Quando adoro le giornate post festività, mangiando avanzi davanti la TV, sotto le coperte, senza soluzione di continuità.
Ciao 2016, non ti offendi se per salutarti non mi alzo dal divano vero?
Quando adoro le giornate post festività, mangiando avanzi davanti la TV, sotto le coperte, senza soluzione di continuità.
Ciao 2016, non ti offendi se per salutarti non mi alzo dal divano vero?
Interrotte le ferie per un breve rientro in ufficio. Se avessi fatto tutto di fila probabilmente avrei sofferto di una delle mie classiche crisi da rientro alla vita di tutti i giorni, con nostalgia di casa e di cose mie e paturnie varie.
Così rieccomi di nuovo qui alla scrivania, ad un mac non mio visto che l’altro l’ho fatto zompare con un anno intero di lavoro, oramai perso, qualche giorno prima di Natale.
Sono giornate tranquille ancora e devo dire che il fatto che non mi pesi tornare a lavoro è un gran successo per quanto mi riguarda.
E poi la prospettiva di qualche altra giornata a disposizione non è male.
Perché in questi ultimi giorni in effetti, come vi dicevo, il tempo mi è volato e non ho fatto neanche la metà delle cose che volevo fare. Sono di nuovo nella fase “buttotutto” e penso che approfitterò dei prossimi giorni per liberarmi di un po’ di cose e fare ordine al nuovo.
Avremmo voglia di cambiare qualcosa dell’arredamento in casa, chissà che con il nuovo anno ci si riesca.
Sarebbe anche tempo di buoni propositi ma lasciamo perdere, tanto non riesco mai a rispettarli. Ad esempio, a 36 anni suonati e in dirittura di arrivo dei 37, mi piacerebbe cambiare un po’ sta testa matta che mi ritrovo e iniziare davvero a farmi un po’ i fatti miei, come vedo che riescono a fare tutti. Tipo non farmi mille storie e mille pippe, di dare dispiaceri in giro e di fare sempre la cosa giusta per tutti tranne che per me ma la vedo dura.
Domani sarà Capodanno e questa sì che, dopo il carnevale, è una delle feste che odio di più. Sta smania di dover fare qualcosa per forza, anche di poco conto, non la reggo. Ma almeno sarò tra amici. È probabilmente con un herpes gigante! Vabbè, come si dice, buona fine ma soprattutto buon inizio!!
E anche questo Natale, aimè, è passato. Sono state belle giornate e serate in famiglia e tra amici, ma come sempre il tempo è volato.
Mi dispiace non esser partita quest’anno ma ho avuto modo così di vedere tante persone e concedermi qualche svago. Pure troppi… praticamente dal 22 dicembre non ceno normalmente a casa! Non ho visto nessun film di Natale né fatto grandi maratone seriali perché, nonostante tutto e le ferie, non ho avuto tempo! Meglio così in fondo!E soprattutto la mia linea sembra ancora salva anzi, sono persino dimagrita ancora! Bah! Eppure non mi sono fatta mancare nulla, ma senza esagerare e continuando a fare sport. Oggi ho fatto qualche acquisto in presaldo in vista del capodanno e della Befana. Sì forse se partivo sti giorni spendevo meno… ma qualche giorno in Toscana ce lo faremo e intanto, qualche assaggio… in tutti i sensi.
Come fate ad odiare il Natale, io vorrei ci fosse tutti i mesi!
Ci siamo quasi, alla fine di questo 2015 senza infamia e senza lodi.
Evidentemente la fine anno mi ispira oppure mi procura sensi di colpa tali che senta la necessità di una nuova me nel web. Voi sicuramente un po’ meno.
Ad ogni modo, dopo Anais Memo che, aimè, è molto che non aggiorno (perché purtroppo non è un periodo di intense letture) ecco Diariodiunemicranica, il nuovo blog dedicato esclusivamente ai miei mal di testa. Perché? Perché tanto un diario delle cefalee devo tenerlo, e siccome mi scordo sempre, almeno tento di farlo in modo più creativo, magari intercettando consigli ed esperienze da altri a cui è toccata sta croce maledetta.
