Diario di Mamma Anais #2

Ecco, tutto mi sarei immaginata nella vita, arrivata alla soglia dei 40 anni, di ritrovare a commuovermi di fronte al quasi sorriso di mia figlia che ha appena un mese.

Non voglio fare o essere una mamma appiccicosa, di quelle che una volta diventate madri non parlano d’altro o ti dicono che quello che è l’amore vero, come se tutto ciò che hai fatto o provato prima non fosse nulla.

Però il primo mese di vita con il tuo piccolino è un’altalena continua di emozioni, anche di nervosismo e disperazione, però quando lei sta bene, ti quasi sorride o guarda o è tranquilla… beh sì, è davvero tanta gioia e tenerezza.

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Diario di Mamma Anais #1

Dopo un mese oggi è il primo pomeriggio che passo da sola con mia figlia. E Holga ovviamente che, a parte qualche momento in cui richiede più attenzioni o mette gli occhioni da randagina, sembra aver preso piuttosto bene il nuovo arrivo, pianti notturni compresi.

Quindi al momento è da circa un’ora che sono più o meno immobile sul letto, con la frugoletta che oramai supera abbondantemente i 4 kg, spalmata addosso. A breve inizierà a piangere per la fame. Le giornate sono più o meno uguali, dettate da come gira alla gnappa. Che, sostanzialmente, ha sempre appetito, a volte resiste due ore, raramente 3, spesso una. Tra questi momenti spesso dorme, ma solo tra le braccia di qualcuno, appena la metti giù scende l’apocalisse in 3 minuti. Poco a poco cercheremo di abituarla ma non è semplice. Tutti consigliano di non “viziarla”, di non farla dormire con noi che è la fine… ma non è semplice perché dopo una giornata intera appresso a lei e notti complicate che non sai mai quando potrai chiudere gli occhi, faresti qualsiasi cosa pur di dormire. Ma non dormirai mai più come prima. Mai più.

Spero che prima o poi superi questo distacco, comunque so che prima o poi rimpiangerò questi momenti di appiccicume cui, tutto sommato, mi sto abituando.

Per il resto sono un po’ annoiata, guardo un sacco di TV, serie a non finire, a leggere riesco poco, quando ho le mani libere cerco di sistemare un po’ o sistemarmi io. Riusciamo a farci una passeggiata più o meno tutti i giorni, ma solo qui intorno. Fare “shopping” in Farmacia, dai cinesini o all’IN’S sono le mie botte di vita.

Ieri sono scappata un’ora da Euroma per comprare un po’ di vestiti più pesanti perché molti ci hanno regalato tutto per quando sarà più grande e ieri per farla uscire con il vento è stata una piccola tragedia perché non avevamo nulla di pesante con cui coprirla. Le ho comprato un sacco di cose… lo so, esagerando come sempre. Ma penso sia l’euforia dei primi tempi e non voglio colpevolizzarmi più di tanto. Sono diventata Amazon dipendente.

I miei vengono sempre quando Massi non c’è, il che mi aiuta molto ma mi fa sentire diversa visto che sono sempre stata abituata a stare sola e fare da me. Tanti amici e parenti sono venuti a trovarci per conoscere Bubi, tante festicciole per lei…

Io nel frattempo sto lievitando, aimè. Sono riuscita a contenere il peso in gravidanza, non eccedendo granché tant’è che appena tornata e con l’avvio dell’appartamento ho perso subito un sacco di peso e tutta quella ritenzione che mi aveva resa gonfia un po’ ovunque.

Ma nelle ultime settimane non riesco a smettere di smangiucchiare. Perché sono annoiata, esco poco e mi illudo che concedermi questi strappi mi sollevi il morale ma non è così. Devo stare attenta, cercherò di darmi una regolata. Da ieri ho provato a fare qualche piccolo esercizio, non è facile visto che a parte qualche sguazzata in piscina ad agosto e i giri del quartiere, sono 9 mesi che non mi muovo. Pian piano cela farò, non devo avere la fretta che mi contraddistingue.

È incredibile come la gravidanza incida massicciamente sul corpo e i bioritmi di una donna. Da 10 mesi non ho il ciclo né so quando tornerà ma dopo il parto – ah già, il parto… – continuo comunque a sanguinare… i punti dovrebbero essere saltati ma ancora non mi sento del tutto apposto… e poi il seno. Sono felice di poter allattare senza troppo dolore, ero così spaventata. Ma questo seno enorme è una cosa che proprio non sopporto e mi spaventa l’idea che possa non tornare apposto.

