Archivi

Diario lituano-lettone-estone

Eccomi di ritorno da questi splendidi e veloci 10 giorni nel mio amato Est, non senza già un accenno di nostalgia. I ricordi sono infatti ancora vivi e le sensazioni e le immagini di questi giorni ancora pulsano nella mia testa.

È bello viaggiare in posti nuovi, ma alcuni posti meritano i ritorni e tornare in luoghi che già si conoscono ha il suo fascino. Rivivere certi ricordi, misurare eventuali cambiamenti, ricontrare volti e situazioni. Non ci siamo però fatti mancare anche nuove scoperte, visitando per la prima volta un po’ più di Lituania. Quasi 2000 km in totale passando dalle foreste, i paesini dei pescatori, le barche e le dune della penisola curlandese ai campi sterminati e i paesetti ancora stile soviet della Lettonia più russa, per tornare ai villaggetti di legno e all’Estonia più selvaggia dei nostri Seto per assistere ad una delle celebrazioni a loro più cara e affascinante: la proclamazione del nuovo Re. È stata davvero una giornata intensa fotograficamente, ricca di spunti e situazioni. È assurdo sentirsi così lontani e diversi seppur nello stesso continente ed esser guardati con curiosità e interesse. I baltici non sono molto espansivi e accoglienti, c’è da dirlo. Sono un po’ freddi, diffidenti, seppur cordiali e gentili. Forse si meravigliano che qualcuno possa ritenere interessanti posti e cittadine apparentemente così spogli ed essenziali. I Seto sono leggermente più accoglienti ma era anche diversa la situazione. Anche loro sono comunque chiusi e se in altre situazioni e paesi la nostra presenza ha suscitato curiosità e domande, qui ci hanno pacificamente ignorati ma dandoci comunque la possibilità di fotografare senza problemi. Eppure alcuni ci hanno anche riconosciuto e magari una domanda sul perché questi due pazzi tornino in questi luoghi sperduti se la saranno anche fatta, ma anche la difficoltà della lingua li fa stare sulle loro e non andare oltre timidi sorrisi.

Alla fine poi abbiamo concluso con due ricchi giorni nell’iper turistica, colorata e lussuosa Tallin, finalmente in un albergo degno di chiamarsi tale. E un po’ ci volevano, anche se tornare al chiasso, alla modernità e alla “movida” ( e agli italiani in vacanza!!) è sempre un po’ destabilizzante. Anche qui abbiamo cercato itinerari meno battuti, tra rovine brutali di villaggi olimpici e basi russe, e negozietti di antiquariato dove scovare non poche chicche. Siamo quindi tornati carichi di libri e riviste fotografiche antiche, spillette, vintage camera e, ovviamente, caramelle. 

Ora non resta che vedere le foto e sperare che sia uscito fuori qualcosa di interessante, oltre alle centinaia di foto turistiche che finiranno in uno dei miei adorati album. Sebbene sia la quarta volta, mi sembra sempre solo di sfiorare questi popoli, mentre vorrei davvero avere più tempo per approfondire, conoscere, entrare nelle situazioni, raccontare e non descrivere. Quest’anno stavo anche valutando se iscrivermi ad un corso di russo. Così magari il prossimo anno scavalleremo sto confine, che lambiamo da troppo tempo.

Ora mi sembra assurdo che tutto sia già finito e che dovranno passare come minimo altri 365 giorni prima di una vacanza degna di questo nome. Fortuna che ho ancora qualche giorno per riprendermi. Se mi riprendo.
Nei prossimi giorni, la top ten!intanto ecco qualche scorcio. 

