Intermezzo

Piccola pausa prima di un luglio che si preannuncia caldo e lunghissimo.

È arrivata in pieno l’estate. L’afa, il primo sole, con annessi eritemi, i libri sotto il sole, le creme, i capelli lasciati allo stato brado, aria condizionata, ventilatori, cicaleggi, birre ghiacciate, weekend al sapor di vacanza che vorresti non finissero mai. Credo sarà una lunga estate, ma adesso sono pronta. 

Coraggio, davvero!

Passato il momento “hot” post ballottaggi, ecco una breve riflessione a “freddo”. Sicché la mia città per la prima volta avrà un sindaco donna. Onestamente non sono una fervente sostenitrice delle “quote rosa”, sì certamente mi fa piacere che le donne arrivino a posti di “prestigio” un tempo proibiti, ma non è questo ad esaltarmi. Uomo o donna, per me l’importante è che sia una persona capace e volenterosa.
Io, come molti, sono molto scettica. Roma, come spesso ho scritto in questo blog, è davvero una città allo sbando e tirarla su è un’impresa titanica per chiunque. C’è troppo marcio, puzzo, schifo, lassisimo, per le strade e per i palazzi, perché siamo tutti un po’ complici di questo degrado stantio che ci attanaglia da anni.
Il solito cane che si morde la coda: tu mangi, ci mangio purio, tu rubi, rubo pure io, tu sporchi, allora anche io.
Camminare in alcune zone di Roma diventa sempre più faticoso e doloroso. Proprio domenica mattina mi sono trovata a fare una passeggiata a San Lorenzo, noto quartiere della movida universitaria, che non frequentavo molto ai tempi, figurati ora, e sono dovuta scappare per il senso di nausea a tristezza. Un degrado putrescente. Non solo. Una città vuota e spenta perché era domenica mattina. Non un bar aperto, qualcuno in strada che non fosse un povero pazzo o un barbone. Una città agonizzante, che lentamente muore. Giorno dopo giorno.

Quest’anno faccio ammenda, e per la prima volta ho deciso di non votare. Quest’anno, per la prima volta, ho deciso che davvero non valesse la pena tapparsi il naso e votare il meno peggio, aggrappandosi a vecchie ideologie, vecchi baluardi, oramai carta straccia e violentati, ripetutamente, dai politici odierni. Che la sinistra in Italia non esista più è un dato di fatto ed io non riesco ad identificarmi o a credere a nessuno, tanto meno al populismo vuoto, becero e dilagante dei pentastellati. Sarò snob ma continuo a pensare che la politica non sia solo passione ma anche mestiere e competenza, che non possa improvvisarsi dall’oggi al domani sulla spinta che “se tanto gli altri hanno fallito, allora posso farlo io”.
Non sono d’accordo con tutti quelli che sostengono che non votare sia non scegliere, sia non esercitare uno dei pochi diritti che ancora ci appartengono, sia lasciare che siano gli altri a decidere per noi, perdendo così il diritto di “lamentarsi” perché in fondo non si è fatto nulla per cambiare le cose. Io ho sempre votato, sempre. Ma stavolta ho deciso di esercitare il diritto a non voler regalare il mio voto a nessuno che se lo meritasse. Volevo andare per annullare ma ritengo queste pratiche abbastanza inutili. Mentre inizio a pensare che l’assenteismo, sempre più alto, possa davvero lanciare un segnale. Io questo sindaco non l’ho votato, né avrei votato l’altro, ma lo rispetto perché mi hanno insegnato ad avere rispetto per le autorità. Sono talmente disillusa e schifata e preoccupata che penso difficilmente si possa fare peggio e davvero mi auguro che questa “donna” possa stupirci tutti. Ripartendo dai territori, dalle fasce deboli, dai servizi, dal degrado. Perché anche la bellezza conta, aimè. E un poco di bellezza aiuta il morale.
Io quest’anno ho fatto la mia scelta e (non) ho fatto la mia parte. Adesso posso solo che aspettare e sperare. Sinceramente, chi spera nel fallimento per il mero gusto di dire “l’avevo detto”, mi fa solo sorridere, nonché incazzare. Mai come ora non servono bandiere ma fatti. Per cui, che si faccia davvero qualcosa. E presto.

