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The best and the worst

Mi sono di nuovo raffreddata, e io odio il raffreddore. Non so bene quando, probabilmente tra una sigaretta sotto zero e una svampata in centro commerciale. Centro commerciale in cui tra l’altro ho ritrovato la portiera della macchina segnata da una chiave. A sfregio. Non ero parcheggiata male, giuro. Una volta in effetti sotto casa avevo un po’ esagerato, eppure sono stati più “gentili”: sono un baffetto all’angolo.
Odio, odio. So che non risistemerò mai la portiera, per questioni di tempo, budget, rimarrà così. Un’altra imperfezione nelle pieghe imperfette della mia vita.
Dopo un week-end fuori, questo mi toccherà lavorarlo. Due giorni sola al locale, un matrimonio big da iniziare a sfoltire, un racconto da ultimare, mail da scrivere, documenti da sistemare. In questa settimana non sono riuscita ad arrivare a casa mai prima delle 21 e di conseguenza ad addormentarmi almeno all’una. Ho coltri di polveri, montagne di panni bagnati, umidi, stropicciati, stralci di valigie ancora da sistemare, disordine sparso.
Ho degli armadi che strabordano. Tra le mie fisse, questa è quella che tollero meno. Ogni anno la stessa storia: cambi di stagione in cui non mi trovo, abiti che passano di moda (o almeno dalla mia) e dai quali al contempo non riesco a staccarmi, continue altalene di peso e umore, tra brevi momenti stretch e lunghi periodi extrasize, per non parlare delle scarpe, che a casa mia sono davvero un problema. Così a momenti vorrei prendere tutto e ricominciare. Buttare, riordinare, riciclare. Quando riesco ad organizzare buste per il mercatino, passano i mesi prima che riesca ad andare, e cambiano le stagioni. Inoltre, dato che la maggior parte dei vestiti alla fine mi vengono scartati, me ne ritorno con queste buste di scarti di cui non so mai cosa farmene. In parrocchia ne portiamo già tantissimi. Così finisco per rimetterli nelle scatole e così ogni anno si ricomincia puntualmente.

Questo fine settimana poi c’è la fiera del libro a Roma. Oramai sono anni che ci vado sempre, anche se a dire il vero a parte un anno, non ho mai comprato gran che. Duemila gradi, confusione. Perché ovviamente riesco ad andare solo di domenica e non come molti fortunelli dagli orari ministeriali che al momento saranno già lì a godersi i libri, senza la folla. L’anno scorso mi ricordo perfettamente che uscendo salutai i miei amici che avrei rivisto solo dopo Natale, dopo Cuba… Non posso credere che sia già passato un anno, che quest’anno sarò di nuovo qui, a fare anghingò tra suoceri e genitori tra natale e cenone. Non posso credere che quel pezzo di merda ladrone sia invece lì, tra quelle strade, tra quella gente, cercando foto insulse con quel suo modo prepotente, spaccone e superficiale, senza capire un cazzo della verità di quel posto. Da una parte meglio così, se fossimo andati e avessimo trovato questa brutta sorpresa, sarebbe stato peggio.

Natale romano, quindi. Continuo ad essere entusiasta del natale, nonostante biglietti da scrivere, cesti e pacchi natalizi aziendali da fotografare. Spero di riuscire a fare una passeggiata in centro, tra le luminarie, spero di riuscire a fare l’albero già domenica, visto che l’anno scorso me lo sono goduto per pochissimo. Già ho iniziato con i regali, purtroppo sono pochi, e più giro più mi piacerebbe regalare il mondo a chi voglio bene, ma le mie mani bucate queste mese son diventate peggio che scodelle.
Sono tra le poche a cui, tutto sommato, le cene di natale con i parenti piacciono. Forse perché la mia famiglia è striminzita e, nonostante siamo davvero in pochi, riusciamo comunque a vederci solo una volta l’anno.

