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The night before

E alla fine siamo arrivati al fatidico giorno prima della partenza, prima delle agognate ferie, soprattutto. A volte penso alla mediocrità di tutto ciò… affannarsi per un anno intero e sentirsi felici solo per quelle due-tre settimane all’anno senza le quali oramai non potremmo più stare. Sto ovviamente estremizzando, certo è che le ferie restano un dogma sacrosanto dei lavoratori, sempre più eroso anno dopo anno dai nuovi mercati e dalle nuove professioni, che spingono sempre più vecchie aziende ad organizzarsi per garantire una copertura 365/365. Eh sì, le belle e vecchie ferie che, male che ti andava ti facevi 1 mese, sono un lontano e vago ricordo, ma per chi è cresciuta con genitori statali, che saltavano da giugno a luglio ad agosto, rimanere accozzata ad almeno 3 settimane è qualcosa di sacrosanto e imprescindibile!

Ovviamente mai a cuor leggero. Come sempre, i giorni prima delle ferie sembra che debba cascare il mondo o che i tuoi clienti si apprestino a spirare da lì a minuti. Incastri e accelerazioni per non lasciar nulla di inconpiuto e per non rimandare tutto il (tranquillamente) rimandabile. Per cui partirò con alcune cose in sospeso e con il fatto che la mia vera vacanza sarà proprio la prossima settimana, spero tanto di non vedermela rovinata. Non sono una dirigente milionaria né mando avanti economie mondiali, per cui esser disturbata in ferie come a volte capita ad alcuni colleghi, è una cosa che proprio non concepisco.

Quindi, stasera tutta una tirata tra valigie e ultime cose e spero tanto di riuscire ad entrare al più presto nel mood vacanziero. Preferisco infatti partire più tardi proprio per non dover fare tutto all’ultimo minuto e iniziare a rilassarmi proprio quando è ora di ripartire. Comunque quest’anno è andata così e va bene, l’importante è lasciarsi tutto alle spalle almeno per qualche giorno ché di pensieri ultimamente qui se ne hanno assai.

Buone vacanze cari, ci rileggiamo presto!

Attimi inattesi di serenità

E anche questo luglio volge alla sua metà. Ancora due settimane e ci si rivedrà tra 365 giorni. Ancora due settimane e, teoricamente e tecnicamente, sarei in ferie. Sono state settimane un po’ dure a lavoro, tra gare, stanchezza, insicurezza e nervosismi e spero vivamente che queste settimane di stacco mi aiutino a ritrovare un po’ di entusiasmo e far maggiore chiarezza sul mio futuro. Che al momento questo è ma forse ho bisogno di guardarlo da un altro punto di vista o, semplicemente, con occhi meno stanchi.

È stato poi un inizio luglio decisamente funesto per il mondo. Sono successe tante cose brutte, come capita da un po’, da sempre, ma troppo spesso ce ne dimentichiamo. Siamo diventati una lamentela continua, io per prima, e perdiamo troppo spesso di vista la fortuna che abbiamo nel poterci svegliare sani e sereni ogni giorno. Così io che vorrei essere sempre altrove, che vorrei essere sempre qualcun altra o sparire illudendomi di essere diversa in un posto diverso, lontana da ciò che non mi piace e da cui non ho coraggio di allontanarmi da sola, mi godo oggi la lentezza di questa giornata dopo 3 giorni di atroce emicrania, questo cielo azzurrissimo, le cicale, la brezzolina insolita per la stagione che mi arriccia i capelli, la pace della campagna in questo piccolo angolo di paradiso che ho la fortuna di avere sotto casa e la mia bella holghina, perché anche le ore che posso passare con lei diventano sempre di più un dono.

Piano B

Che poi, quando alle 21:30, dopo una giornata storta e infinita, figlia di una settimana ancora peggiore che ti maledici per ogni scelta, dai capelli ai piedi, che vorresti mandare a quel paese tutti anche se qualcuno di più… alla fine chiudi quella serranda ammaccata e difettosa e improvvisamente tutto sembra tornarti e ti senti di nuovo in pace. Ti plachi. Respiri.

Che una cosa buona forse ce l’hai, che uno di quei lavori che leggi sui libri te lo sei creato, anche se non ti sfama. Che tanti ti deridono, sottovalutano, sbeffano, intanto però se quella serranda ancora si apre e chiude qualche merito dovrai pure averlo.

E sì, non è abbastanza. Però è una speranza. Speranza che un giorno potrebbe essere di più. Potrebbe spalancarsi. O Potresti cambiare. 

E il piano B surclassare di livello tutto il resto, alla faccia di tutti quelli  che non ci scommetterebbero mai. Alla faccia di me.

Tenere in vita un piano B. Sempre. 

Aripgliatemi!