Tempus non fugit

D’improvviso è arrivato giugno, il sole, l’aria di vacanze, la voglia di uscire, e ora tutto ciò che fine ha fatto?
Si è incagliato questo giugno, e così anche io.
I giorni passano a velocità tartaruga, e quell’aria di vacanze che sembravano dietro l’angolo, si è rarefatta e un macigno di amarezza, inverno e svogliatezza mi è ricaduto addosso.
Il tempo infatti stenta a decollare qui a Roma, tempo grigio, caldo strano, arietta.
Ma soprattutto giornate intense di lavoro, ma lavoro brutto, mi hanno portato indietro anni luce. Mi rendo conto che l’estate (e le vacanze soprattutto) sono lontane, complice anche il fatto che non so cosa fare, se farò qualcosa e quindi non ho neanche un obiettivo a cui puntare per ripagare queste giornate infime.
Pensavo di riuscire a tenere botta almeno questo mese, visto anche il break recente, invece sono così appesantita e svogliata e sopraffatta.
Mi aspetta un luglio duro, di responsabilità e lavoracci, e nonostante le endovene di magnesio che mi sto facendo, non ho energie.
Aspetto come uno sceicco nel deserto che almeno chiuda il locale per sollevarmi almeno da una cosa, anche se dovremo da subito pensare a tutta la promo prima della partenza.
E giugno non passa, non finisce… è arrivato subito e ora dove è finito? Perché ti sei fermato? Perché non sparisci insieme a queste giornate pesanti e inutili?
Perché poi non abolire luglio?

 

Diario danese

Di rientro da questa splendida mini vacanza nella capitale danese, con piccola puntatina in Svezia nella bellissima cittadina di Malmo.
Come sempre, sono in quei giorni traumatici post-rientro in cui tornare alla normalità, alla vita di tutti i giorni, al lavoro, ai cassonetti strabordanti, alle cartacce, al traffico e alla sporcizia romana, mi incupisce assai. Specie dopo essermi immersa in cotanta bellezza. Copenhagen non mi ha affatto delusa anzi, ha superato di gran lunga le mie aspettative. Pensavo di trovare una cittadina piccola, molto turistica e poco accogliente, invece si è rivelata tutt’altro. È vero che è un gioiellino, curato e coloratissimo, con i suoi palazzi variopinti a schiera, le piazzette brulicanti e i bar alla moda, ma anche i suoi piccoli difetti che la rendono quindi più umana e meravigliosa.
Siamo state davvero fortunate perché abbiamo trovato davvero un tempo insperabile per la zona, 5 giorni di sole pieno e caldo al limite dell’insolazione, tutto pensavo tranne di tornare abbronzata dalla Scandinavia.
Non credevo inoltre di incontrare una città così vivace e piena di ragazzi. È vero che abbiamo beccato il weekend del secolo, visto che c’erano tantissimi eventi tra cui il Festival dell’anno della nightlife danese, il Distortion, che nella fattispecie si è manifestato in un’invasione di giovani di ogni età riversarsi sulle vie verso varie feste e concerti sparsi in ogni quartiere e a tutte le ore.
Nonostante sia poi una città, aimè, davvero cara come si dice (con meno di 30 euro a testa in un ristorante, anche il più scrauso, non mangi), c’erano tanti turisti, ma non troppi come ad esempio a Londra o a Barcellona, che però si mischiano con le persone del luogo che sono solite frequentare anche i luoghi da guide, ad esempio il bellissimo porto nuovo, il Nyhavn.
Ma il loro passatempo preferito è abbarbicarsi lungo il mare, che si tratti di una banchina in cemento, in legno o una striscia di erba, e crogiolarsi al sole scolando birrette. Mica male, no?
Pause pranzo rigorosamente al sole, e nel fine settimana largo alle gite in barchetta e ai bagnetti, nonostante l’acqua a me sia sembrata tutt’altro che invitante. E penso sia una necessità imposta dopo mesi e mesi di buio e freddo, specie quando ti arriva un’estate così, con un sole alto e caldo fino alle 22 passate.
Mi è sembrato tutto un inno alla vita lenta, alla semplicità, e con le loro casette di legno e vetri, il giardinetto e l’attracco a mare, li ho davvero ma davvero invidiati. Come invidio tutti gli abitanti di città alla mano, vivibili, in cui per spostarti hai mille alternative anche se non sei in pieno centro.