Sulle alluvioni poi, sono troppo triste al pensiero dei cagnolini sfollati in Abruzzo. Ho visto certe foto che non riesco a dimenticare. Non so come spiegarvi, a voi che magari non avrete animali e starete pensando alle famiglie, ai bambini che hanno perso case, cose… Questi animali non hanno nulla, se non sfortuna. Il dolore che provo per gli animali è inspiegabile. Li vedo più indifesi di noi umani, persino dei bambini. Incapaci di far del male se non per legittima difesa. Da quando poi ho Holghina davvero non riesco a non pensare che anche lei poteva essere vittima di questo. Vorrei una casa enorme, in campagna. Vorrei vivere piena di cani, lo ammetto. Ho fatto la volontaria per anni e anni. Sulle ambulanze, negli ospedali. Eppure con gli animali non ce la faccio. Non ce la faccio a stare vicino ad esseri troppo deboli, così come le persone con handicap mentale. Che io lo so, io lo so dentro dentro cosa penso quando vedo i malati di mente. E non ve lo so spiegare, è un dolore che non governo e mi assale e mi fa star male. Mi rende il cuore un pizzico, mi accartoccia le budella. A me, che un po’ ne ho passate e ho uno strato di lacca su alcuni sentimenti. A me che non sopporto i prepotenti, più di ogni altra categoria al mondo, i deboli fanno troppo male. Così farò un versamento per questi poveri cagnolini. Ecco il prossimo anno voglio fare più azioni di questo tipo. Dopo Greenpeace e gli orsi bianchi e l’Africa, aiutare gli animali. Perché a me, Holghina, aiuta tutti i giorni.

Scuola di scrittura. Alla fine questo corso un po’ mi ha delusa. Mi aspettavo qualcosa di più (da me? da loro?) o che scattasse maggiore empatia. Non so se continuare. Da una parte così mi sembrerebbe di aver sprecato solo tempo, di rimanere con un guanto bucato. Dall’altra non so quanto insistere, in termini di tempo, soldi. Debbo pensarci ancora un po’.

Ok. E a proposito di scrittura, oggi avevo bisogno di una bella full immersion. Scusate, cose così, ma tanto siete in pochi a passare da qui, per fortuna, e faccio pochi danni.

PS: è morto Mandela. Non è morto Pippo Baudo o un qualsiasi cantante, attore, politico, mimo, modello sconosciuto. Cosa vi torna a voi sarcastici del web a dover fare per forza i bastian contrari e i “diversi” snobbando o criticando chi ne parla? Dalla casalinga ai leader mondiali? Ma infastiditevi per altro, che di materiale in giro ce n’è assai.

La cometa Anais

In settimane come queste, in cui non vedo mio marito da 24 ore e tra un impegno e l’altro lo rivedrò tra altre 24 (ore sonno escluse) per 2 ore a cena, figurarsi che voglia ho di sentire i miei – e non solo – lamentarsi che non ci si vede mai o che non mi faccio mai vedere.
Ma da che parte state?
La mancanza non si soffre lamentandola e basta.

Something new, something old, something blue, something true

Eccomi, scusate la mia latitanza (se mai ve ne siete accorti) ma sono state settimane impegnative.
Belle settimane, brutte settimane. Specie l’ultima.
Al primo accenno di freddo io già sono raffreddata, alla faccia delle pere di Echinacea che ho iniziato a farmi già da settembre.
Il corso di scrittura procede a vele spiegate ed io mi sono arenata sul tema del mio racconto. Ero partita con un’idea, ma da un primo confronto in classe mi sa che devo cambiare tutto. Mi sa che non verrà granché… alla prima lettura mi hanno detto che sembra un misto tra Bridget Jones e Il Diavolo veste Prada… mica lo so se è un complimento. Qualcosa mi dice di no. Alla fine ne uscirà fuori una roba rosa (chiken books, cheek book.. boh non ho capito come si dice)… alla fine sò romantica, avrei preferito romantica alla Bronte, invece sono romantica spicciola.
Week-end prossimo me ne vo’ a Paris, per la terza o quarta volta, nella città dell’ammore, giustappunto, o nel mio amore di città.
Purtroppo questa volta l’atmosfera non sarà la stessa, perché l’unica cosa che riuscirò a pensare durante quei giorni è che doveva andare in modo diverso, e che ci dovevi essere anche tu.
Diego non c’è più, all’improvviso, e la vita è davvero stronza.

