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Er traffico di Roma…

Il brutto di fare sempre la stessa strada per andare a lavoro, senza entrare nel merito di ipotetici scenari da film di spionaggio, è che quando te la chiudono, ti ritrovi come un pesce in un barile. Che poi non è la strada chiusa di per sé, quanto che da un mese a questa parte di questa strada cambino sensi, entrate ed uscite in continuazione, senza preavvisi.

In preda al panico, sbatti in un continuo di sensi vietati e incroci ciechi, ti ritrovi inavvertitamente a fare 500 metri di Ardeatina contromano manco fossi James Bond e quando ovviamente ritrovi la retta via, becchi l’unico autobus urbano che ancora passa ad agosto e fa circa 15 fermate – senza saltarne una – fino al tuo punto di arrivo.

Già, è agosto… e del resto chi pianifica la manutenzione di una strada dissestata dai tempi di Cesare e Ottaviano, può mai andare a pensare che la gente al 6 agosto ancora debba andare a lavoro, e non è che abbia tutta sta voglia di svegliarsi prima perché deve fare 5 km in più, di cui 1 solo per girare intorno ad una segnaletica convulsa? Senza preavviso, ovviamente. 

Tu ti lamenti, ma che ti lamenti, pigghia nu bastone e tira fuori li denti… 

Il mattino ha imprecazioni in bocca

Cosa fa una persona normale se si sveglia molto prima dell’orario previsto? Magari si gongola ancora un po’ tra le lenzuola (effettivamente un po’ umidicce date le temperature tropicali di queste ultime notti), oppure si alza e fa una bella doccia refrigerante, una colazione sostanziosa, magari si concede un caffè e cornetto al bar, con annesso giornale, una passeggiata con il cane senza controllare l’orologio ogni minuto.

Anais invece stamattina alle ore 08.00 ha iniziato la giornata passando l’aspirapolvere e facendo pulizie… che sono durate più del previsto perché l’aspirapolvere ha deciso di incepparsi e quindi si è dovuti passare al lavaggio del filtro ostruito da miriadi di peli canini. Ha comunque fatto tardi e si è dovuta sbrigare per arrivare in orario decente a lavoro, sudando e imprecando contro vigili e infiniti lavori sull’Ardeatina, vanificando tutto il relax immaginato dal primo mattino.

Ho tanto bisogno di andare in vacanza…

Niente nuove, buone nuove

Ogni mattina, per forza di cose, mi trovo a controllare l’iPhone. E’ un comportamento detestabile, lo so e mi odio per questa sorta di schiavismo a cui mi sono autocondannata e da cui non riesco a liberarmi. Ogni mattina le notifiche sono di almeno 20/30 nuove mail. Ogni mattina, non so perché, eseguo questa operazione con tanta trepidazione. Sono una di quelle persone che ama le sorprese. Amo scartare i regali senza sapere cosa possa esserci dentro, così come amo farne e studiare le reazioni di chi ho di fronte. Qualsiasi sorpresa, anche di poco valore, che si tratti di una scatola di merendine o un uovo di pasqua. Amo sorprendermi ed essere sorpresa, e per quel certo non so che di infantile che dimora in me, non capita poi così di rado.
Quindi è quest’indole, tutto sommato da entusiasta, che ogni mattina mi spinge a sfidare il sonno e la fortuna, passando quel dito sul display. Magari la vincita inaspettata di un concorso, una proposta interessante, la mail di un vecchio amico, un’eredità che spunta dal nulla, un botto improvviso di iscrizioni al WSP o di richieste di matrimoni.
Invece sono sempre le stesse cose, mail e mail commerciali inutili, cose cose solo cose.
Forse, le emozioni non possono spedirsi via mail.
Ma non ne sarei così sicura.

