Just my immagination

Mi piace interrogarmi sulla vita della gente. Alcune persone colpiscono la mia curiosità più di altre e mi ritrovo a fissarle, a indovinare le loro storie.
Ho iniziato da piccola. La domenica in chiesa, del tutto disinteressata dalla funzione, mi inginocchiavo ed usavo le mani giunte come copertura per fissare le persone e immaginarmele nelle loro case. Com’erano ad esempio la cameretta di quella bambina o la cucina di quella signora? Ho sempre continuato a farlo, magari la sera a ritorno da lavoro sul bus o imbottigliata nel traffico. D’estate poi l’ispirazione aumenta. Tutte queste finestre aperte, illuminate sino a tardi. Rumore di piatti, trasmissioni TV, discussioni sottovoce e risate.
Oggi mi ha colpito una coppia con una bambina. La mamma era davvero una tipa tosta. Una bella signora, con un parlare forbito e poco romano e molto attenta a che la bambina obbedisse e non creasse disturbo. A differenza di un’altra coppia abituale e che ogni anno torna con un figlio, piagnucoloso, in più. Ho pensato che potesse essere un avvocato o una manager del marketing o una giornalisa. Una per cui le parole fossero importanti, così come le regole.
Sì, ad immaginare le vite degli altri ci vorrebbe una vita intera.

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