Archivi

Mansminus

Poi ci sono quegli uomini che fanno tanto quelli fighi di sinistra, poi a un tavolo di lavoro,dove sei l’unica donna, parlano guardando solo gli altri uomini e se, talvolta, si rivolgono a te, lo fanno con quel tono quasi condiscendente che neanche alla nipote di 3 anni (in gergo: mansplaining).

Ecco questa tipologia di uomo è anche peggio dei maschilisti “veri” che, almeno, non fingono.

Annunci

Continuiamo così, facciamoci del male

Ci sono poi quei giorni in cui è veramente dura e niente va come deve. Anche le stupidagini, tipo alla fine della giornata ritrovarti pure l’insegnante di Acquafit che detesti e che eviti come la peste, a rovinarti anche quei trequartidora che sei riuscita a strapparti in questa giornata di deliri.

Deliri delle persone, soprattutto. Deliri di onnipotenza di chi si sente sto cazzo – e sto cazzo non lo è affatto – e ti sfianca in tutti i modi e svaluta i tuoi sforzi e il tuo lavoro, che oltretutto fai anche a buffo, rimettendoci, pur di venire incontro a questi deliri. Persone che per te non valgono niente, specie dopo certi atteggiamenti, e ti ci trovi tuo malgrado ad averci a che fare nonostante avessi detto da subito che era meglio starne alla larga. Errori che si ripetono, sempre, con lo stampino, dai quali sembra non si impari mai.

E poi la delusione di quelle persone a cui invece tieni e che non capiscono che proprio per loro accetti certi atteggiamenti, e che anziché stare dalla tua parte, che è quella giusta perché è anche la loro, ti si rivoltano pure contro.

Ecco in giornate amare come queste davvero non posso che scoraggiarmi, che chiedermi perché, chi me lo faccia fare e tutto il resto, nonché prendermela con me stessa, per essere come sono, per prendere sempre tutto così maledettamente di petto e di pancia e non riuscire mai ad impormi come devo, a farmi valere, pensando di fare meglio ad essere sempre accomodante e non cercare scontri quando poi sono gli scontri che arrivano comunque da te.

Giornate in cui invidi profondamente le teste di cazzo perché sono beate nel loro essere e passano sopra tutto e tutti come caterpillar e niente li scalfisce. Invidi anche chi comunque non si fa scalfire da niente non perché testa di cazzo ma perché semplicemente intelligente (o furbo) nel sapersi fare i fatti propri senza i minimi scrupoli. Perché ha capito che tutto questo è un circo per cui non vale proprio la pena pagare il biglietto.

Tu però al momento hai pagato un abbonamento non dico a vita ma almeno pluriennale, e quindi te attacchi al cazzo e se non capisci che devi cambiare atteggiamento pure tu, starai sempre peggio.

Ecco quelle giornate di anntevene tutti a quel paese, pure il maledetto insegnante brutto di acquafit, e meno male che c’è ancora l’uovo di pasqua. 

Un arcobaleno di idiozie: ovvero quando tanto per cambiare si butta tutto in caciara

Premetto che sono assolutamente favorevole alle unioni civili così come alle adozioni per le famiglie arcobaleno, e negli anni ho sempre firmato tutte le possibili petizioni disseminate in rete e non solo, affinché fossero finalmente oggetto di una degna legge.

C’è però un messaggio che serpeggia in questi giorni in quel luogo malsano del qualunquismo e che rende un po’ tutti noi pecore all volta di amici e opinionisti più fighi o apparentemente più intelligenti o informati di noi che è, tanto per cambiare, Facebook. Sono girate immagini anche molto simpatiche, che a me per prima hanno fatto sorridere, poi oggi mi sono soffermata su una in particolare e allora ho pensato che no, fermiamoci un attimo, forse stiamo esagerando o travisando un attimino il nocciolo della questione. Sicuramente umana prima ancora che civile e giurisprudenziale.

