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Torridamente

Alla fine questa estate 2015 si è rivelata una gran bastarda, caldo soffocante, afa, cappa,  temperature tropicali che a me personalmente fanno assai rimpiangere le pioggie di giugno.

Sono sul terrazzo, inutilmente in cerca di refrigerio, anche se l’accoppiata birra e taralli piccanti non è proprio il massimo contro il caldo. Ma dato che per rendere un minimo decente il mio piccolo terrazzino mi sono fatta un mazzo tanto, cerco di godermelo un po’.

È finita un’altra settimana, devo dire che nonostante tutto ancora tengo botta e lavoro tranquilla. Da una settimana inoltre si è chiusa un’altra grande stagione WSP, per cui mi godo il primo weekend completamente libero. È stato un altro anno intenso e faticoso ma che come sempre ci ha regalato tante soddisfazioni e ora bisogna già lavorare perché anche il prossimo sia tale.

Sono ancora bianca cadaverica, non sono ancora riuscita a godermi una giornata di piscina in santa pace e dubito di poterlo fare questo weekend. Le cose da fare sono sempre tante, i panni d’estate lievitano, la polvere ancora di più, ma va bene così.

Non vedo l’ora che finisca questo luglio moscio e  torrido e iniziare la mia estate. 

Per ora, aspetto e sudo. 

Una serie di catastrofici tecnologici eventi.

Insomma, è un momento tecnologicamente sfigato.Non riesco a concepire di avere una macchina senza aria condizionata. Sarà che quando ero più piccola e viaggiavo ancora con i miei, dalle retrovie pativo un gran caldo e ogni volta era una lotta per farla accendere perché ovviamente sui lunghi viaggi, il costo si accusava. Poi mio marito, che ha la sua rotta oramai da anni e anni ma è la sua macchina e gli sta bene così. A me no. Lo so che poteva anche andarmi peggio e rompersi qualcosa di più serio, fatto sta che macchina scura con sedili neri + la mia totale avversione al caldo + estate romana, sono un terzetto che va stroncato al più presto. E sta cosa già so che mi costerà assai. Che palle! Non mi frega dei bozzi, dei graffi, del cerchione che mi è saltato chissà quando e fa tanto zingara, ma non toglietemi l’aria. In tutti i sensi. Poi che palle andare in giro con i finestrini tirati giù, con tutti quelli che ti si affiancano al semaforo e ascoltano tutto quello che dici e ascolti, per non parlare dei lavavetri che manca poco e t’infilano la paletta dal finestrino. Ora, chiama Toyota, prendi appuntamento, chiedi permesso in ufficio, capisci di che morte devi morire e come muoverti nel frattempo e già sudo.
Poi, la macchina fotografica ha un sensore sporco da schifo, un faretto led di cui andavo tanto orgogliosa che si è fuso,insieme al vecchio compagno che ha smesso di funzionare a dovere quando mi è caduto al primo giorno di uso (a dire il vero me l’hanno fatto cadere) e un obiettivo forse ha un po’ di muffa.
Ho il portatile che andrebbe formattato, perché è saturo e poi perché mister microsoft ha scoperto il mio inghippo e ogni 3X2 s’impalla con avvisi che mi ricordano del mio status criminale. Ma al sol pensiero di dover andare a ricercare tutti i programmi da installare mi vien la pelle d’oca e quindi arranca ancora lì in soggiorno. Anche l’iMac fa le bizze da tempo, lanciandomi continui segnali di dolore dall’interno delle ventole. Anche qui, chiama Apple, prendi appuntamento, controlla turni marito perché non ce la farai mai ad incollarti da sola il bambinello, chiedi permesso in ufficio, ricercal’estensione di garanzia che hai fatto e pagato e come al solito non sai dove hai messo, son mesi che rimando fino a che lo so che piangerò lacrime amare.
Il telecomando del televisore, alla ventesima capitolata dal letto, ha alzato bandiera bianca. Ha deciso di far abdicare giusto qualche tasto: volume e cambio canale. Ah, anche il menu. E voi direte, vabbè ma che te frega del menu del televisore? Teoricamente niente, se non fosse che è l’unico televisore che io conosca che ogni mese, giorno più o giorno meno, si azzera e devo risintonizzare tutti i canali… con il tasto menu. Ho giusto qualche giorno ancora di autonomia.
L’iPhone ha nuovamente il vetro scalfito, cadendomi in maniera stupidamente becera dalle mani. E’ brutto ma nel mucchio delle sfighette tech, passa decisamente in coda.
Poi ci sarebbe anche tutta una lunga serie di piccole stupidagini casalinghe, tipo l’acqua fredda che non esce, se non un filino, il vano del porta bicchieri rotto con grande gioia del mio bicipite moscio ogni volta che devo svuotare la lavastoviglie, la macchia di muffa in bagno che con oggi compie 5 anni (dal momento che si è creata essattamente un paio di giorni dopo che abbiamo finito i lavori e siamo entrati a casa) insieme alle mattonelle avanzate che campeggiano in terrazzo coperte da 10 kg di polvere, inferriate sporche e arrugginite da verniciare, pezzi di intonaco che iniziano a staccarsi da bagno e cucina, un buco al muro dietro a una porta che ho fatto io facendo accidentalmente cadere la tavola da stiro nell’unico giorno in cui l’ho usata. Insomma cose così, cazzate, che in pomeriggi noiosi tornano a galla come certe bisogni indigesti.

