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Purché funzioni!

Così, per dirla alla wsp, non esistono foto belle o foto brutte, o per dirla alla pubblicitaria, idee giuste o idee sbagliate: l’importante è che funzionino…

Certi concetti sono così veri e miliari, che gira che ti rigira ti si ripropongono come un bel piatto di peperoni!

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Pagina tratta da “La parola immaginata – teoria, tecnica e pratica del lavoro di copywriter.” Di Annamaria Testa.

Fa callo

Collega: è arrivato un pacco per te!
Anais: ah sì grazie, dov’è?
Collega: no guarda il corriere dice se scendi…
Anais: ah… addirittura? Ma si saranno sbagliati…


Corriere (sudato, molto sudato, appanzato e accasciato sul portone, mentre si asciuga il sudore sulla fronte con una pezza… mi porge il pacchetto): sei te Anais?
Anais: emh sì…
Corriere: tiè va, famme er favore ma cho er furgone rotto, numme se chiude… non lo posso mica lascià! qua si me se rubbano tutto è un macello! Na firmetta…. ecco, apposto! grazie, ciao nì!
Anais: arrivederci…

Sì, viaggiare. Sì, amarsi.

“Pico Iyer, grande giornalista e scrittore di viaggi, racconta che “viaggiare è un po’ come essere innamorati, perché improvvisamente su tutti i sensi c’è scritto ‘acceso’.  […] Oggi, da dove vieni è meno importante di dove vai. Ma è solo fermando il movimento che puoi capire dove andare. Ed è solo facendo un passo indietro, dalla tua vita e dal tuo mondo, che puoi vedere quello a cui tieni di più, e quindi trovare casa. Il movimento è un privilegio fantastico. Ci consente di fare cose che i nostri nonni non potevano neanche sognare di fare. Ma il movimento ha senso solo se c’è una casa a cui tornare. E la casa, in fin dei conti, non è solo il posto in cui dormi. È il posto in cui stai”.

Ho trovato l’ultimo editoriale di Giovanni De Mauro davvero bello, quasi poetico. Soprattutto perché racchiude molti dei miei pensieri sul tema del viaggio. Adoro viaggiare quanto amo il momento di tornare a casa. Non prima, quando sei ancora in viaggio o a rifare valigie di vestiti ciancicati e biancheria arrotolata in buste da duty free shop e ti prende la nostalgia del rientro. Solo al momento in cui varco di nuovo la soglia della mia casa, con le mie cose, gli odori e i sapori dei miei sogni e della quotidianità della mia vita e della mia famiglia, capisco che anche tornare ha il suo fascino e il suo valore.  La mia vita si accresce di un altro tassello, di altri posti, luoghi, emozioni vissuti altrove che fanno apprezzare, odiare, ridiscutere, ciò che si ha e si è. Viaggiare è mettersi in discussione. E chi rimane sempre fermo, si perde la bellezza di conoscersi, amarsi e anche odiarsi, la linfa, il senso di tutto.

Cose che andrebbero proibite al mare

1. Indossare costumi di taglie visibilmente più piccole. Vale anche per gli uomini (specie in piscina e se si è istruttori di acquafit…).

2. Trucco marcato, con naturale tendenza a discioglersi causa temperature tropicali e mascara waterproof comprati alla Upim.

3. Spiluccarsi la ricrescita con pinzette o, peggio ancora, giocare a schiacciarsi i peli incarniti. Rischio di abbronzatura con segni di ghigno malefico altissimo.

4. Sandali zeppa finto legno, finta pelle, che coniugano fastidiosi rumori di slittamento e ciabattamento. E poi sono orribili, renderevene conto.

5. Smalti dai colori improponibili, peggio ancora se scheggiati e non in tinta tra mani e piedi.

6. Monili vistosi e ingombranti. Specie se poi metti in croce il bagnino o il bimbo ciccio di turno, che devono tuffarsi nell’acqua alta con gli occhialetti a scandagliare il fondale per recuperarli.

