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Meno uno

Mi sa che mi ubriaco. No, meglio di no, oramai chi le regge più le sbronze. Ma già sono sulla buona strada. Mi godo una Passerina bella fresca sul mio terrazzo stranamente ventilato, leggo un buon libro, fumo e chatto con il mio collega che domani riapre l’ufficio. Inutile girarci intorno, tornare a lavoro dopo le ferie quando la gente è ancora in ferie è uno schifo. E inutile dire che tu ci sei andato prima, ad agosto non bisognerebbe lavorare punto e basta e dovremmo andare in ferie tutti nello stesso momento, così nessuno rosica. Ah se avessi tutta la prossima settimana quante cose potrei fare… e invece niente, si deve tornare al chiodo. 

Che poi l’estate a me si sa, annoia. Vedo la gente nera, abbronzata, denudata, rilassata e mi manca il pallore invernale. Non è tanto tornare al lavoro, quanto il pensiero di almeno altri 365 giorni prima della prossima vacanza che possa considerarsi tale, e che almeno ti dia la blanda idea di poter davvero staccare dalla monotonia della tua vita. I soliti posti, i soliti orari, le solite cose. La mia vita è una continua lotta tra la metà subordinata all’ordinarietà – famiglia, casa, posto fisso, pensione, vecchiaia – e una metà vagabonda – lavori saltuari, viaggi, viaggi, mondo e viaggi. Difficile trovare un accordo, se non in queste due settimane l’anno. Mi sembrano le ore del condannato a morte e neanche faccio un lavoro così tanto di merda. Ma è la routine ragazzi, è la routine che mi uccide. Tanto l’ho cercata perché dannatamente rassicurante, e tanto la detesto e la soffro. Mi interrogo sulle prossime sfide dei mesi che verranno: quali mailing e volantini per offerte del ca$$o dovrò scrivere? Quali gare mi appanicheranno e mi renderanno nuovamente insicura e sull’orlo del licenziamento? E i corsi si riempiranno? Quante volte penserò di nuovo che avrei potuto fare altre scelte, crederci di più, comprare meno vestiti e accettare l’insicurezza? Perché alla fine forse i momenti di shopping compulsivo sono anche questo, la contromedaglia e la vendetta.

Mi sa che devo ricomprarmi i fiori australiani pure quest’anno. E… Ha da passà a nottata…

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Di rientro in rientro

Quest’anno sono tornata con il raptus delle pulizie coatte. Non è la prima volta che mi capita al rientro da un viaggio di sentire il bisogno di fare ordine e buttare, buttare via tutto quello che posso e riesco. Tanto mi manca la mia casa quando sono fuori, tanto mi sembra inadeguata al ritorno. Non so bene perché. A volte, quando vado in posti molto fichi, mi sembra che tutto diventi così banale. Oppure, se vado in posti essenziali, come questa volta, mi sembra tutto così superfluo, eccessivo, inutile. Ogni volta comunque mi prende un bisogno ossessivo di ordine. Le lavatrici partono prima ancora che le valigie siano completamante svuotate, perché tanto lo saranno a breve, nel giro di poche ore. E mi scoccio se i panni non si asciugano in fretta per far posto agli altri, per ripiegatr tutto nei cassetti. Poi risistemo gli armadi e butto cose, se non le ho lasciate già in qualche hotel con paia di mutande vecchie. Perché ai vestiti che pensavo migliori mi sembrano all’improvviso insulsi o da alcuni è giunto il momento di separarci perché certe emozioni sono passate, andate, sono dentro di me e non ho più bisogno di indossarle. Devo poi far posto ai souvenir, alle calamite e sistemare la dispensa, che è sempre semi vuota, così come il frigo, anche se passeranno giorni prima che mi torni la voglia di cucinare. Per non parlare della voglia di riprendere le solite abitudini. Il lavoro, le incombenze, il locale. Ogni anno è sempre più dura per noi malinconici. Abbiamo i nostri tempi, lasciateci un po’ in pace. Poi, torneremo anche noi. 

Gnaa posso fa’ (Ovvero: l’arte dello scrivere pipponi)

Alla fine questa settimana di rientro è stata ancora più tosta e noiosa di quanto ho sperato.
La realtà ti travolge subito, non aspetta i tuoi tempi, e la quotidianità fa capolino come una mannaia.
Il lavoro è stato l’ultimo dei miei problemi, si è rivelato strategico in realtà tornare ad agosto, perché i tempi ancora sono laschi, quei pochi clienti rientrati hanno meno voglia di te di lavorare, e ammortizzi meglio la botta in vista del frenetico settembre.
Sono altre cose che mi hanno “travolta”, cazzate che proprio per questo mi fanno incazzare ancora di più.