Sta finendo questo intenso e impegnativo maggio. È stato un bel mese, devo ammetterlo, anche se davvero vissuto ad alta intensità. E infatti in questi giorni il mio fisico mi sta un po’ presentando il conto. Stanchezza atavica, astenia, dolori vari e variamente sparsi. Eh no eh! Adesso che viene il bello, la bella stagione, non posso e non voglio passare le giornate a dormire.
Ma sono stanchissima, davvero.
E adesso si tratta di fare gli ultimi sforzi prima delle ferie, almeno, da un lavoro. Per le altre ferie ci vorrà ancora un po’ ma giugno si sa, è estate.
Devo dire che non sono ancora mentalmente pronta all’estate e questo maggio autunnale mi ha aiutato ad adattarmi meglio e traghettarmi più dolcemente verso un sicuramente torrido giugno.
Ma è stato anche un mese di eccessi: tanto sport (forse anche troppo), tante attività ma anche troppi strappi culinari (nonostante i buoni propositi ma io ve l’avevo già detto come andrà a finire…).
E ora inizio a mollare un po’ la presa e vorrei mettermi in stan by già da ora ma purtroppo devo ancora stringere la cinghia, assai.

Questa estate mai come stavolta è incerta, a giugno ancora non so che farò, se e dove andrò, visto che più passa il tempo più i costi si alzano all’inverosimile. Ancora non perdo la speranza per il viaggio che mi ero pregustata e organizzata, fosse solo perché oggi in pausa pranzo sentivo cifre folli tipo di 1400 euro una settimana in anonime località balneari che allora tutto è possibile… fuori dall’Italia.
Intanto domani mi attende questa mini vacanzina in terra danese, forse con capatina anche in Svezia. È per questo che non posso mollare e rischiare di vedermi Copenhagen in trance da sonno.
Ma ho una faccia signore mie, da spavento.

100 schiaffi

La legge di Murphy Anais è monitorare per settimane i siti degli store elettronici per acquistare un aggeggio costoso, trovare alla fine una buona offerta, essere molto soddisfatta e imbarcarsi fino al negozio per l’acquisto per poi scoprire, il giorno dopo, un cazzo di volantone che ti sbatte in faccia lo stesso aggeggio a 100 euro di meno di quanto l’hai pagato.

100! Mica 30, 50, no 100 tondi tondi.

Fanculo la tecnologia!
Update – E niente non ce l’ho fatta. Ho riportato l’aggeggio al negozio dove l’ho pagato di più chiedendo lo storno e poi sono riuscita a farmi procurare la merca scontata dalla mega inaugurazione del megastore che ha bloccato la Roma Fiumicino (me compresa). Inprese eroiche perché noi i soldi… Ce li sudiamo!

Mo guarda come va a fini che mi bloccando lo storno e l’aggeggio lo pago il triplo eh.

Bazar Anais

E niente, mettetemi di fronte ad un’infinità di bancarelle con chilate di argento a secchiate, seppur di bassa lega ma a prezzi stracciati e non ce la farò mai a resistere. Seppur ne sia piena, seppur mi si scolorisca addosso, seppur ogni volta mi dica basta che tanto poi la metà della roba la rifili al mercatino per un euro.

E a niente vale provare a lavarsi la coscienza con presunti acquisti utili, tipo un ferretto da stiro che sai che non userai mai e una roba miracolosa per depilarti che seguirà la stessa sorte del primo.

Evviva le fiere dell’artiginato, per chi molti posti forse non li vedrà mai se non in sogno.

Vanità e compulsività, accoppiata davvero diabolica. 

  

Tra supereori e super smartphone

Ho visto i film italiani del momento: Perfetti sconosciuti mi è piaciuto tantissimo. Buon ritmo, battute divertenti e tempi comici azzeccati, tematiche attuali trattate in modo non banale. Solita ambientazione fantastica in casa da sogno da classica borghesia romana. 

Jeeg Robot anche mi è piaciuto, ma un po’ meno. Sono ovviamente due film completamente diversi, probabilmente il secondo è superiore nel soggetto, nell’originalità, nella costruzione dei personaggi. Eroi e antagonisti in una Roma brutta e sgarrupata, quale essa spesso sa rivelarsi. Eppure non mi ha convinta fino in fondo. A tratti lento e cade di ritmo, qualche violenza di troppo, insomma qualcosa mi ha fatto storcere il naso. Ma ammetto che nella palude di un cinema italiano che tende a reiterarsi e avvilupparsi su se stesso, è davvero un’ottima boccata di ossigeno e originalità. A partire dal cast, con Marinelli che, dopo la maestria di Non essere cattivo, si conferma come nuovo talento italiano.

Insomma, vedeteli entrambi se potete.

New adventures in RAI

È iniziata oggi un’altra (lunga) avventura letteraria. Fino a maggio frequenterò un corso di scrittura alla Rai in Via Teulada, un bell’impegno visto che si tratta di 12 incontri di tre ore e più, più il viaggio in macchina che dovrò farmi, ma penso ne varrà la pena. Sono già al quarto (o quinto?) corso ed è sempre bello vedere l’innamoramento che hanno certi docenti e scrittori per la narrativa. Ognuno dà una sua interpretazione e ciascuna offre sempre un punto di vista in più affascinante. Siamo parecchi e come sempre ci sono un po’ di invasati o persone che si sentono sempre pronte a dir la loro anche se il più delle volte sparano cazzate a cui i moderatori riescono sempre a trovar un senso che lì davvero capisci che sono qualcuno.

