Di sere…

Quant’è bella la sera, quando chiudi la porta alla stanchezza, ai dubbi, ai problemi, alle ansie della giornata e apri il cassetto dei tuoi sogni, dei tuoi pensieri, dei tuoi errori, della musica, delle pagine, delle emozioni.
Che si tratti di tornare a casa e indossare la comodità, di chiuderti in un film, di un’uscita con chiacchiere e ilarità, tutto diventa più rilassante e a volte anche la fatica immagazzinata in tante ore scoppia in una risata. O in uno sbadiglio. Anche le sigarette hanno un sapore diverso, di libertà. Durano di più. Poi domani si ricomincia, nuovi problemi, nuovi dubbi. Mi verranno idee? Mi verrà il titolo giusto? La head funzionerà? Il cliente scoprirà nuovi refusi? Ma la sera è mia, è nostra e poco ci costa.

Paracetamico

E’ stata una settimana atroce, inutile negarlo. Parlo almeno per la mia testa. Dopo quasi due anni di luna di miele, sono 7 giorni circa che vado avanti ad antidolorifici e compagnia bella, con scarsi risultati, se non una stanchezza atavica, due occhi a palla e l’impressione di portarmi sulle spalle un mattone trafitto di chiodi puntuti. 
Probabilmente dovrei fermarmi e stare non dico il pari di 7 ma almeno 2,3 giorni a riposo, tranquilla. Non è possibile. Non nel mio subconscio almeno. Vado avanti, a fatica, anche se alcuni momenti vorrei mettermi a piangere. Mi chiedo che aspetto abbia il mio stomaco in questi giorni. Oppure il mio fegato. Mi chiedo quali saranno un giorno le conseguenze di questo stacanovismo, probabilmente non richiesto se non dal mio Super Io. Mi chiedo perché non sono nata tonda, di testa, oltre che di stazza, invece che essere così inquadrata in determinate logiche e ruoli. 
Sì tutti mi dicono che sarà stanchezza, sarà stress, sarà il tempo, sarà l’umido, sarà che mangio male, troppo, troppo poco. Ma io non sono convinta. E spero, prego, sia davvero un momento di forte stanchezza e non si torni indietro, perché stavolta non ho davvero strategie d’uscita da inventarmi. 

Questione di incipit

Ho iniziato il nuovo corso di scrittura e stavolta sono davvero entusiasta. A dire il vero, ho fatto solamente due lezioni, ma mi sento piuttosto fiduciosa. Che poi non so bene per quale motivo segua questi corsi, se per socializzare, dare un senso extralavorativo alle mie giornate, oppure fare davvero qualcosa.
I racconti, così come le foto, mi scorrono a non finire in testa. Idee, appunti, fatti verosimili, sogni… ma finiscono per lo più col rimanere rilegati in cassetti chiusi nella mia testa, o tutt’al più qualcuno arriva qui. Eppure quando sono lì, in quel piccolo cerchio, un circolo di pickwick al centro del quadraro, mi sembra che tutto diventi possibile. Tornare a casa e scrivere, farlo davvero. Raccontare.
Che poi, il problema è sempre cominciare. Iniziare. Come, appunto. Per non parlare della fine. E’ che ti giochi tutto in quelle prime 3-5 righe, se sbagli, sei fottuto. Se non agganci nessuno, cadi nel vuoto.
Comunque, al di là dello scrivere, il bello di questa tipologia di corsi è avere input letterari non di poco conto. Ad esempio ho adorato i libri di Nabokov, il Dono è tra i miei romanzi preferiti, e non sapevo avesse scritto anche  racconti. Perché, di fatto, io odio i racconti, ma devo per forza di cosa conoscerli, così dopo Seadaris e Carver, ho deciso che saranno la mia prossima lettura. Ieri rileggere alcuni incipit di romanzi famosi è stato bellissimo. Bellissimo rileggere la divina commedia, l’Iliade, che dio mio che gran voglia ho di rileggere. Rileggere alcuni testi sacri, con gli anni sulle spalle, penso sia un’esperienza fantastica. Un nuovo modo di essere e interpretare il mondo, trovare nuove chiavi per interpretarli. Ecco, il modo in cui Alessandro, il mio insegnante, mi ha fatto rileggere in questi due giorni l’Iliade, mi ha davvero affascinato.

Ad ogni modo, esercizio istantaneo della serata di ieri. Riscrivere l’incipit di una storia. Vediamo se indovinate di quale si tratta.

“Odiava quella mantella. Troppo lunga, scomoda e pesante. Finiva sempre con l’impigliarsi tra gli intrecci del cestino delle merende, spargendo pelucchi rossi per tutta la foresta”.

