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Traslocando (-2 giorni): lo sfinimento

Mancano questi ultimi due giorni poi dovremo lasciare casa. E ovviamente siamo ancora in alto mare. Pensavamo che un mese abbondante bastasse, ci siamo presi i nostri tempi e le nostre pause perché all’inizio di ogni ultimo weekend ci dicevamo: ma vabbè dai il più è fatto, manca poco, per poi ritrovarci ogni sera a guardarci intorno sconfortati, disperati, stanchissimi perché ogni anta, ogni cassetto, ogni porta nasconde ancora cose e cose e non sappiamo più dove e come trasportarle. Abbiamo iniziato per bene, inscatolando stanza per stanza, per categorie di oggetti, stagioni, grado di importanza… ma oramai sono più le scatole con etichette lunghissime tipo “abiti estivi+maglioni+pigiami+calzini massi dan+pentole”… perché quando credi di aver liberato tutta una stanza, c’è sempre qualche stronzata che riemerge e le scatole sono già troppo piene.

Senza contare che oramai ho perso completamente traccia di dove siano finite le cose tra mercatini, tintorie, casa dei miei, casa dei miei suoceri. Anche le loro case sono invase, e non ho la minima idea di come riusciremo a vestirci per il prossimo mese, probabilmente finirà che ci siamo portati cappotti e maglioni di lana al posto dell’estivo. Mi serve all’improvviso una cosa e sistematicamente l’ho già data via… chissà a chi. Ho inscatolato anche tutte le medicine, facendo attenzione a tenere a portata di mano le più urgenti e invece ieri che avevo bisogno dell’unica medicina che al momento posso prendere per il mal di testa non si sa che fine avevesse fatto.

Ho sempre letto che il trasloco è uno degli eventi più stressanti e traumatici che possa capitare e ad oggi non posso che confermare e credo che non lo farò mai più. Anche se purtroppo so che prima o poi ci saranno altre case da svuotare… Finché non ci passi non puoi capire, non puoi renderti conto di quante cose si nascondano e accumulino in tanti anni, anche le più banali. Tutti i pratici e comodi salva spazio e organizzatori Ikea, le centinaia di stampelle… piatti, bicchieri, forchette, foto, libri… cose su cose, miliardi di cose che non ricordi neanche più quando e dove hai preso ma hai comprato, con in tuoi soldi sudati.

Tante cose avrei potuto risparmiarmi… forse non serve un cambio di 5 coppie di asciugamani, di 10 lenzuola, 50 coppie di calzini più tutti gli spaiati, 100 mutande… ma le hai comprate, pagate… te le sei sudate. Spero che questa esperienza mi spinga ad un uso più consapevole delle mie risorse.. penso a quanti viaggi avrei potuto fare al posto di queste cose, o quanti massaggi o cene o sì bevute.

Ora abbiamo un mese, e spero davvero non di più, per riprenderci per poi dover ricominciare… e se e quando ci saremo ripresi, probabilmente sarà il tempo di cominciare quella che sarà l’esperienza più stancante della nostra vita.

Ah, ultima cosa: se mai vi dovesse capitare di traslocare… affidatevi a qualche ditta! Lo so che i soldi sono sempre pochi ma avere il supporto di professionisti che vi aiutino, vi organizzano il lavoro, soprattutto smontino e rimontino mobili e se li portano al deposito, credo sia davvero salvifico.

Traslocando (-10 giorni): lo sconforto

Ieri sera, finalmente abbandonati sul divano, io e mio marito guardavamo il mucchio di scatoloni e le librerie (semi)vuote e ci siamo detti: ma chi ce l’ha fatto fare?

Di imbarcarci in questa impresa che assottiglierà di molto il nostro conto corrente e ci sta togliendo tutti i week-end di sole e non caldo che finalmente stanno arrivando. Certo, a vederla ora così malconcia, con i mobili che iniziano a scurirsi e piegarsi al tempo (e ai pesi) e la pareti vuote e ingiallite, viene una grande tristezza e tutti i difetti vengono al pettine. Tutto ciò che, negli anni, trascuri della casa, prima o poi viene a galla e con gli interessi e tutto insieme.

