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Più 37

E anche questo compleanno, è andato e sarà un attimo scrollarsi di dosso anche questo numeraccio, per un altro anche peggiore. Mi sto troppo velocemente allontanando dal 3 e non so se sono pronta. Cacchio se sono tanti. 

Il tempo corre troppo veloce e non possiamo più tanto permetterci di perderlo, di sprecarlo. Basta una scossa per perdere tutto e per ricordarci del grande dono che è la vita. E io questi ultimi 3 voglio vivermeli al massimo. 

Meno tre

E ci risiamo… lunedì si ricomincia. Sono volate queste ferie? Certo, come sempre, ma sono state buone ferie, con i tempi giusti. Mi godo quindi questi ultimi giorni di semi pace romana, approfittando per fare qualche commissione: Ikea, dopo una vita (piena come sempre) per cambiare finalmente la copertura del divano, ho travasato una pianta che dovevo travasare almeno anni fa, ho provato a farne rivivere una e ne ho comprata una nuova. un po’ di pulizie, ma non come dovrei, dovrei fare più ordine e approfittarne per buttare qualcosa che la casa di nuovo straborda… forse lo farò domani. Ultimi attimi di sole, ultimo libro estivo. Qualche spesuccia e si ricomincia pian piano anche con gli allenamenti. Un chiletto l’abbiamo preso, niente di tragico. Centelliniamo le calorie fino al mio compleanno, che quest’anno per la prima volta trascorrerò al lavoro e quindi avrò bisogno di qualche vizio in più.

Cerco di godermi al massimo quest’ultima lentezza. Anche voi, non tornate, o tornate a poco a poco che qui non ci mancate affatto. 

The night before

E alla fine siamo arrivati al fatidico giorno prima della partenza, prima delle agognate ferie, soprattutto. A volte penso alla mediocrità di tutto ciò… affannarsi per un anno intero e sentirsi felici solo per quelle due-tre settimane all’anno senza le quali oramai non potremmo più stare. Sto ovviamente estremizzando, certo è che le ferie restano un dogma sacrosanto dei lavoratori, sempre più eroso anno dopo anno dai nuovi mercati e dalle nuove professioni, che spingono sempre più vecchie aziende ad organizzarsi per garantire una copertura 365/365. Eh sì, le belle e vecchie ferie che, male che ti andava ti facevi 1 mese, sono un lontano e vago ricordo, ma per chi è cresciuta con genitori statali, che saltavano da giugno a luglio ad agosto, rimanere accozzata ad almeno 3 settimane è qualcosa di sacrosanto e imprescindibile!

Ovviamente mai a cuor leggero. Come sempre, i giorni prima delle ferie sembra che debba cascare il mondo o che i tuoi clienti si apprestino a spirare da lì a minuti. Incastri e accelerazioni per non lasciar nulla di inconpiuto e per non rimandare tutto il (tranquillamente) rimandabile. Per cui partirò con alcune cose in sospeso e con il fatto che la mia vera vacanza sarà proprio la prossima settimana, spero tanto di non vedermela rovinata. Non sono una dirigente milionaria né mando avanti economie mondiali, per cui esser disturbata in ferie come a volte capita ad alcuni colleghi, è una cosa che proprio non concepisco.

Quindi, stasera tutta una tirata tra valigie e ultime cose e spero tanto di riuscire ad entrare al più presto nel mood vacanziero. Preferisco infatti partire più tardi proprio per non dover fare tutto all’ultimo minuto e iniziare a rilassarmi proprio quando è ora di ripartire. Comunque quest’anno è andata così e va bene, l’importante è lasciarsi tutto alle spalle almeno per qualche giorno ché di pensieri ultimamente qui se ne hanno assai.

Buone vacanze cari, ci rileggiamo presto!

Panic on the streets of Anais

Insomma, che il rientro non sarebbe stato soft lo sospettavo, ma la realtà supera sempre la fantasia, peggiorandola.

Mi illudevo che quel break bastasse, invece dopo le splendide feste trascorse quest’anno, è stata dura rientrare a lavoro. Gennaio poi è anche peggio di settembre: o paranoica calma piatta oppure si scatenano le smanie dei piani marketing del nuovo anno. È andata fifty fifty. Comunque ho discusso subito con il capo, tanto per inaugurare l’anno. Non sono svogliata e apatica come a settembre, però questa specie di quiete mi mette ancora più ansia, specie quando il lavoro devi inventartelo.

Poi si ricomincia pure con la promozione dei corsi per cui capirai, mal di testa ben tornato. Adesso poi che sono tornata a prender le gocce la sera, dormo di sasso e la mattina mi sveglio con un sonno che neanche fossi in piedi da ore.

