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(Ri) Cominciamo

E così domani, dopo (soli) 5 mesi dovrò ritornare a lavoro. Abbandonare momentaneamente i panni di mamma e la tuta in cui sprofondo da mesi, per rindossare scomodi abiti da lavoro ossia pantaloni che stringono e giacche che non si allacciano.

Si ricomincia quindi ma a dire il vero inizia anche un nuovo periodo della mia vita, quello di mamma lavoratrice che spero proprio di riuscire a conciliare, prima o poi.

Sono pronta? Onestamente no, affatto. Sono molto spaventata all’idea di non farcela perché sono ancora esausta (ma penso che oramai lo sarò per sempre) e sinceramente avrei avuto bisogno di più tempo. La bimba è ancora piccina, i ritmi sono ancora tutti sballati e non sono neanche pronta al distacco, a lasciarla, seppure in ottime mani, tante ore senza di me, senza la mamma.

Non ho dormito per giorni prima di questo giorno/ mi sembra ieri in cui iniziavo questo periodo a casa, spaventata all’idea di riposarmi per la prima volta dopo anni. Ma infatti da agosto ad oggi non mi sono aimè fermata mai, fino ad oggi che sono dovuta correre da Ikea e fare scatole per l’ennesima volta.

Non sono neanche tanto pronta a “tornare in pubblico” dopo mesi in cui non ho dovuto curarmi troppo del mio aspetto, del mio vestiario, del mio fisico appesantito e molliccio. Sono abituata a maglie scollate, tute, tette quasi sempre all’aria e ora gran parte delle cose che ho non riesco a vedermele adosso, oltre al fatto che venendomi a mancare un armadio ora ho tutto schiacciato, sgualcito e molte cose addirittura irraggiungibili in soppalco.

Per non parlare delle occhiaie, che mi hanno sempre contraddistinta ma che ora sono incancellabili neanche col miglior trucco e sono poi ora solcate da nuove profonde rughe, aimè, a testimonianza perenne di quanto questo periodo mi abbia fiaccata (ah ma vado dall’estetista prima o poi eh… mi terrò le tette calate ma almeno su questo qualcosa faró!!)

Ad ogni modo, non ho altra scelta. Tutte lo hanno fatto, cela farò anche io, grazie anche all’aiuto notevole che potrò avere a casa ma anche a lavoro. Spero solo che il mio cervello sia ancora in grado di produrre frasi e concetti e non solo latte.

In bocca al lupo a me!

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Meno uno

Mi sa che mi ubriaco. No, meglio di no, oramai chi le regge più le sbronze. Ma già sono sulla buona strada. Mi godo una Passerina bella fresca sul mio terrazzo stranamente ventilato, leggo un buon libro, fumo e chatto con il mio collega che domani riapre l’ufficio. Inutile girarci intorno, tornare a lavoro dopo le ferie quando la gente è ancora in ferie è uno schifo. E inutile dire che tu ci sei andato prima, ad agosto non bisognerebbe lavorare punto e basta e dovremmo andare in ferie tutti nello stesso momento, così nessuno rosica. Ah se avessi tutta la prossima settimana quante cose potrei fare… e invece niente, si deve tornare al chiodo. 

Che poi l’estate a me si sa, annoia. Vedo la gente nera, abbronzata, denudata, rilassata e mi manca il pallore invernale. Non è tanto tornare al lavoro, quanto il pensiero di almeno altri 365 giorni prima della prossima vacanza che possa considerarsi tale, e che almeno ti dia la blanda idea di poter davvero staccare dalla monotonia della tua vita. I soliti posti, i soliti orari, le solite cose. La mia vita è una continua lotta tra la metà subordinata all’ordinarietà – famiglia, casa, posto fisso, pensione, vecchiaia – e una metà vagabonda – lavori saltuari, viaggi, viaggi, mondo e viaggi. Difficile trovare un accordo, se non in queste due settimane l’anno. Mi sembrano le ore del condannato a morte e neanche faccio un lavoro così tanto di merda. Ma è la routine ragazzi, è la routine che mi uccide. Tanto l’ho cercata perché dannatamente rassicurante, e tanto la detesto e la soffro. Mi interrogo sulle prossime sfide dei mesi che verranno: quali mailing e volantini per offerte del ca$$o dovrò scrivere? Quali gare mi appanicheranno e mi renderanno nuovamente insicura e sull’orlo del licenziamento? E i corsi si riempiranno? Quante volte penserò di nuovo che avrei potuto fare altre scelte, crederci di più, comprare meno vestiti e accettare l’insicurezza? Perché alla fine forse i momenti di shopping compulsivo sono anche questo, la contromedaglia e la vendetta.

Mi sa che devo ricomprarmi i fiori australiani pure quest’anno. E… Ha da passà a nottata…