Visioni d’estate

Estate di visioni un po’ vintage. Ho più volte espresso il mio dramma personale da quando hanno chiuso Megavideo: gli altri siti emulatori sono infatti molto poco affidabili e il più delle volte ti lasciano con 40 mega di file, con filmati che si interrompono si e no dopo la sigla.

Così sto dando fondo alla riserva personale, con repliche a go go dei miei ever the best (CSI, Criminal Minds, Sex and The City, Cold Case) che mi fanno compagnia mentre lavoro, in più piluccando anche nella gran riserva di papà.
Sono tornata niente meno nella fase Law & Order Special Victim Unit.

Si può dire che in effetti in casa mia siamo diventati tutti un po’ maniaci seriali dopo aver conosciuto Benson e Stabler. Quella sigla indimenticabile, la grafica sgranata e pacchiana, i colori giallognoli, gli abiti sgraziati e quelle storie cupe di un’America lontana ma così reale.

Però cazzo, è il serial con i protagonisti più brutti della storia!
(Per non parlare della voce ovattata del Capitano, seconda a fastidio solo a quella di miss Fletcher!).

Deliri d’agosto #1 (Il più grande spettacolo…)

Ma nella frase della canzone di Lorenzo “il più grande spettacolo dopo il Bing Bang siamo noi..che ci sbattiamo forte” l’atto in sé è inteso come sbattimento di palle o sbattimento sessuale?
In entrambi i casi, non vi sembra quanto meno poco elegante?

Ma perché chi scrive ste minchiate è ricco e famoso e io e voi no? Ah no già ma xké aveva scritto anche “Bella” “Sei come la mia moto” “Gimme five”. Ah già ma era giovane ora si è evoluto, impegnato e mangia Bio.

Comunque, come ha detto il mio amico Analogico Urbano, per fortuna che le Olimpiadi le hanno fatte a Londra, altrimenti non oso immaginare chi avrebbero fatto cantare. Di questi tempi…

Ferie d’agosto cittadino

Che la città si svuoti ad agosto è ormai un falso mito. Forse nei tempi del Boom, nei rampanti anni ’90. Ora, che sia colpa della crisi o della globalizzazione, Roma è un brulicare continuo di genti e folle, dal mattino sino a tarda notte. Il centro è un nugolo di calore e sudore emanato dalle centinaia e centinaia di avventori in canotte per le tavernette trasteverine, e i negozi che chiudon le serrande son sempre meno e per meno tempo.

Che la città un po’ si svuota tene accorgi semmai dal tuo quartiere, specie se ti ritrovi a vivere al confine con una delle vie residenziali più belle della zona, abitata da ricchi borghesi e parvenue, che si divideranno tra mete esotiche e casette al Circeo.
Tutto sembra più calmo, le vie libere, i parcheggi facili, i poche negozianti ancora aperti stranamente piu gioviali e disponibili del solito.

Forse perché fino ai vent’anni inoltrati ho avuto la fortuna di non trascorrere mai un agosto pieno a Roma, ma ultimamente non disdegno rimanermene qui, e non invidio affatto chi si accalca in spiaggie affollate. Mi piace svegliarmi lentamente, portare Holga al parco non gremito di cani prepotenti e quindi permettermi anche di leggere un po’ o iniziare a progettare il futuro.
Il famoso settembre è sempre più alle porte, e quando per tutta questa lentezza non ci sarà più tempo, vorrò avere la certezza di averne goduto il più possibile.