penisola curlandese – Nida

allo yacht club

la collina delle croci a Siauliai

il museo fotografico di siauliai

da qualche parte, in Lettonia

vecchia stazione di Gubene – Lettonia

the kingdom day – Varska

sul lavo Peipsi, guardando la Russia

Albergo Soviet Style a Varska

rovine olimpiche a Tallin

il faro puù alto d’Estonia

Annunci

Diario danese

Di rientro da questa splendida mini vacanza nella capitale danese, con piccola puntatina in Svezia nella bellissima cittadina di Malmo.
Come sempre, sono in quei giorni traumatici post-rientro in cui tornare alla normalità, alla vita di tutti i giorni, al lavoro, ai cassonetti strabordanti, alle cartacce, al traffico e alla sporcizia romana, mi incupisce assai. Specie dopo essermi immersa in cotanta bellezza. Copenhagen non mi ha affatto delusa anzi, ha superato di gran lunga le mie aspettative. Pensavo di trovare una cittadina piccola, molto turistica e poco accogliente, invece si è rivelata tutt’altro. È vero che è un gioiellino, curato e coloratissimo, con i suoi palazzi variopinti a schiera, le piazzette brulicanti e i bar alla moda, ma anche i suoi piccoli difetti che la rendono quindi più umana e meravigliosa.
Siamo state davvero fortunate perché abbiamo trovato davvero un tempo insperabile per la zona, 5 giorni di sole pieno e caldo al limite dell’insolazione, tutto pensavo tranne di tornare abbronzata dalla Scandinavia.
Non credevo inoltre di incontrare una città così vivace e piena di ragazzi. È vero che abbiamo beccato il weekend del secolo, visto che c’erano tantissimi eventi tra cui il Festival dell’anno della nightlife danese, il Distortion, che nella fattispecie si è manifestato in un’invasione di giovani di ogni età riversarsi sulle vie verso varie feste e concerti sparsi in ogni quartiere e a tutte le ore.
Nonostante sia poi una città, aimè, davvero cara come si dice (con meno di 30 euro a testa in un ristorante, anche il più scrauso, non mangi), c’erano tanti turisti, ma non troppi come ad esempio a Londra o a Barcellona, che però si mischiano con le persone del luogo che sono solite frequentare anche i luoghi da guide, ad esempio il bellissimo porto nuovo, il Nyhavn.
Ma il loro passatempo preferito è abbarbicarsi lungo il mare, che si tratti di una banchina in cemento, in legno o una striscia di erba, e crogiolarsi al sole scolando birrette. Mica male, no?
Pause pranzo rigorosamente al sole, e nel fine settimana largo alle gite in barchetta e ai bagnetti, nonostante l’acqua a me sia sembrata tutt’altro che invitante. E penso sia una necessità imposta dopo mesi e mesi di buio e freddo, specie quando ti arriva un’estate così, con un sole alto e caldo fino alle 22 passate.
Mi è sembrato tutto un inno alla vita lenta, alla semplicità, e con le loro casette di legno e vetri, il giardinetto e l’attracco a mare, li ho davvero ma davvero invidiati. Come invidio tutti gli abitanti di città alla mano, vivibili, in cui per spostarti hai mille alternative anche se non sei in pieno centro.

Lo so di avere la fortuna di vivere in una grande e importante e a onor del vero bellissima città, ma sta diventando tutto così lercio e difficile e nauseante che la magnificenza e la storia inizia a non bastarmi più. I tipici quartieri romani, tutto cemento, tag sui muri, cassonetti stracolmi, macchine ovunque, erbacce mi fanno mancare l’aria. E quindi questi break mi ridanno ossigeno.
Davvero l’unica nota negativa è il caro vita. Proprio nelle cose di tutti i giorni: ostelli ed alberghi dove alloggiare, l’acqua, una cena, un aperitivo, persino una birra che lì la producono anche. Insomma a me personalmente che non mi piace molto spendere tanto per il magiare, e che non navigo nell’oro, spendere minimo 20 euro ogni volta che mi siedo e voglio regalarmi un break un po’ pesa. Poi sicuramente esistono luoghi più economici: paninerie, caffetterie, fastfood, però decisamente l’atmosfera è diversa. Per quanto riguarda gli acquisti invece capisco perché HM vada alla grande lì e tutte, anche le più strafighe e modelle, fondamentalmente si vestano lì. Visto il loro tenore di vita è come acquistare da una bancarella perché i prezzi sono comunque bassissimi. Quindi per lo shopping tutto sommato si possono fare buoni affari (tipo rifornirsi di shorts e canottiere visto che avevo una valigia manco partissi per l’Islanda a dicembre).
Sicuramente è una città dove vorrò tornare e andrò sicuramente più preparata e oculata.

