Winnie Pooh non esiste

La storia dell’orsa Daniza è di una tristezza unica. È una storia vergognosa, di rabbia, cattiveria, stupidità e di solita incompetenza e approssimatezza italiana.

Forse non tutti sanno che gli orsi sono quanto di più lontano dal mito, che tanto io ho amato, dell’orsetto cicciotto mangiatore di miele e amico di maiali e asini. Gli orsi, all’occorrenza, asini e maiali se li mangiano pure. Ma non perché sono cattivi o aggressivi, semplicemente perché sono orsi. E questo vale ancor di più se sono mamme orse che devono nutrire i propri cuccioli.
Allora se ogni discorso e diritto vale per mamme e cuccioli umani, perché non deve valere lo stesso per gli animali.
Soprattutto, perché dobbiamo far venire gli animali appositamente da altri posti del mondo, se poi dobbiamo ucciderli?
Credo che la domanda da porsi, o meglio, che era da porsi, da parte delle autorità soprattutto regionali in questo caso, sia – come sempre – cosa vogliamo? Qual è il nostro obiettivo?
Vogliamo fare parchi fighi e muovere le leve del turismo richiamando raccoglitori di funghi da ogni dove, o ripopolare i boschi dei loro legittimi abitanti? No perché sono due obiettivi diversi, ciascuno dignitoso, ma che semplicemente non possono convivere. Se voglio che il bosco sia meta di famiglie e forestieri che bivacchino nei week-end (magari col rischio di sporcare, causare incendi, inquinare… ma questo è un altro discorso) e impavidi del pericolo perché, cosa vuoi che mi faccia un orsetto, si appostino dietro gli alberi con prole al seguito, evitiamo di mettere nello stesso posto animali che, per natura, sono “aggressivi”.

Se invece vogliamo fare davvero qualcosa per gli animali, vogliamo tutelarli e intervenire sul fenomeno dell’estinzione, dobbiamo restituirgli i loro habitat, e che siano solo a loro disposizione. Che siano liberi di cacciare, se hanno bisogno di nutrirsi, che siano liberi di girare senza incontrare esseri “pericolosi” per la loro incolumità: gli uomini.

Non si può decidere di abbattere un orso perché… aggressivo. Perché si sbrana qualche pecora (pecore che magari erano destinate a diventar ghiotti arrosticini). La pena di morte, per fortuna, in questo paese non esiste. Non deve esistere per nessuna specie. E per quanto errare sia umano (appunto), risulta alquanto difficile da accettare che, fatalmente, ci sia stato un errore nel dosaggio del medicinale che avrebbe dovuto solamente “sedare” Daniza (chissà poi perché) e non ucciderla.

Che gli altri poi pensino che i problemi son ben altri, che le emergenze siano altre, che continuino a credere che l’indecenza in cui viviamo non abbia niente a che vedere con questioni di umanità, intelligenza, competenza e rispetto. Che continuino a credere che siano solo i soldi a risolvere tutto.
Ciao piccola grande Daniza.

orsa daniza

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