che avrei potuto fare senza dover stare continuamente appresso a una bimba che vuole scoprire il mondo nei modi più pericolosi? Ma quali sono, tutte ste cose? Spararmi mille puntate di serie tv rinconglionendomi sul divano? Forse il mio archivio fotografico, quello forse sì… i tanti negativi, il mio sito… Ma la verità è che forse proprio grazie a lei questa quarantena non è stata così terribilmente noiosa e accidiosa. Mi incolpo spesso del poco che penso di fare per lei, che dovrei insegnarle più cose, lasciarla meno sola o imbambolata davanti alla tv, mentre scala divani e cuscini rischiando l’osso del collo, o innervosirmi se non riesco a finire di lavorare, quel minimo che posso fare per portare avanti la baracca. Ma vedo la mia bimba serena e indipendente a suo modo, inizia a dire qualche parola in più, dorme e riusciamo a farle rispettare certi ritmi e penso che stiamo facendo davvero il meglio che possiamo fare. Trovo indecoroso quanto la questione bambini e scuole sia trattata in modo così nebuloso e semplicistico ma lo so che è una delle questioni più spinose di tutta la faccenda. Lo so che ricadrà tutto sulle spalle nostre, già assai fiaccate e la cosa mi rattrista davvero. Sia perché credo sia leggittimo non volerlo fare, non così, sia perché non ne sono capace e non posso crucciarmi anche di questo perché se avessi voluto fare l’educatrice, l’avrei fatto.

Non voglio che mia figlia cresca appicciccata a me, che si abitui a qualcuno che le stia sempre dietro a frenarla prima che cada perché deve imparare a fare anche questo. Che non sappia come condividere i suoi giochi perché non ha nessuno con cui farlo. Che si abitui a stare al centro di tutto perché non è così vanno le cose.

Per il resto, penso a quanto ci stia costando tutto questo. Tra stipendi saltati o dimezzati, e consumi alle stelle. Più pasti, più spesa, più lavastoviglie, luci e tv sempre accese, lavatrici che vanno perché con l’occasione si pulisce pure il corredo della nonna.

E poi alle cose banali che infine ho scoperto mancarmi. La palestra, ad esempio. Mi manca il pilates fatto bene, a tu per tu con l’insegnante, la concentrazione di quei minuti che invece ora devi strappare a fatica a tutto il resto. La normalità di pensare che è finita una cosa, uno straccio, una pezzetta, dei bicchieri e non doverli pagare il triplo o finire con l’aggiungerli ad altre cose perché già che sei in fila… Il mio orologio preferito ha pensato proprio ora di scaricarsi e diventa tragico anche pensare ad una batteria che non so dove e quando recuperare.

Poi chiedersi quando si potrà tornare a cose semplici come anche una passeggiata entrando in un bar a prendere un caffè, o in un negozio, senza l’angoscia di non respirare, non guardare in faccia nessuno, allontanarsi dal prossimo, non toccare, disinfettare.

Ecco, questo mi spaventa, quando riusciremo, dover insegnare a mia figlia, con la quale ancora non posso comunicare in modo bidirezionale, stai lontana e non toccare. Non avvicinarti a nessuno. Questo è l’aspetto più pericoloso, alla lunga, di una società che ha già così tanta paura dell’altro.

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