Prima o poi riuscirò a tornare dal parrucchiere e non avere più i capelli da nonna Berarda. Da sola cerco di curarmi quanto posso, ogni tanto mi trucco o mi pistro i capelli anche se sono in casa perché non voglio vedermi sciatta. Alcune abitudini cerco di mantenerle anche se mi fa strano rinunciare a tante cose che prima mi sembravano fondamentali. Mi vesto sempre uguale, tante cose ancora neanche le ho recuperate dai lavori ma tante comunque ancora non mi entrano e chissà quando potrò tornarci dentro. Tutti i miei fondamentali accessori, anelli, collanine ecc… tutto inutile ora perché potrei ferirla o lei ci si attacca.

Scusate lo zibaldone… penso che tornerò spesso a sfogarmi qui, quando avrò le mani libere 😉

One month after…

E così sono mamma.

È passato fin troppo in fretta questo primo meraviglioso, terribile e rocambolesco primo mese. Il 21 settembre alle 21.30 è nata la mia piccola Vittoria, ed ovviamente ora niente è più come prima.

Sono stati giorni intenisissimi ma anche molto duri. Non è facile passare dalla totale indipendenza alla totale dipendenza che questo piccolo esserino ha nei miei confronti.

Essere madre è qualcosa che fino a poco tempo fa non mi interessava affatto e credevo non mi sarebbe mai capitato. E ancora non mi capacito di esserlo diventata. Sono molto spaventata e impreparata da ciò che mi aspetta. Consigli, ragguagli, racconti, molti dei quali ansiogeni, si sono accavallati nei mesi. Io cerco di prendere il buono ma di fare il più possibile di testa mia.

È strano come io, che soffro da sempre di manie di controllo e aspirazioni perfezionistiche, stia accetando di buon grado di essere una mamma splendidamente imperfetta. Insicura e imperfetta. Sbaglio a comprare i vestiti e a vestirla, metto pannolini al contrario, esagero con salviette e pasta fissan, salto sistematicamente almeno un bottone automatico ad ogni cambio e non riesco a far passare la testa dai body, appena posso la ammollo in braccio a qualcuno, ho optato per l’allattamento misto, la faccio dormire con me, appiccicata a me e appena piange la prendo subito in braccio.

Ma da qualche giorno io e Vittoria ci guardiamo tanto negli occhi e penso che ci stiamo simpatiche e ci amiamo ogni giorno un po’ di più. Nelle nostre dolci e reciproche imperfezioni, con la voglia di crescere insieme.

Ps: appena posso vorrò raccontarmi la mia gravidanza e darvi qualche dritta;)

Counting down

Tipiche giornate da quiete prima della tempesta… il tempo stringe e ogni giorno che nasce e ogni sera che inizia ci si interroga se sia la volta giusta. Si vive sul chi va là, nell’incertezza e nell’incosapevolezza di cosa ci aspetti davvero.

Sì, sono davvero giornate strane… che cerco di occupare in vario modo. Casa in questi giorni è praticamente (quasi) perfetta perché non faccio altro che pulire e sistemare. Di là anche è tutto più o meno pronto. Spolvero, faccio lavatrici, risistemo gli armadi, faccio e disfaccio scatole, faccio e disfaccio spesa.

Poi cerco di prendermi cura di me perché tutti dicono che non lo farò più per un bel po’… tra poco vado a prepararmi l’ennesimo bagno, ho comprato dei sali da bagno di marca e anche quelle bombette frizzanti… adoro circondarmi di profumi e cospargermi di creme. Ho ricomprato il mio costoso fondotinta preferito, cerco dk farmi manicure e pedicure, maschere viso ma di andare dall’estetista non ho proprio voglia. I capelli sono un po’ allo stato brado e purtroppo ho già parecchia ricrescita ma dubito di riuscire ad andare prossimamente e dovrò tenermeli così…

Se solo la smettesse con questo caldo, visto che è più fastidioso ora che ad agosto, mi sentirei molto meglio.

Insomma, sono più o meno pronta, quindi?

Goodbye, summer 2018

Da che ho iniziato le scuole, credo sia il primo settembre della mia vita in cui non dovrò tornare a studiare, all’università, al lavoro. È strano ma anche molto bello, visto quanto io da sempre odi i ritorni a lavoro, alle responsabilità, alla solita routine… anche se mi aspetta probabilmente qualcosa di ancora più faticoso, difficile da spiegare.

