Poi ci sono giornate così, in cui a lavoro ti sembra andare tutto male poi riesci a recuperare la situazione e a volte ti rendi conto che non serve essere solo capaci, imparare nozioni, bensì capire le persone con cui lavori e saper trovare il modo giusto per interagirci. E in questi momenti mi rendo conto che forse il mio carattere così da buttar via non è e si può e si deve migliorare anche in questo.
Poi riesci ad uscire un po’prima x riparare il telefono e ne approfitti anche per vedere un po’ i tuoi, che si sentono sempre utili e considerati quando possono accompagnarti nelle tue commissioni.
Scopri un pezzo di nord europa proprio a Viale Marconi e ne approfitti per ricordare. Poi però ti rendi conto che questo pezzo di cuore ne ha portato via un altro xké la libreria Mondadori non c’è più, e sarà anche del Berlusca e cresciuta su illeciti, ma quando chiude una libreria per me è sempre un lutto, perché finché continueranno a nascere negozi di inutilità, seppur bellissimi, e cliniche per cellulari al posto della cultura, questa sì che è vera decadenza.
Anais smoker
Va bene, parliamo del fatto che ho ricominciato a fumare. Buuuu per me, sì ok. E buuu per quella cazzata di libro a sto punto. No, non è vero, per 4 anni e durato. Il fatto è che è un periodo un po’così, e l’aver ricominciato a scrivere a lavoro ha fatto un po’quadrare il cerchio. E ora mi sono riappropriata di alcuni momenti che so solo io quanto mi sono mancati. Dare inizio ai lavori con un po’di nicotina in corpo, revisionare dei testi o rileggere le cazzate che scrivo qui tra una boccata e l’altra, la sigaretta post prandiale o dopo una riunione fiume o quando qualcuno mi fa arrabbiare. (no quella post orgasmica x ora lasciamola da parte). Il gusto del fumo mischiato a un buon bicchiere di vino e alle confidenze tra amici o una sana sigaretta a conclusione di giornate impegnative e per raccogliere le idee.
Sì certo ne ho fatto a meno per tanto, e avrei dovuto e potuto continuare. Certo non mi faceva schifo avere i vestiti e i capelli sempre profumati o avere più soldi in tasca. Cerco di moderarmi ma non posso certo definirmi, al momento, una fumatrice occasionale. Non lo so, forse passerà, anche se smettere non è stato affatto facile e doverlo rifare non mi alletta gran che. Forse sono una debole, come mi ha detto mio padre e forse la verità vera è questa: che dopo un anno da leoni ho avuto bisogno di un cedimento. E dato che se continuo ad ingrassare potrei incappare in ben altri problemi e tutto sotto controllo non riesco a tenerlo, concedetemi, tra i tanti, anche questo difetto. Ne ho bisogno. Non del difetto, ma di non sentirmi giudicata anche per questo. Devo solo non farmi beccare da mia suocera, che mi fa più paura dei miei genitori a 19 anni, quando mi accompagnarono al primo esame e, tornando indietro per farmi una sorpresa, mi beccarono con la bionda in bocca. E il primo pezzo del puzzle di insana e improbabile perfezione, si staccò.
E poi a breve inizio sto benedetto corso di scrittura e mi sale l’ansia. Chi me l’ha fatto fare!
1, nessuno, centomila Anais II
Tanto per tornare sul tema omonimie, questa settimana è stata la volta di una tizia amante dell’operetta, a cui è stato mandato un invito speciale per un’anteprima, e poi della mamma californiana in procinto di organizzare la festa per il compleanno della figliola, Sienna. Quest’ultimo caso mi ha particolarmente fatto ridere. Ammetto che sulle prime ho pensato che finalmente la mia vecchia amica Sienna Miller si fosse ricordata di me e mi avesse invitato ad un party esclusivo a LA. Invece no, si trattava di un’altra mamma, Patricia, che si raccomandava dell’allergia alle noccioline di sua figlia Sabrina, amica di Sienna.
