Brava

Pausa pranzo languida (del resto ci vuole ben poco a mangiarsi 2 barrette peso forma e un actimel), così ne ho approfittato per andare un po’ à rebours, a ritroso nei ricordi e nelle vicende Anais.

E cavolo, ci sono alcuni post davvero niente male, e sì che non andrebbe mai fatto, dico farsi i complimenti da sola, ma qui ci sono io e non sono mica la Lucarelli con i suoi migliaia di followers, e una pacca sulla spalla mi vien davvero voglia di darmela.

PS: E’ anche il mio 200mo post, per cui tutto sommato un po’ di autocelebrazione ci sta anche.

Er traffico di Roma…

Il brutto di fare sempre la stessa strada per andare a lavoro, senza entrare nel merito di ipotetici scenari da film di spionaggio, è che quando te la chiudono, ti ritrovi come un pesce in un barile. Che poi non è la strada chiusa di per sé, quanto che da un mese a questa parte di questa strada cambino sensi, entrate ed uscite in continuazione, senza preavvisi.

In preda al panico, sbatti in un continuo di sensi vietati e incroci ciechi, ti ritrovi inavvertitamente a fare 500 metri di Ardeatina contromano manco fossi James Bond e quando ovviamente ritrovi la retta via, becchi l’unico autobus urbano che ancora passa ad agosto e fa circa 15 fermate – senza saltarne una – fino al tuo punto di arrivo.

Già, è agosto… e del resto chi pianifica la manutenzione di una strada dissestata dai tempi di Cesare e Ottaviano, può mai andare a pensare che la gente al 6 agosto ancora debba andare a lavoro, e non è che abbia tutta sta voglia di svegliarsi prima perché deve fare 5 km in più, di cui 1 solo per girare intorno ad una segnaletica convulsa? Senza preavviso, ovviamente. 

Tu ti lamenti, ma che ti lamenti, pigghia nu bastone e tira fuori li denti… 

Purché funzioni!

Così, per dirla alla wsp, non esistono foto belle o foto brutte, o per dirla alla pubblicitaria, idee giuste o idee sbagliate: l’importante è che funzionino…

Certi concetti sono così veri e miliari, che gira che ti rigira ti si ripropongono come un bel piatto di peperoni!

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Pagina tratta da “La parola immaginata – teoria, tecnica e pratica del lavoro di copywriter.” Di Annamaria Testa.

Il senso di Anais per gli affari

E comunque Roma non accenna a svuotarsi… piscina ancora piena, 20 minuti di fila alle casse, fila sull’ardeatina, locali pieni, solito parcheggio sotto casa che non si trova, traffico… ma vene volete annà??!

Ps fuori tema: perché ogni volta che mi scapicollo in qualche supermercato attratta dal volantone delle offerte, non controllo mai la data di inizio? È sempre, sempre, sistematicamente, a partire dal giorno dopo… ma che cazz!

Fa callo

Collega: è arrivato un pacco per te!
Anais: ah sì grazie, dov’è?
Collega: no guarda il corriere dice se scendi…
Anais: ah… addirittura? Ma si saranno sbagliati…


Corriere (sudato, molto sudato, appanzato e accasciato sul portone, mentre si asciuga il sudore sulla fronte con una pezza… mi porge il pacchetto): sei te Anais?
Anais: emh sì…
Corriere: tiè va, famme er favore ma cho er furgone rotto, numme se chiude… non lo posso mica lascià! qua si me se rubbano tutto è un macello! Na firmetta…. ecco, apposto! grazie, ciao nì!
Anais: arrivederci…

Sì, viaggiare. Sì, amarsi.

“Pico Iyer, grande giornalista e scrittore di viaggi, racconta che “viaggiare è un po’ come essere innamorati, perché improvvisamente su tutti i sensi c’è scritto ‘acceso’.  […] Oggi, da dove vieni è meno importante di dove vai. Ma è solo fermando il movimento che puoi capire dove andare. Ed è solo facendo un passo indietro, dalla tua vita e dal tuo mondo, che puoi vedere quello a cui tieni di più, e quindi trovare casa. Il movimento è un privilegio fantastico. Ci consente di fare cose che i nostri nonni non potevano neanche sognare di fare. Ma il movimento ha senso solo se c’è una casa a cui tornare. E la casa, in fin dei conti, non è solo il posto in cui dormi. È il posto in cui stai”.

