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Diario irlandese – oddities

Manca poco al triste rientro, ancora un’ultima giornata piena da trascorrere sulla costa Dublinese, perché di pub, negozi, calca e souvenir, ci siamo un po’stufati.

Ecco una piccola Anais lista delle cose più strane dell’Irlanda che più mi porterò dietro:

– Le migliori patate fritte, tagliate a mano, mai mangiate e mai così ben digerite;
– nei ristoranti non si usano tovaglie, solo posate – che quindi ti ritrovi a poggiare sul tavolo pulito chissà quando – e un misero tovagliolo di carta che si unge solo a guardarlo;
– mai una fila al bagno delle donne, incredibile;
– i semafori rossi che si sta fermi noi pedoni e loro macchine;
– la domanda di rito in ogni caffetteria: to stay or to go?
– l’enorme varietà di schifezze nelle grocery, tra cioccolate e caramelle, da non riuscire a scegliere persino io;
– riuscire a vedere nella stessa città, con lo stesso tempo, ragazze in infradito e ragazze con gli UGG, in canotta o con l’eskimo;
– l’onnipresente cipolla: a spicchi, a crema, tritata, camuffata… everywhere;
– le macchinette dei bus contasoldi: che se non li hai giusti ti danno una ricevuta per il resto che avresti dovuto avere… ma non avrai;
– l’usanza – graditissima – del bollitore con nescafé e tè in ogni albergo e stanza, dal 4 stelle al ciofeca;
– certi veri pub dove x tracannarti e sostenere le pinte, oltre sacchetti di patatine (all’eterna cipolla) non trovi altra cibaria;
– la tab water, che se ho capito bene è la nostra equivalente acqua del sindaco, nella variazione acqua da tavola;
– i due lavelli da cui è impossibile miscelare acqua calda e fredda.

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Diario irlandese

Eccomi nella bella, verde, tormentata, ventosa e piovosa Irlanda. Siamo qui già da 5 giorni, che ovviamente sono volati, anche perché di cose ne abbiamo viste e fatte davvero assai. Pub dai banconi di legno enormi e gocciolanti Guinness e per lo più battuti da vecchi ubriachi e amanti del football, perdere lo sguardo nell’infinito verde, tratteggiato qua e là da qualche mucca e pietra celtica, bagnarsi con la brezza che sale dall’Atlantico, lanciando lo sguardo nei panorami mozzafiato delle Cliffs of Moher. E poi castelli, un po’ ovunque, le spiagge solitarie delle Aran, i localetti di Galway, i cimiteri tra i comignoli delle case di Limerick.
Sì, è davvero come cela si aspetta l’Iralanda, non delude, se non forse per le cittadine davvero piccole e pressoché morte dopo le 18 di sera.
Mi piacciono gli irlandesi. Sono persone che la pagnotta, come si suol dire, se la devono davvero guadagnare di brutto. Niente gli è regalato, sempre in lotta, cinici, pessimisti, pronti al peggio ma molto più gentili di tanti altri popoli. Sono belle le loro case, villette dai giardini stupendi o casupole basse basse e minuscole, in mattoncini ancora stile anni ’20. Ti aspetti di vedere una fabbrica di lì a pochi metri, una ciminiera che sbuffa sudore, ma non sene sono viste. In effetti ci chiediamo di cosa campino in certi paesini.
Anche le ragazze mi piacciono. Nel loro essere decisamente più sciatte rispetto alle antagoniste inglesi – stilose e impeccabili – sembrano più sincere, forti, sicure e meno femminelle. Anche i negozi da femmina sono decisamente molti meno rispetto al resto dei posti dove sono stata.

Unica nota negativa – se così si può dire – gli onnipresenti italiani, che la crisi la crisi ma teli trovi sempre ovunque e sempre a parlare di cibo e soldi, con le Geox e le risate grosse.
Alla fine tra i turisti ci sono pure io, per carità, ma almeno ci provo a fare qualche itinerario diverso. E a non indossare K-way ridicoli!

Domani ci aspetta una bella traversata: Galway- Belfast sono piu di 300 km. Si sale al nord. Si sale nella storia e nel cuore pulsante di questi rivoluzionari dai capelli rossastri. E si cambiano le sterline. Fuck UK!

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PS: se non mi risentite, venite a cercarmi in questo chioschetto a Innis Mor!