Ecco una piccola classifica di cosa mi è piaciuto di più:

  1. Il mare e i canali. Se andate a Copenhagen non potete non fare un giro sui tanti battelli e spiare dal basso la vita lungo danese lungo lo scorrere dell’acqua. Vista bellissima di tutta la città, un’oretta buona per riposare le gambe e abbronzarsi un po’ e vedere la Sirenetta. Noi abbiamo addirittura bissato! Consigliatissimo e con la guida in italiano è tutta un’altra cosa!
  2. Il Nyhavn. È davvero uno struscio piacevole e una pace per gli occhi con tutti quei colori, le barche, la musica, la gente e i tantissimi locali dove trovare di tutto. Con una strizzata alla casetta di Andersen!
  3. I vicoletti adiacenti a Storget, la via principale. Perdetevi piacevolmente tra le stradine laterali e rimarrete sorpresi da piazzette, chiesette, parchi, monumenti dai mattoni rossi che spuntano in ogni dove.
  4. Christiania vale sicuramente una visita per la sua particolarità. Pusher street è senz’altro un posto singolare ma singolare sono gli abitanti, i bambini che giocano sereni con i loro banchetti, i mercatini e le botteghe di artigiani. L’importante è che non corriate né facciate foto dove espressamente non richieste.
  5. I giardini di Tivoli sono nient’altro che un parco giochi luna park, eppure l’atmosfera che si respira, così occhieggiante alla Belle Epoque, è davvero unica. Tutte quelle luci, i giochini, i ristorantini fanno da cornice ad una piacevole serata per tornare bambini.
  6. La vita culturale. I musei a Copenhagen sono tantissimi e per tutti i gusti. Io non ho avuto modo di visitarne nessuno, a parte una scappata al Festival di fotografia (una delle tante cose trovate in questo weekend) ma la scelta è davvero ampia.
  7. Le stazioni. Sono tutte molto curate e non si ha mai la sensazione di pericolo che spesso si prova ad aggirarsi anche a tarda sera. Spazi ampi, pulizia (salvo alcuni angolini urinatoi) e soprattutto, treni in orario e a qualsiasi ora!
  8. Liquirizie, pane e dolcetti alla cannella. Le mie droghe! I paesi nordici da questo punto di vista per me sono croce e delizia vista la vasta offerta in termini di dolci, caramelle e chi più ne ha più ne metta. Una goduria, soprattutto per chi come me non ama particolarmente le gioie della cucina marina.
  9. Il ponte Oresund. Incredibile come in poco più di mezzora si possa raggiungere un’altra nazione. Un viaggio davvero piacevole da fare assolutamente in bus per godere della splendida vista sullo stretto.
  10. Due parole anche su Malmo, cittadina davvero piccina ma che vale davvero una visita, specie se avete previsto un weekend lungo a Cop. Anche qui giro in barca d’obbligo, visto che non avrete molto tempo per girarla in lungo e in largo. Se poi beccate una guida pazza come la nostra allora il divertimento è assicurato. Passerete sotto ponti bassissimi, lungo la zona portuale dai reperti di archeologia industriale,lungo l’università e i palazzi ecodinamici e vi immergerete di verde perché c’è un parco enorme in cui correre, passeggiare e visitare i propri cari visto che una parte ospita anche il vecchio cimitero. Pranzetto su Lillatorg, la piazzetta più carina. Ma anche qui occhio: salasso assicurato!

 

Diario berlinese

Eccomi di rientro da una tre giorni mordi&fuggi in terra d’Allemagna. Che dire… ero stata a Berlino nel lontano 2005. Ebbi la fortuna (e l’intelligenza) di starci almeno 8 giorni e girarmela in lungo e in largo perché Berlino, per conoscerla un pochino di più e soprattutto al di fuori del circuito turistico, merita assolutamente di più di 3 giorni.
I quartieri più giovani e alla moda, la Berlino multietnica, la Berlino storica, artistica, nei suo tantissimi e stupendi musei, negli angoli che ti ricordano una ferita ancora aperta.

Siamo state molto fortunate con il tempo, sebbene il freddo siamo riuscite a non beccare pioggia, nonostante le previsioni fossero tutte contro di noi.
Viaggiare è sempre bellissimo, ti permette di staccare dalla vita di tutti i giorni e confrontarti con altre realtà e anche deprimerti per il modo barbaro e bieco in cui viene trattato il nostro bellissimo paese che pure non avrebbe nulla da invidiare agli altri, anzi.

Ma vedere la cura per la città (poca sporcizia, netturbini un po’ ovunque e a tutte le ore, birre lasciate di notte sparite immediatamente al mattino), l’efficienza (metro aperta tutta la notte, frequenza altissima, rete super capillare) e la facilità con cui è possibile vivere, è davvero frustrante, specie per noi romani.