Ho trovato l’ultimo editoriale di Giovanni De Mauro davvero bello, quasi poetico. Soprattutto perché racchiude molti dei miei pensieri sul tema del viaggio. Adoro viaggiare quanto amo il momento di tornare a casa. Non prima, quando sei ancora in viaggio o a rifare valigie di vestiti ciancicati e biancheria arrotolata in buste da duty free shop e ti prende la nostalgia del rientro. Solo al momento in cui varco di nuovo la soglia della mia casa, con le mie cose, gli odori e i sapori dei miei sogni e della quotidianità della mia vita e della mia famiglia, capisco che anche tornare ha il suo fascino e il suo valore.  La mia vita si accresce di un altro tassello, di altri posti, luoghi, emozioni vissuti altrove che fanno apprezzare, odiare, ridiscutere, ciò che si ha e si è. Viaggiare è mettersi in discussione. E chi rimane sempre fermo, si perde la bellezza di conoscersi, amarsi e anche odiarsi, la linfa, il senso di tutto.

L’orco Anais

Allora, se il ragazzino che abita nella casa (con piscinetta nel giardino!!) due isolati dalla mia smettesse di piangere e urlare initterrottamente da circa 15 miniti, riuscirei a godermi una degna siesta sul mio terrazzino, con annessa brezzolina.

Oggi in piscina un signore si lamentava per la musica, troppo alta, durante la lezione di acqua fit. Perché io non posso avere il diritto di lamentarmi di questi piccoli demoni urlanti travestiti da bambini?!

Il mattino ha imprecazioni in bocca

Cosa fa una persona normale se si sveglia molto prima dell’orario previsto? Magari si gongola ancora un po’ tra le lenzuola (effettivamente un po’ umidicce date le temperature tropicali di queste ultime notti), oppure si alza e fa una bella doccia refrigerante, una colazione sostanziosa, magari si concede un caffè e cornetto al bar, con annesso giornale, una passeggiata con il cane senza controllare l’orologio ogni minuto.

Anais invece stamattina alle ore 08.00 ha iniziato la giornata passando l’aspirapolvere e facendo pulizie… che sono durate più del previsto perché l’aspirapolvere ha deciso di incepparsi e quindi si è dovuti passare al lavaggio del filtro ostruito da miriadi di peli canini. Ha comunque fatto tardi e si è dovuta sbrigare per arrivare in orario decente a lavoro, sudando e imprecando contro vigili e infiniti lavori sull’Ardeatina, vanificando tutto il relax immaginato dal primo mattino.

Ho tanto bisogno di andare in vacanza…

Cose che andrebbero proibite al mare

1. Indossare costumi di taglie visibilmente più piccole. Vale anche per gli uomini (specie in piscina e se si è istruttori di acquafit…).

2. Trucco marcato, con naturale tendenza a discioglersi causa temperature tropicali e mascara waterproof comprati alla Upim.

3. Spiluccarsi la ricrescita con pinzette o, peggio ancora, giocare a schiacciarsi i peli incarniti. Rischio di abbronzatura con segni di ghigno malefico altissimo.

4. Sandali zeppa finto legno, finta pelle, che coniugano fastidiosi rumori di slittamento e ciabattamento. E poi sono orribili, renderevene conto.

5. Smalti dai colori improponibili, peggio ancora se scheggiati e non in tinta tra mani e piedi.

6. Monili vistosi e ingombranti. Specie se poi metti in croce il bagnino o il bimbo ciccio di turno, che devono tuffarsi nell’acqua alta con gli occhialetti a scandagliare il fondale per recuperarli.

Anais Trasteverina

Ho fatto un giro a Trastevere venerdì sera dopo tanto, troppo tempo e con piacere ho ritrovato la sua solita atmosfera frizzante, vivace, romantica e un po’bohemienne che ho sempre amato. Con piacere ho notato tanti nuovi locali e ne ho ritrovati altri. Tanta, tanta gente e non solo turisti, a dimostrazione che la movida romana non è oramai solo e solamente Pigneto.
C’è stato un periodo, oramai tanto tempo fa, in cui Trastevere era davvero la mia seconda casa. I negozi dell’argento, le sale da thè con le amiche, le prime enoteche, i pub, e le infinite chiacchierate tra le scalette del museo e la fontana di piazza santa maria, tra un mangiafuoco e un violinista. Ora sono stati sostituiti da maghe e chiromanti. Chissà che prima o poi non mi venga voglia di sedermi ad uno di quei tavolinetti e sbirciare un po’ questo futuro, che sembra sempre più e piacevolmente incerto…