È una vignetta che ritrae un uomo, probabilmente uno dei tanti nostri politici benpensanti ma che poi nella realtà si rivelano tutt’altro che buoni esempi da seguire, intento a telefonare alla moglie per avvisarla che farà tardi per lavoro e di scusarsi con i bambini. Mentre nel frattempo sulla scrivania si scopre una bella donnina ignuda. Ecco. Davvero vogliamo far passare il messaggio che sì, permettiamo ai gay di sposarsi e adottare i bambini perché noi eterosessuali, da che mondo è mondo, abbiamo continuamente tradito, ingannato, vituperato le nostre famiglie? Mi sembra un’esagerazione di cui non trovo nessuna necessità. Siamo tutti umani, tutti uguali, tutti buoni e cattivi, tutti con i nostri errori. Non siamo giusti noi né loro sbagliati, così come però noi non siamo demoni e loro angeli. Si tradisce e si sbaglia allo stesso modo e non in base all’orientamento sessuale. Ci sono coppie normali e fantastiche che non si tradiscono né inganno, gay ed etero. Su quella scrivania per quanto mi riguarda poteva tranquillamente esserci un altro uomo. O vogliamo caricare le coppie gay di una parvenza di santità cosicché al primo errore, alla prima coppia divorziata per adulterio, si salti tutti di nuovo sul carro dell’avevamo detto? Le famiglie arcobaleno sono bellissime e giustissime ed è ora che siano riconosciute come e al pari delle nostre. Al pari, appunto. Per cui per cortesia finiamola con questo inutile gettare merda sulle ipocrisie che riguardano il genere umano tutto –  gay, etero, lesbo, trans, bisex – e questo suggerire che loro siano migliori di noi o che esista un modo di essere famiglia più giusto e puro dell’altro mi sembra inutile oltre che dannoso.

Paris, toujours mon amour

Ieri, poche ore prima che accadesse quel massacro immondo, sognavo di essere a Parigi. Lo sognavo perché in questi giorni lì si tiene una bellissima manifestazione fotografica a cui ho avuto la fortuna di partecipare per ben due anni. Lo sognavo perché Parigi è la mia città ideale, e sin da ragazza ho sempre invidiato i parigini e desiderato trasferirmi lì. Lo sognavo perché solo qualche mese fa stavo per premere acquista sul sito vueling per approfittare di un volo super economico che mi avrebbe portato lì dove volevo, e lo stavo per fare, sebbene a prezzo decisamente più alto, sole due settimane fa. Lì tra i miei adorati caffè, lì sotto una coperta a Montmartre, lì a places de vosges, lì tra le foto dei miei autori preferiti, tra i mercatini di stampe e libri d’occasione, lì a meravigliarmi per l’ennesima volta di una città multiforme e multicolore, libera, cosmopolita, meravigliosa e splendente sotto le luci di quel tripudio di ferraglia e modernità che forse non è così lontana dalle cause di tutto questo.

Ed ora potevo essere lì, in un albergaccio economico a rèpubblique o bastille, spaventata, addolorata, lontana da affetti e amici che probabilmente sarebbero stati più in pena di me.

Cosa mi ha fermato? Sembra assurdo ma proprio questa maledetta dieta. Che ci andavo a fare a Parigi se non potevo ubriacarmi di vino, macarons e crepes?

A quante sciocchezze pensiamo quotidianamente? Ma quante di queste sciocchezze e sì, paure, a volte ci tengono al sicuro? Non bisogna arrendersi e lottare per non smettere di vivere in libertà la nostra vita. Anche se dimentichiamo che spesso la nostra libertà non è gratuita ma costa il prezzo di tante altre e molte vite altrettanto innocenti che quotidianamente vivono nel terrore a causa della brama di soldi e potere dell’uomo. Di occidente e di oriente.
Il mio cuore oggi è più che mai lì anche se sono grata di essere al sicuro qua. Anche se per ora. Il mio cuore è lontano da qualsiasi altra forma di sciacallaggio e speculazione e razzismo becero. Questa non è una guerra di religione, non è una guerra tra cristiani e bastardi musulmani. È una guerra di odio che non conosce colori, idee, razze. Ma solo la fame di una prevaricazione cieca.

 

bansky – pray for Paris

 

La grande depressione – again

Oggi ho passato una bella serata. Sono riuscita ad uscire prima dell’ufficio e alle 18:30 ero a Piazza Vittorio, ospite di una piccola “manifestazione” per un reading con il mio gruppo di scrittori.