I dolori di una poco giovane Anais

E dopo i dolori fotografici, ci volevano quelli letterari.
L’esercizio di oggi non l’avevo proprio capito. Come sempre mi sono attenuta alle istruzioni, senza capire che si poteva anzi, forse si doveva, trascendere su un piano narrativo e inventare. Creare personaggi, ricordi e non ricordi falsi o verosimili. È questo il bello di scrivere, no?
Vabbè, non sono stata l’unica ad aver frainteso solo che almeno ad una mia collega è uscita fuori una poesia, a me decisamente neanche quella.
Per la prossima volta devo reinventarmi una favola. Urca, a proposito di memorie, chi si ricorda l’ultima fiaba letta o raccontata o persino vista. Penso che la quadrilogia di Winnie Pooh e le avventure del bosco dei 100 acri non valga. Però magari potrei rivederla per qualche spunto, chissà se al cinico va… oppure la voglia mela invento. Mh… mi sa non funziona proprio così.
Cavolo, stavolta è dura.

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Boring post x bored people

Questo è un post un po’lamentoso, vi avviso. Questa sera sono un po’annoiata e insofferente. È una serata noiosa, non ho altri termini per definirla, così come altre che mi capita di trascorrere. Volevo andare al cinema perché mi manca troppo ma alla fine non sono riuscita ad organizzarmi, così i 20 euro li ho mestamente dedicati alla benzina anziché ai Pop Corn unti che mi sognavo da ieri. Sono circondata da persone che vivono il loro tempo al meglio, non solo per lavorare… cene, aperitivi, film… mentre io non riesco mai ad organizzarmi un cazzo. Torno a casa e c’è sempre qualcosa da fare, da sistemare, i panni muffi in lavatrice, il cane e i peli che si intrufolano ovunque e le mie cene tutt’altro che golose. Se non sono a casa sono al locale, che mi piace per carità, ma alla fine anche quello è comunque lavoro, divertente ma anche faticoso, e per me alla fine mi sembra non rimanga poi molto. Non sono una forzata dei week-end (anche perché spesso lavoro!) dei locali, della movida. Mi basta poco per “divertirmi”, proprio per questo mi faccio ancora più rabbia quanto mi faccio abbattere dalla stanchezza o dalla pigrizia. Ma poi un giorno c’è un corso, un giorno ce n’è un altro, uno c’è un turno e non riesco a pensare di poter uscire dopo le 22 o le 23… io?? See e poi domani mattina a lavoro? O in piscina? E chi s’alza?
Però ecco, che palle. Oggi sono una noiosa casalinga annoiata, ecco. Con tanto di cardiganino alla Bree Van de Camp.

Per mettere un po’di pepe a questo post insulso vi parlo un attimo male dei miei vicini di casa: li odio. Vivo in un condominio di maleducati. Tra la psicopatica del piano sopra e le sue liti furenti con l’amante del catasto, la dirimpettaia sedata e il marito cafone che non paga il condominio, l’ingegnere dell’attico che s’è fatto un ascensore per cazzi suoi, quella del terzo piano che in 4 anni non ho mai mai visto. Pochi mesi fa sono arrivati dei ragazzi, al posto della lesbica che lavorava a Sky e il suo amico gay, un ballerino che ogni tanto ho pizzicato provare i balletti in calzamaglia nel cortiletto. Si sono presentati con odore di canne e braciolate per tutto l’isolato. E la monnezza sul pianerottolo. Poi però sono spariti pure questi o le rare volte che li becco non ti cagano manco di striscio. Non saluta mai nessuno, gran maleducati che non sono altro e mi fanno diventare tale anche a me ed è una cosa che non sopporto, ma a una certa mi son stufata di salutare l’aria.
Gli unici decenti sono una coppia con bambino del piano terra, tranne quando non rompono perché mi beccano sempre quelle rare volte in cui mi cadono 2 o massimo 3 gocce da quei 4 fiori rinsecchiti che ho sul balcone.
Ecco no per dire che magari in serate scojonate tipo queste potrei, che so, bussare a qualcuno. Ci facciamo due chiacchiere? Una partita a burraco? Non ci so giocare ma sono veloce ad imparare! Tiè, na cannetta?
E invece niente. Vabbè, fortuna che ci sono i libri, le serie TV, la musica e Holghina.