Poi mi fa sempre ridere quel fenomeno della suddivisione dei posti. Tra chi si affretta alle prime file chi, come me alle ultime. E quando qualcuno interviene da qui ti accorgi sempre che, fatalità, era uno dei ritardatari che scalpitano per riacquistare posizioni. Mi sembra una calzante metafora delle diversità del genere umano. 

All’inizio la fauna mi sembrava un po’ sospetta, un sacco di gente di una certa età (che per carità…) e soprattutto che si conosceva tra loro. Poi ho capito che erano tutti figuranti tra Porta a porta e La vita in diretta. 

Fa un certo effetto varcare le soglie della Rai. Quelle antenne giganti e quella luminaria che fa tanto Belpaese… e infatti poi ti ritrovi in una sala ferma agli anni ’80, malmessa e che sa un po’ di muffa, con bagni stile autogrill Salerno – Reggio e ti chiedi ancora una volta che fine facciano i tuoi soldi dell’abbonamento. 

Insomma, spero ne valga la pena visto che nella mia già piena vita, è un impegno non poco oneroso. Intanto la prossima settimana ci sarà ospite Dacia Maraini. È dai tempi di scuola che non leggo un suo libro, tanto per rispolverare un altro po’ quel sentimento revival che già ho vissuto oggi rifacendo strade che ai tempi di liceo e università mi erano così familiari mentre oggi mi sentivo un po’ la cugina di campagna. 

Panic on the streets of Anais

Insomma, che il rientro non sarebbe stato soft lo sospettavo, ma la realtà supera sempre la fantasia, peggiorandola.

Mi illudevo che quel break bastasse, invece dopo le splendide feste trascorse quest’anno, è stata dura rientrare a lavoro. Gennaio poi è anche peggio di settembre: o paranoica calma piatta oppure si scatenano le smanie dei piani marketing del nuovo anno. È andata fifty fifty. Comunque ho discusso subito con il capo, tanto per inaugurare l’anno. Non sono svogliata e apatica come a settembre, però questa specie di quiete mi mette ancora più ansia, specie quando il lavoro devi inventartelo.

Poi si ricomincia pure con la promozione dei corsi per cui capirai, mal di testa ben tornato. Adesso poi che sono tornata a prender le gocce la sera, dormo di sasso e la mattina mi sveglio con un sonno che neanche fossi in piedi da ore.

Devo anche ricominciare a fare attenzione al mangiare, che adesso che il mio stomaco si è riaperto a leccornie che non vedeva da mesi, con l’aggravante della solita super befana golosa di mia mamma, tornare a regolarsi è tosta e infatti sono ingrassata. Poco ma per me è subito obesità. Figuriamoci. Perfezionista di merda quale sono, a quell’accenno di pancia piatta conquista con lacrime e sangue non voglio rinunciare. E soprattutto ho speso un fracco di soldi per cambiare mezzo armadio.

Per cui, armiamoci di pazienza e serriamo i ranghi. Prima o poi questi mesi passeranno e torneremo a respirare odor di vacanze. Intanto sabato pausa milanese per vedere un po’ di bella vera fotografia. 

Rientro… ma non troppo

Interrotte le ferie per un breve rientro in ufficio. Se avessi fatto tutto di fila probabilmente avrei sofferto di una delle mie classiche crisi da rientro alla vita di tutti i giorni, con nostalgia di casa e di cose mie e paturnie varie.
Così rieccomi di nuovo qui alla scrivania, ad un mac non mio visto che l’altro l’ho fatto zompare con un anno intero di lavoro, oramai perso, qualche giorno prima di Natale.

Sono giornate tranquille ancora e devo dire che il fatto che non mi pesi tornare a lavoro è un gran successo per quanto mi riguarda.
E poi la prospettiva di qualche altra giornata a disposizione non è male.

Perché in questi ultimi giorni in effetti, come vi dicevo, il tempo mi è volato e non ho fatto neanche la metà delle cose che volevo fare. Sono di nuovo nella fase “buttotutto” e penso che approfitterò dei prossimi giorni per liberarmi di un po’ di cose e fare ordine al nuovo.

Avremmo voglia di cambiare qualcosa dell’arredamento in casa, chissà che con il nuovo anno ci si riesca.

Sarebbe anche tempo di buoni propositi ma lasciamo perdere, tanto non riesco mai a rispettarli. Ad esempio, a 36 anni suonati e in dirittura di arrivo dei 37, mi piacerebbe cambiare un po’ sta testa matta che mi ritrovo e iniziare davvero a farmi un po’ i fatti miei, come vedo che riescono a fare tutti. Tipo non farmi mille storie e mille pippe, di dare dispiaceri in giro e di fare sempre la cosa giusta per tutti tranne che per me ma la vedo dura.

Domani sarà Capodanno e questa sì che, dopo il carnevale, è una delle feste che odio di più. Sta smania di dover fare qualcosa per forza, anche di poco conto, non la reggo. Ma almeno sarò tra amici. È probabilmente con un herpes gigante! Vabbè, come si dice, buona fine ma soprattutto buon inizio!!