Sono davvero giornate strane, in cui si vive un po’ l’incognita di cosa potrà o meno accadere. Oramai sono 3 settimane e oltre che sono a casa, a riposo. Calcolando che il primo giorno ho avuto un attacco di tachicardia, questo la dice lunga su quanto sia abituata a riposarmi… E di fatti, nonostante siano rari i pomeriggi senza riposino, ogni giorno cerco di inventarmi qualcosa di diverso da fare, cosa che il più delle volte si rivela al di sopra delle energie del momento.

Ieri era una di quelle giornate in cui mi sono svegliata un po’ storta e sfiancata ma per fortuna il pomeriggio mi sono ripresa e ho voluto dare un bel saluto a questa estate con una bellissima passeggiata romana trasteverina, tra i miei luoghi preferiti.

Non so spiegarvi ma ho provato una sensazione strana, come se stessi salutando la vecchia me attraverso alcuni dei luoghi a me più cari, i luoghi della giovinezza e della spensieratezza diciamo… ultimi momenti di leggerezza e solitudine prima di diventare qualcun’altra.

Ieri pomeriggio poi Roma era bellissima, con una luce calda e colori avvolgenti, meno sporca e meno asfissiante del solito. O forse ero io che la stavo guardando con occhi diversi. Ne avevo bisogno.

In questa lunga estate non particolarmente calda (quel che è giusto è giusto), io e il cinico abbiamo parlato tanto, su cosa accadrà e cosa cambierà. Paure, desideri, buoni propositi. Passeggiando, tra una cena e una colazione, un’uscita con Holghina, una gita in macchina. Sarà una delle cose che più ricorderò di questa estate e che forse mi mancherà.

Sono i giorni più duri e probabilmente i più faticosi, eppure forse vorrei che non passassero così in fretta. Soprattutto, vorrei non dimenticare, sopraffatta da tutto ciò che poi accadrà ancora più velocemente.

Riflessioni a margine di un’estate

E anche questa estate sta quasi per finire, almeno per molti che sono già tornati a casa o a lavoro o lo faranno almeno da lunedì. Certo li voglio proprio vedere ad una scrivania quelli che si sono fatti dalle 4 alle 6 settimane più o meno alternate quest’anno…

Di questa estate 2018, un po’ diversa dal solito, posso dire che

– come al solito ho speso soldi in tubetti di solari che puntualmente uso per meno di un quarto e poi il prossimo anno, dicono, la protezione non vale più

– ho un’abbronzatura leggerissima, come al solito tendente alle macchie solari. Come ogni anno, invidio e non mi spiego il fenomeno di quelle con un’abbronzatura marroncino-bronzea uniforme, praticamente integrale

– i miei capelli sono da giorni una massa informe. Ho deciso alla fine di tagliarli tornando ad una sorta di caschetto perché erano diventati troppi e ingestibili. Provo a farli di quel friseé mossetto che va tanto di moda ma paradossalmente, pur avendo i miei capelli la struttura di un pneumatico Michelin, non mi reggono. Provo a legarli ma la coda ancora viene male. Un tormento.

– stare a casa senza far nulla non è il massimo ma alla fine anche all’ozio e al riposo ci si abitua. Bisogna solo cercare di non farsi prendere troppo dall’accidia.

– credo sia il primo anno in cui non ho fatto manco mezza giornata o mezzo bagno al mare. La piscina domenica chiuderà e mi dispiace molto perché è quanto di più sportivo riesca a fare al momento. Mi viene voglia di approfittare della calma di questi primi giorni di settembre per andare al mare, ma non so se cela farò.

– questa estate avrò cucinato sì e no 3/4 volte. Mi è preso un rifiuto per i fornelli e i cibi caldi, persino la pizza mi ha stufato. In compenso ho divorato quantità industriali di ghiaccioli e polaretti.

– mi è mancato un po’ di shopping frivolo da donna tipo borsette, accessori. Ho comprato ben 7/8 paia di sandali questa estate per poterne indossare solo due e la metà forse il prossimo anno neanche le guarderò.