O le scelte che, per forza di cose, hai dovuto fare in economia, ti si ripropongono come errori insanabili. Se devi fare qualcosa in casa, Ikea a parte, è tutto abbastanza un salasso. Quindi, per forza di cose, devi fare un po’ per volta oppure devi cedere su qualcosa, ad esempio… il laminato al posto del parquet.
Non sono una di quelle che ama indebitarsi, aprirsi prestiti su prestiti o prosciugare il conto per avere tutto, subito e il top. Però quando mi fisso su alcune cose, difficilmente riesco a cambiare idea o accontentarmi.
Ad ogni modo, sono pensieri e impicci… e come capita in queste situazioni, ci sono poi mille bocche a voler dire la loro: secondo me dovreste fare così, ma già che ci siete fate colì, ma non prendete le cose lì, e ve l’avevo detto che dovevate fare pomì… Tutto giustissimo e sensato, se non fosse poi che il tempo e i portafogli sono i nostri. Per cui, come sempre, cercheremo di fare il meglio con quello che possiamo e sappiamo fare.

È vero che il trasloco è uno degli eventi più stressanti nella vita delle persone, perché nonostante cerchi di organizzarti per tempo, alla fine il tempo sembra non bastarti mai. Siamo pieni di scatole che non sappiamo dove mettere e gli operai ci odieranno perché non sapranno come muoversi o si troveranno a dover spostare cadaveri in giro per le stanze. Arriviamo alla fine dei week-end esausti, io poi mi stanco in questa fase dopo mezzora, e ti sembra di non andare mai avanti. Apri un’anta di un mobile e spunta ancora roba, apri un cassetto, peggio mi sento. E dopo la forza di volontà e l’euforia iniziale per la nuova avventura, ora siamo nella fase dello sconforto… del non vedere la fine. Perché basti pensare che si tratta solo di un round, visto che poi tra un mese dovremo ritirare fuori tutto. E dopo tutto questo sconquasso, devi anche lasciare casa, le tue abitudini e le tue cose, per andare ospite girovaga altrove, nella precarietà più totale.
Forse non era questo il momento giusto per farlo, o forse non c’è mai un momento giusto.

Riposo – Day 6

Va meglio, molti doloretti stanno passando. A mio avviso potrei tornare già alla vita di tutti i giorni o quanto meno farmi il giro del palazzo, ma secondo il dottore meglio andarci cauti per tutta la settimana.

Ho ripreso a telelavorare, il che tutto sommato mi tiene occupata per gran parte della giornata e non mi fa fare strani giri di pensieri. Sono giornate molto luminose, sono quasi le otto e il cielo è ancora chiaro. Mi mancherà questa luce, questa finestra. Dopo i lavori cambieremo stanza da letto ed è più buia. Come il resto della casa d’altronde.

Già, in tutto ciò siamo nel mezzo di un semi trasloco perché per ristrutturare praticamente tutta casa dobbiamo svuotarla e trasferirci fuori un mesetto. Il trasloco è sicuramene una socciatura, tra l’altro metà dei lavori che volevo fare non posso farli quindi è più la spesa che l’impresa, ma c’è un qualcosa di catartico in tutto questo.

Affrontare un trasloco è un vero e proprio viaggio nel tempo e nei ricordi. Ripercorri, attraverso le cose e gli oggetti, un pezzo della tua vita, e decidi cosa vale la pena trattenere ancora o lasciare andare via e affidare alla tua sola memoria intangibile. Viviamo qui da 9 anni, e di cose ne abbiamo accumulate, sebbene chiuse in quelle scatole non sembrano poi così tante. Sono soprattutto libri, tantissimi e film, eppure troppi ne abbiamo buttati negli anni. Che poi buttare (o meglio, li porto al mercatino) i libri è davvero un peccato mortale ma davvero non saprei più dove metterli. Vorrei una libreria ancora più grande, ma al momento dovremo aspettare perché sicuramente per come la vorrei costerebbe più della ristrutturazione stessa.

E poi ci sono anche i vestiti certo, almeno per quanto mi riguarda davvero tanti, troppi, motivo per cui una delle cose che faremo sarà proprio un soppalco. È vero che nella mia vita ho affrontato talmente tanti momenti ponderali diversi che ho un guardaroba per tutti gli stati, dal secco al medio al cicciotto, ma rimangono troppi. Sono felice di essere in una fase detox dallo shopping, soprattutto quello online, ed è da fine anno che non mi compro niente. Non è affatto male.

Ad ogni modo, abbiamo appena iniziato e ancora c’è molto da fare, per non parlare di una cantina da svuotare e rimpinzare di tutte queste scatole. Sarà dura separarsi da questa casa per un mese, cambiare abitudini, dividere gli spazi e i tempi con altre persone (probabilmente mia cognata), specie in questo momento particolare della mia vita. Ma andava fatto. E anche questa, spero passi presto.