Ho rivisto il mio vecchio amico Vincenzo, con cui iniziammo a fare i primi incontri dell’Associazione al suo locale romano, che oramai da 3 anni insieme al socio, si è trasferito e ha aperto Oblomov in una stradina di Kreuzberg. Lo abbiamo raggiunto con 20 minuti di metro all’una di notte, e senza paure siamo ritornate sempre in metro, tra milioni di persone e netturbini, alle 3 di notte.
La vita è più facile lì, è così. Vincenzo spera di tornare in Italia prima o poi perché come tutti noi romani, ama la sua città, il suo sole, il suo caldo, e appena può torna. Ma 500 euro di licenza, 400 euro di affitto per una bella casetta, zero auto, zero abbonamento (nonostante tutto funzioni!), bici e la possibilità di godersi, nonostante tutti i sacrifici, un’attività propria, credo siano insostituibili al momento.

Il suo locale fumoso (sì aimè in molti locali ancora si fuma molto) alle 2 di notte ancora pullulava di giovani, molti italiani che a loro volta lavorano o hanno locali nelle vicinanze. Del resto, Berlino è stracolma di locali italiani, anche in modo imbarazzante. E gli italiani non li trovi a fare i camerieri da Starbucks, Subway o altre catene… molti sembrerebbero avercela fatta davvero. Abbiamo avuto anche l’occasione di conoscere, in modo bizzarro e in un locale molto carino, un architetto italiano che oramai vive lì da 30 anni e ha la sua attività… forse traffichino, chissà.

Ma a parte questo, a me piace troppo l’atmosfera berlinese che sì, forse è un po’ fredda, un po’ spigolosa e malinconica… e mi ricorda appunto qualcuno. I suoi skyline a perdita d’occhio, che incrociano ferraglie, rimasugli industriali, monumenti e palazzoni stile soviet. Le stazioni immense, binari su binari a perdita d’occhio. Angoli ognuno diverso tra loro e la potenzialità fotografica è immensa.
Per non parlare del fervore culturale. Cavolo ho visto una mostra di Stephen Shore che penso sia la più bella e meglio allestita mai vista. E a soli 10 euro. E la fondazione Helmut Newton? Ma anche realtà minori, sparse per la città, con piccole e grandi gallerie di artisti molto Parigi style.

Spero davvero di poterci tornare al più presto, e non tra 10 anni, e magari chissà, fare una mia mostra all’Oblomov come i vecchi tempi.
Non so se mi trasferirei a vivere a Berlino, ma invidio tanto tutti quelli che vivono la vita in modo meno statico e cambiano città e case e lavori e persone. Perché il cambiamento è davvero il sale della vita, e dopo ogni viaggio tornare alla vita di sempre, bella e fortunata, per carità, ma sempre la stessa, un po’ avvilisce.

 

Diario portoghese

Eccomi fresca fresca (oddio, con il volo alle 6 di mattina si fa per dire…) di rientro da questo breve e intenso viaggetto in Portugal, in particolare Lisbona, Obidos e Castelo de Vide, nell’Alentejo. As usual, per seguire le celebrazioni della Pasqua ma anche per tornare in una delle città europee più belle.
A Lisbona ero stata ma fin troppo tempo fa: in gita scolastica, per cui parliamo di ere più che anni fa. Ricordavo poco, solo le cose principali e che mi era piaciuta molto.
Confermo. Lisbona è una capitale dalle mille facce ma su tutte prevale un lato malinconico e decadente che la rende così affascinante.
L’alternarsi di facciate dismesse e semi abbandonate allo scintillio delle azulejos, ai palazzi più belli e a quelli patrimonio municipal a cui stanno rifacendo trucco e parrucco, alla grande.
I suoi continui sali e scendi, il ticchettio che fanno le suole sul lastricato adamantino, che riecheggia tra un vicolo e l’altro. Gli anfratti, le porticine colorate, gli archi, i mirador e le scalinate alla Montmartre, che appunto non hanno nulla da invidiare alla capitale francese.
Il centro squadrato, che alterna piccole piazze a piazzoni gremiti di gente e locali, ma senza mai chiasso frastornante.
Le pastelarie che sbucano un po’ ovunque, e anche le più infime offrono comunque pastel alla crema da vero orgasmo per i golosi di dolci come me. E poi i vini portoghesi, una vera scoperta.
Lisbona è una di quelle città che ti sembra bella e comoda e facile da vivere. Più  a misura d’uomo delle grandi e roboanti metropoli, turistica sì ma in modo più discreto che altrove.
E poi il blu del cielo, che incontro le rive del rio tejo, che è un fiume ma che fa pensare subito all’Oceano immenso, complice quella brezza che sale dall’acqua e scompiglia i pensieri.