Quindi, questo 2015 sicuramente quanto a mal di testa ha battuto bei record, ma andiamo con ordine.
Iniziamo dalle cose belle.
Sicuramente la dieta, o meglio, non le rinunce di per sé, ma il fatto che dopo tanti anni sia riuscita a completare una dieta e a tornare ad un peso decisamente più conforme a me (e che stranamente ancora regge!). Grazie anche ad un anno sportivamente più costante e completo. Annovero svariate settimane con una media di tre lezioni di acquafit, daje!
Poi la scrittura e i miei amici di penna, i nuovi corsi fatti, le letture e le pagine scritte che, udite udite, mi hanno portata ad esser selezionata niente meno che dalla RAI per seguire un corso a numero chiuso lì in via Teulada a partire da febbraio. E so’ soddisfazioni, non credo che abbiano concorso in pochi.
Poi i viaggi, che non sono mai abbastanza per quanto mi riguarda, ma che per fortuna nel 2015 non sono mancati. Istanbul, Londra, Atene, Ungheria e Repubbliche Baltiche.
Per quanto concerne il lavoro, inizio a sentirmi più sicura delle mie capacità e qualche soddisfazione in più quest’anno è arrivata, ma la fatica è sempre tanta e i soldi sempre pochi.
Anche per il WSP è stato un bell’anno, chiuso in positivo, che non è male visti i tempi. Abbiamo fatto tante cose, incontrato e conosciuto tante persone, dato spazio a tanti giovani. Sicuramente tante malelingue continueranno a remarci conto e parlar male di noi, come è tipico di certi ambienti, specie a Roma, ma per fortuna chi ci apprezza vince e ci dà la carica per continuare ad andare avanti, nonostante la fatica, almeno per quanto mi riguarda (vedi mal di testa).
E quindi, tornando alle cose negative, è stato un anno di grande stanchezza, dovuto a ritmi sempre serrati, sempre sul pezzo, sempre connessa. E come vorrei riuscire a staccare davvero un po’. O, come alcune amiche, partire 3 settimane, lontana da tutto e tutti. Ma non mi è possibile. E la mancanza di libertà di tempo e scelte è la cosa che più mi pesa nella mia vita. E continuare a rimuginare ai tempi in cui mi ero data questa chance e, come sempre, non ci ho creduto fino in fondo, non mi fa molto bene. La fotografia continua ad esser quindi una croce e delizia, un nugolo di occasioni mancate o deluse, un vorrei ma non posso ma forse potrei che, almeno quest’anno, ha fatto pendere la bilancia di più verso un meno. Tante le foto nel cassetto, ancora non viste, ma tantissime quelle che non ho fatto. E che non ho sentito l’esigenza di fare. Quelle fanno ancora più male.
Insomma, è una piccola ferita che ogni tanto butta sangue, poi si ricicatrizza, si addormenta, e poi però si risveglia. E allora duole.
È stato anche un anno in cui mi sono allontanata da tante persone, o molte persone si sono allontanate da me. Di alcune mi interessa poco anzi, ad esser sincera forse vorrei non averle mai conosciute, di altre mi dispiace. Avrei forse potuto fare di più nel tenere vivi i legami, perché quando mi allontano non è banalmente perché non nutra interesse sincero, ma noi introversi siamo un po’ lupi, con smanie da capobranco ma anche tanto bisogno di attimi di solitudine, silenzio e approvazione.
Per cui mi dispiace se alcune persone si sono sentite messe da parte, non è così. Altri, forse, tanto amici poi non erano.
Ecco, forse in questo 2015 mi è mancato un po’ di affetto. Non tanto. Ma un po’ sì. E un figlio non è arrivato neanche quest’anno e a questo punto credo di dover iniziare a rassegnarmi che forse non arriverà mai.
Comunque, tirando le somme, con concretezza e sincerità, anche in relazione a ciò che è accaduto intorno a me, non posso sicuramente dire che sia stato un anno negativo o da dimenticare.
