Tu chiamale se vuoi, letture

“Un bel libro Marcus non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull’effetto cumulativo di tutte le parole che lo hanno preceduto. All’incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l’ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un’emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito.”

Joel Dicker – La verità sul caso Harry Quebert

È proprio così, io mi sento così dopo aver finito ogni libro. Sì, per fortuna mi capita spesso. Forse, nel tempo, sono diventata più brava a capire cosa mi piace o di cosa ho bisogno in determinati momenti. Avventura, amore, romanticismo, dramma, ispirazione, paura, trepidazione, suspance, sogno. Beh, soprattutto questo, dovrebbe esserci sempre.
Il caso Harry Quebert è uno di quei libri che ti inchiodano, non tanto per la forma, anzi, e neanche troppo per il messaggio o per la morale, ma è sicuramente la trama e quelle molliche – miriadi – di pane che lo scrittore ha sapientemente dosato nel suo percorso che non ti saziano mai e non riesci a dire basta.
Tutto sommato non è un giallo banale, volendo per noi aspiranti scrittori offre anche diversi spunti metodologici. È prolisso e a volte ripetitivo e sconclusionato, ma ti inchioda. E dopo quasi 700 pagine ti affezioni. Eccome. E quindi dopo una corsa matta e disperatissima per scoprire la verità (perché nonostante sia un’amante dei gialli e divoratrice di crimal drama, sono una pippa a scoprire chi è il cattivo) prima ancora di arrivare a leggere queste righe sentivo montare esattamente questo sentimento. Di melliflua malinconia. È il piacere dell’attesa, che quando poi si materializza, dopo la pancia piena, fa tornare l’acquolina, specie ricordando il gusto e il sapore piacevole della scorpacciata.
Senti quel pizzicore ancora, ritorni su alcune pagine, su passaggi, e ti sembra un tradimento passare già a qualcos’altro.
Ed è questo forse ciò che più amo della lettura, posso estremizzare nel dire che leggo aspettando questo momento, questa sensazione. Che è un po’ come rivivere sempre un primo appuntamento, con impressi quei ricordi che, ne bene o nel male, non ti lasciano più.

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