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Farmadipendente

Ma sono l’unica che trova la farmacia un luogo sacro dello shopping? No perché tralasciando, vabbè, l’aspetto meramente salutistico a cui fortunamente ricorro saltuariamente, il resto per me è puro godimento. Oramai molte farmacie sono un vero e proprio tempio di bellezza e benessere. E sono anche un po’ pericolose per le tasche, perché ti senti al sicuro e in qualche modo autorizzata a spendere! E che fai non te lo compri quel bagnoschiuma o quella crema in offerta, che si sa sono buone qui… o il trucco, costa moolto meno che in profumeria e dai, sarà certamente migliore! Poi appunto, siccome uno non ci va con la frequenza di un supermercato, che fai… chissà quando ci ricapitoo, poi le offerte finisconoo e via… La farmacia dove vado spesso io poi ha una super tessera punti… che fai non ci vai quando i punti sono doppi, c’è il 10% di sconto (che spesso equivale manco a un euro) e puoi prenderti quelle tazzine super fighe dando una piiccola differenza? Sti cazzi se poi magari tra un mese ti accorgi che non sai che fartene e devi imbarcati verso il Mercatino. Poi sei lì alla cassa, ti fai mentalmente due conti e pensi che tutto sommato le pasticche che dovevi realmente prendere magari rovistando in qualche borsa ancora le trovi. E se no, ci tornerai, yeah! E cosa dire di quando la tua non ha quel farmaco crema e allora no che fai, lo ordini, meglio girare per altre, sia mai che trovi altre offerte, altre cose, altri campioncini. Insomma due cose dovevo prendere in questi giorni e ne sono uscita con due pacchi di vitamine “donna” che stavano 1+1, idem per la Valeriana, tanto si sa che uno si stressa, una maschera per capelli, un nuovo detergente intimo, una crema corpo che regalava pure lo scrub, una crema viso che avevo già ma che regalava lo struccante, una crema in sostituzione di quella che mi serviva ma che ho comunque ordinato. Stavo per prendere anche le supradyn a orsacchiotto modello carammella gommosa… Ma ho optato per le liquirizie. Sicché domani dovrò tornarci! Aiutatemi!

Again

Sicché, as usual, è arrivato anzi, tornato, il momento del rientro. Di per sé non tutto il male vien per nuocere, non mi dispiace tornare alla mia vita di sempre, alle mie cose, agli amici, al pensare all’avvicinarsi dell’autunno, ai corpi che si rivestono, al non vedere più tutte le persone più abbronzate di me o foto esotiche da vacanze in capo al mondo. Per questo ci vorrà ancora un po’… si torna presto in ufficio e le prossime vacanze sono così lontane. Perché questo è il vero lato brutto, la fine della vacanza, come viaggio e come stato mentale. Tornare alle responsabilità, al lavoro anzi, ai lavori, al vivere faticosamente la città e le giornate tra gli impegni, tra gli stralci che rimangono dopo le responsabilità.
Non so se sono pronta al nuovo anno, del resto non lo sono mai, e quest’anno ho l’impressione che sia più faticoso e difficile.

Le mie vacanze sono state belle, il viaggio nei Balcani si è rivelato ben al di sopra delle aspettative e la compagnia è stata complice nell’amplificare ogni sensazione e ogni ricordo. Come al solito son tornata carica di giga di emozioni e nuove scoperte, che non so ancora se saranno in grado di raccontare al meglio le atmosfere di quei giorni, di quei posti, così diversi tra loro. Ma come sempre, è stato bello provarci.
Ora mi godo queste ultime ore di libertà, a ridosso dei festeggiamenti del mio nuovo anno. Sono davvero grande, ormai, sarà forse per questo che mi sento più malinconica del solito.

Accidiamente

Insomma ogni tanto su facebook scopro l’esistenza di locali e posti nuovi a Roma, all’apparenza fighissimi, dove non solo non sono mai stata ma di cui non ho neanche mai lontanamente sentito parlare. In più, la maggior parte di questi “suggerimenti” nascono proprio dal fatto che molte persone a me vicine ci sono state, per non dire che son frequentatori abituali.
Ogni tanto allora mi sale un po’ di sconforto, al pensiero di quanti luoghi e quante realtà in questa città tentacolare mi rimangono estranei. Quanto potenziale non visto, non vissuto. Ed è troppo facile nascondersi dietro il mignolo del poco tempo, perché di certo anche queste persone più “viveur” di me non si grattano la panza da mattina a sera. Per quanto forse, a mia discolpa, mi dico sempre che 10 mesi su 12 ho praticamente il 90% dei miei week-end impegnati a lavorare, e quelli che riesco a guadagnarmi se posso preferisco trascorrerli diversi chilometri aerei lontana dal G.R.A.
Per cui mi chiedo quanti confini ci costruiamo senza rendercene conto e prima ancora di sentirci poi chiusi e oppressi sempre negli stessi posti, sempre nelle stessa routine. 
Questa è un’estate un po’ strana, sarà il tempo, saranno i 35 che si avvicinano ma a volte ho l’impressione di esser incollata da ore interminabili alla fermata di un tram fantasma, perché tutti quelli che continuano a passare davanti mi sembrano sempre troppo pieni o terribilmente vuoti.
Esco scarica dal lavoro e di questa estate romana sto assaporando ben poco, sento un rumore soffuso in lontananza, che neanche mi attira più di tanto. 
Mancano soli 10 giorni alla partenza, sempre troppo a ridosso del primo giorno di ferie e per quanto non veda l’ora ho come l’impressione di non aver reso giustizia alla mia città, di averla trascurata e snobbata in luogo di quella circe malefica chiamata accidia.
Nell’estate più fredda e ideale di tutti i tempi, mi manca l’inverno. 