Lo so di avere la fortuna di vivere in una grande e importante e a onor del vero bellissima città, ma sta diventando tutto così lercio e difficile e nauseante che la magnificenza e la storia inizia a non bastarmi più. I tipici quartieri romani, tutto cemento, tag sui muri, cassonetti stracolmi, macchine ovunque, erbacce mi fanno mancare l’aria. E quindi questi break mi ridanno ossigeno.
Davvero l’unica nota negativa è il caro vita. Proprio nelle cose di tutti i giorni: ostelli ed alberghi dove alloggiare, l’acqua, una cena, un aperitivo, persino una birra che lì la producono anche. Insomma a me personalmente che non mi piace molto spendere tanto per il magiare, e che non navigo nell’oro, spendere minimo 20 euro ogni volta che mi siedo e voglio regalarmi un break un po’ pesa. Poi sicuramente esistono luoghi più economici: paninerie, caffetterie, fastfood, però decisamente l’atmosfera è diversa. Per quanto riguarda gli acquisti invece capisco perché HM vada alla grande lì e tutte, anche le più strafighe e modelle, fondamentalmente si vestano lì. Visto il loro tenore di vita è come acquistare da una bancarella perché i prezzi sono comunque bassissimi. Quindi per lo shopping tutto sommato si possono fare buoni affari (tipo rifornirsi di shorts e canottiere visto che avevo una valigia manco partissi per l’Islanda a dicembre).
Sicuramente è una città dove vorrò tornare e andrò sicuramente più preparata e oculata.

Ecco una piccola classifica di cosa mi è piaciuto di più:

  1. Il mare e i canali. Se andate a Copenhagen non potete non fare un giro sui tanti battelli e spiare dal basso la vita lungo danese lungo lo scorrere dell’acqua. Vista bellissima di tutta la città, un’oretta buona per riposare le gambe e abbronzarsi un po’ e vedere la Sirenetta. Noi abbiamo addirittura bissato! Consigliatissimo e con la guida in italiano è tutta un’altra cosa!
  2. Il Nyhavn. È davvero uno struscio piacevole e una pace per gli occhi con tutti quei colori, le barche, la musica, la gente e i tantissimi locali dove trovare di tutto. Con una strizzata alla casetta di Andersen!
  3. I vicoletti adiacenti a Storget, la via principale. Perdetevi piacevolmente tra le stradine laterali e rimarrete sorpresi da piazzette, chiesette, parchi, monumenti dai mattoni rossi che spuntano in ogni dove.
  4. Christiania vale sicuramente una visita per la sua particolarità. Pusher street è senz’altro un posto singolare ma singolare sono gli abitanti, i bambini che giocano sereni con i loro banchetti, i mercatini e le botteghe di artigiani. L’importante è che non corriate né facciate foto dove espressamente non richieste.
  5. I giardini di Tivoli sono nient’altro che un parco giochi luna park, eppure l’atmosfera che si respira, così occhieggiante alla Belle Epoque, è davvero unica. Tutte quelle luci, i giochini, i ristorantini fanno da cornice ad una piacevole serata per tornare bambini.
  6. La vita culturale. I musei a Copenhagen sono tantissimi e per tutti i gusti. Io non ho avuto modo di visitarne nessuno, a parte una scappata al Festival di fotografia (una delle tante cose trovate in questo weekend) ma la scelta è davvero ampia.
  7. Le stazioni. Sono tutte molto curate e non si ha mai la sensazione di pericolo che spesso si prova ad aggirarsi anche a tarda sera. Spazi ampi, pulizia (salvo alcuni angolini urinatoi) e soprattutto, treni in orario e a qualsiasi ora!
  8. Liquirizie, pane e dolcetti alla cannella. Le mie droghe! I paesi nordici da questo punto di vista per me sono croce e delizia vista la vasta offerta in termini di dolci, caramelle e chi più ne ha più ne metta. Una goduria, soprattutto per chi come me non ama particolarmente le gioie della cucina marina.
  9. Il ponte Oresund. Incredibile come in poco più di mezzora si possa raggiungere un’altra nazione. Un viaggio davvero piacevole da fare assolutamente in bus per godere della splendida vista sullo stretto.
  10. Due parole anche su Malmo, cittadina davvero piccina ma che vale davvero una visita, specie se avete previsto un weekend lungo a Cop. Anche qui giro in barca d’obbligo, visto che non avrete molto tempo per girarla in lungo e in largo. Se poi beccate una guida pazza come la nostra allora il divertimento è assicurato. Passerete sotto ponti bassissimi, lungo la zona portuale dai reperti di archeologia industriale,lungo l’università e i palazzi ecodinamici e vi immergerete di verde perché c’è un parco enorme in cui correre, passeggiare e visitare i propri cari visto che una parte ospita anche il vecchio cimitero. Pranzetto su Lillatorg, la piazzetta più carina. Ma anche qui occhio: salasso assicurato!

 

Aripgliatemi!

