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Una fettina di culo, grazie. Anzi, prego.

È incredibile come persone con i soldi o provenienti da ambienti decisamente borghesi, sentano sempre che tutto sia loro dovuto e non si rendano conto di quanto, al di là dei soldi spesi in scuole e corsi costosi, diventino dei gran cafoni.
Nel mio lavoro di errori ne commetto, eccome, sempre nella logica che sbaglia chi fa. poi a volte gli errori si commettono a braccetto e le colpe sono a metà. I veri signori sono comunque quelli che non salgono in cattedra e anche nell’errore umano apprezzano il lavoro e si prendonono le loro responsabilità. Merce rara, rarissima, eppure qualche esemplare ancora esiste. E non sono mai i più giovani a farlo. Troppo bisogno di apparire migliori. Noi quasi quarantenni, che dobbiamo combattere con le unghie e con i denti e aggapparci a queste briciole di lavoro che ci vengono concesse, siamo dei guerreri stanchi che prendono colpi dai vecchi e dai nuovi. Le nuove generazioni, beh non tutte sono così sfortunate come si crede… Così basta nascere in una famiglia piuttosto che in un’altra e una ragazzina si può permette di salire in cattedra con chi ha cercato solo di fare il proprio lavoro, senza collaborazione, e rovinare quella che poteva essere una parziale buona impressione. Che poi è come quella signora che settimane fa venne al locale, tutta vestita di punto… Ho freddo avete un tè o una tisana… certo come no, prego ah ops è vero non ha detto nessun grazie. E poi se ne va senza pagare… che poi magari il te gliel’offrivo anche, ma lei ha deciso che non andava pagato, punto. Io povera barista perdo e sto zitta, cosa ne posso capire. Cosa posso mai aggiungere? è che certe cose, sensazioni, si capiscono subito… bisogna sempre affidarsi alla prima impressione. Quella di Anais non sbaglia mai.
God save the poor, rich inside!

La cometa Anais

In settimane come queste, in cui non vedo mio marito da 24 ore e tra un impegno e l’altro lo rivedrò tra altre 24 (ore sonno escluse) per 2 ore a cena, figurarsi che voglia ho di sentire i miei – e non solo – lamentarsi che non ci si vede mai o che non mi faccio mai vedere.
Ma da che parte state?
La mancanza non si soffre lamentandola e basta.

I tempi di Anais

In Italia devi sperare che non ti accada mai nulla perché risolvere qualsiasi cosa, anche un minimo problema, una pratica da niente, significa ore di tempo perso.
File in banca, file alle poste, dal medico, alle casse, ai semafori, alle banchine della metro.
Sembra sempre che nessuno ha mai tempo per te o il tuo tempo vale meno di quello degli altri.
L’aspetto più snervante di Roma sono queste attese, che vorrei vivermi con più serenità se non fosse che ultimamente ho seri problemi a gestire il mio tempo per cui anche 20 minuti in banca o a ritirare una valigia che non volevo imbarcare diventano uno spreco, oh!

Assestamento

Queste prime settimane sono state un periodo di assestamento. Come la terra, scossa da un terremoto, deve riadattarsi a nuovi equlibri per tornare ferma o prepararsi a nuovi scossoni, così io. Mi sto riprendendo da una bella estate, dall’aver messo il naso fuori, dall’essermi fatta una bella doccia di buoni propositi e aspettative. Ma un terremoto c’è stato e qualche coccio rotto c’è. Ed ora non so se iniziare a rattoppare i pezzi, oppure aspettare la prossima scossa, perché poi ricostruire non è mai stato il mio forte, così come la pazienza non può dirsi una delle mie virtù.

1, nessuno, centomila Anais

Credo di essere tra le persone con più omonime sparse in giro per il mondo.
E dopo la tizia degli assegni scoperti, la scambista timida, la signora che programma viaggi di gruppo a Parigi, la volontaria della comunità montana, le 3 che frequentano la mia stessa farmacia e palestra e l’avvocato fiscalista, ora ci mancava la torinese amica di “Paola la trottola” e che la sua amica Loretta cerca per mari e per monti…

Prima o poi mi cancellerò da gmail che evidentemente assegna mail ad cazzum. O inizierò sul serio a farmi chiamare Anais.
Per non parlare della mia nemesi maschile canterina…

E ti pareva

In un anno in cui stranamente ti senti leggermente più in forma del solito, ci mancava la classica parente di settantesimo grado che appena ti vede ti fa:
“Uh caruccia, è il primo? A che mese stai?”.

Odio i paesi!

L’orco Anais

Allora, se il ragazzino che abita nella casa (con piscinetta nel giardino!!) due isolati dalla mia smettesse di piangere e urlare initterrottamente da circa 15 miniti, riuscirei a godermi una degna siesta sul mio terrazzino, con annessa brezzolina.

Oggi in piscina un signore si lamentava per la musica, troppo alta, durante la lezione di acqua fit. Perché io non posso avere il diritto di lamentarmi di questi piccoli demoni urlanti travestiti da bambini?!

Cose che andrebbero proibite al mare

1. Indossare costumi di taglie visibilmente più piccole. Vale anche per gli uomini (specie in piscina e se si è istruttori di acquafit…).

2. Trucco marcato, con naturale tendenza a discioglersi causa temperature tropicali e mascara waterproof comprati alla Upim.

3. Spiluccarsi la ricrescita con pinzette o, peggio ancora, giocare a schiacciarsi i peli incarniti. Rischio di abbronzatura con segni di ghigno malefico altissimo.

4. Sandali zeppa finto legno, finta pelle, che coniugano fastidiosi rumori di slittamento e ciabattamento. E poi sono orribili, renderevene conto.

5. Smalti dai colori improponibili, peggio ancora se scheggiati e non in tinta tra mani e piedi.

6. Monili vistosi e ingombranti. Specie se poi metti in croce il bagnino o il bimbo ciccio di turno, che devono tuffarsi nell’acqua alta con gli occhialetti a scandagliare il fondale per recuperarli.

La stella di Cesare

Cremonini: al via il tour, sold out 5 date.

Io certe cose non mele spiego. Che poi non è neanche il peggiore, Cremonini. Magari solo riuscisse a fare qualche canzone senza doverci mettere per forza in mezzo caffè, marche di sigarette e veicoli.

Melo salvano ricordi, di un vecchio ferragosto pugliese, tra gli ulivi e i ruderi, a cantare a squarciagola “Ma quanto è bello fare un giro per i Colli Bolognesi…” perché di fatto mi piaceva uno di quei pizzi, e poi perché mi faceva troppo ridere la mamma della mia amica che, con accento romano, ci urlava: “Cesareee, Cesareee, quanto sei bono”!
E poi sarà, st’immagine di questo business man con un’idea in testa e un garofano rosso, che si innamora della ballerina di jazz che legge William Blake mi solletica l’animo romantico.

Un diavolo castano per capello

P: Allora come li facciamo?
A: Bah direi come al solito…
P: A te piace un biondo un po’freddo giusto?
A: Beh sì
P: Ma che ne dici di farli ancora più biondi? Sai è uscita questa nuova linea, luminosissima, proprio adatta al tuo colore
A: Ma sì, in fin dei conti e estate, andiamo col più biondo…

Ed uscii 4 ore dopo castana, verosimilmente tale e quale a quando uscii dall’utero di mia madre, e con il portafogli vuoto.

P: Wow, che bionda!
A: (Tu sorella!)

Ma perché i parrucchieri devono essere così bugiardi??