– questione foto estive. Sono la prima a pubblicare diverse foto quando viaggia, anche se oramai per scelta da anni prediligo instagram e su Fb tendo a non mettere più nulla, e a scorrere con curiosità i vostri album specie se si tratta di posti in cui non sono mai stata e mai forse andrò. Ecco, il che è anche un po’ il bello di un certo tipo di fotografia. Ma non pensate che forse botte di 100 foto – a volte al giorno – la metà identiche o zeppe di vostri selfie col doppio mento siano eccessive? Voi direte, non le guardare… e infatti non lo faccio e come me credo tanti altri perché il troppo stroppia per tutti, ma allora perché lo fate? Davvero alla 101ma foto non capisco. E io ne faccio di foto eh… anche a rischio a volte di perdermi dei momenti per dare priorità alle foto. Per non parlare di foto di famiglia e bambini. Perché pubblicate tutte queste foto dei vostri piccoli? Fateci vedere come crescono e che stanno bene, ma non necessariamente ogni giorno, ogni ora… teneteli in braccio al posto del cellulare!

– infine, a parte qualche eccezione, continuo a pensare che l’estate non sia invece la stagione in cui rendiamo di più. Se non sei giovane, bello e magro, i tuoi difetti sono constantemente sotto gli occhi di tutti. Piedi grossi e gonfi stretti in sandali improbabili, panze che premono dalle canottiere, gente bianchiccia oppure esageratamente e volgarmente nera, con solchi di rughe in evidenza. Trucco più acceso nonostante in teoria non serva, pelle matida di sudore, puzza, abiti chiazzati. Ragazzette con short improponibili che scoprono tutto ciò che invece sarebbe meglio coprire, persino i bambini per via del caldo devono andare in giro con vestitini che sembrano più simili a pigiami, per non parlare di chi li manda proprio in giro nudi in spiaggia, e scarpette plasticose. Per carità, sti cavoli e ci mancherebbe, io sono la prima tutta difettata. Però ecco, rendete meglio dall’autunno in poi, fidatevi.

Ora, quando arriverà l’autunno, oltre alle giornate già più corte?

Riflessioni a margine di un ultimo compleanno

Sta finendo anche questa settimana, le ferie, agosto, i trentanni…

Ieri il mio compleanno devo dire che è volato, e ora inizia il countdown verso i famigerati 40…

Non so, in generale non mi sento né mi vedo ancora con tutti questi anni addosso. È vero che tante cose e tante abitudini sono cambiate. Non mi piace andare a dormire troppo tardi né svegliarmi a mezzogiorno, cosa che neanche mi riesce. Non vado per feste né locali, non mi strafogo di schifezze e alcol. Non ho una gran vita sociale e sono piuttosto dipendente da serie tv, libri e silenzio. Sono forse più i sabato che resto a casa che quelli che esco, le uscite infrasettimanali manco le contemplo, specie quando faccio sport a pieno ritmo.

Ecco, se tutto ciò vuol dire avere 40 o più anni, allora ci siamo.

Per altro mi sento invece ancora una giovincella. Sono sicuramente ancora una figlia viziata, sono pigra, un po’ egoista. Sì Vedo la mia faccia con un bel po’ di rughe, curo il mio corpo male nel senso che potrei fare molto di più, coccolarmi con trattamenti specifici e via discorrendo ma sono discontinua. Ho ancora tantissime questioni aperte con me stessa. Non mi accetto in tutto e per tutto, perennemente insicura, a volte rancorosa, paranoica, facilmente irascibile. Lunatica, cambio umore spesso, nel bene e nel male. Perennemente in conflitto con il mio lato esteriore, con la mia famiglia, con il lavoro.

Ho rimpianti e qualche rimorso.

Vado d’accordo con sempre meno persone o mi interessano poco i rapporti finti. Ma a quei pochi che ho cerco di dare tutta me stessa ma nel mio modo, che a volte ammetto essere un po’ spigoloso. Con alcune critiche oramai ho imparto a convivere, altre probabilmente non le accetterò mai, specie quelle che mi creo nella mia testa. Mi piacciono le sorprese, stupire e stupirmi. Mi piace essere coccolata, amata, prendermi cura di me con le giuste attenzioni, i viaggi uh quelli sì e diciamo ancora alle crociere non sono arrivata.

La mia vita mi piace, mi piace quello che ho, so che sono fortunata per questo ogni tanto ho paura di perdere tutto. Persino ho paura della morte cosa a cui ora, a quasi 40 anni, penso molto di più.

Quindi forse sono davvero quello che sono, una quasi quarantenne, quasi risolta, quasi donna, quasi… ma una cosa la so. Mi voglio bene e cercherò sempre di prendermi cura di me, perché è il primo e unico passo per prendersi cura degli altri.