I pomeriggi degli altri.

Sono scesa 10 minuti per comprare le sigarette, alle 17 e uno schiaffo mi ha accolto. Una giravolta nel quartiere in cui lavoro oramai da quasi due anni e che non conosco affatto, al di fuori del supermercato – tral’altro caro e non troppo fornito – e del bar – come sopra – che bazzico in pausa pranzo. Mi sono resa conto che il quartiere è vivo e lotta insieme a noi, o meglio, che il quartiere vive mentre io, lentamente, muoio ad una scrivania.
Quanta caspita di vita c’è nel mondo, alle 17 del pomeriggio? Una vita che non conosco, fatta di ragazzini al bar, al campetto, cani che possono giocare con altri cani e non girare da soli perché i padroni possono portarli fuori solo a tarda serata, mamme che chiacchierano su una panchina al parco giochi, pensionati che passeggiano o giocano a carte, palestre con sale non stipate di sudore e atleti dell’ultim’ora, caffè al gusto di caffè e non bruciato nespresso.
Ah la lentezza del tardo pomeriggio, una vita altra oltre al lavoro, che non vivo più da un po’ e che ho vissuto per un lasso di tempo fin troppo breve, quanto mi manca e per quanto ancora mi mancherà…

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