Saldisaldisaldi

Alla fine ci sono ricascata e l’animo fanatico torna a far prepotentemente capolino. Perché l’anno scorso mene sono stata un po’ più buonina: non lavorando, o almeno non avendo un’entrata fissa, tutto era superfluo. Ma quest’anno il richiamo dei saldi è stato più forte di una Circe incazzata. 
Che poi non è solo il bisogno di comprare, il vestito che manca, la scarpa non abbinata. E’ più l’idea di accaparrarsi il capo a prezzo esagerato, che anche se non ti serve ora, prima o poi ne avrai bisogno. 
Poi non so, sono in una fase di cambiamento in cui alterno fasi freak a giornate che vorrei vedermi come una donna in carriera, che non sono e non sarò nell’animo ma magari nell’abito. Mia sorella una volta mi disse che io e l’eleganza siamo due rette parallele… più o meno. Forse è vero, forse a volte faccio accostamenti del cavolo, oso un blu con un marrone, un rosso con un viola, le scarpe non sono mai abbinate con le borse e tendo a ripetirmi, anche perché il mio fisico non mi aiuta molto. Però nel mio piccolo penso di avere un mio stile, a volte convulso, spesso ordinario, bipolare, un wannabe french o almeno… swedish. 

Insomma sono sempre io, e oggi che ho una maglietta, nuova per l’appunto, più sbrilluccicosa del solito, in ufficio passo per elegante. E sotto i baffi sorrido, perché bastano 5 euro da H&M per sentirsi e apparire diversa, almeno all’apparenza. 

 

Tanto per dire #3

Non sopporto quelli che siccome sei sposata e hai (quasi) 34 anni, la domanda di rito è: figli? 
Insomma la trovo una questione talmente delicata che trovo così inopportuno che venga posta, specie da passanti o conoscenti. E se non posso averli? E se li ho persi? E se io li voglio e mio marito no o viceversa? E se uno ci prova da anni ma senza risultati?

Per non parlare di chi va oltre dicendo: devi avere una casa più grande per quando avrai figli, e un auto più spaziosa e come pensi di educarlo se lavori 12 ore al giorno, e i tuoi mica sono eterni e lo sai che gli asili nido costano un sacco di soldi?

Insomma, questo per dire che alla fine anche io domenica ad un vecchio compagno di scuola che non vedevo da tempo, esaurite le domande di rito, ho chiesto: figli?
Pentendomene all’istante. Insomma non è proprio come chiedere che lavoro fai o che hai mangiato ieri. 

I figli sono piezz ‘e core, sia che ci siano, che no. Fatevi un po’ i “figli” vostri.

Apolitical Anais

Bene, Alemanno dal suo profilo mi invita a non votare Marino per evitare il modello Pisapia a Roma che, tra le varie cose, ha solo alzato il biglietto dei mezzi pubblici (perché l’Atac no? e manco funzionano…) e si preoccupa solo “di regolarizzare centri sociali (luoghi d’abituale spaccio)”… Se lui avesse fatto anche una sola delle politiche messe in atto dai centri sociali di Roma (come La strada, Acrobax, La torre ma solo per dirne alcuni…) di rendere lo sport libero e alla portata di tutti, di battersi per un casa e un tetto decente per tutti, di insegnare l’italiano agli stranieri affinché siano così “meno stranieri” che ci fanno tanta tanta paura, di creare spazi per i bambini che gli asili solo off limits, di dare assistenza a tutte le donne vittime di violenze di mariti e compagni ITALIANI… beh… ma magari!!!Non vincerete perché continuate ad essere chiusi e ottusi in falsi luoghi comuni, senza mai mai andare oltre al vostro sporco e vergognoso giardino di agi e favoritismi, per mandare avanti gente priva di coscienza ma spinta solo dall’avidità. La soluzione non sarà Marino, ma vi prego, almeno non insultate chi prova ogni giorno a fare qualcosa per questo paese rischiando diritti e dignità, proprio perché voi politici non lo fate. E chi ancora si beve queste favole, volte solo ad alimentare i miti dei principi e dei lupi cattivi, mi fa davvero ma davvero pena. 

