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Traslocando (-10 giorni): lo sconforto

Ieri sera, finalmente abbandonati sul divano, io e mio marito guardavamo il mucchio di scatoloni e le librerie (semi)vuote e ci siamo detti: ma chi ce l’ha fatto fare?

Di imbarcarci in questa impresa che assottiglierà di molto il nostro conto corrente e ci sta togliendo tutti i week-end di sole e non caldo che finalmente stanno arrivando. Certo, a vederla ora così malconcia, con i mobili che iniziano a scurirsi e piegarsi al tempo (e ai pesi) e la pareti vuote e ingiallite, viene una grande tristezza e tutti i difetti vengono al pettine. Tutto ciò che, negli anni, trascuri della casa, prima o poi viene a galla e con gli interessi e tutto insieme.

O le scelte che, per forza di cose, hai dovuto fare in economia, ti si ripropongono come errori insanabili. Se devi fare qualcosa in casa, Ikea a parte, è tutto abbastanza un salasso. Quindi, per forza di cose, devi fare un po’ per volta oppure devi cedere su qualcosa, ad esempio… il laminato al posto del parquet.
Non sono una di quelle che ama indebitarsi, aprirsi prestiti su prestiti o prosciugare il conto per avere tutto, subito e il top. Però quando mi fisso su alcune cose, difficilmente riesco a cambiare idea o accontentarmi.
Ad ogni modo, sono pensieri e impicci… e come capita in queste situazioni, ci sono poi mille bocche a voler dire la loro: secondo me dovreste fare così, ma già che ci siete fate colì, ma non prendete le cose lì, e ve l’avevo detto che dovevate fare pomì… Tutto giustissimo e sensato, se non fosse poi che il tempo e i portafogli sono i nostri. Per cui, come sempre, cercheremo di fare il meglio con quello che possiamo e sappiamo fare.

È vero che il trasloco è uno degli eventi più stressanti nella vita delle persone, perché nonostante cerchi di organizzarti per tempo, alla fine il tempo sembra non bastarti mai. Siamo pieni di scatole che non sappiamo dove mettere e gli operai ci odieranno perché non sapranno come muoversi o si troveranno a dover spostare cadaveri in giro per le stanze. Arriviamo alla fine dei week-end esausti, io poi mi stanco in questa fase dopo mezzora, e ti sembra di non andare mai avanti. Apri un’anta di un mobile e spunta ancora roba, apri un cassetto, peggio mi sento. E dopo la forza di volontà e l’euforia iniziale per la nuova avventura, ora siamo nella fase dello sconforto… del non vedere la fine. Perché basti pensare che si tratta solo di un round, visto che poi tra un mese dovremo ritirare fuori tutto. E dopo tutto questo sconquasso, devi anche lasciare casa, le tue abitudini e le tue cose, per andare ospite girovaga altrove, nella precarietà più totale.
Forse non era questo il momento giusto per farlo, o forse non c’è mai un momento giusto.

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Riposo – Day 6

Va meglio, molti doloretti stanno passando. A mio avviso potrei tornare già alla vita di tutti i giorni o quanto meno farmi il giro del palazzo, ma secondo il dottore meglio andarci cauti per tutta la settimana.

Ho ripreso a telelavorare, il che tutto sommato mi tiene occupata per gran parte della giornata e non mi fa fare strani giri di pensieri. Sono giornate molto luminose, sono quasi le otto e il cielo è ancora chiaro. Mi mancherà questa luce, questa finestra. Dopo i lavori cambieremo stanza da letto ed è più buia. Come il resto della casa d’altronde.

Già, in tutto ciò siamo nel mezzo di un semi trasloco perché per ristrutturare praticamente tutta casa dobbiamo svuotarla e trasferirci fuori un mesetto. Il trasloco è sicuramene una socciatura, tra l’altro metà dei lavori che volevo fare non posso farli quindi è più la spesa che l’impresa, ma c’è un qualcosa di catartico in tutto questo.

Affrontare un trasloco è un vero e proprio viaggio nel tempo e nei ricordi. Ripercorri, attraverso le cose e gli oggetti, un pezzo della tua vita, e decidi cosa vale la pena trattenere ancora o lasciare andare via e affidare alla tua sola memoria intangibile. Viviamo qui da 9 anni, e di cose ne abbiamo accumulate, sebbene chiuse in quelle scatole non sembrano poi così tante. Sono soprattutto libri, tantissimi e film, eppure troppi ne abbiamo buttati negli anni. Che poi buttare (o meglio, li porto al mercatino) i libri è davvero un peccato mortale ma davvero non saprei più dove metterli. Vorrei una libreria ancora più grande, ma al momento dovremo aspettare perché sicuramente per come la vorrei costerebbe più della ristrutturazione stessa.

E poi ci sono anche i vestiti certo, almeno per quanto mi riguarda davvero tanti, troppi, motivo per cui una delle cose che faremo sarà proprio un soppalco. È vero che nella mia vita ho affrontato talmente tanti momenti ponderali diversi che ho un guardaroba per tutti gli stati, dal secco al medio al cicciotto, ma rimangono troppi. Sono felice di essere in una fase detox dallo shopping, soprattutto quello online, ed è da fine anno che non mi compro niente. Non è affatto male.

Ad ogni modo, abbiamo appena iniziato e ancora c’è molto da fare, per non parlare di una cantina da svuotare e rimpinzare di tutte queste scatole. Sarà dura separarsi da questa casa per un mese, cambiare abitudini, dividere gli spazi e i tempi con altre persone (probabilmente mia cognata), specie in questo momento particolare della mia vita. Ma andava fatto. E anche questa, spero passi presto.