Di sere…

Quant’è bella la sera, quando chiudi la porta alla stanchezza, ai dubbi, ai problemi, alle ansie della giornata e apri il cassetto dei tuoi sogni, dei tuoi pensieri, dei tuoi errori, della musica, delle pagine, delle emozioni.
Che si tratti di tornare a casa e indossare la comodità, di chiuderti in un film, di un’uscita con chiacchiere e ilarità, tutto diventa più rilassante e a volte anche la fatica immagazzinata in tante ore scoppia in una risata. O in uno sbadiglio. Anche le sigarette hanno un sapore diverso, di libertà. Durano di più. Poi domani si ricomincia, nuovi problemi, nuovi dubbi. Mi verranno idee? Mi verrà il titolo giusto? La head funzionerà? Il cliente scoprirà nuovi refusi? Ma la sera è mia, è nostra e poco ci costa.

Questione di incipit

Ho iniziato il nuovo corso di scrittura e stavolta sono davvero entusiasta. A dire il vero, ho fatto solamente due lezioni, ma mi sento piuttosto fiduciosa. Che poi non so bene per quale motivo segua questi corsi, se per socializzare, dare un senso extralavorativo alle mie giornate, oppure fare davvero qualcosa.
I racconti, così come le foto, mi scorrono a non finire in testa. Idee, appunti, fatti verosimili, sogni… ma finiscono per lo più col rimanere rilegati in cassetti chiusi nella mia testa, o tutt’al più qualcuno arriva qui. Eppure quando sono lì, in quel piccolo cerchio, un circolo di pickwick al centro del quadraro, mi sembra che tutto diventi possibile. Tornare a casa e scrivere, farlo davvero. Raccontare.
Che poi, il problema è sempre cominciare. Iniziare. Come, appunto. Per non parlare della fine. E’ che ti giochi tutto in quelle prime 3-5 righe, se sbagli, sei fottuto. Se non agganci nessuno, cadi nel vuoto.
Comunque, al di là dello scrivere, il bello di questa tipologia di corsi è avere input letterari non di poco conto. Ad esempio ho adorato i libri di Nabokov, il Dono è tra i miei romanzi preferiti, e non sapevo avesse scritto anche  racconti. Perché, di fatto, io odio i racconti, ma devo per forza di cosa conoscerli, così dopo Seadaris e Carver, ho deciso che saranno la mia prossima lettura. Ieri rileggere alcuni incipit di romanzi famosi è stato bellissimo. Bellissimo rileggere la divina commedia, l’Iliade, che dio mio che gran voglia ho di rileggere. Rileggere alcuni testi sacri, con gli anni sulle spalle, penso sia un’esperienza fantastica. Un nuovo modo di essere e interpretare il mondo, trovare nuove chiavi per interpretarli. Ecco, il modo in cui Alessandro, il mio insegnante, mi ha fatto rileggere in questi due giorni l’Iliade, mi ha davvero affascinato.

Ad ogni modo, esercizio istantaneo della serata di ieri. Riscrivere l’incipit di una storia. Vediamo se indovinate di quale si tratta.

“Odiava quella mantella. Troppo lunga, scomoda e pesante. Finiva sempre con l’impigliarsi tra gli intrecci del cestino delle merende, spargendo pelucchi rossi per tutta la foresta”.

Questo, invece, il re degli incipit, del re dei romanzi. Di chi parliamo?