Innanzitutto ho scoperto che allergia da noccioline si scrive tree nuts allergy… suppongo dall’albero delle nocciole, poi la mia fantasia ha iniziato a viaggiare un po’ immaginandomi questa coppia di amiche. Ho immaginato Anais CA intenta a far pacchetti con quelle carte multicolore, piene di veline e grandi fiocchi, gadget per i piccoli invitati, torte enormi e burrose, sandwich (rigorosamente privi di burro di noccioline), confezioni mega di succo d’arancia, latte, cioccolato. Poi il marito, che per l’occasione avrà rispolverato il barbecue e avrà comprato litrate di Bud per alleviare la noia dei padri preposti a vigilare sul party. Chissà se ci sarà un clown. Chissà com’è sta Anais CA, sarà una bodrilla americana oppure una tutta a modino, dai larghi grembiuli, i twin set in tinta e i capelli biondi.
Il tutto in un fantastico giardinetto, in una villetta a schiera dalla palizzata bianca, con quelle finestre ad angolo con cassapanche piene di segreti, garage colmi di attrezzi e la station wagon parcheggiata fresca di lavaggio. E un bel labrador dal nome Bobby a far da guardia.
Mi sa che ho visto troppe puntata di Desperate Housewife. Anyway, happy birthday Sienna… mi sarebbe piaciuto esserci!
Assestamento
Queste prime settimane sono state un periodo di assestamento. Come la terra, scossa da un terremoto, deve riadattarsi a nuovi equlibri per tornare ferma o prepararsi a nuovi scossoni, così io. Mi sto riprendendo da una bella estate, dall’aver messo il naso fuori, dall’essermi fatta una bella doccia di buoni propositi e aspettative. Ma un terremoto c’è stato e qualche coccio rotto c’è. Ed ora non so se iniziare a rattoppare i pezzi, oppure aspettare la prossima scossa, perché poi ricostruire non è mai stato il mio forte, così come la pazienza non può dirsi una delle mie virtù.
1, nessuno, centomila Anais
Credo di essere tra le persone con più omonime sparse in giro per il mondo.
E dopo la tizia degli assegni scoperti, la scambista timida, la signora che programma viaggi di gruppo a Parigi, la volontaria della comunità montana, le 3 che frequentano la mia stessa farmacia e palestra e l’avvocato fiscalista, ora ci mancava la torinese amica di “Paola la trottola” e che la sua amica Loretta cerca per mari e per monti…
Prima o poi mi cancellerò da gmail che evidentemente assegna mail ad cazzum. O inizierò sul serio a farmi chiamare Anais.
Per non parlare della mia nemesi maschile canterina…
Ricominciare
La strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni… o giù di lì. La prima settimana di rientro è già quasi finita, e a me per certi versi sembra di non aver staccato mai questa volta, sicuramente complice la tecnologia. O almeno, il mio modo di viverla.
Come si suol dire, settembre è il mese dei buoni propositi. Mi metto a dieta, rinizio la palestra, voglio avere più cura di me stessa, voglio passare più tempo con i miei amici, coltivare di più le mie passione e bla bla bla.
Ma la vita che mi sono scelta negli ultimi tempi è un pochino complicata, anche piacevolmente complicata, per cui già so che non ci sarà molto tempo e molto spazio per portare a termine questi propositi.
C’è stato un tempo, un momento bellissimo ma sempre più lontano, in cui questo è stato possibile.
Ma inutile girarci attorno, il 2013-2014 si prospetta come un nuovo anno bello carico di lavoro e di impegno, e per certi versi sicuramente meglio così.
Solo come tutti voi vorrei avere piu tempo. Per tutto, per me, per stare meglio. E poi sapete per cosa? Mi sono accorta che mi manca la mia città. Vivere rilegata in un quartiere, con i soliti posti, i soliti locali, le solite abitudini, inizia a starmi stretto.
Mi manca esplorare, conoscere nuovi posti, mi manca il centro, mi manca persino il vecchio quartiere dove lavoravo da cui era possibile raggiungere tutto.
Ecco allora forse questo potrebbe essere il mio proposito. Che sembra semplice, e no lo è affatto. Stupirmi per ciò che mi circonda, cambiare prospettiva, angolatura. O forse mettermi un paio d’occhiali.