Davvero, i luoghi comuni sono quanto di più fastidioso e deleterio in questo paese, non li sopporto, specie quando poi non sono conformi alla realtà. Davvero ci vogliamo ancora raccontare che i centri sociali siano pieni di giovani che si sfondano di canne dalla mattina alla sera? Ebbene, magari se gira qualcosa è per ingoiare una giornata di non-lavoro o lavoro non pagato di merda, per non disperarsi. Ancora crediamo che il nemico sia lo spinello? E lo spaccio poi, dio buono. Io non frequenterò abitualmente i CSOA, di certo più di Alemanno, e ho visto sempre e solo tanta volontà, tante idee, forse pure troppe, e tanti giovani che si danno davvero da fare e colorano questa città sempre più grigia.
Palestre popolari, trattorie bio, Teatri occupati, nuove realtà in quartieri sempre più asociali e inghiottiti da playstation e pay tv, sono quanto di più bello e colorato e vero e genuino abbia visto negli ultimi tempi a Roma. Che robe…

Detto questo, aimè, io questo week end vado fuori e non potrò votare. Da una parte è quasi una manna questo viaggio, dato che avrei sinceramente fatto una grande ma grandissima fatica a votare Marino perché in questa “sinistra”allacciata e incravattata davvero non riesco a specchiarmi più e mi sono stancata ma davvero tanto, di votare con la logica del tappiamoci il naso. Perché se non mi sento rappresentata perché devo darti il mio voto?
Quest’anno ho fatto scelte diverse, inutili per molti, se non quasi il male assoluto per altri, perché chi prova a guardare altrove è la colpa di chi non vince. Che non è che non vince perché, di per sé, ha un programma del cazzo e poca credibilità, no.

Spero di non tornare di nuovo con una città in scacco alla destra, questo sì, ma non sono poi così sicura che il medico, che vedo così freddo, distante, burocrate e poco coinvolto come molti medici sanno e devono essere, sia la persona ideale per questa città che è un  gran casino ma anche un gioiello, un sogno, un po’ spento. O forse sì. 
La verità è che in questa città vorrei proprio non doverci stare, a volte. Perché tutto è sempre più complicato, e sporco e diverso e non riesco più a trovare qualcosa di mio a cui appigliarmi.

Red dot

Quel momento della stagione in cui non è ancora tempo di scoprire i piedi ma non puoi più vederli così privi di personalità.
E smalto rosso sia.

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L’imperfezione di un attimo

Vorrei essere una di quelle persone pacate, politically correct, diplomatiche, che hanno sempre la parola giusta, che appaiono così buone, che non si sbilanciano mai, che non prendono mai una posizione netta, non scontentando mai nessuno.

Mediani di professione, grigi perché non è mai né tutto bianco né tutto nero. Che non fanno mai polemica, né alzano i toni. O se lo fanno sono sempre cosi pacate da non accorgertene quasi. Pollyanne che accettano quello che c’è di buono da tutti, non conoscendo risentimento.

La verità però è che persone così invece proprio non le riesco a digerire, né ci riesco a legare, passano gli anni ma le distanze si fanno sentire. Se qualcuno mi sta sul cazzo ( e ho solitamente dei buoni motivi per pensarlo) non riesco a non farlo tanto notare, se sono stanca idem, scocciata o ti reputo poco interessante oppure supponente, montato o quanto di più lontano da me idem. Che poi forse non è sempre così, delle volte riesco a fingere, o comunque so certamente essere anche gentile. Ma non più di quanto serva e non sopporto chi lo è smaccatamente troppo. Cavolo, non sono un cerbero ma se non ho voglia di parlare non riesco a dire cazzate, né ho voglia di ascoltarne. E seppure telo dico col sorriso, la sostanza non cambia…per cui che te cambia?? Davvero ci piace essere perculati ma gentilmente, piano piano, col sorriso? A me no anzi, lo detesto.
Se reputo alcuni comportamenti ingiusti non riesco a soprassederci, se mi ferisci non riesco a non chiudermi nei tuoi confronti, se ho un’idea per quanto ogni volta mi dico di farmi i cazzi miei, vorrò invece dirla, anche se sarà contraria alla maggioranza. Se ci credo e se penso che valga la pena lottare lo farò, fino in fondo, di contro a molte altre cose per le quali non reputo affatto utile impuntarsi o sprecarci oltre tempo ed energie.
Vorrei essere quella sempre brava, bella e buona. E invece sono imperfetta, fragile e lunatica. Ho tanti difetti e sono incapace a nasconderli, e chi mi conosce bene lo sa e sa anche bene quali sono. Ma sono sincera. E di tutti i miei sbagli ho sempre chiesto scusa e ne porto addosso ogni conseguenza.