Devo anche ricominciare a fare attenzione al mangiare, che adesso che il mio stomaco si è riaperto a leccornie che non vedeva da mesi, con l’aggravante della solita super befana golosa di mia mamma, tornare a regolarsi è tosta e infatti sono ingrassata. Poco ma per me è subito obesità. Figuriamoci. Perfezionista di merda quale sono, a quell’accenno di pancia piatta conquista con lacrime e sangue non voglio rinunciare. E soprattutto ho speso un fracco di soldi per cambiare mezzo armadio.

Per cui, armiamoci di pazienza e serriamo i ranghi. Prima o poi questi mesi passeranno e torneremo a respirare odor di vacanze. Intanto sabato pausa milanese per vedere un po’ di bella vera fotografia. 

La festa è finita

E anche questo Natale, aimè, è passato. Sono state belle giornate e serate in famiglia e tra amici, ma come sempre il tempo è volato.

Mi dispiace non esser partita quest’anno ma ho avuto modo così di vedere tante persone e concedermi qualche svago. Pure troppi… praticamente dal 22 dicembre non ceno normalmente a casa! Non ho visto nessun film di Natale né fatto grandi maratone seriali perché, nonostante tutto e le ferie, non ho avuto tempo! Meglio così in fondo!E soprattutto la mia linea sembra ancora salva anzi, sono persino dimagrita ancora! Bah! Eppure non mi sono fatta mancare nulla, ma senza esagerare e continuando a fare sport. Oggi ho fatto qualche acquisto in presaldo in vista del capodanno e della Befana. Sì forse se partivo sti giorni spendevo meno… ma qualche giorno in Toscana ce lo faremo e intanto, qualche assaggio… in tutti i sensi.

Come fate ad odiare il Natale, io vorrei ci fosse tutti i mesi! 

    

 




  

     
    
    
 

Un tot al chilo

Ma le donne magre, quanto cavolo (non) pesano? 

Io, a parte una breve parentesi della mia vita in concomitanza con la tesi di laurea in cui raggiunsi il mio peso minimo, nei tempi giovani e migliori diciamo che ho sempre oscillato sui 50/53 kg. Mo’, che io sia fissata e mi sono sempre e comunque vista paffutella, ok, però è indubbio che, fosse anche per certe mie curve, a 53 kg la mia ciccia ce l’ho, eccome. Eppure mi sembra un peso normale ed accettabile, rapportato ad un’altezza di poco superiore al metro e 60, e basso. 

Quindi, ritorno a bomba, ma quanto cacchio pesano poco le altre donne? Non parlo di modelle, ma di ragazze comuni come se ne vedono tante, o io almeno tra i miei contatti ne sono circondata. Nel mondo della fotografia poi uh, sembra che tutte riescano a saziarsi solo di arte e non conoscere gonfiori nonostante l’alcol che si sturano che, si sa, se non sei un po’ bukowski non vali. 

Ragazze dalle pance stra piatte, la vita sottile, le gambe e le braccia filiformi, che sì sono evidentemente magre ma non hanno di certo un aspetto malato. 45?48 kg? O pesate di più perché siete muscolose? Mmm esistono anche donne magre però che con quest’alibi sono certe flaccidone… 

Comunque, mi godo questi ultimi giorni di accennata magrezza, che con la fame che ho accumulato penso abbia vita breve. 

E da dicembre spero anche di tornare a scrivere di altre baggianate. 

Bon Ton, no Bon Bon

“Guarda si co’sti capelli stasera nun fai n’fjo eh”

Ecco, diciamo che tra il parrucchiere piacione e l’assistente che in un’ora e mezza di posa della tinta mi ha raccontato nei minimi dettagli il suo parto di 17 ore con annesse discretissime domande su quando sarò io a fare un figlio, preferisco decisamente il primo. Entrambi, comunque, non jela possono fare a non farmi un commento sulla mia linea. E ieri è stata lei a notare che sono dimagrita. Beh, meno male. In effetti non sono in molti a notarlo. Molti amici mi chiedono come vada sta benedetta dieta e a me verrebbe da rispondere: ma cacchio, ché non si vede??
In fin dei conti 5 chili mica sono pochi. Macché.
O sono io come al solito ad avere una visione distorta del mio fisico, che un mese e mezzo fa vedevo decisamente più sformato, oppure  in effetti non si sa dove li abbia persi sti chili ed evidentemente non sono cambiata più di tanto.