Innanzitutto mi sono raffreddata. Non so come, né quando, ma dopo aver sfidato sudori, umidità, arie condizionate, capelli bagnati e asciugati al sole, all’improvviso il moccolo e il pizzicore alla gola.
Inoltre l’estate ha pensato bene di affacciarsi di nuovo a Roma il 29 agosto, quando tutti torniamo a lavoro, con i suoi bei 32-34 gradi e ovviamente l’aria condizionata mi si è scaricata di nuovo. Sempre in ambito auto, ho trovato la schiappetta adornata di un nuovo graffione color blu, non fatto da me ovviamente. La ruota aveva un chiodo incastrato, per fortuna l’ho potuta riparare e rigonfiare con le altre, con bene placido del gommista:
“Signorì io se vòle jha gonfio e basta ma più a tera de così manco un sampietrino”…
A poi la radio, una stupida e tecnologica radio che ho da sempre odiato perché detesto il frontalino. Io volevo una di quelle scrause di dotazione perché fosse per me io la radio l’accenderei anche 3 secondi per cambiare parcheggio, mentre così stacca e leva stacca e leva, alla fine s’è rotta, sulla Roma-Civitavecchia, sulle note di Nico. E mai più danno fu grave per me.
Ora, cerca assistenza, vai assistenza, capisci se è fattibile assistenza, quanto costa assistenza, assistenza cara, cerca nuova autoradio, paga nuova autoradio, installa nuova autoradio, paga installazione nuova autoradio.
Apriamo la questione pagamenti: oltre all’imminente scadenza di bollo e assicurazione auto, che già so e che dovrei pure cambiare perché mi costa un botto ma tanto per pigrizia non cambierò, l’evento della settimana è stato la clonazione della carta di credito prepagata.
“Ma stranissimo, non capita quasi mai, avrò fatto si e no una diecina di pratiche”. Ma a me è accaduto.
Nel torpore impiegatizio agostano sono stata avvisata dal trillo di sms di acquisti da Parigi. Beati loro. Poca roba, quel poco che era rimasto sulla carta dopo le vacanze e che stupidamente non mi sono spesa a Roma. Va a far la parsimoniosa! Ora ci si sono divertiti loro, da quel che ho capito su siti di incontri, e a me resta la trafila.
Chiama banca, blocca carta, vai polizia per denuncia, polizia dice vai prima banca, vado banca che dice torna da polizia poi ritorna, ma nel frattempo che è qui che ne dice di compilarmi tutta la nuova procedura per la firma digitale, fai firma anzi fai 10 firme digitali più altrettante cartacee, chiedi nuova carta, carica nuova carta. Ora torna polizia perché nel frattempo hai dimenticato i moduli da firmare a casa e lunedì ritorna banca.

E poi il matrimonio, che avevo lasciato in sospeso, più vecchia amica di vecchio matrimonio che si è trasferita all’estero da due anni e che in due anni non ha mai ricevuto le mie foto – non per mia negligenza ma pensavo le fossero state date – per cui recupera vecchie foto + recupera foto di battesimo sfuggite dalla selezione in alta, il tutto entro lunedì perché poi iMac – che è mezzo rotto a sua volta – deve finalmente andare in assistenza.
Non è tanto pigrizia di per sé, sono le perdite di tempo quando uno tempo poco ne ha che detesto. Ma questo, aimè, è il paese delle perdite di tempo. Senza contare che gran parte dell’Italia continua ad esser tarata sugli impiegati statali che o fanno (o hanno sempre fatto) come pare a loro, o alle 16 escono, tiè le 17.
Per chi come me lavora fino alle 19 o alle 20 è sempre tutta una corsa, un incastro, un rimandare ai week-end che diventano tour de force, senza contare che molti esercizi tipo meccanico, gommista, medico, riparazioni, il sabato ti fanno proprio che ciao ciao!

Ma oggi è venerdì no? Week-end in piscina, visto che è tornata l’estate?
De che! I soliti geni del mio circolo hanno chiuso la piscina scoperta già dal 24 agosto, per cui non solo io non vado oramai da quasi un mese, ma non potrò tornarci prima di metà settembre, praticamente regalandogli un mese di abbonamento (quello che in teoria loro dicono di regalarti quando rinnovi, 0-0 e patta).
Quindi devo assolutamente ridare una parvenza di pulizia e decoro alla mia casbah!
Ecco, capitolo casa. Sono nella fase che, dopo aver visto il mondo, vorrei cambiare tutto. O almeno, cercare di aggiustare quelle cose sconquassate. E’ da prima di partire poi che vedo, rivedo e ho visto polveri e sozzeriette. Poca roba, ma bisogna agire. Lavatrici, asciugamani vecchi, lenzuola da piegare e poi ricominciare di nuovo a ripensare alla spesa, a cucinare o anche solo a pensare, oggi che si mangia? Domani?

E poi ci sono i viaggi che ho sempre in testa, tutta la voglia che ho di girare, vedere, posti che non potrò mai permettermi di raggiungere o forse sì… basta rinunciare a qualcosa, forse. Ma forse avrò i soldi ma non avrò le ferie. 

Insomma si ricomincia, e a me quest’anno proprio non mi va. Le giornate sono già più corte, questa estate è stata un soffio e ritornano ad essere più o meno tutte uguali.
Guardo il panorma dalla finestra e mi chiedo per quanti anni ancora dovrò vederlo. Sempre lo stesso.
Ho un problema con la routine, è evidente.