Forse è passionalitá, veracità. Però uno alla fine si caga anche il cazzo a passare sempre da matta o stronza perché ti ritrovi circondata da ignavi. Perché non voglio dovermi sentire sempre peggiore di quello che in realtà sono solo perché qualcuno è più bravo a disegnarsi migliore di quello che è.

Sono uno schizzo, una tavola imperfetta e assolutamente e volutamente incompleta. Ma, scusate se poco, unica nel mio genere. E, altro difetto, mi stufo anche abbastanza facilmente…e quando mi stufo…

E tutto il resto è noia…

Pasqua & go.

Alla fine come sempre la Pasqua è volata. Che poi, a conti fatti, si tratta solo di un giorno di vacanza.
Il tempo è stato ingiusto, grigio e umido, un po’come il mio umore.
Alla fine sono stati 3 giorni casalinghi e mangerecci. Ma non senza conseguenze, aimè. E da domani dovrò seriamente pensare ad una dieta…
Sono riuscita a far funzionare lo streaming così mi sono un po’drogata di serie TV, le mie preferite di sempre.
Ogni tanto ne ho bisogno. Romanticismo stucchevole e america…quell’america che mi è rimasta dentro e vorrei tanto ricontrare, ma per ora posso sognarla solo così.
Solo rivedendo la giostra di los angeles dalle riprese aeree di Santa Monica o la New York dei polizieschi o la Seattle della pioggia e dei dottori che mi sembra di conoscere come la mia città.
Non è la solita solfa dell’immedesimazione in storie che non si vivranno mai: amori estremi, carriere, successo, corpi perfetti. Per me è vedere posti e location che in alcuni casi forse non vedrò mai o in altri mi ricordano un viaggio favoloso che non potrò mai dimenticare.
Le serie TV per me sono un viaggio in giro al mondo, meglio di una guida lonley planet.
E poi da quando ho scoperto sky go e la tv on demand…niente sarà più come prima.

Pasqua amara

E siccome il giro è quello e il mondo è piccolo, ogni tanto ricicci fuori, e quando accade si riaccende in me quel veleno frutto del morso di una vipera traditrice, che anziché uccidermi mi ha resa orfana nel modo peggiore. Il tradimento di un amico è qualcosa di così brutto, quando poi è per soldi è anche peggio. Tradita e derubata, c’è di peggio? E allora io non posso fare a meno che sperare prima o poi di rivederti per urlarti in faccia tutta la mia delusione e il disprezzo. Perché oltre l’inganno neanche il tentativo delle scuse, anzi la beffa del tuo stupido orgoglio in grado di trovare giustificazione e mistificazione anche al gesto più insano. E nella Pasqua di risurrezione per me nessun perdono, nessuna seconda opportunità ma solo il rimontare di un disprezzo che si è fatto odio per te e per tutte le persone che ti circondano. Nel frattempo posso solo sperare che per caso passi di qui ogni tanto, tu o chi per te, e anche se non tene frega niente leggerai, e saprai. E la ferma convinzione che nella vita prima o poi tutto torna indietro. E arriverà anche il tuo momento.

Buona Pasqua da Lady Vendetta.