Almeno fino a ieri. Sarà il periodo scoglionato, sarà mio marito che negli ultimi mesi avrà cambiato almeno 3 tipi di taglio, che ieri alla fine ci ho dato un taglio drastico pure io.
A dire la verità avrei voluto cambiare soprattutto il colore e ritornare al mio vecchio biondo svedese. Sicuramente complice l’abbuffata di Borgen che sto facendo in questi ultimi mesi, ma avevo voglia di qualcosa di più freddo e nordico e non sto mielato mezzo castano mezzo roscio che oramai Little Frank mi ha affibbiato.E niente, non c’è stato verso.
Forse devo ringraziarlo. Però con le forbici ci è andato molto più pesante per cui ora mi ritrovo ad essere un misto bon ton tra Anna Wintour, Lady Gaga e Valentina. Un taglio porno me l’hanno anche definito, i soliti fotografi pornomani.
Comunque di certo un bel cambiamento, visto che con quella matassa pesante e ingarbugliata più di me non mi ci sentivo più e avevo bisogno di ricominciare. O forse, di sottolineare meglio, un cambiamento.
Ora, come sempre, il bello verrà dopo il primo shampoo fatto in casa. Speriamo bene.

Comunque, mi approccio alle ultime due settimane di dieta. Inizio a vedere una luce alla fine del tunnel. Non posso crederci che questo tempo, che mi sembrava infinito, stia per finire. Anche se detesto voler che il tempo acceleri, perché poi si rischia di non rendersi conto e apprezzare ciò che di bello accade nel mezzo. Ma in fin dei conti è quello che facciamo sempre, ogni lunedì, auspicando l’immediato ritorno del week-end.
Di certo, nel mezzo, sono passati tanti aperitivi, fritti, birre, pizze, cioccolate e cocktail a cui ho dovuto dir no.
Ho una fame di pizza, birra e patatine fritte che il 28 novembre mi riservo un’intera pizzeria, altro che un tavolo.
Nel frattempo, continuo ad ubriacarmi con il the verde. Però ora decisamente con più stile.

Odor di ricordi

Ci sono posti per cui non serve assaggiare un pezzo di biscotto per imbarcarsi all’improvviso in un viaggio tra i ricordi. 

I paesi d’origine sono una seconda casa, in tutti i sensi e ti conoscono, forse più della tua stessa città. 

Oggi a pelo d’acqua guardavo il profilo del litorale, che conosco a memoria nonostante negli anni i luoghi e i posti cambino e cerchino di camuffare il passare del tempo. Loro sì, possono e spesso ci riescono. Guardavo il balcone di una casa che un anno affittarono amici dei miei, da cui guardammo i fuochi di ferragosto. E parcheggio sempre sotto un’altra casa, quella dei palazzi brutti e passo a via pirgi 33, dove niente meno ho visto la puntata 1 di Beautiful e festeggiato un sacco di compleanni, all’ombra del pergolato con parenti e amici ora persi in chissà quali vite. 

Non è il ciabattio svogliato, l’odore del mare misto ai solari, la salsedine o il gongolare dei piccioni che più mi sollazza i ricordi, ma sono gli odori della campagna. Perché noi siamo una famiglia che viene dalla campagna, torrida e assolata. Quella dei finocchi, dei meloni, delle angurie giganti che zio Giovanni ci lasciava sotto al magazzino. E quella dei pomodori. Quell’odore acre di terra, sudore, marciume, che sento dai carri pieni che passano per l’aurelia. Lo riconoscerei tra mille. Lo stesso odore di quel magazzino, che mi faceva così paura, buio, angusto e polveroso, dove zie e mamma si chiudevano per fare le conserve che poi distribuivano per il paese. Ora quel magazzino è chiuso, vuoto, come la casa di mia zia, che ci ha lasciato quest’anno dopo novantanni. La zia che per me è stata nonna, quella da cui mamma mi mandava in vacanza a luglio, a schiarirmi i capelli e bruciarmi di sole. La zia che mi preparava i toast al formaggio, delle caramelle agli agrumi che rubavo di notte, delle prime sigarette fumate di nascosto alla finestra. La zia della campagna. Con Yuri e Diana, i primi cani che ho amato e a cui penso sempre quando guardo Holghina. 

Non serve avere un mucchio di foto per ricordare, finché la mente funziona e la malinconia pungola quel giusto, per spronarti a fare bilanci, a soppesare vittorie e sconfitte, ad apprezzarti per quella che sei, grazie anche a questi vicoli, alle colline, alle panchine dove hai pianto, sorriso, baciato e amato.