Quel giorno
E alla fine quel giorno è arrivato… quello prima del rientro delle ferie. Tre settimane sono tante, eppure volano sempre. Se poi le ultime ore ti trovi a trascorrerle tra antidolorifici e cerotti hi-tech perché, maldestra come sono, sono caduta in una buca, alla fine forse meglio ricominciare. Rialzarsi, sgrullarsi la polvere, e ricominciare. Già, perché settembre alla fine è il mese in cui tutto ha rinizio, si ricomincia, altro che gennaio… e io a ricominciare ho sempre qualche problema. Poi quest’anno, complice davvero una bella estate, sia romana che estera, la ripresa delle attività full time mi pesa un po’… Da una parte sono curiosa per ciò che il nuovo lavoro mi riserva con l’anno nuovo, dall’altra so che non sarà affatto semplice conciliare il tutto…
Ma stavolta il motto del nuovo anno sarà: come se non ci fosse un domani. Vivere tutto al massimo e soprattutto al meglio, cercando di non arrabbiarsi e prendere tutto di petto ma, parola d’ordine, leggerezza.
Amo la mia vita, la mia casa, i miei amici, le mie cose.
Quest’anno mi ha insegnato molto e dato tanto. Per il prossimo, so che lo dico sempre, ma auspico un ulteriore cambiamento. Perché cambiare è vivere è fare esperienze, scoprire… È come viaggiare stando fermi.
E la mia destinazione per il prossimo anno io già l’ho decisa. E voi?
Buon nuovo anno a tutti!
Diario irlandese – flying
Le attese negli aeroporti sono snervanti. O perché non vedi l’ora di arrivare o perché alla fine della fiera aspetti solo il momento di stenderti nel tuo letto, rivedere i tuoi per i racconti e i regalini delle vacanze, e… dormire.
I voli all’alba della Ryan poi sono terribili, eppure è la prima volta che mi capita un aeroporto così vivo e operativo sin dal primo mattino. Negozi (una cifra!!) aperti, un sacco di gente. Non so voi ma io all’aeroporto ho sempre un po’ d’ansia: ansia di aver dimenticato qualcosa, che la valigia non vada bene, sia pesante o non entri in quei cazzo di alloggi di ferro, o peggio ancora che il volo venga cancellato.
Per questo, nonostante il più delle volte viaggi solo con bagaglio a mano, arrivo sempre decisamente troppo presto e ingannare l’attesa è snervante. Finisci x girare alla cieca, attratta da finte offerte duty free, poi magari a qualcuna abbocchi oppure ti spari le ultime cartuce caloriche in qualche mega mix grasso di cioccolatini. Così, tanto x addolcire il rientro, sperando che queste calorie alla fine non contino, e comunque la dieta si ricomincia a settembre. Come tutto del resto.
Fate buon viaggio.
PS: e comunque nell’ansia di non svegliarsi alle 03.00, essere traumatizzati all’una di notte dall’allarme antincendio dell’hotel non è il massimo. Nel panico generale e intorpiditi dal sonno, poi si è scoperto che era scoppiato un tubo e la hall praticamente era mezza allagata. Come dice sempre mia madre in tema vacanze: sono cose che possono capitare. Sì, giusto ad Anais.
Diario irlandese – the best
In procinto, aimè, di ripartire e rientrare nelle terre italiche, ecco una mia personale lista – non proprio shortest – di best places in Ireland, non esattamente in ordine di preferenza:
1. La natura selvaggia e sconfinata delle Cliffs, laddove terra, mare e orizzonte si fondono in un abbraccio infinito.
2. Un tuffo nel passato rivoluzionario, percorrendo la lunga Falls road a Belfast, sulle tracce di Bobby Sands, tra targhe commemorative ancora sporche di sangue e murales che gridano giustizia e indipendenza.
3. Il fascino di alcune caffetterie, come il Kangoo bar a Belfast, dove il tempo sembra fermarsi e i dolci fatti in casa sono qualcosa di straordinario e i padroni son spesso disponibili a darti suggerimenti e consigli di viaggio.
4. Un giro nella storia della vecchia Marsh’s Library, dove ogni vero amante del libro dovrebbe andare almeno una volta nella vita, per immergersi in quell’odore di antico e magnificienza.