Non so come andrà la fine, questo sì, quest’anno purtroppo non sono riuscita a partire, né so se riuscirò a fare qualche giorno di vacanza sebbene ne abbia molto bisogno. Spero tanto che il nuovo anno mi porti del sano ottimismo, un ciclo di massaggi a poco prezzo e serenità. È banale, lo so, ma esser sereni (neanche felici) credo sia la condizione più bella per vivere. E che ti mette nella condizione di avere tutte le carte in regola per esser felice.
E sì, magari anche con un aumento… così, tanto per spargere un po’ di sale su questa colata di miele.
Buone feste e buon anno a tutti voi, grazie per esserci sempre, anche in silenzio, non vi conosco eppure vi riconosco e siete nei miei pensieri.
Ci credo non ci credo, non è vero ma ci credo. C’è una fontanella a Firenze, a margine della Loggia del Mercato Nuovo, uno dei tanti angoli toscani in cui immergersi in pelli, carte, gigli, merletti e paccottaglie varie. È nota come fontanella del porcellino anche se a me sembra più un cinghialetto. La leggenda narra che accarezzarla porti fortuna, ma ancor di più il sortilegio funziona se, appoggiando una monetina tra le fauci e lasciandola cadere, essa vada a finire nella grata sottostante.
Ecco, a me il trucchetto ieri è riuscito per cui 2016, vuoi gentilmente esser migliore di quest’ultimo anno? Che proprio ‘accio ‘accio non è stato, ma non è di certo un’annata che valga la pena ricordare. La lascio andare via volentieri, col gesto di scrollarmi un po’ di polvere dalla spalla.
PS: questo 2015 finisce senza viaggi, ma ieri ritornando per l’ennesima volta a Firenze per una toccata e fuga ho avuto ancora dimostrazione che a volte non serva salire su un aereo per tornare a stupirsi e illuminarsi della bellezza, a volte impolverata, di questo nostro meraviglioso paese.
E così per lavoro ti ritrovi a sfogliare, dopo una vita, vecchi album di foto sbiadite della tua infanzia. Alcune persino decisamente sfocate, eppure tuo papà era un amatore esperto. E niente, ti commuovi. A rivederti con quella faccetta buffa, a volte imbronciata a volte sdentata ma sempre felice. Difficile trovare mie foto da sola perché la mia è stata un’infanzia ricca di affetti, genitori, sorella, cugini, amichetti, persino le mie nonne, di cui ho pochissimi ricordi e pochissime foto, avendole perse molto presto. E tante altre persone ora non ci sono più o sono lontane. Ma la mia famiglia c’è sempre, nonostante gli anni, gli acciacchi, le malattie, le disavventure. Mi commuove di più vedere i miei genitori, così belli, forti, giovani ed ora sempre fieri e aitanti, ma io lo so che sono stanchi e, aimè, più vecchi.
E proprio domani che si terrà al locale una mostra dedicata proprio ai bambini più sfortunati, ripenso a tutte le gioie, tante, e all’amore che ho ricevuto da piccola, alla fortuna smisurata di cui troppo spesso mi dimentico.
Mi riguardo con quei capelli da maschiaccio, sempre corti, sempre tanti, quasi rosci. Quel sorriso beffardo, che ora compare sempre meno. Mi guardo e non posso fare a meno di chiedermi se non ho deluso quella bambina, e se lei, che mi riguarda, impunita, sia orgogliosa di me.
Programmi per il ponte:
– Fare ponte: done ✅
– Fare l’albero di Natale: done ✅
– Addobbare casa come un albero di Natale: done ✅
– Fiera del libro: done ✅
– Cenette with friends: double done ✅
– Giretto a Porta Portese: done ✅
– Giro e pranzo in centro: done ✅
– Piscina: done ✅
– Visita da Tiger: double done ✅
– Visita mercatino: done ✅
– Leggere: done ✅
– Sospendere dieta: well done ✅
Adoro dicembre!
Ma le donne magre, quanto cavolo (non) pesano?