Era da tantissimo che non andavo, probabilmente dai tempi di quella bellissima esperienza che fu seguire il Piazza Vittorio Cricket Club. Ovviamente c’era gente di ogni razza e colore, e per quanto il NY Times abbia tacciato l’esquilino come il peggior esempio di quartiere multietnico, a me piace per questo. Anche se un ubriaco, nero, ad un certo punto si è messo a ridere e blaterare davanti la lettura del nostro insegnante. Anche se ho visto almeno tre persone dormire, sporche, sulle panchine. Da che eravamo un gruppo sparuto, a poco a poco le persone si sono avvicinate incuriosite. Io mentre leggevo le mie cose mi sono accorta di usare un sacco di parolacce, cazzo, non me ne ero mai resa conto. Dopo di noi un gruppo di attori e musici hanno letto e suonato, e un gruppo di bambine asiatiche si è avvicinato curioso per ascoltare e ballare. È stata una scena molto bella. Ho pensato, questa è la Roma che mi piace: aperta, solare, in piazza, con la musica, la cultura.


Poi quando sono arrivata sotto casa, in prossimità del portone, mi sono trovata un tizio, nero, che tranquillamente si è tirato giù i pantaloni e iniziato a pisciare a fontanella sul secchione, già putrescente, continuando a parlare con nochalance al telefono. Io ero a un metro, cazzo, mi son dovuta allontanare sennò mi schizzava pure. E tutta la magia è sparita di colpo.

Non si tratta di essere razzisti, poteva essere di qualsiasi colore, o poteva essere un romano di seconda generazione. E in ogni caso se vivi qui è la tua città, rispettala. Io non vengo a casa tua a pisciarti sul letto. Fatto sta che mi ha fatto schifo e tristezza. E io non ho avuto il coraggio di dire nulla, se non guardarlo sperando di farlo almeno vergognare, perché era buio ed ero sola e questa non è più città per eroi e tanto meno eroine.

Roma è marcia, ma il genere umano lo è sempre di più.

Are you talking to me?

Il rimprovero che subisco più spesso a lavoro è di parlare troppo a bassa voce. E questo denota, nell’ambiente comunicativo, insicurezza, debolezza e via discorrendo. 

Sicuramente ci sono vie di mezzo. Io, oggettivamente, specie quando sono svogliata o annoiata, parlo a bassa voce. Poi è chiaro che a una certa subentri un po’ di insicurezza se costantemente ti fanno presente un “difetto” a cui tu proprio non riesci a rimediare, perché quando alzi il tono ti senti posticcia, senti che non sei tu e quindi il pericolo di sparare cazzate si alza esponenzialmente. Poi, le donne che parlano a bassa voce un tempo non erano sexy? Già, ma forse in un altro ambito. Non in quello in cui tutti smaniano dalla voglia di comunicare e si fa a gara a chi parla prima o, più forte.

 Non so, quindi, se è per via di questa manfrina quotidiana ma io le persone che parlano troppo ad alta voce proprio non le sopporto, forse proprio perché alcune di esse lo fanno per sovrastarti, per essere sempre al centro dell’attenzione, visto che puoi udirle in ogni dove, e questo per me, oltre che indice invece di insicurezza (se sei così convinto di quello che dici che motivo hai di urlarlo?), è soprattutto sinonimo di maleducazione. E io odio i maleducati. Subito dopo i prepotenti.

Stamattina ad esempio me ne stavo tranquilla al parchetto con holga, entrambe ancora mezze insonnolite, e c’era sta tipa che si è piazzata davanti alle poste ad urlare al telefono. Ma mica urlava perché stava discutendo con qualcuno. Era semplicemente il suo tono di voce con cui, non curante del resto del mondo, snocciolava le corna della sua amica Ilaria, la dieta di Giulia, le prossime vacanze estive, ridendo come un’oca. Con quel modo di fare ridicolo poi tipico di chi usa l’auricolare. 

Beh è stato più forte di me:

“No ma parla più forte che forse pure quelli del’ultimo piano sono interessati alle corna di Ilaria”.

Non ha avuto neanche la prontezza di rispodermi. O forse non mi ha sentita, che è tipico di questa tipologia di persone. A noi dai bassifondi non ci ascoltano.

Ecco sì io parlo a bassa voce ma ultimamente parlo un po’ troppo, anche da sola, tipo alla gente che mi taglia la strada, che è in doppia fila… insomma prima o poi se leggerete di una  giovane blogger coinvolta in una rissa, pensatemi.