Piano B

Che poi, quando alle 21:30, dopo una giornata storta e infinita, figlia di una settimana ancora peggiore che ti maledici per ogni scelta, dai capelli ai piedi, che vorresti mandare a quel paese tutti anche se qualcuno di più… alla fine chiudi quella serranda ammaccata e difettosa e improvvisamente tutto sembra tornarti e ti senti di nuovo in pace. Ti plachi. Respiri.

Che una cosa buona forse ce l’hai, che uno di quei lavori che leggi sui libri te lo sei creato, anche se non ti sfama. Che tanti ti deridono, sottovalutano, sbeffano, intanto però se quella serranda ancora si apre e chiude qualche merito dovrai pure averlo.

E sì, non è abbastanza. Però è una speranza. Speranza che un giorno potrebbe essere di più. Potrebbe spalancarsi. O Potresti cambiare. 

E il piano B surclassare di livello tutto il resto, alla faccia di tutti quelli  che non ci scommetterebbero mai. Alla faccia di me.

Tenere in vita un piano B. Sempre. 

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