Questo, invece, il re degli incipit, del re dei romanzi. Di chi parliamo?

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Tre cifre

T: – Salve, la chiamo dalla XXX, è il signor Cinico?
A: – Direi di no… comunque è mio marito, mi dica.
T: – Ah no la chiamo per il contratto aziendale… avevo questo numero insieme ad altri.
A: – Allora forse è meglio che parli con lui, all’altro numero…
T: – Ok me lo può dare?
A: – Guardi non lo ricordo…
T: – Allora solo le ultime cifre…
A: – No proprio quelle non le ricordo…
T: – Non mi può aiutare?
A: – Inizia con 339… mi pare…
T: -…. mmm 339 e poi?
A: – E poi le ho detto che non me lo ricordo… so che sembra come se voglia liquidarla, ma purtroppo è così.
T: – Allora mi sa tanto che dovrò provarli tutti…
A: – Scusi ma perché quanti numeri le risultano? Dovrebbero essere questo, il mio, e un altro…
T: – Ah emh ah sì, sì sì due… solo due… sì… grazie, ho risolto, arrivederla Signora Cinica.

Tutututututu

 

 

Un post post veloce? Sì un post veloce.

Avete presente quelle persone che sono solite commentare qualsiasi cosa facciano?
Stamattina, ancora incaccolata e stupita per essere riuscita a svegliarmi e soprattutto alzarmi dal letto per gettarmi in una vasca fredda, ne incontro una. All’inizio, ingenuamente, ho pensato si rivolgesse a me, dato che eravamo solo io e lei e non sapevo, giuro, come ribattere. Poi ho capito. No, non ce la poteva fare manco lei. 

“Bene, costume? Costume!”
“Ciabatte? Ciabatte!”
“Cuffia? Ah sì, ecco la cuffia… bene bene…”
“Mmmm e gli asciugamani? ah sì sì ce li ho… ma dove? dove? eccoli! Asciugamani!”
“Chiavetta… sì chiavetta presa! Ok andiamo? Andiamo!”

 

Holga 3

Dog's love

Dog’s love

Sembrerà assurdo per quanti non hanno o non amano animali, ma una delle cose che soffro di più da quando sono tornata a lavorare full time è poter passare meno tempo con la mia Holghina.

Mi mancano quei pomeriggi di passeggiate al parco senza orari, i riposini sul divano. Mi manca Holga durante il giorno. Anche se quando siamo insieme spesso ci ignoriamo, perché il mio cane ha il suo carattere, i suoi spazi, e giustamente non si sente in obbligo di starmi azzeccata quando mi vede se in quel momento non ne ha voglia.
Mi manca perché vedere la sua tranquillità mi tranquillizza, mi manca perché mi sento in colpa, soprattutto perché sono poi io quella che non c’è, io quella che la lascia sola e che nonostante tutto viene accolta da salti e guaiti e baci ogni volta che mi rivede. E mi fa sentire importante. Anche se quando sto male tu non sempre lo capisci, a differenza di quello che si dice, e magari sono io che ti supplico di starmi vicina, anche quando stai male tu, che invece non fai niente per disturbare se non sgranare quegli occhi enormi che hai.
Questo post sdolcinato è per te, perché sono 3 anni che ti abbiamo scelta e portata via da quella gabbia. 3 anni che ti abbiamo “salvata”, mentre sei tu che ci salvi tutti i giorni.