Riposo

A casa, e dovrò starci forzatamente per un’altra settimana almeno. Domani dovrò fare un piccolo intervento, chiamiamolo così, e mi è stato fortemente raccomandato un risposo assoluto.

Dottore che vuole dire di preciso riposo assoluto? Perché davvero, per me che passo lo swiffer anche all’una di notte e non riesce a non fare almeno 3 cose contemporaneamente, riposo è una parola alquanto opinabile.

E invece stavolta devo starmene buonina, distesa a letto, senza se e senza ma, perlomeno per 3-4 giorni. Quindi ho deciso di sacrificare il weekend, per stare il più possibile tranquilla dal lavoro.

Ma è un periodo di ansietta per varie cose, per quello che succederà, per il tempo che passa veloce e l’incapacità di staccare da questa vita.

Non vedo l’ora che arrivi domani, che passi la prossima settimana, che inizino i lavori bypassando tutto il discorso pacchi, che possa tornare presto a casa mia nuova e sistemata, che arrivino le vacanze…

Almost easter

Non ho mai avuto i capelli così lunghi, un po’ perché ho sempre avuto poca pazienza nel gestirli – tanti, porosi, indisciplinati, fragili – un po’ perché tra piastre e tinte si rovinano facilmente, quindi devo spuntarli con una certa frequenza. Probabilmente il prossimo mese. Ecco perché ultimamente mi concedo qualche messa in piega in più, per averli un po’ più ordinati. Sono un disastro nel prendermi cura di me e del mio corpo o soprattutto nell’affidarmi alle cure di altri. Sono anni che non faccio una ceretta intera da un’estetista arrangiandomi a casa. Massaggi e manicure non ne parliamo. Al di là dei soldi è più spesso una questione di tempo perché, come in tante altre cose, faccio prima a far da me. E poi perché stare fino ad un’ora a tu x tu con una semi sconosciuta, magari mezza nuda, continua a mettermi a disagio. Figuriamoci poi in questo periodo. Non so mai cosa dirle, mi sento in colpa se non mi faccio vedere per mesi, oppure per non fare la sostenuta finisco sempre per parlare troppo.

Domani inzia il weekend di Pasqua, a dire il vero quest’anno il boss ci ha concesso un giorno di ferie, ecco perché mi godo una messa in piega di venerdì pomeriggio (scoprendo che è quasi peggio del sabato), anche se sempre con un occhio alla mail e al facebook dei parcheggi.

Alla fine questo weekend non credo che faremo nulla, tanto x cambiare sono stanca e poi probabilmente pioverà tutto il tempo. Chissà se riusciremo almeno a farci un giro in centro. Non vedo i miei familiari da un po’, alcuni da Natale praticamente e non mi hanno ancora vista in questo nuovo stato per cui ricevo un sacco di inviti. Dicono di godersi questi mesi di “celebrità” perché poi ci saranno occhi, orecchi baci e abbracci solo per qualcuno. Sarà ma io non riesco ad essere meno scorbutica…

Primavera?

E già, a quanto pare oggi anzi, persino ieri, è entrata la primavera! Qui fa più freddo e pioggia che mai. E’ stato un marzo di schifo, acquazzoni, temporali, tempo grigio… il sole lo abbiamo visto davvero poche volte. Quindi, sono week-end su week-end che trascorriamo per lo più oziando, leggendo o facendo commissioni ordinarie.
Chissà che questa domenica, in cui tra l’altro cambia l’ora, finalmente non si possa tornare a bighellonare da qualche parte? Quest’anno sarà la prima Pasqua che trascorreremo a Roma, al 90%, dopo un sacco di anni. Niente foto, niente processioni né nottate… mi dispiace assai. Anche perché forse avremmo potuto comunque organizzarci invece poi è passato il tempo, la voglia e niente…
Sarei voluta tornare in Portogallo, a Braga e Porto… magari il tempo sarebbe stato migliore. Viaggi, viaggi… giri e fughe in macchina, lontano da tutto e tutti. Non faccio che pensare a quelli, non faccio che pensare a quelli che vorrei fare ma anche a quelli già fatti… tipo la scorsa estate. Insomma, vabbè, al momento posso solo che viaggiare con la fantasia. E con i libri. Ah quanto sto leggendo ultimamente, e la cosa mi piace assai.