Anais Trasteverina

Ho fatto un giro a Trastevere venerdì sera dopo tanto, troppo tempo e con piacere ho ritrovato la sua solita atmosfera frizzante, vivace, romantica e un po’bohemienne che ho sempre amato. Con piacere ho notato tanti nuovi locali e ne ho ritrovati altri. Tanta, tanta gente e non solo turisti, a dimostrazione che la movida romana non è oramai solo e solamente Pigneto.
C’è stato un periodo, oramai tanto tempo fa, in cui Trastevere era davvero la mia seconda casa. I negozi dell’argento, le sale da thè con le amiche, le prime enoteche, i pub, e le infinite chiacchierate tra le scalette del museo e la fontana di piazza santa maria, tra un mangiafuoco e un violinista. Ora sono stati sostituiti da maghe e chiromanti. Chissà che prima o poi non mi venga voglia di sedermi ad uno di quei tavolinetti e sbirciare un po’ questo futuro, che sembra sempre più e piacevolmente incerto…

HolyDays

Quest’anno più che mai ho voglia di vacanze. Oddio, non che gli altri anni ne avessi meno, quando si tratta di partire sono sempre in prima linea. Ma stavolta ho davvero voglia di relax.
Questa estate è così… sarà l’esser tornata a lavorare 8 e più ore al giorno chiusa in agenzia, ma quando esco vorrei che le giornate non finissero mai.
Ho voglia di aperitivi in centro, di amici, di passeggiate e birre ghiacciate o anche solo di leggere un libro al parco o in terrazza. E, stranamente, anche voglia di mare e tramonti e piedi nella sabbia fresca del primo mattino. E di cieli stellati, odore di terra e sale, crema e grano. Più di tutto, voglia di perdere la cognizione del tempo.
Mi sento meno stanca di altri periodi intensi di lavoro ma la concentrazione inizia a vacillare.
Inizia il count down alle vacanze e… al verde dell’Irlanda!!

Just my immagination

Mi piace interrogarmi sulla vita della gente. Alcune persone colpiscono la mia curiosità più di altre e mi ritrovo a fissarle, a indovinare le loro storie.
Ho iniziato da piccola. La domenica in chiesa, del tutto disinteressata dalla funzione, mi inginocchiavo ed usavo le mani giunte come copertura per fissare le persone e immaginarmele nelle loro case. Com’erano ad esempio la cameretta di quella bambina o la cucina di quella signora? Ho sempre continuato a farlo, magari la sera a ritorno da lavoro sul bus o imbottigliata nel traffico. D’estate poi l’ispirazione aumenta. Tutte queste finestre aperte, illuminate sino a tardi. Rumore di piatti, trasmissioni TV, discussioni sottovoce e risate.
Oggi mi ha colpito una coppia con una bambina. La mamma era davvero una tipa tosta. Una bella signora, con un parlare forbito e poco romano e molto attenta a che la bambina obbedisse e non creasse disturbo. A differenza di un’altra coppia abituale e che ogni anno torna con un figlio, piagnucoloso, in più. Ho pensato che potesse essere un avvocato o una manager del marketing o una giornalisa. Una per cui le parole fossero importanti, così come le regole.
Sì, ad immaginare le vite degli altri ci vorrebbe una vita intera.

Lucky Anais

Cavolo, certi posti davvero non hanno bisogno di parole per essere descritti.
E a volte basta davvero poco per ricaricare le pile, senza andare troppo lontano.

vento fresco di un’estate insolita, i colori caldi del tramonto, odore di erba e fiori di campo, rumore di fronde, uccelli dalla lingua sconosciuta. E la città alle spalle, sembra così lontana.

Il mio angolo di Toscana sotto casa. Really lucky girl!

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CurriculAnais

E poi di fronte ad un annuncio di lavoro qualsiasi, di quelli di richiamo, sparati a caratteri cubitali, rifletti su quanto tempo è passato da quando hai mandato l’ultimo inutile CV.
Non troppo, dopotutto. Ma, finalmente, dopo tanto peregrinare, ti senti incredibilmente soddisfatta del tuo attuale lavoro, nonostante la stanchezza, le difficoltà e l’insicurezza del ricominciare. E puoi smettere quella ricerca infinita e sfiancante e di partecipare a quel circo degli orrori che sono i colloqui di lavoro.
Finché dura, s’intende.