Facebook it easy

La maggior parte delle persone, mi sembra, ha un rapporto un po’ conflittuale con il re dei social network, questo Moloch di Facebook.
Tra chi ne fa un uso ossessivo compulsivo e chi lo odia, si scoccia di tutto e soprattutto tutti. Quello che scrivono gli altri è noioso, inutile, persino falso. Ecco sì, chiamerei questa categoria “Snobboni da Facebook”. Persone che alla fine lo usano, perché lo usano, ma vorrebbero che fosse a propria immagine e somiglianza, un piccolo circolo di Pickwick di eletti. Forse non sanno che, ehy, si può fare. Nessuno obbliga nessuno ad avere per forza tra i contatti gente noiosa o che reputiamo poco interessante. Ma forse Facebook più di altri mezzi a volte ci mette di fronte a difetti e banalità persino dei nostri amici, che magari ignoravamo. Questo perché nessuno è perfetto, perché la giornata storta capita a tutti e succede che si scrivano baggianate o ci si faccia prendere dalla schizofrenia della condivisione, del voler esserci, del voler dire qualcosa anche se forse a volte si farebbe più bella figura a starsi zitti.
C’è poi comunque un’etichetta da rispettare, per cui alcune persone a volte dobbiamo tenercele per forza, per motivi politici/strategici/commerciali/personali/familiari/lavorativi/diplomatici, sì proprio alcune persone che se potessi frulleresti dal balcone, che ogni tanto ti fanno saltare la mosca al naso perché scrivono cavolate talmente grosse che non puoi esimerti dallo sputtanarli.
Vorrei dire che anche in questo caso, ehy, la soluzione c’è, perché si può evitare di ricevere gli aggiornamenti di persone che proprio non sopportiamo o non riteniamo “degne” del nostro tempo (che comunque alla fine gli dedichiamo andando a leggere ciò che scrivono).
Io l’ho fatto, confesso. Ho innanzitutto iniziato a rifiutare amicizie di emeriti sconosciuti che mi aggiungono solo perché abbiamo in comune altri 50 sconosciuti con una macchinetta fotografica in mano o cancellare persone con cui non interagisco da una vita se non per inorridire alla cose che scrivono. Poi ho iniziato a depennare le notizie di tutti quelli che mi fanno saltare la mosca al naso. Ma poi alla fine non sono così tanti.
Tra chi scrive cose sceme e chi critica chi scrive cose sceme, ecco questa seconda categoria è quella che decisamente tollero meno e depenno. I criticoni, i so tutto io, i io so io e voi non siete un cazzo.

Non mi reputo una persona particolarmente tollerante nella vita, eppure sul web sono piuttosto Zen. Semplicemente penso che le persone siano libere di dire, fare, baciare come e quanto vogliono.
Ogni giorno la piattaforma è un continuo di improvvisi politici battaglieri, profondi conoscitori della Costituzione e delle leggi italiche e mondiali, esimi giornalisti professionisti scopritori di bufale, filosofi saccenti, finti cinici e umoristi taglienti. Gente che non sa mettere due parole in fila senza refusi, accenti a buffo, consecutio temporum stuprata, ma si reputano tanto più furbi, tanto migliori. Si stufano, loro. Li indisponiamo.
Per cui se piove per giorni e la gente lo scrive, questo li disturba; se muore qualcuno e puta caso dispiace a qualcuno, questo li disturba (brutti, sporchi ed egoisti che piangiamo solo per i VIP e non per gli sconosciuti come fanno loro); se si condivide troppo un’idea, un pensiero, una notizia, questo li disturba (perché sono giornalisti, profondi conoscitori del mestiere e sanno riconoscere ogni bufala mentre noi ci beviamo tutto perché ci informiamo solo su Facebook); se si condividono foto di animali, sia mai; se metti degli autoritratti, cacca.

Anche a me rompono e disturbano diverse cose, tipo scoprire all’improvviso tra i miei contatti militanti politici dell’ultima ora, che fa strano voglio dire… ci si conosce da anni, si parla, di tutto, mai di politica e dici: ma possibile? sarà vero? si saranno improvvisati? Ma in fondo che puoi saperne? Che ne sai di ciò che la gente fa, legge, studia, prova, conosce, ama, al di fuori di quella paginetta bianca e celeste? Quindi ci penso due volte prima di scrivere: siete tutti brutti, sporchi, cattivi e idioti perché votate Grillo, perché votate PD, perché siete vegani, perché credete alle Bufale, perché siete razzisti, perché postate video patetici, perché ci informate di stronzate tipo cosa mangiate, quanto cacate, quanta acqua avete preso.
Magari ognuno è libero di scrivere quello che gli pare? Certo, anche di lamentarsi. Però ecco, vorrei proprio dire loro: ma state tranquilli, ma nun ve incazzate, non vi indisponente. Soprattutto per quello che scrivo io, anzi, cancellatemi, depennatemi, davvero non me ne dispiaccio. Non verrò mai a dirvi quante stronzate o quante cose noiose scriviate voi, quante foto inutili per me, perché vi rispetto. E voi, quanto rispettate gli altri?

Anais swim combat

Che poi, se squat (o come cavolo si scrivono) e addominali vi sembrano faticosi, provate a farli dentro l’acqua, combattendo con l’esercito delle formiche rosse della circolazione, il cloro negli occhi e lo spirito di sopravvivenza. Tsz!

Cose mie, cose nostre

Cose che si fanno per volersi più bene. Tipo preparare la moka sin dalla sera, così da guadagnare quei 5 minuti in più al mattino, da passare a letto, al parco con Holghina o per ascoltare una canzone in più prima di iniziare la giornata lavorativa.
O un marito che quando torni intirizzita, ti fa trovare i vestiti sul termosifone, caldi caldi, per scrollarsi di dosso freddo e stanchezza. O ti piega il pigiama, al posto di appallottolarlo come faccio io.
Cose così, cose di casa mia.