  

Un cervello geniale

Insomma c’è stato un periodo della mia vita, che ora mi sembra lontanissimo, in cui potevo tutto sommato considerarmi una persona acculturata.
Leggevo e studiavo tantissimo, libri, manuali, giornali. Vedevo tanti film, tutti impegnati, molti francesi. Li recensivo, persino. E li adoravo.
Poi è iniziato un lento declino. Sicuramente dopo la fine dell’università. Quando stavo col deficiente. Che sì mi portava spesso al cinema ma di francese rimanevano sole le crépes che ogni tanto poi ci mangiavamo ad arco di travertino.
Se penso invece a quei lunghi anni di scuola, che ora mi sembrano così pochi rispetto al resto della vita che mi attende, in cui dovevo solo studiare, leggere e quello era il mio dovere, mi assalgono enormi dubbi di non averne approfittato a sufficienza. E mi tornano in mente le parole sibilline della mia professoressa di chimica:
“studiate adesso, fatelo. Anche se so che adesso non ve ne importa nulla, anche se non vi piace. Fatelo. Avete un grande privilegio che non tornerà più indietro.”
Verissimo. E io per un periodo la chimica volevo farla davvero.
Studiare per me oggi è un privilegio. Che ogni tanto a dire il vero posso concedermi a lavoro, perché devo rimanere sempre aggiornata e migliorarmi. Ma non è più come prima. La mente è più pigra, fa mille giri, si distrae e di quello che leggi ti rimane molto poco.
Purtroppo anche di tante cose imparate nel passato mi è rimasta poca memoria. Ad Atene facevo persino fatica a distinguere le lettere, e sì che andavo bene in greco eh, ma ricordarsi verbi, declinazioni… giammai.
Penso sia normale, che per quanto scientificamente il nostro cervello sia sottosfruttato, l’impressione è sempre quella che sia sovraccarico e andando avanti decida lui dove immagazzinare le informazioni, quali stipare in posti troppo scomodi da raggiungere e quali addirittura buttare. Ovviamente lo fa adattandosi a te. A ciò che ti serve.

Molta colpa infatti è mia. Dovrei e potrei fare di più. Quando lavoravo all’università, e facevo un lavoro di merda, sentivo più l’esigenza di elevarmi in qualche modo. Anche il gran tempo sui mezzi pubblici mi aiutava a poter leggere di più.
Adesso invece che ho bisogno di maggiore concentrazione, nei momenti liberi cerco più svago, più leggerezza, semplicità. E troppo spesso le immagini sostituiscono le parole che, invece, restano e resteranno per sempre il mio primo amore.
Mi sento un po’ abbrutita. Lo ammetto.
Mi mancano alcuni discorsi. L’altra settimana con gli amici del circolo di scrittori falliti, si parlava come capita spesso di libri e cinema. Ed io detesto non sapere più quale sia l’ultimo film che ha vinto Cannes o il Sundance. Di non aver visto Youth o l’ultimo dei Dardenne di cui ho scritto parole su parole, perché alla fine sono andata a vedere quella cazzata di Fury sprecando una delle rare sere in cui oramai mi concedo il cinema.
Lo so che dovrei innanzitutto disintossicarmi di serie TV. Lo so. Eppure esimi colleghi riescono a conciliare tutto anche con la serialità.
Comunque, se non altro, ora sono due giorni che non mi stacco dalla Ferrante.
Ho divorato in due giorni l’amica geniale, ve lo consiglio davvero. Una storia bellissima e intensa, quella di Lila ed Elena, che non vedo l’ora di scoprire sempre più anche se so che mi dispiacerà tantissimo quando finirò la quadrilogia. Scritto benissimo, una Napoli che solo chi conosce può descrivere così e chi non la ama non può che invece esserne sedotta. Uno di quei libri che ti fa male per quanto senti vero. Che ti lascia con un misto di bene e malessere, perché ti sembra a te di vivere certe esperienze, salvo poi sentirti così fortunata di aver fatto la scelta giusta. Di leggere, bene, anziché cazzeggiare.

Testa alta

Vi tornano mai in mente aneddoti dell’infanzia? Frasi, momenti, cose che vi hanno detto e raccontato? 

Oggi mentre fumavo in terrazzo, sporgendomi un po’ con il turbante e i capelli bagnati, ho ripensato alle volte che mi affacciavo al terrazzo di casa o da qualsiasi minima altura e mia mamma mi diceva di stare attenta, che la testa pesa più di tutto il corpo e come niente finisci di sotto.

Ecco sta storia della testa che pesa più di tutto mi ha sempre turbata e non l’ho dimenticata mai. Non so se sia vero, son quelle cose di cui ti fidi e non vai ad appurare, se l’ha detto la mamma… E poi, con tutte le emicranie che ho avuto e avrò nella mia vita, mi sa che mi son portata sfiga da sola.