Io, a parte una breve parentesi della mia vita in concomitanza con la tesi di laurea in cui raggiunsi il mio peso minimo, nei tempi giovani e migliori diciamo che ho sempre oscillato sui 50/53 kg. Mo’, che io sia fissata e mi sono sempre e comunque vista paffutella, ok, però è indubbio che, fosse anche per certe mie curve, a 53 kg la mia ciccia ce l’ho, eccome. Eppure mi sembra un peso normale ed accettabile, rapportato ad un’altezza di poco superiore al metro e 60, e basso.
Quindi, ritorno a bomba, ma quanto cacchio pesano poco le altre donne? Non parlo di modelle, ma di ragazze comuni come se ne vedono tante, o io almeno tra i miei contatti ne sono circondata. Nel mondo della fotografia poi uh, sembra che tutte riescano a saziarsi solo di arte e non conoscere gonfiori nonostante l’alcol che si sturano che, si sa, se non sei un po’ bukowski non vali.
Ragazze dalle pance stra piatte, la vita sottile, le gambe e le braccia filiformi, che sì sono evidentemente magre ma non hanno di certo un aspetto malato. 45?48 kg? O pesate di più perché siete muscolose? Mmm esistono anche donne magre però che con quest’alibi sono certe flaccidone…
Comunque, mi godo questi ultimi giorni di accennata magrezza, che con la fame che ho accumulato penso abbia vita breve.
E da dicembre spero anche di tornare a scrivere di altre baggianate.
E così questi due mesi ferrei sono finalmente trascorsi. Venerdì sono scoccate le 8 settimane e così, sebbene la visita sia tra un’altra settimana, non avendo sgarrato mai di una briciola, oggi finalmente un pranzo normale me lo sono concesso. E al mare per giunta, tiè. Poi comunque domani si riprende per almeno un’altra settimana, ma sta pausa me la sono meritata, anche perché ieri ho ritirato le analisi e anche il colesterolo è tornato normale, evviva. Con quasi 7 kg di meno ci si sente decisamente meglio e a esser onesti la pizza di oggi sto facendo fatica a digerirla. Ora vediamo venerdì di sapere di che morte devo vivere, che ho capito che certi vizi oramai devo quantomeno ridurli al massimo, e alla mia taglia 40 lenta inizio anche ad abituarmi bene. Per ora, bene così.
Capisco che sia un momentaccio e la paura sia diventata un sentimento quotidiano però ecco, non esageriamo.
Oggi, come tutti i sabati, sono andata in piscina, un pochino prima del solito. Buttarsi in acqua mentre fuori diluvia è troppo bello e oggi, non avendo stranamente grossi impegni, me la sono presa comoda. Appena uscita, verso le 14:15 inizio a cercare la busta delle ciabatte, che avevo lasciato accanto alle scarpe da ginnastica, e niente, gira che ti rigira, sparite. Siccome una volta le scarpe me le hanno fregate davvero, delle bellissime e originali birkenstock lilla, inizio ad imprecare. E una signora, che nel frattempo aveva assistito in silenzio al mio girare a mo’di cane da tartufo, tra un’impomatata e l’altra, se n’esce con il massimo candore: “Ma no non ti hanno rubato le scarpe. Io e una signora le abbiamo fatte portare via dalla signora delle pulizie perché sembravano lì abbandonate da un sacco di tempo. Io veramente avevo detto di lasciarle là ma questa signora insisteva che erano lì incustodite da tanto”.
Ecco, non vi dico il tubetto di crema costosa dove avrei voluto infilarglielo, anche perché ero abbastanza certa di essermi cambiata proprio con lei appena arrivata. E aspettati 20 minuti, in accappatoio, che si trovassero ste benedette scarpe, che mi sono tornate indietro in un bustone nero che ci mancava solo la scritta “body of proof”.
Il momento è serio, serissimo, e siamo tutti spaventati, per carità. Ma ci si può allarmare per ogni cosa? O comunque sempre impicciarsi delle cose degli altri, di cosa fanno gli altri? Purtroppo non potremo mai, noi poveri qualunque, prevedere come e dove succederà qualcosa. Però ecco, le mie vecchie scarpe da ginnastica, per quanto puzzolenti, non credo scoppino da qui a breve.