Sta finendo questo intenso e impegnativo maggio. È stato un bel mese, devo ammetterlo, anche se davvero vissuto ad alta intensità. E infatti in questi giorni il mio fisico mi sta un po’ presentando il conto. Stanchezza atavica, astenia, dolori vari e variamente sparsi. Eh no eh! Adesso che viene il bello, la bella stagione, non posso e non voglio passare le giornate a dormire.
Ma sono stanchissima, davvero.
E adesso si tratta di fare gli ultimi sforzi prima delle ferie, almeno, da un lavoro. Per le altre ferie ci vorrà ancora un po’ ma giugno si sa, è estate.
Devo dire che non sono ancora mentalmente pronta all’estate e questo maggio autunnale mi ha aiutato ad adattarmi meglio e traghettarmi più dolcemente verso un sicuramente torrido giugno.
Ma è stato anche un mese di eccessi: tanto sport (forse anche troppo), tante attività ma anche troppi strappi culinari (nonostante i buoni propositi ma io ve l’avevo già detto come andrà a finire…).
E ora inizio a mollare un po’ la presa e vorrei mettermi in stan by già da ora ma purtroppo devo ancora stringere la cinghia, assai.

Questa estate mai come stavolta è incerta, a giugno ancora non so che farò, se e dove andrò, visto che più passa il tempo più i costi si alzano all’inverosimile. Ancora non perdo la speranza per il viaggio che mi ero pregustata e organizzata, fosse solo perché oggi in pausa pranzo sentivo cifre folli tipo di 1400 euro una settimana in anonime località balneari che allora tutto è possibile… fuori dall’Italia.
Intanto domani mi attende questa mini vacanzina in terra danese, forse con capatina anche in Svezia. È per questo che non posso mollare e rischiare di vedermi Copenhagen in trance da sonno.
Ma ho una faccia signore mie, da spavento.

100 schiaffi

La legge di Murphy Anais è monitorare per settimane i siti degli store elettronici per acquistare un aggeggio costoso, trovare alla fine una buona offerta, essere molto soddisfatta e imbarcarsi fino al negozio per l’acquisto per poi scoprire, il giorno dopo, un cazzo di volantone che ti sbatte in faccia lo stesso aggeggio a 100 euro di meno di quanto l’hai pagato.

100! Mica 30, 50, no 100 tondi tondi.

Fanculo la tecnologia!
Update – E niente non ce l’ho fatta. Ho riportato l’aggeggio al negozio dove l’ho pagato di più chiedendo lo storno e poi sono riuscita a farmi procurare la merca scontata dalla mega inaugurazione del megastore che ha bloccato la Roma Fiumicino (me compresa). Inprese eroiche perché noi i soldi… Ce li sudiamo!

Mo guarda come va a fini che mi bloccando lo storno e l’aggeggio lo pago il triplo eh.

Mansminus

Poi ci sono quegli uomini che fanno tanto quelli fighi di sinistra, poi a un tavolo di lavoro,dove sei l’unica donna, parlano guardando solo gli altri uomini e se, talvolta, si rivolgono a te, lo fanno con quel tono quasi condiscendente che neanche alla nipote di 3 anni (in gergo: mansplaining).

Ecco questa tipologia di uomo è anche peggio dei maschilisti “veri” che, almeno, non fingono.

REM Copy

E poi quando finalmente stai per prendere sonno, ti arriva quella head per quel maledetto annuncio che hai rincorso per tutto il giorno.

Sta diventando sistematico. E oramai non ci casco più pensando vabbè dai poi domani me la ricordo. Tocca solo che alzarsi all’istante, beccare il primo stralcio di carta che ti passa sotto mano, foss’anche il rotolo di carta igienica, e sperare di riacchiappare il sonno. Che per fortuna per me, non è ancora raro come le buone idee. 

Bazar Anais

E niente, mettetemi di fronte ad un’infinità di bancarelle con chilate di argento a secchiate, seppur di bassa lega ma a prezzi stracciati e non ce la farò mai a resistere. Seppur ne sia piena, seppur mi si scolorisca addosso, seppur ogni volta mi dica basta che tanto poi la metà della roba la rifili al mercatino per un euro.

E a niente vale provare a lavarsi la coscienza con presunti acquisti utili, tipo un ferretto da stiro che sai che non userai mai e una roba miracolosa per depilarti che seguirà la stessa sorte del primo.

Evviva le fiere dell’artiginato, per chi molti posti forse non li vedrà mai se non in sogno.

Vanità e compulsività, accoppiata davvero diabolica.