5. Una vera Guinness nel Kelly’s Cellar di Belfast, uno dei pub più antichi d’Irlanda, sede della lega degli Irishman Repubblicani.
6. La baia di Galway, con i suoi paesini a picco sul mare, la costa frastagliata e le mucche chiazzate a fare da guardiane.
7. Il piccolo swiss cottage, immerso nella radura di Cahir, a pochi passi dal castello. Un vero piccolo gioiello custodito con cura, dove farsi un’idea di quanto fossero eccentrici i nobili inglesi.
8. La torta brownie più buona di tutti i tempi, mangiata in un piccolo bistro bio in Camden street, nel quartiere Liberties di Dublino.
9. Il minuscolo mercato vintage, nascosto nel cortile di un palazzo di mercanti eccentrici a Blockrock, nel sud di Dublino.
10. Lucy’s Lounge a Dublino, il negozio vintage più figo mai visto, dove se vuoi puoi cucirti da sola gli abiti riciclando stoffe da vecchi vestiti, l’assortimento di borse fa spavento e poi ci sono 2 cani dolcissimi a fare da graditi ospiti.
12. I magazzini Penneys: se possibile ancora più a buon mercato di h&m con qualche chicca in più, e con le casse in fila stile grande magazzino americano.
13. Il fanastico e accogliente B&B Tira na nóg a Cashel: immerso nella campagna, calmo, kitch. Quello che ci vuole per fare un viaggio in una dimensione fuori dal tempo e da tutto.
14. Un single espresso vista porto di Howth, con il sottofondo dei gabbiani e l’odore forte di mare.
15. I gruppetti folck-grunge per le strade di Dublino, che diffondono musica per tutta la città e sono decisamente migliori di quelli venduti nei gift shop. Su tutti i Mutefish.
16. Una passeggiata nel cimitero celtico di Limerick, quello dietro la cattedrale, dove ti sembra di camminare tra i tetti del quartiere operaio, come se fossi nel bel mezzo di Mary Poppins.
17. Gli autogrill tra Belfast e Dublino… davvero accoglienti e ben forniti… specie se ti trovi a doverli bazzicare 3 volte di seguito nella stessa tratta, perché arrivati a Dublino ti accorgi di aver innavertitamente lasciato le valigie all’albergo di Belfast. 🙂
Diario irlandese – oddities
Manca poco al triste rientro, ancora un’ultima giornata piena da trascorrere sulla costa Dublinese, perché di pub, negozi, calca e souvenir, ci siamo un po’stufati.
Ecco una piccola Anais lista delle cose più strane dell’Irlanda che più mi porterò dietro:
– Le migliori patate fritte, tagliate a mano, mai mangiate e mai così ben digerite;
– nei ristoranti non si usano tovaglie, solo posate – che quindi ti ritrovi a poggiare sul tavolo pulito chissà quando – e un misero tovagliolo di carta che si unge solo a guardarlo;
– mai una fila al bagno delle donne, incredibile;
– i semafori rossi che si sta fermi noi pedoni e loro macchine;
– la domanda di rito in ogni caffetteria: to stay or to go?
– l’enorme varietà di schifezze nelle grocery, tra cioccolate e caramelle, da non riuscire a scegliere persino io;
– riuscire a vedere nella stessa città, con lo stesso tempo, ragazze in infradito e ragazze con gli UGG, in canotta o con l’eskimo;
– l’onnipresente cipolla: a spicchi, a crema, tritata, camuffata… everywhere;
– le macchinette dei bus contasoldi: che se non li hai giusti ti danno una ricevuta per il resto che avresti dovuto avere… ma non avrai;
– l’usanza – graditissima – del bollitore con nescafé e tè in ogni albergo e stanza, dal 4 stelle al ciofeca;
– certi veri pub dove x tracannarti e sostenere le pinte, oltre sacchetti di patatine (all’eterna cipolla) non trovi altra cibaria;
– la tab water, che se ho capito bene è la nostra equivalente acqua del sindaco, nella variazione acqua da tavola;
– i due lavelli da cui è impossibile miscelare acqua calda e fredda.
