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Fast Christmas

Finito anche questo Natale, anche se un Natale senza vacanze è un po’ monco. È arrivato repentino ed è finito ancor prima. Domani si torna a lavoro, come se niente fosse e con una lunga settimana ancora da smaltire. Sob! Io ho cercato di riposarmi il più possibile e recuperare un po’ di sonno, ma ho ancora una faccia Ben lontana da avere un bell’aspetto. Nonostante i consigli del gay, continuo ad avere delle occhiaie da spavento da far concorrenza a Monster&co che ho appena finito di vedere. Quest’anno ho visto un sacco di filmetti di Natale e divorato i libri dell’Allieva visto che avevo bisogno di leggerezza. Due giorni di intestinale non credo mi abbiano salvaguardata da settimane di svacco, solo tenuta ben lontana dalla palestra dove spero di tornare presto se riesco a riprendermi da questa stanchezza atavica (mi dovrò preoccupare?)Insomma a questo giro mi ci vorrà un po’ per rimettermi in sesto ma spero di farcela. Per i bilanci e i buoni propositi mi dò ancora qualche giornata. 

Buon digestivo a tutti!

In road to fourty

E niente prima o poi doveva capitare il momento in cui, mentre sei alla disperata ricerca di un correttore ultracoprente per occhiaie sempre più ingestibili, pronunci al commesso gay la seguente frase:

“Eh ma del resto, ho quasi quarant’anni…”

E lui di risposta: “Quarantaaaaaaaa??!” in tono così alto che quasi si gira mezza profumeria. Fatto sta che il suo tono così sorpreso (o spaventato) mi ha convinto a comprare antiocchiaie e pure un rimmel della madonna ben al di sopra del budget preventivato.

“Perché il segreto signora mia è distrarre, lei deve distrarre lo sguardo dalle sue occhiaie”.

E anche dall’età va.

Sicuri che sia Natale?

C’è odore di freddo e camino oggi, una giornata rigida d’inverno qui a Roma. Manca pochissimo a Natale ed io non ancora affatto entrata nel mood. Sì ho fatto in fretta e furia l’albero e già fatto i pacchetti, però quest’anno sono decisamente scarica, complice anche due giorni di intestinale e stanchezza atavica che mi hanno bloccata a casa. E quando sto male, sto male pure a casa e mi salgono tristezza e angoscia da morire. Da sabato si comincia con il tour di cene e festeggiamenti ed io dovrei e vorrei essere al settimo cielo ma, appunto, sono scarica da stress e un ultimo mese, nonostante il viaggio, che davvero mi ha succhiato forze ed energie. Spero passi presto questa stanchezza, spero di riuscire a vivermi un po’ di Roma natalizia che ne ho bisogno (nonostante le polemiche) anche se con questi pochi giorni festivi la vedo dura.

Dai Natale, vieni a me! Esci la cacca (anche se anche basta) ed entra la gioia. 

Di malanni e malesseri

E anche questo venerdì me lo passo a casa in compagnia della mia emicrania. Devo dire che sto passando delle settimane niente male, e prima la distorsione e poi di nuovo raffreddore a bestia e poi l’emicrania. Non so se è tutta una catena di un male che attira l’altro, però mi sento piuttosto abbrutita. Sono settimane solo di acciacchi e lavori. Vita sociale ridotta al minimo, casa, lavoro e locale e i miei amici li vedo sempre di rado perché la sera sono esausta. E sono anche due settimane che non vado in palestra. Miiii

Ripigliati Anais!!!

Pizzicori

E poi, purtroppo o per fortuna, c’è la musica che ti ricorda chi sei e chi eri.

Una ragazza dai capelli crespi e le gambe magre, che guardava film impegnati al Nuovo Sacher, sapeva bene il francese, indossava Doctor Martens blue, studiava con passione e successo, leggeva Thomas Mann, passeggiava per Roma fino a tarda notte, bevendo birra e parlando di politica, andava alle mostre senza capirci un cazzo, ballava ai concerti di Belle e Sebastien, si sbaciucchiava al Gianicolo e aveva molti amori di cui una costante: l’eterno Peter Pan.

Forse dovevo rimanere anche io sull’isola che non c’è e non crescere più. 

https://youtu.be/Cmgm8HWrYPE

Mala tempora

Il tempismo è una delle mie doti più spiccate. 

Tipo che dopo giorni improvvisi di gelo, che sono andata avanti con golfini e pantaloni di cotone, ieri faccio mezzanotte per anticipare il cambio stagione, oggi indosso body, collo alto e calzini da sci e arrivano lo scirocco e 40 gradi.

Inizio la cura preventiva di echinacea che invece si rivela tardiva e mi busco subito un raffreddore come mai negli ultimi anni.

Poi sistematicamente compro stretti i pantaloni in tessuti che non cedono e di una taglia in più quelli che dopo 20 minuti che li indossi calano che è una meraviglia.

E poi ridursi gli ultimi due giorni per consegnare un lavoro che hai in progress da dieci e sistematicamente arrivano mille imprevisti.