Giustappunto, torno al mio assassino seriale londinese.

Some days

È una giornata campale, a Roma e in tutta Italia. Queste benedette elezioni alla fine sono arrivate di corsa, io in questo periodo forsennato non ho avuto neanche mezzo minuto (e mezza voglia) di capirci qualcosa di più… ammesso che ci sia qualcosa da capire, nonostante tutti i talk show che mi vedo la mattina. Ero decisa a non votare ma alla fine la paura dell’oscurantismo in cui si potrebbe tornare, mi ha spinta a votare chiudendomi il naso.

Non so se questo Paese abbia ancora speranza, penso che sia talmente vario, che ci siano anche realtà più floride ed eccellenti di contro a tanta altra arretratezza. Qui a Roma come scrivo sempre non si vede la luce e complice questo fine inverno grigio, girare per quartieri cupi, imbrattati di sporco e sciatteria, tra buche e monnezza, è davvero nauseante. Si vive con un profondo senso di incertezza, con l’idea che tutto ciò che hai d’improvviso possa esserti tolto, che ogni tua certezza possa cadere e non avere nulla a cui attaccarsi per risalire la china è atroce.

Io vivo la mia vita serenamente a metà, felice di quello che ho ma con la costante lieve paura di poterlo perdere. E quando perdi in questo paese è praticamente impossibile ricominciare. Ho fatto tante scelte nella mia vita, alcune più avventate, poche, altre fin troppo caute e sicuramente questo è uno dei miei più grandi rimpianti. E probabilmente mai come in questo momento mi rendo conto che il treno che ho preso non prevede più molte deviazioni e la cosa forse mi dispiace o rasserena al contempo. Perdere quel senso di spensieratezza e follia… aver sempre creduto che in fin dei conti ho sempre avuto un piano B pronto ed invece ora non ne sono più tanto sicura. Ma anche questo continuo cercare altro, questa smania, questo non sentirsi mai definita e con punt fermi, forse potrei finalmente accettare di fermrmi.

E sono anche incuriosita dalle tante novità che mi attendono, dalla consapevolezza di essere entrata in una nuova fase della mia vita di cui forse avevo bisogno. E che anche in questo caso, ho scelto.

Ridatemi il Natale

Sono le 21, ancora poche ore e anche questo Natale sarà finito ed io sono già colta da un velo pesante di tristezza. Smangiucchio e bevicchio rimasugli, questo Natale è tutto uno strappo e un’abbuffata di citrosodina, non sono davvero più abituata a mangiare così tanto. Sono stati due giorni bellissimi, anche domani bisso famiglia e amici, ma le ore quando sono così belle, perché devono volare così veloci?

Almost Christmas

Alla fine questo agognato break natalizio è arrivato. Cinque giorni di break che per me sono un vero dono in questo periodo in cui ho accumulato così tanta stanchezza che vorrei poter dormire fino al 2018. Niente vere vacanze, noi poveri sgobboni non possiamo permetterci di riposarci troppo perché dobbiamo lavorare comunque per chi ci dà lavoro. È la pubblicità, baby. Ma almeno il locale è chiuso e sinceramente dopo i racconti di ieri sera, ascoltando le storie di popoli in guerra e in miseria da sempre, non posso che sentirmi la persona più fortunata del mondo per essere qui, nella mia casetta, con i miei amori che sonnecchiano di là sul divano, un caffè caldo e una ciambellina e il pensiero di tre giorni di feste in famiglia.

Vi auguro tanta serenità, che è una parola di cui faccio abuso nei dépliant che preparo ma che mai come di questi tempi mi sembra così importante.

In road to christmas II

Questo sarà uno di quei weekend più stancanti di una settimana di lavoro, in cui dovrò fare mille cose, non mi fermerò un attimo se non per andare dal parrucchiere, visto che ho un’aureola di capelli bianchi da paura, ma scalpitando al pensiero del tempo che perderò. Vorrei fare mille cose prima di Natale e andare in mille posti, godermi persino spelacchio, vorrei fare cose per me invece anche questa domenica lavorerò, arriverò esausta al lunedì della settimana più di panico lavorativo dell’anno. Poi i clienti se ne andranno in ferie, per mete esotiche, e io tanto il 27 starò di nuovo al chiodo. Vorrei prendermi almeno una settimana di ferie ma tanto non potrò, vorrei potermene stare almeno un giorno feriale a casa, sul divano, a rincoglionirmi di film di Natale. Ce la farò?