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Anais smoker

Va bene, parliamo del fatto che ho ricominciato a fumare. Buuuu per me, sì ok. E buuu per quella cazzata di libro a sto punto. No, non è vero, per 4 anni e durato. Il fatto è che è un periodo un po’così, e l’aver ricominciato a scrivere a lavoro ha fatto un po’quadrare il cerchio. E ora mi sono riappropriata di alcuni momenti che so solo io quanto mi sono mancati. Dare inizio ai lavori con un po’di nicotina in corpo, revisionare dei testi o rileggere le cazzate che scrivo qui tra una boccata e l’altra, la sigaretta post prandiale o dopo una riunione fiume o quando qualcuno mi fa arrabbiare. (no quella post orgasmica x ora lasciamola da parte). Il gusto del fumo mischiato a un buon bicchiere di vino e alle confidenze tra amici o una sana sigaretta a conclusione di giornate impegnative e per raccogliere le idee.
Sì certo ne ho fatto a meno per tanto, e avrei dovuto e potuto continuare. Certo non mi faceva schifo avere i vestiti e i capelli sempre profumati o avere più soldi in tasca. Cerco di moderarmi ma non posso certo definirmi, al momento, una fumatrice occasionale. Non lo so, forse passerà, anche se smettere non è stato affatto facile e doverlo rifare non mi alletta gran che. Forse sono una debole, come mi ha detto mio padre e forse la verità vera è questa: che dopo un anno da leoni ho avuto bisogno di un cedimento. E dato che se continuo ad ingrassare potrei incappare in ben altri problemi e tutto sotto controllo non riesco a tenerlo, concedetemi, tra i tanti, anche questo difetto. Ne ho bisogno. Non del difetto, ma di non sentirmi giudicata anche per questo. Devo solo non farmi beccare da mia suocera, che mi fa più paura dei miei genitori a 19 anni, quando mi accompagnarono al primo esame e, tornando indietro per farmi una sorpresa, mi beccarono con la bionda in bocca. E il primo pezzo del puzzle di insana e improbabile perfezione, si staccò.

E poi a breve inizio sto benedetto corso di scrittura e mi sale l’ansia. Chi me l’ha fatto fare!

Quel giorno

E alla fine quel giorno è arrivato… quello prima del rientro delle ferie. Tre settimane sono tante, eppure volano sempre. Se poi le ultime ore ti trovi a trascorrerle tra antidolorifici e cerotti hi-tech perché, maldestra come sono, sono caduta in una buca, alla fine forse meglio ricominciare. Rialzarsi, sgrullarsi la polvere, e ricominciare. Già, perché settembre alla fine è il mese in cui tutto ha rinizio, si ricomincia, altro che gennaio… e io a ricominciare ho sempre qualche problema. Poi quest’anno, complice davvero una bella estate, sia romana che estera, la ripresa delle attività full time mi pesa un po’… Da una parte sono curiosa per ciò che il nuovo lavoro mi riserva con l’anno nuovo, dall’altra so che non sarà affatto semplice conciliare il tutto…
Ma stavolta il motto del nuovo anno sarà: come se non ci fosse un domani. Vivere tutto al massimo e soprattutto al meglio, cercando di non arrabbiarsi e prendere tutto di petto ma, parola d’ordine, leggerezza.
Amo la mia vita, la mia casa, i miei amici, le mie cose.
Quest’anno mi ha insegnato molto e dato tanto. Per il prossimo, so che lo dico sempre, ma auspico un ulteriore cambiamento. Perché cambiare è vivere è fare esperienze, scoprire… È come viaggiare stando fermi.
E la mia destinazione per il prossimo anno io già l’ho decisa. E voi?
Buon nuovo anno a tutti!

Diario irlandese – flying

Le attese negli aeroporti sono snervanti. O perché non vedi l’ora di arrivare o perché alla fine della fiera aspetti solo il momento di stenderti nel tuo letto, rivedere i tuoi per i racconti e i regalini delle vacanze, e… dormire.

I voli all’alba della Ryan poi sono terribili, eppure è la prima volta che mi capita un aeroporto così vivo e operativo sin dal primo mattino. Negozi (una cifra!!) aperti, un sacco di gente. Non so voi ma io all’aeroporto ho sempre un po’ d’ansia: ansia di aver dimenticato qualcosa, che la valigia non vada bene, sia pesante o non entri in quei cazzo di alloggi di ferro, o peggio ancora che il volo venga cancellato.
Per questo, nonostante il più delle volte viaggi solo con bagaglio a mano, arrivo sempre decisamente troppo presto e ingannare l’attesa è snervante. Finisci x girare alla cieca, attratta da finte offerte duty free, poi magari a qualcuna abbocchi oppure ti spari le ultime cartuce caloriche in qualche mega mix grasso di cioccolatini. Così, tanto x addolcire il rientro, sperando che queste calorie alla fine non contino, e comunque la dieta si ricomincia a settembre. Come tutto del resto.
Fate buon viaggio.