Let it be

Mi sa che con le temperature in aumento, il lavoro che scema e le ferie che si avvicinano, gli avventori del web sono un po’ a corto di idee e devono per forza salire in cattedra a fare i maestrini. Ma non solo loro.

Mi spiegate che fastidio vi danno quelli che si vogliono fotografare i piedi, le cosce, le panze, le lingue, le copertine dei libri, gli smalti, gli occhi storti e i beati fatti loro?
Ok che feisbuccandoli diventano anche nostri, ma… relax!
Pensate che voi con le vostre ironie saccenti e la prosa tagliente da scuola holden o peggio ancora il falso romanaccio da tranquillone che odia facebook, siate meno fastidiosi? Non fatemi citare la Mussolini…
Mi sa che è davvero tempo di mettere a mollo pensieri, e tastiere.

Anais urbana

Ci sono pochi locali a Roma che adoro particolarmente come Urbana 47 a Monti. Innanzitutto sta a Monti, che dopo trastevere è in assoluto il mio quartiere romano preferito, con le sue boutique vintage e retro, i parrucchieri rockabilli, le scuole di musica, i negozi dell’usato e quei pochi artigiani che fanno business contro la globalizzazione i grandi magazzini. E poi è il quartiere del primo bacio con l’amore mio e che ho riscoperto grazie a lui e alla fotografia, per cui sarà sempre un po’ speciale. Urbana 47 è un locale decisamente fighetto e un po’sopra i miei standard, che ha fatto la sua fortuna grazie alla rinascita dello stile insustrial-chic e le puttanate km 0, dove si spende forse un po’troppo in rapporto qualità/prezzo, ma dal momento che io non amo sputtanarmi i soldi magandomeli, letteralmente, rappresenta per noi quello strappo alla regola dal solito aperitvo mordi e fuggi e dal cibo da trattoriola.
Oggi non si festeggiava niente di particolare, se non forse un anno di duro e buono lavoro e una dichiarazione dei redditi stranamente a credito.
Sarà il caldo, l’arrivo delle ferie o l’ottimo chardonnay laziale che andava giù come una bellezza, ma mi sento stranamente leggera seppur a panza piena, e chiudo questa sensazione nella scatola dei ricordi o nel vasetto del tiamisù, da rispolverare per serate invernali buie e tempestose.

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Cose che andrebbero proibite al mare

1. Indossare costumi di taglie visibilmente più piccole. Vale anche per gli uomini (specie in piscina e se si è istruttori di acquafit…).

2. Trucco marcato, con naturale tendenza a discioglersi causa temperature tropicali e mascara waterproof comprati alla Upim.

3. Spiluccarsi la ricrescita con pinzette o, peggio ancora, giocare a schiacciarsi i peli incarniti. Rischio di abbronzatura con segni di ghigno malefico altissimo.

4. Sandali zeppa finto legno, finta pelle, che coniugano fastidiosi rumori di slittamento e ciabattamento. E poi sono orribili, renderevene conto.

5. Smalti dai colori improponibili, peggio ancora se scheggiati e non in tinta tra mani e piedi.

6. Monili vistosi e ingombranti. Specie se poi metti in croce il bagnino o il bimbo ciccio di turno, che devono tuffarsi nell’acqua alta con gli occhialetti a scandagliare il fondale per recuperarli.

Anais pool

Si ricomincia con la stagione estiva… Evviva!!:-/
Mi piace chiudere gli occhi, e con il sottofondo lounge tecno delle forzate di idrobyke, mi immagino in piscina sul roofgarden di un attico newyorkese, a tremila metri di altezza e un migliaio di occasioni solo da prendere al volo.

Poi apro gli occhi e la realtà è che mentre io accumulo sogni, cazzate e chili, i miei compagni di stagione accumulano figli…

Sarà una lunga estate, Anais…

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