Anais Decadence

Poi ci sono giornate così, in cui a lavoro ti sembra andare tutto male poi riesci a recuperare la situazione e a volte ti rendi conto che non serve essere solo capaci, imparare nozioni, bensì capire le persone con cui lavori e saper trovare il modo giusto per interagirci. E in questi momenti mi rendo conto che forse il mio carattere così da buttar via non è e si può e si deve migliorare anche in questo.
Poi riesci ad uscire un po’prima x riparare il telefono e ne approfitti anche per vedere un po’ i tuoi, che si sentono sempre utili e considerati quando possono accompagnarti nelle tue commissioni.
Scopri un pezzo di nord europa proprio a Viale Marconi e ne approfitti per ricordare. Poi però ti rendi conto che questo pezzo di cuore ne ha portato via un altro xké la libreria Mondadori non c’è più, e sarà anche del Berlusca e cresciuta su illeciti, ma quando chiude una libreria per me è sempre un lutto, perché finché continueranno a nascere negozi di inutilità, seppur bellissimi, e cliniche per cellulari al posto della cultura, questa sì che è vera decadenza.

Assestamento

Queste prime settimane sono state un periodo di assestamento. Come la terra, scossa da un terremoto, deve riadattarsi a nuovi equlibri per tornare ferma o prepararsi a nuovi scossoni, così io. Mi sto riprendendo da una bella estate, dall’aver messo il naso fuori, dall’essermi fatta una bella doccia di buoni propositi e aspettative. Ma un terremoto c’è stato e qualche coccio rotto c’è. Ed ora non so se iniziare a rattoppare i pezzi, oppure aspettare la prossima scossa, perché poi ricostruire non è mai stato il mio forte, così come la pazienza non può dirsi una delle mie virtù.

Ricominciare

La strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni… o giù di lì. La prima settimana di rientro è già quasi finita, e a me per certi versi sembra di non aver staccato mai questa volta, sicuramente complice la tecnologia. O almeno, il mio modo di viverla.
Come si suol dire, settembre è il mese dei buoni propositi. Mi metto a dieta, rinizio la palestra, voglio avere più cura di me stessa, voglio passare più tempo con i miei amici, coltivare di più le mie passione e bla bla bla.
Ma la vita che mi sono scelta negli ultimi tempi è un pochino complicata, anche piacevolmente complicata, per cui già so che non ci sarà molto tempo e molto spazio per portare a termine questi propositi.
C’è stato un tempo, un momento bellissimo ma sempre più lontano, in cui questo è stato possibile.
Ma inutile girarci attorno, il 2013-2014 si prospetta come un nuovo anno bello carico di lavoro e di impegno, e per certi versi sicuramente meglio così.
Solo come tutti voi vorrei avere piu tempo. Per tutto, per me, per stare meglio. E poi sapete per cosa? Mi sono accorta che mi manca la mia città. Vivere rilegata in un quartiere, con i soliti posti, i soliti locali, le solite abitudini, inizia a starmi stretto.
Mi manca esplorare, conoscere nuovi posti, mi manca il centro, mi manca persino il vecchio quartiere dove lavoravo da cui era possibile raggiungere tutto.
Ecco allora forse questo potrebbe essere il mio proposito. Che sembra semplice, e no lo è affatto. Stupirmi per ciò che mi circonda, cambiare prospettiva, angolatura. O forse mettermi un paio d’occhiali.

E ti pareva

In un anno in cui stranamente ti senti leggermente più in forma del solito, ci mancava la classica parente di settantesimo grado che appena ti vede ti fa:
“Uh caruccia, è il primo? A che mese stai?”.

Odio i paesi!

Diario estivo

Ok il bagno l’ho fatto, il sole l’ho preso, il libro l’ho letto, il giornale l’ho finito, il gelato l’ho mangiato, i capelli li ho spicciati… e mo?!

Il brutto del mare, per chi come me non riesce mai a star ferma e già pensa a quello che farà domani, è che la noia arriva troppo presto e solitamente quando inizi già a sentirti bruciacchiata nonostante la protezione 30 (la piaga di noi carnagione chiara).
Che annoiarsi ok, ogni tanto fa anche bene, ma perché le ore al mare mi sembrano sempre un po’sprecate, anche per la noia?

Poi, vedere in giro milioni di panze e ragazzini, figli persino di quelli che tu hai visto ancora nelle pance delle madri, mi mette un enorme senso di ansia. Vedere poi quello che fanno gli adolescenti e che facevi anche tu, in un tempo che a te tutto sommato non sembra neanche così lontano, innalza la nostalgia a livelli da bandiera rossa.

Già, il bello e il brutto di tornare ogni anno negli stessi posti, dove “tutto cambia… eppur uguale” (C. Pavese).

Ps: la settimana enigmistica!!!! Come ho potuto dimenticarla!

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