V’ammazzo a tutti

E niente oggi è una di quelle giornate che mi sento paladina della città. 

Me la sono presa con un podista che, col nebbione e il buio doveva x forza correre in mezzo alla strada con tanto di marciapiede bello largo.

Poi con un macchinone che si è parcheggiato in curva, ostruendo il passaggio disabili, a cui ho solo sollevato i tergicristalli. Cosa che ultimamente faccio spesso, anche lunedì ad una macchina che mi si è simpaticamente poggiata dietro, che per uscire dal parcheggio ho sudato più che a una lezione di total body.

Infine, all’ennesimo divano malconcio che hanno scaricato davanti ai miei cassonetti ho lasciato scritto un bel messaggio tipo brutto stronzo incivile  vergognati, che probabilmente si sarà già staccato visto che nella furia – perché sono salita e appositamente riscesa da casa con tutti i capelli bagnati – ho trovato solo lo scotch carta.

Oh ma che cavolo, poi è Roma, l’AMA, Mafia Capitale, la Raggi, Marino, gli immigrati. È che siamo un popolo di incivili caproni maleducati.

E girarsi sempre dall’altra parte mi sta facendo venire più colite del solito.

Pizzicori

E poi, purtroppo o per fortuna, c’è la musica che ti ricorda chi sei e chi eri.

Una ragazza dai capelli crespi e le gambe magre, che guardava film impegnati al Nuovo Sacher, sapeva bene il francese, indossava Doctor Martens blue, studiava con passione e successo, leggeva Thomas Mann, passeggiava per Roma fino a tarda notte, bevendo birra e parlando di politica, andava alle mostre senza capirci un cazzo, ballava ai concerti di Belle e Sebastien, si sbaciucchiava al Gianicolo e aveva molti amori di cui una costante: l’eterno Peter Pan.

Forse dovevo rimanere anche io sull’isola che non c’è e non crescere più. 

https://youtu.be/Cmgm8HWrYPE

Mala tempora

Il tempismo è una delle mie doti più spiccate. 

Tipo che dopo giorni improvvisi di gelo, che sono andata avanti con golfini e pantaloni di cotone, ieri faccio mezzanotte per anticipare il cambio stagione, oggi indosso body, collo alto e calzini da sci e arrivano lo scirocco e 40 gradi.

Inizio la cura preventiva di echinacea che invece si rivela tardiva e mi busco subito un raffreddore come mai negli ultimi anni.

Poi sistematicamente compro stretti i pantaloni in tessuti che non cedono e di una taglia in più quelli che dopo 20 minuti che li indossi calano che è una meraviglia.

E poi ridursi gli ultimi due giorni per consegnare un lavoro che hai in progress da dieci e sistematicamente arrivano mille imprevisti.

Stare attenta a mangiare più o meno tutto l’anno e ridursi a mangiarsi praticamente l’equivalente del fabbisogno italiano a una settimana dalla visita dal nazista.

Che appena finisce l’estate e smetto di fumare e non ho mai fumato tanto come questo periodo.

Io non so questo masochismo da dove provenga, forse di nuovo ho bisogno di una bella cazziata per rimettermi in carreggiata.

Una novella Bukoski de noantri, che se non tocca il fondo e si sgrattugia per bene la faccia non riesce a rigare dritta.

E più ho l’ansia dei cazziatoni, più vado incontro ai pugni a viso scoperto. Bah, mi sa che cho il superio girato sto periodo, ma di brutto. 

Però ho già quasi finito il corso principianti di russo. 

Sì, tempismo e priorità dicevamo…

Margaret

Beh una cosa almeno sono riuscita a farla o quantomeno ad iniziare. Sono anni che volevo organizzare al locale un ciclo di incontri su alcune fotografe e ieri ho tenuto il primo, sulla mitica Margaret Bourke-White. Sono stata brava, coinvolgente e non mi sono impappinata come credevo né ho sudato mille camice e mi hanno fatto un sacco di complimenti

Mi è tornato in mente il periodo in cui tenevo i corsi di comunicazione, l’ansia ogni lezione ma poi andavano sempre bene e mi piaceva. 

Quindi, in questo momento in cui pare non esca nessuna ciambella con il buco, almeno una Polo l’ho sfornata. 

Eccoci qui

Cosa resta? Solo ricordi che sarebbe meglio dimenticare perché ogni giorno ti sbattono in faccia tutto ciò che hai perduto e non tornerà. Che gli altri vivono e tu non hai più.

Non so come se ne esce dalle crisi, ne ho passate talmente tante nella mia vita da non ricordarlo più. So solo che se ne esce, non sai mai come e non sai mai chi.

Sicuramente non è il tempo per la felicità, per la spensieratezza, per la gioia. Forse è davvero così, che in questo tempo non siamo fatti per la gioia, per la semplicità, per l’accontentarsi di quello che hai che è enorme e ti sembra sempre troppo poco, o per vivere sempre in conseguenza di ciò che altri decidono per te.

Sapevo di non essere invincibile, non pensavo che il conto mi sarebbe stato presentato così presto.

O forse lo sono troppo, ma continuo a circondarmi di gente piccola e cieca che non capisce la grandezza che invece possiede.

«Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato»

Still alive

Ammazza che settembre da botti. E ancora non è finito, questo odioso e maledetto mese. E pensare che un tempo era il mio preferito, quando non vedevo l’ora di tornare dalle vacanze con i miei e scorrazzare liberamente con le amiche prima di tornare sui banchi. Stesse amiche che oggi si sono sposate, hanno bambini… che nostalgia!

