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Mansminus

Poi ci sono quegli uomini che fanno tanto quelli fighi di sinistra, poi a un tavolo di lavoro,dove sei l’unica donna, parlano guardando solo gli altri uomini e se, talvolta, si rivolgono a te, lo fanno con quel tono quasi condiscendente che neanche alla nipote di 3 anni (in gergo: mansplaining).

Ecco questa tipologia di uomo è anche peggio dei maschilisti “veri” che, almeno, non fingono.

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REM Copy

E poi quando finalmente stai per prendere sonno, ti arriva quella head per quel maledetto annuncio che hai rincorso per tutto il giorno.

Sta diventando sistematico. E oramai non ci casco più pensando vabbè dai poi domani me la ricordo. Tocca solo che alzarsi all’istante, beccare il primo stralcio di carta che ti passa sotto mano, foss’anche il rotolo di carta igienica, e sperare di riacchiappare il sonno. Che per fortuna per me, non è ancora raro come le buone idee. 

Let’s celebrate!

Certo il mio lavoro è un’ansia e un esame continuo, ma che soddisfazione quando il direttore di uno noto quotidiano cambia solo un punto della lettera di presentazione che hai scritto tu al suo posto e neanche una virgola di tutto il resto.
Del resto, i giornalisti non usano punti alla fine dei titoli. Mica come noi copywater…

E, poi come dice pure il cinico:
“Oh ma sto giornale lo leggerà pure Obama!”

Tra l’altro, tra il serio e il faceto, pensavo proprio oggi che in questo periodo “festeggio” i dieci anni di ingresso nel fantastico mondo del lavoro e della contribuzione inpese (di sangue e sudore suprattutto). Che poi in 10 anni ho fatto 10 lavori diversi, son quisquiglie.
Quindi, per sempre sia lodato…

I pomeriggi degli altri.

Sono scesa 10 minuti per comprare le sigarette, alle 17 e uno schiaffo mi ha accolto. Una giravolta nel quartiere in cui lavoro oramai da quasi due anni e che non conosco affatto, al di fuori del supermercato – tral’altro caro e non troppo fornito – e del bar – come sopra – che bazzico in pausa pranzo. Mi sono resa conto che il quartiere è vivo e lotta insieme a noi, o meglio, che il quartiere vive mentre io, lentamente, muoio ad una scrivania.
Quanta caspita di vita c’è nel mondo, alle 17 del pomeriggio? Una vita che non conosco, fatta di ragazzini al bar, al campetto, cani che possono giocare con altri cani e non girare da soli perché i padroni possono portarli fuori solo a tarda serata, mamme che chiacchierano su una panchina al parco giochi, pensionati che passeggiano o giocano a carte, palestre con sale non stipate di sudore e atleti dell’ultim’ora, caffè al gusto di caffè e non bruciato nespresso.
Ah la lentezza del tardo pomeriggio, una vita altra oltre al lavoro, che non vivo più da un po’ e che ho vissuto per un lasso di tempo fin troppo breve, quanto mi manca e per quanto ancora mi mancherà…