Stare attenta a mangiare più o meno tutto l’anno e ridursi a mangiarsi praticamente l’equivalente del fabbisogno italiano a una settimana dalla visita dal nazista.

Che appena finisce l’estate e smetto di fumare e non ho mai fumato tanto come questo periodo.

Io non so questo masochismo da dove provenga, forse di nuovo ho bisogno di una bella cazziata per rimettermi in carreggiata.

Una novella Bukoski de noantri, che se non tocca il fondo e si sgrattugia per bene la faccia non riesce a rigare dritta.

E più ho l’ansia dei cazziatoni, più vado incontro ai pugni a viso scoperto. Bah, mi sa che cho il superio girato sto periodo, ma di brutto. 

Però ho già quasi finito il corso principianti di russo. 

Sì, tempismo e priorità dicevamo…

Eccoci qui

Cosa resta? Solo ricordi che sarebbe meglio dimenticare perché ogni giorno ti sbattono in faccia tutto ciò che hai perduto e non tornerà. Che gli altri vivono e tu non hai più.

Non so come se ne esce dalle crisi, ne ho passate talmente tante nella mia vita da non ricordarlo più. So solo che se ne esce, non sai mai come e non sai mai chi.

Sicuramente non è il tempo per la felicità, per la spensieratezza, per la gioia. Forse è davvero così, che in questo tempo non siamo fatti per la gioia, per la semplicità, per l’accontentarsi di quello che hai che è enorme e ti sembra sempre troppo poco, o per vivere sempre in conseguenza di ciò che altri decidono per te.

Sapevo di non essere invincibile, non pensavo che il conto mi sarebbe stato presentato così presto.

O forse lo sono troppo, ma continuo a circondarmi di gente piccola e cieca che non capisce la grandezza che invece possiede.

«Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato»

I giorni del vizio

La giornata in cui preferisco uscire o meglio, spararmi un bell’aperitivo rinforzato, è la domenica. Mi piace girovagare lenta per casa durante il giorno, sistemare qua e là o come in questi ultimi scampoli estivi, trascorrere qualche ora in piscina e poi uscire nel tardo pomeriggio. Ritornare poi a casa non troppo tardi così da godermi ancora qualche ora di relax, di serial o di libri, prima di cominciare la macumba del rientro a lavoro. 

Sì perché la domenica alla fine non è un giorno di festa, quello è il sabato, ma è il giorno prima di rientrare a lavoro. Per questo ha bisogno di vizi, per questi lunedì  che sono sempre più pesanti e domani in particolare è uno dei peggiori.

Oramai è settembre, oramai non si può più rimandare niente. L’ansia fa capolino ed io ho bisogno di affogarla un po’.

Buon inizio settembre a tutti

Meno uno

Mi sa che mi ubriaco. No, meglio di no, oramai chi le regge più le sbronze. Ma già sono sulla buona strada. Mi godo una Passerina bella fresca sul mio terrazzo stranamente ventilato, leggo un buon libro, fumo e chatto con il mio collega che domani riapre l’ufficio. Inutile girarci intorno, tornare a lavoro dopo le ferie quando la gente è ancora in ferie è uno schifo. E inutile dire che tu ci sei andato prima, ad agosto non bisognerebbe lavorare punto e basta e dovremmo andare in ferie tutti nello stesso momento, così nessuno rosica. Ah se avessi tutta la prossima settimana quante cose potrei fare… e invece niente, si deve tornare al chiodo. 

Che poi l’estate a me si sa, annoia. Vedo la gente nera, abbronzata, denudata, rilassata e mi manca il pallore invernale. Non è tanto tornare al lavoro, quanto il pensiero di almeno altri 365 giorni prima della prossima vacanza che possa considerarsi tale, e che almeno ti dia la blanda idea di poter davvero staccare dalla monotonia della tua vita. I soliti posti, i soliti orari, le solite cose. La mia vita è una continua lotta tra la metà subordinata all’ordinarietà – famiglia, casa, posto fisso, pensione, vecchiaia – e una metà vagabonda – lavori saltuari, viaggi, viaggi, mondo e viaggi. Difficile trovare un accordo, se non in queste due settimane l’anno. Mi sembrano le ore del condannato a morte e neanche faccio un lavoro così tanto di merda. Ma è la routine ragazzi, è la routine che mi uccide. Tanto l’ho cercata perché dannatamente rassicurante, e tanto la detesto e la soffro. Mi interrogo sulle prossime sfide dei mesi che verranno: quali mailing e volantini per offerte del ca$$o dovrò scrivere? Quali gare mi appanicheranno e mi renderanno nuovamente insicura e sull’orlo del licenziamento? E i corsi si riempiranno? Quante volte penserò di nuovo che avrei potuto fare altre scelte, crederci di più, comprare meno vestiti e accettare l’insicurezza? Perché alla fine forse i momenti di shopping compulsivo sono anche questo, la contromedaglia e la vendetta.

Mi sa che devo ricomprarmi i fiori australiani pure quest’anno. E… Ha da passà a nottata…