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Io e loro

Una delle poche cose positive del corso di scrittura alla Scuola Omero, è stata la riscoperta di David Sedaris. Non so se avete letto il racconto “Noi e Loro”, c’è un pezzo in cui lui si dispera perché la madre vuole regalare i suoi dolcetti di Halloween al figlio dei vicini, così per evitarlo finisce per trangugiarsi in un sol colpo kili di cioccolata e dolciumi vari. Ecco così sono un po’io il giorno della Befana, che combatto con il rito atavico dello scambio dei dolciumi con sorella e cugino. Sarà perché a me i dolci piacciono tutti e non li cambierei con niente al mondo, ma poi per anni è stato questo il solo periodo dell’anno in cui mi concedevo cioccolata. Solo questo. Inoltre mio cugino è sempre stato più avvelenato di me, ma essendo ospite l’educazione e le insistenze di mia madre mi obbligavano a cedere. E a tuttoggi, nonostante le nostre età, è così. Un piccolo e sottile duello psicologico tra golosi che non potrebbero neanche permettersi tutti questi zuccheri.
Ad ogni modo, come sempre le feste finiscono oggi e domani si ricomincia. Con tutto. Con il lavoro e con il locale. E il peso della responsabilità torna a fare capolino. Sarà per questo che amo la Befana. L’ultimo e unico giorno per essere ancora un po’bambini, per fare qualche capriccio. Perché da domani non si scherza più.

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E 2014 sia…

E anche questo Capodanno è passato, senza infamia e senza lodi. Ancora qualche giorno per ricaricare le pile prima di immergersi nelle sfide che questo 2014 ci presenterà. Finisce tutto sommato un bell’anno, l’anno in cui posso dire che qualcosa è davvero cambiato, è stato il mio primo anno da vera copywriter per cui non potrò dimenticarlo facilmente. Mi sono scrollata di dosso tanta polvere e anche un po’di rabbia. Ho conosciuto nuove e splendide persone, anche se una di queste purtroppo l’ho persa. Ho viaggiato, sono stata felice. Purtroppo ho fatto meno foto ma non è stato di certo un anno privo di fotografia, privo di luce. Anche il 2012 è stato un anno bellissimo, anche se difficile. Per cui non so davvero cosa aspettarmi da questo 2014 e non vi nego che sotto sotto ho un po’di paura. Paura del tempo che passa, paura di perdere quello che ho. Tante cose sono cambiate per me e per alcune delle persone a cui voglio più bene. Posso solo augurarmi di essere di nuovo qui tra 365 giorni, a raccontarvi ancora qualcosa di me e del mio mondo, senza perdere la mia ironia, la mia curiosità, la mia vita e la voglia di viverla, sempre al meglio che posso e sempre vicino a chi amo. Anno nuovo, vita mia. Non ho altro desiderio da esprimere. Buona musica a tutti.

Anais scrittrice(?)

È entrato subito nel vivo il corso di scrittura iniziato stasera. Anziché farci fare il solito giro delle presentazioni, ci hanno fatto subito scrivere un breve racconto sul nostro vicino di “banco”. Ecco io sono stata subito disegnata come una che si veste a cazzo e che ha un marito desaparecido con cui litigo nella gestione del cane. Ottimo inizio.
È stato divertente e già molto costruttivo, la classe sembra carina anche se siamo decisamente troppi. Ero talmente presa dall’inizio che neanche ho ricollegato che la scuola si trova allo slargo dove sono stata bocciata non una, non due, bensì tre volte all’esame di guida e a pochi passi dal bar della vecchia “comitiva”. A volte la vita ci fa andare avanti, riportandoci indietro. It’s fun!

Ps: ho già il primo compito per sabato e ancora non ho avuto coraggio di leggerlo!

Quel giorno

E alla fine quel giorno è arrivato… quello prima del rientro delle ferie. Tre settimane sono tante, eppure volano sempre. Se poi le ultime ore ti trovi a trascorrerle tra antidolorifici e cerotti hi-tech perché, maldestra come sono, sono caduta in una buca, alla fine forse meglio ricominciare. Rialzarsi, sgrullarsi la polvere, e ricominciare. Già, perché settembre alla fine è il mese in cui tutto ha rinizio, si ricomincia, altro che gennaio… e io a ricominciare ho sempre qualche problema. Poi quest’anno, complice davvero una bella estate, sia romana che estera, la ripresa delle attività full time mi pesa un po’… Da una parte sono curiosa per ciò che il nuovo lavoro mi riserva con l’anno nuovo, dall’altra so che non sarà affatto semplice conciliare il tutto…
Ma stavolta il motto del nuovo anno sarà: come se non ci fosse un domani. Vivere tutto al massimo e soprattutto al meglio, cercando di non arrabbiarsi e prendere tutto di petto ma, parola d’ordine, leggerezza.
Amo la mia vita, la mia casa, i miei amici, le mie cose.
Quest’anno mi ha insegnato molto e dato tanto. Per il prossimo, so che lo dico sempre, ma auspico un ulteriore cambiamento. Perché cambiare è vivere è fare esperienze, scoprire… È come viaggiare stando fermi.
E la mia destinazione per il prossimo anno io già l’ho decisa. E voi?
Buon nuovo anno a tutti!