PS: e comunque nell’ansia di non svegliarsi alle 03.00, essere traumatizzati all’una di notte dall’allarme antincendio dell’hotel non è il massimo. Nel panico generale e intorpiditi dal sonno, poi si è scoperto che era scoppiato un tubo e la hall praticamente era mezza allagata. Come dice sempre mia madre in tema vacanze: sono cose che possono capitare. Sì, giusto ad Anais.

Diario irlandese – the best

In procinto, aimè, di ripartire e rientrare nelle terre italiche, ecco una mia personale lista – non proprio shortest – di best places in Ireland, non esattamente in ordine di preferenza:

1. La natura selvaggia e sconfinata delle Cliffs, laddove terra, mare e orizzonte si fondono in un abbraccio infinito.

2. Un tuffo nel passato rivoluzionario, percorrendo la lunga Falls road a Belfast, sulle tracce di Bobby Sands, tra targhe commemorative ancora sporche di sangue e murales che gridano giustizia e indipendenza.

3. Il fascino di alcune caffetterie, come il Kangoo bar a Belfast, dove il tempo sembra fermarsi e i dolci fatti in casa sono qualcosa di straordinario e i padroni son spesso disponibili a darti suggerimenti e consigli di viaggio.

4. Un giro nella storia della vecchia Marsh’s Library, dove ogni vero amante del libro dovrebbe andare almeno una volta nella vita, per immergersi in quell’odore di antico e magnificienza.

5. Una vera Guinness nel Kelly’s Cellar di Belfast, uno dei pub più antichi d’Irlanda, sede della lega degli Irishman Repubblicani.

6. La baia di Galway, con i suoi paesini a picco sul mare, la costa frastagliata e le mucche chiazzate a fare da guardiane.

7. Il piccolo swiss cottage, immerso nella radura di Cahir, a pochi passi dal castello. Un vero piccolo gioiello custodito con cura, dove farsi un’idea di quanto fossero eccentrici i nobili inglesi.

8. La torta brownie più buona di tutti i tempi, mangiata in un piccolo bistro bio in Camden street, nel quartiere Liberties di Dublino.

9. Il minuscolo mercato vintage, nascosto nel cortile di un palazzo di mercanti eccentrici a Blockrock, nel sud di Dublino.

10. Lucy’s Lounge a Dublino, il negozio vintage più figo mai visto, dove se vuoi puoi cucirti da sola gli abiti riciclando stoffe da vecchi vestiti, l’assortimento di borse fa spavento e poi ci sono 2 cani dolcissimi a fare da graditi ospiti.

12. I magazzini Penneys: se possibile ancora più a buon mercato di h&m con qualche chicca in più, e con le casse in fila stile grande magazzino americano.

13. Il fanastico e accogliente B&B Tira na nóg a Cashel: immerso nella campagna, calmo, kitch. Quello che ci vuole per fare un viaggio in una dimensione fuori dal tempo e da tutto.

14. Un single espresso vista porto di Howth, con il sottofondo dei gabbiani e l’odore forte di mare.

15. I gruppetti folck-grunge per le strade di Dublino, che diffondono musica per tutta la città e sono decisamente migliori di quelli venduti nei gift shop. Su tutti i Mutefish.

16. Una passeggiata nel cimitero celtico di Limerick, quello dietro la cattedrale, dove ti sembra di camminare tra i tetti del quartiere operaio, come se fossi nel bel mezzo di Mary Poppins.

17. Gli autogrill tra Belfast e Dublino… davvero accoglienti e ben forniti… specie se ti trovi a doverli bazzicare 3 volte di seguito nella stessa tratta, perché arrivati a Dublino ti accorgi di aver innavertitamente lasciato le valigie all’albergo di Belfast. 🙂

Diario irlandese – oddities

Manca poco al triste rientro, ancora un’ultima giornata piena da trascorrere sulla costa Dublinese, perché di pub, negozi, calca e souvenir, ci siamo un po’stufati.

Ecco una piccola Anais lista delle cose più strane dell’Irlanda che più mi porterò dietro:

– Le migliori patate fritte, tagliate a mano, mai mangiate e mai così ben digerite;
– nei ristoranti non si usano tovaglie, solo posate – che quindi ti ritrovi a poggiare sul tavolo pulito chissà quando – e un misero tovagliolo di carta che si unge solo a guardarlo;
– mai una fila al bagno delle donne, incredibile;
– i semafori rossi che si sta fermi noi pedoni e loro macchine;
– la domanda di rito in ogni caffetteria: to stay or to go?
– l’enorme varietà di schifezze nelle grocery, tra cioccolate e caramelle, da non riuscire a scegliere persino io;
– riuscire a vedere nella stessa città, con lo stesso tempo, ragazze in infradito e ragazze con gli UGG, in canotta o con l’eskimo;
– l’onnipresente cipolla: a spicchi, a crema, tritata, camuffata… everywhere;
– le macchinette dei bus contasoldi: che se non li hai giusti ti danno una ricevuta per il resto che avresti dovuto avere… ma non avrai;
– l’usanza – graditissima – del bollitore con nescafé e tè in ogni albergo e stanza, dal 4 stelle al ciofeca;
– certi veri pub dove x tracannarti e sostenere le pinte, oltre sacchetti di patatine (all’eterna cipolla) non trovi altra cibaria;
– la tab water, che se ho capito bene è la nostra equivalente acqua del sindaco, nella variazione acqua da tavola;
– i due lavelli da cui è impossibile miscelare acqua calda e fredda.

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Diario irlandese

Eccomi nella bella, verde, tormentata, ventosa e piovosa Irlanda. Siamo qui già da 5 giorni, che ovviamente sono volati, anche perché di cose ne abbiamo viste e fatte davvero assai. Pub dai banconi di legno enormi e gocciolanti Guinness e per lo più battuti da vecchi ubriachi e amanti del football, perdere lo sguardo nell’infinito verde, tratteggiato qua e là da qualche mucca e pietra celtica, bagnarsi con la brezza che sale dall’Atlantico, lanciando lo sguardo nei panorami mozzafiato delle Cliffs of Moher. E poi castelli, un po’ ovunque, le spiagge solitarie delle Aran, i localetti di Galway, i cimiteri tra i comignoli delle case di Limerick.
Sì, è davvero come cela si aspetta l’Iralanda, non delude, se non forse per le cittadine davvero piccole e pressoché morte dopo le 18 di sera.
Mi piacciono gli irlandesi. Sono persone che la pagnotta, come si suol dire, se la devono davvero guadagnare di brutto. Niente gli è regalato, sempre in lotta, cinici, pessimisti, pronti al peggio ma molto più gentili di tanti altri popoli. Sono belle le loro case, villette dai giardini stupendi o casupole basse basse e minuscole, in mattoncini ancora stile anni ’20. Ti aspetti di vedere una fabbrica di lì a pochi metri, una ciminiera che sbuffa sudore, ma non sene sono viste. In effetti ci chiediamo di cosa campino in certi paesini.
Anche le ragazze mi piacciono. Nel loro essere decisamente più sciatte rispetto alle antagoniste inglesi – stilose e impeccabili – sembrano più sincere, forti, sicure e meno femminelle. Anche i negozi da femmina sono decisamente molti meno rispetto al resto dei posti dove sono stata.

Unica nota negativa – se così si può dire – gli onnipresenti italiani, che la crisi la crisi ma teli trovi sempre ovunque e sempre a parlare di cibo e soldi, con le Geox e le risate grosse.
Alla fine tra i turisti ci sono pure io, per carità, ma almeno ci provo a fare qualche itinerario diverso. E a non indossare K-way ridicoli!

Domani ci aspetta una bella traversata: Galway- Belfast sono piu di 300 km. Si sale al nord. Si sale nella storia e nel cuore pulsante di questi rivoluzionari dai capelli rossastri. E si cambiano le sterline. Fuck UK!

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PS: se non mi risentite, venite a cercarmi in questo chioschetto a Innis Mor!

Diario estivo

Ok il bagno l’ho fatto, il sole l’ho preso, il libro l’ho letto, il giornale l’ho finito, il gelato l’ho mangiato, i capelli li ho spicciati… e mo?!

Il brutto del mare, per chi come me non riesce mai a star ferma e già pensa a quello che farà domani, è che la noia arriva troppo presto e solitamente quando inizi già a sentirti bruciacchiata nonostante la protezione 30 (la piaga di noi carnagione chiara).
Che annoiarsi ok, ogni tanto fa anche bene, ma perché le ore al mare mi sembrano sempre un po’sprecate, anche per la noia?

Poi, vedere in giro milioni di panze e ragazzini, figli persino di quelli che tu hai visto ancora nelle pance delle madri, mi mette un enorme senso di ansia. Vedere poi quello che fanno gli adolescenti e che facevi anche tu, in un tempo che a te tutto sommato non sembra neanche così lontano, innalza la nostalgia a livelli da bandiera rossa.

Già, il bello e il brutto di tornare ogni anno negli stessi posti, dove “tutto cambia… eppur uguale” (C. Pavese).

Ps: la settimana enigmistica!!!! Come ho potuto dimenticarla!

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Siesta longa

Finalmente ferie, relax, pensieri sparsi, letture, scritture, fotografie, musica, film, serie tv, casa, casa al mare, tempo lento, aperitivi, birre fredde, pizza, sole, (poco) mare, shopping, librerie, jazz, solari, smalto davanti la tv, divano, orologi fermi, e poi Irlanda.

Buone vacanze a tutti!