Anche l’entroterra è molto suggestivo, roccioso, per lo più pianeggiante (almeno dove sono andata io) con dolci colline verdi e paesini dalle casette in calce e i bordi colorati, che mi hanno ricordato molto Cuba. Obidos è stata una vera piacevole sorpresa, a partire dalla casa particular della signora Ana dove abbiamo dormito.
Castelo de Vide e Marvao purtroppo abbiamo potuto vederle solo sotto una coltre fittissima di nebbia, comunque molto suggestiva, e pioggerellina battente.
Le processioni pasquali che siamo riusciti a seguire sono state fotograficamente un po’ deludenti perché molto “semplici”, e tra auto, pali, vestiti e giacconi dai colori improbabili, dubito uscirà fuori qualcosa. Anche se la processione notturna del venerdì santo ad Obidos è stata molto suggestiva, ma mi aspettavo qualcosa di più caratteristico.
Diciamo che questa alla fine è stata una vera e proprio mini vacanzetta, farcita di bellissimi momenti e ricordi (e ricordini), alberghi bellissimi e accoglienti, colazioni ricche, sapore di caffè bollente, jamon serrano, tranvetti colorati e tante Holghine da turista.
Ci voleva questo break dopo un gennaio e un febbraio davvero stressanti.
Credo di aver preso un po’ di peso, fosse solo per i kg di pane (e olive) che hanno sopperito 5 mesi di totale assenza. E ora ci sono tutti i rimasugli pasquali e gli ottimi biscotti che siamo riusciti a portarci in valigia, insieme ad una bottiglia di Porto invecchiato da 10 anni e la mitica gingjnha, il liquoretto tipico alle amarene (bleah!).

 

Spero di tornare presto in Portogallo e scoprirne altre città e cittadine perché è un Paese davvero affascinante oltre che accogliente. A mio parere molto più della Spagna, ma ammetto di non avere particolare simpatia per i cugini rossoro.
Chissà, magari proprio il prossimo anno per la Pasqua di Braga.

Intanto ecco una mia piccola Top Ten:

  1. Pastel de Nata
    Davvero il topo queste mini tortine di pasta sfoglia con un cuore di crema caldo e il retrogusto speziato.
  2. I sali scendi e i vicoletti dell’Alfama
    Da perdersi per ore e ore a girovagare tra porte colorate, odore di bucato, taverne e Fado.
  3. I vini portoghesi
    Davvero una scoperta, da sorseggiare con pane e olive e marmellate, in calici colmi visto che i portoghesi sono molto generosi con le quantità.
  4. Il mercato della Ribera
    Un ottimo esempio di riqualificazione di vecchi mercati, senza snaturarli. Un coacervo di sapori e odori per tutti i gusti, ottimo per un pranzo diverso dal circuito super turistico.
  5. Un aperitivo lungo i Doca di Alcantara
    Possibilmente in orario tramonto, vista porto.
  6. Le case dai profili blu e oro di Obidos
    Anche qui vicoletti acciottolati tra cui perdersi piacevolmente.
  7. La cioccolata (con o senza Gingjnha)
    Anche questa i portoghesi la sanno fare molto bene ed è un’ottima compagna per accompagnare un Porto d’annata.
  8. La processione notturna per i vicoli di Obidos
    Molto suggestiva e con un’atmosfera di silenzio e rispetto, senza fotografi prepotenti (anzi, forse i più smaliziati siamo stati noi) e con una popolazione estremamente disponibile ad accoglierti e lasciarti fare il tuo lavoro.
  9. I localetti dell’Alfama
    Baretti, taverne, terrazze: curati e caratteristici, ciascuno a modo proprio. Su tutte l’enoteca lungo la via che scende dal castello. Un piccolo gioiello dove scoprire il top dei vini portoghesi.
  10. La cerimonia dei campanacci a Castelo de Vide
    Dopo una lunghissima messa i fedeli sono esplosi in uno scampanio collettivo assordante ma al contempo armonico e liberatorio. E il riversarsi sulle strade, nonostante il tempo quasi invernale, è stato davvero emozionante e gioioso.

