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Di rientri e di vecchiaia

E come ogni agosto, se questo mese non fosse già troppo pesante, invecchio di un altro anno e mi avvicino sempre più irrimediabilmente agli anta. L’unica consolazione a cui mi aggrappo è che per QUEL compleanno, vorrò essere lontana, molto lontana.

È stato comunque un compleanno molto soft e tranquillo, visto anche che a Roma ancora non c’è praticamente nessuno, i miei baldi colleghi mi hanno offerto il pranzo e a cena me ne sono stata col marito. 

È finita anche questa prima settimana di rientro, devo dire decisamente tranquilla e lenta. Sono rientrata anche in palestra, nei pantaloni aimè rientro ancora un po’ a fatica, così come nella vita di tutti i giorni. Panni e pulizie che si accumulano, pranzi e cene che nessuno ha voglia di cucinare, spese che si procrastinano e questa estate infinita e caldissima che penso ci attanaglierà ancora per un bel po’.

Comunque siamo qui, più o meno pronti per settembre…

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Di rientro in rientro

Quest’anno sono tornata con il raptus delle pulizie coatte. Non è la prima volta che mi capita al rientro da un viaggio di sentire il bisogno di fare ordine e buttare, buttare via tutto quello che posso e riesco. Tanto mi manca la mia casa quando sono fuori, tanto mi sembra inadeguata al ritorno. Non so bene perché. A volte, quando vado in posti molto fichi, mi sembra che tutto diventi così banale. Oppure, se vado in posti essenziali, come questa volta, mi sembra tutto così superfluo, eccessivo, inutile. Ogni volta comunque mi prende un bisogno ossessivo di ordine. Le lavatrici partono prima ancora che le valigie siano completamante svuotate, perché tanto lo saranno a breve, nel giro di poche ore. E mi scoccio se i panni non si asciugano in fretta per far posto agli altri, per ripiegatr tutto nei cassetti. Poi risistemo gli armadi e butto cose, se non le ho lasciate già in qualche hotel con paia di mutande vecchie. Perché ai vestiti che pensavo migliori mi sembrano all’improvviso insulsi o da alcuni è giunto il momento di separarci perché certe emozioni sono passate, andate, sono dentro di me e non ho più bisogno di indossarle. Devo poi far posto ai souvenir, alle calamite e sistemare la dispensa, che è sempre semi vuota, così come il frigo, anche se passeranno giorni prima che mi torni la voglia di cucinare. Per non parlare della voglia di riprendere le solite abitudini. Il lavoro, le incombenze, il locale. Ogni anno è sempre più dura per noi malinconici. Abbiamo i nostri tempi, lasciateci un po’ in pace. Poi, torneremo anche noi.