Sono stata travolta, come sapevo, dal lavoro – e sono nel ciclico momento in cui non ne combino una giusta e sto sulle palle a boss – ma soprattutto dal riavvio dell’associazione. Ho quindi calmato l’ansia in cibo e alcol e ora ho l’ansia che a fine mese ho di nuovo visita con il nazista. Eh per forza. Esattamente un anno fa stavo a stecchetto vero e mi chiedo come abbia resistito per un tempo doppio di quello che oggi mi spetterebbe.

Tra le novità belle di questo mese c’è stato il primo approccio con il russo. Difficilissimo ma mi sta piacendo un sacco cimentarmi con una lingua così diversa. Perché sono le novità, in fondo, il vero sale della vita.

I giorni del vizio

La giornata in cui preferisco uscire o meglio, spararmi un bell’aperitivo rinforzato, è la domenica. Mi piace girovagare lenta per casa durante il giorno, sistemare qua e là o come in questi ultimi scampoli estivi, trascorrere qualche ora in piscina e poi uscire nel tardo pomeriggio. Ritornare poi a casa non troppo tardi così da godermi ancora qualche ora di relax, di serial o di libri, prima di cominciare la macumba del rientro a lavoro. 

Sì perché la domenica alla fine non è un giorno di festa, quello è il sabato, ma è il giorno prima di rientrare a lavoro. Per questo ha bisogno di vizi, per questi lunedì  che sono sempre più pesanti e domani in particolare è uno dei peggiori.

Oramai è settembre, oramai non si può più rimandare niente. L’ansia fa capolino ed io ho bisogno di affogarla un po’.

Buon inizio settembre a tutti

Più 37

E anche questo compleanno, è andato e sarà un attimo scrollarsi di dosso anche questo numeraccio, per un altro anche peggiore. Mi sto troppo velocemente allontanando dal 3 e non so se sono pronta. Cacchio se sono tanti. 

Il tempo corre troppo veloce e non possiamo più tanto permetterci di perderlo, di sprecarlo. Basta una scossa per perdere tutto e per ricordarci del grande dono che è la vita. E io questi ultimi 3 voglio vivermeli al massimo. 

Meno uno

Mi sa che mi ubriaco. No, meglio di no, oramai chi le regge più le sbronze. Ma già sono sulla buona strada. Mi godo una Passerina bella fresca sul mio terrazzo stranamente ventilato, leggo un buon libro, fumo e chatto con il mio collega che domani riapre l’ufficio. Inutile girarci intorno, tornare a lavoro dopo le ferie quando la gente è ancora in ferie è uno schifo. E inutile dire che tu ci sei andato prima, ad agosto non bisognerebbe lavorare punto e basta e dovremmo andare in ferie tutti nello stesso momento, così nessuno rosica. Ah se avessi tutta la prossima settimana quante cose potrei fare… e invece niente, si deve tornare al chiodo. 

Che poi l’estate a me si sa, annoia. Vedo la gente nera, abbronzata, denudata, rilassata e mi manca il pallore invernale. Non è tanto tornare al lavoro, quanto il pensiero di almeno altri 365 giorni prima della prossima vacanza che possa considerarsi tale, e che almeno ti dia la blanda idea di poter davvero staccare dalla monotonia della tua vita. I soliti posti, i soliti orari, le solite cose. La mia vita è una continua lotta tra la metà subordinata all’ordinarietà – famiglia, casa, posto fisso, pensione, vecchiaia – e una metà vagabonda – lavori saltuari, viaggi, viaggi, mondo e viaggi. Difficile trovare un accordo, se non in queste due settimane l’anno. Mi sembrano le ore del condannato a morte e neanche faccio un lavoro così tanto di merda. Ma è la routine ragazzi, è la routine che mi uccide. Tanto l’ho cercata perché dannatamente rassicurante, e tanto la detesto e la soffro. Mi interrogo sulle prossime sfide dei mesi che verranno: quali mailing e volantini per offerte del ca$$o dovrò scrivere? Quali gare mi appanicheranno e mi renderanno nuovamente insicura e sull’orlo del licenziamento? E i corsi si riempiranno? Quante volte penserò di nuovo che avrei potuto fare altre scelte, crederci di più, comprare meno vestiti e accettare l’insicurezza? Perché alla fine forse i momenti di shopping compulsivo sono anche questo, la contromedaglia e la vendetta.

Mi sa che devo ricomprarmi i fiori australiani pure quest’anno. E… Ha da passà a nottata…

Meno tre

E ci risiamo… lunedì si ricomincia. Sono volate queste ferie? Certo, come sempre, ma sono state buone ferie, con i tempi giusti. Mi godo quindi questi ultimi giorni di semi pace romana, approfittando per fare qualche commissione: Ikea, dopo una vita (piena come sempre) per cambiare finalmente la copertura del divano, ho travasato una pianta che dovevo travasare almeno anni fa, ho provato a farne rivivere una e ne ho comprata una nuova. un po’ di pulizie, ma non come dovrei, dovrei fare più ordine e approfittarne per buttare qualcosa che la casa di nuovo straborda… forse lo farò domani. Ultimi attimi di sole, ultimo libro estivo. Qualche spesuccia e si ricomincia pian piano anche con gli allenamenti. Un chiletto l’abbiamo preso, niente di tragico. Centelliniamo le calorie fino al mio compleanno, che quest’anno per la prima volta trascorrerò al lavoro e quindi avrò bisogno di qualche vizio in più.

Cerco di godermi al massimo quest’ultima lentezza. Anche voi, non tornate, o tornate a poco a poco che qui non ci mancate affatto.