 

 

Non sono una fotografa

E questo è assodato. O almeno, aimè, non lo sono a tempo pieno.

Ma più vado avanti e più capisco perché. Pare che tutte le fotografe, almeno quelle fighe, siano strasecche, senza pancia, senza tette. Fisici androgini, piallati, nervosi, quanto di più lontano da me.

E non è una provocazione, accade anche per molti uomini (tette a parte), seppur in misura minore. E forse perché a loro, i veri fotografi, basta cibarsi di questa onirica arte. A bere bevono eh, eppure non gli si gonfia la pancia come a me, forse perché è vuota. Boh, sono livelli con cui proprio non posso competere almeno finché non potrò permettermi dei lavori superconcettuali in cui mi fotografo nuda e strafiga, senza tette, tra doppie esposizioni e reperti post industriali.

Trovatemi un lavoro di fotografe cicciotte che si scattano foto nude e ne riparliamo. Se c’è davvero del concetto, e del puro, magari anche sano, esibizionismo. A me ne viene in mente solo una, e non famosa. 

Un tranquillo weekend di editing

L’after hour wisspino se non altro mi ha permesso di dedicarmi un po’alle mie foto. Che, sempre più oramai, sono di viaggi. Bene, ulteriore stimolo a viaggiare sempre più.
È incredibile comunque come, andando a caso, il mio anzi i miei hard disk siano un concentrato di foto inutili. A volte, riguardandole, mi chiedo e cerco di ricordare cosa avessi mai visto in quella situazione. Anche nelle centinaia di foto turistiche, che insisto a fare nella speranza di stamparle prima o poi e magari chissà, farle vedere ai miei genitori, vado a pizzicare delle robe assurde che… boh!
Se poi avessi sta gran tecnica da poterle rivendere che so, su qualche sito stock e farci due lire, invece hanno sempre quel qualcosa che le rende così banalmente imperfette. E vabbè.
Comunque, visto che inizia già a salire l’attesa pasquale, che quest’anno sarà ungherese, tanto per rimanere in clima est, ecco una selezione di foto dal Maramures:
http://danielasilvestri.org/2015/02/21/hristos-a-inviat/
Ci sarei tornata molto volentieri perché anche se forse dalle foto, poche come si comanda, non emerge, è un posto bellissimo che mi è rimasto nel cuore. E spero che l’Ungheria non mi deluderà.
Invece, incredibilmente prima di qualsiasi altra gallery, ecco anche le foto di Istanbul: http://danielasilvestri.org/2015/02/21/istanbul-sinfonia/
Una piccola rinvincita dato che, la scorsa estate, a parte qualche gatto e minareti storti, ero riuscita a fare ben poco anzi, direi proprio nulla.
Per i puristi professionisti… purtroppo ho un sito pezzotto e come tale, mi sputtana tutta la sequenza nella galleria. Teoricamente sarebbe quella che appare nella griglia con le miniature. Oo so, non si dovrebbe fare, ma tanto anche il sito fotografico è oramai sempre più un blog, fotografico, un’appendice o forse meglio dire un’ernia di gighi e gighi che premono per uscire, anche se il mondo se ne frega. Enjoy!

Masjeed

Masjeed

Ciak, si scatta

Sicché domani ho il mio primo shooting fotografico per una pubblicità istituzionale. La borsa è pronta, le pile cariche, le schede nuove, gli obiettivi migliori, i flash e i faretti, il cavalletto, ci sono tutti e tutto dovrebbe funzionare.
Però cho l’ansia. Anche se si tratta di una foto di una serie a cui ho partecipato come assistente, domani per la prima volta sarò sola, sarò io a dirigere una piccola “troupe” per una sola foto, una deve essere e buona, che andrà su diecine di cartelloni enormi e probabilmente vedranno migliaia di persone. Io a dover fare la concentrata e la simpatica al contempo, a mettere da parte la mia di ansia per tranquillizzare i modelli e farli sorridere. Io che domani sicuramente suderò 7 camicie e avrò la vista appannata.
Una foto inter nos del cavolo, per questo difficile. È una prova importante per me, per come sono fatta io, che non mi sento mai portata per niente e mai sufficientemente capace. Non so neanche perché ho accettato, forse perché non c’erano molte alternative o forse perché è il caso di iniziare a crescere e cambiare.
E poi per una pubblicità brutta non è mai morto nessuno, al massimo potrò essere licenziata… ma sì, viva la vida, spericolata!