Piccole Anais crescono

E così per lavoro ti ritrovi a sfogliare, dopo una vita, vecchi album di foto sbiadite della tua infanzia. Alcune persino decisamente sfocate, eppure tuo papà era un amatore esperto. E niente, ti commuovi. A rivederti con quella faccetta buffa, a volte imbronciata a volte sdentata ma sempre felice. Difficile trovare mie foto da sola perché la mia è stata un’infanzia ricca di affetti, genitori, sorella, cugini, amichetti, persino le mie nonne, di cui ho pochissimi ricordi e pochissime foto, avendole perse molto presto. E tante altre persone ora non ci sono più o sono lontane. Ma la mia famiglia c’è sempre, nonostante gli anni, gli acciacchi, le malattie, le disavventure. Mi commuove di più vedere i miei genitori, così belli, forti, giovani ed ora sempre fieri e aitanti, ma io lo so che sono stanchi e, aimè, più vecchi.

E proprio domani che si terrà al locale una mostra dedicata proprio ai bambini più sfortunati, ripenso a tutte le gioie, tante, e all’amore che ho ricevuto da piccola, alla fortuna smisurata di cui troppo spesso mi dimentico. 

Mi riguardo con quei capelli da maschiaccio, sempre corti, sempre tanti, quasi rosci. Quel sorriso beffardo, che ora compare sempre meno. Mi guardo e non posso fare a meno di chiedermi se non ho deluso quella bambina, e se lei, che mi riguarda, impunita, sia orgogliosa di me. 

  

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