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Vuoti a rendere

Ho iniziato a familiarizzare con la morte e con il dolore che ne consegue molto presto. Ho perso mia nonna materna a soli 5 anni, quella paterna e mia zia carnale poco dopo, vedendo strapparmi troppo presto l’affetto e la saggezza che solo loro hanno, e interrogandomi sul perché quel Dio che la mamma mi diceva di pregare ogni sera fosse stato cosí egoista da volerle così presto con sé, permettendo tante sofferenze per genitori e fratelli forse ancora impreparati ad andare avanti senza la loro guida.
Poi è stata la volta di Manuela, la mia amica delle elementari. Manuela dai capelli corvini e gli occhi più verdi e penetranti che abbia mai visto e che nonostante tutti questi anni, ancora tornano a farmi visita nei sogni. Manuela che faceva le ricerce migliori di tutte noi xké aveva una cartoleria e tutti i numeri dell’enciclopedia conoscere. Manuela che correva con il suo grembiule rosa e ingenua, e che un secondo dopo all’improvviso sveniva davanti ai miei occhi, e un’aunerisma, parola troppo difficile persino da pronunciare a 7 anni, se l’era portata via per sempre, insieme alla felicità e il senso di una famiglia distrutta.
A volte penso che sia stato quell’episodio, mai più dimenticato, a farmi salire su un’ambulanza a 22 anni, così da imparare cosa fare in certe situazioni e perché poi in fondo, alla morte ero stata abituata presto.
Pensiamo di essere “preparati”, xké così è nelle cose. Ma quando accade a quelli che sono stati amici o colleghi cari, ad età troppo sfacciatamente giovani, fa più paura, perché ti senti più vulnerabile e indifeso.
Perché si tende ad associare la morte alla vecchiaia, invece purtroppo non sempre è così. Anzi, quasi sempre non lo è ultimamente.
Quando una fredda mattina mentre si recava a lavoro è morto Sergio, che era stato il mio compagno di banco a 8 anni, che aveva un carattere violento e problematico tanto da aver bisogno già allora degli assistenti sociali, fu un colpo durissimo. Alcune persone puoi non vederle per anni ma sai che sono dentro di te, da qualche parte. Per i compleanni trascorsi insieme, i giochi e le recite scolastiche, perché ti hanno insegnato qualcosa che ha cambiato la tua vita. Come Giuliano, il mio primo “capo” quando avevo solo 25 anni e lui 27 e aveva visto in me quel potenziale che poi nessun altro è riuscito a tirare fuori più. E come si accetta che si può morire di infarto a 30 anni?
E di leucemia, fulminante, a 33?
Caro Dario, piccolo grande uomo che già avevi dovuto combattere contro una brutta malattia vincendo, che avevi deciso di ribellarti a questo schifo e mettere la tua intelligenza a servizio del sociale e non del capitale. Caro Dario che se questo inverno andrò a Cuba realizzando un piccolo sogno sarà anche grazie a te, che per primo mene hai parlato, di un altro mondo possibile e contraddittorio, a 15 anni, dal megafono di assemblee confuse e fumose, stretto nel tuo eskimo da cui uscivano quelle gambe secche e un po’ storte x cui ti prendevamo in giro.
Posso solo immaginare il dolore di chi ti era più vicino e si chiede: perché?
La morte separa, la morte riavvicina. Le persone che ti hanno amato ci saranno tutte a stringersi nel loro amore per te, e noi vecchi compagni di classe e di breve viaggio ci saremo perché non ti abbiamo dimenticato e non lo faremo, e ti saremo grati per farci ritrovare ancora vicini e sopravvissuti, in questa vita che è un dono e un vuoto a rendere.

Ciao Dario.

Il dolce e illusorio rimandare

In questi giorni di partenze e vacanze, i tempi sembrano rallentare e ogni decisione è sospesa e rimandata. A quando? Ovviamente a settembre. Per antonomasia settembre è il mese più ansiogeno di tutto l’anno, il mese in cui tutto ciò che è rimasto sospeso o lasciato a metà, complice anche la materia grigia evaporata con le torride temperature agostane, deve ricominciare, e al meglio.
Che si tratti di un lavoro, una dieta, un taglio di capelli, un acquisto importante, che si parta oppure no, tutto è rigorosamente da farsi poi, aspettando tempi migliori.
E così questo mese di piena estate, che ci ha messo un bel po’ ad arrivare ma che sta volando come suo solito, scorre tra pace piscina solari birrette estive e magliette pezzate.
Ed è dolce e irresistibile il rimandare, anche quando proprio non potremmo permettercelo… (herpes docet).

Buone vacanze a chi le farà, buon lavoro a chi non smette mai di pensare…al lavoro (che ha o che non ha o non avrà).

Marketing del corpo femminile

Beh si una crema che costa 9 euro sicuramente mi leverà pancia e cuscinetti.
Già che c’è anche una botta alla ricrescita e se la metto la notte quando mi sveglio mi ritrovo anche depilata e senza dolore! E con le ciglia più lunghe (perché tanto se ti aspetti che tele allunghino i mascara longlash etc etc allora è più probabile che dimagrisci).

Ma perché ci devono prendere sempre per il culo?! Si va beh che la crema miracolosa non esiste ma mica sela possono cavare solo con associare ad un regime ipocalorico e attività fisica per sbugiardare quella che, di fatto, è una bufala in cui cascano migliaia di donne.

Perché c’è la crisi, uno non lavora oppure lavora troppo e mangia x colmare vuoti o peggio mangia male perché non ha tempo, ma neanche troppi soldi. Così non si vuole rinunciare al “lusso” di una buona crema anche solo idratante, come coccola di fine giornata, e si finisce col cadere nella trappola dei 9 euro. Per cui oltre che con un diecino di meno e in sovrappeso, si rischia di ritrovarsi con qualche brutta allergia o dermatite.

Quanto mi fa incazzare il marketing del corpo femminile!!

Cose che amo/odio

Mi piace leggere i volantini con riportate offerte e sconti di supermercati. Non arrivo ai livelli patologici di mia madre che memorizza le offerte piu convenienti e fa il giro dei vari supermercati, comprando il caffé alla conad, l’acqua al carrefour e la pasta al simply, però ci sto attenta.

Ma la cosa che più mi manda in bestia è che quando trovo il tempo di leggerli per bene e segnarmi le cose che mi servono e sono quasi pronta per armarmi e partire, scopro con mio rammarico che le offerte partono sempre dal giorno dopo, minimo..
Ma che palle!!
Prima ti insinuano il seme del bisogno e la compulsione dell’acquisto, poi ti lasciano rosolarti nell’attesa. O peggio ancora ti distrai e compri il tutto pensando di risparmiare, invece col kaiser perché non hai quella tessera nuova che hanno fatto appositamente, oppure è sempre da domani…

Spasmi

Tante le persone che ho incontrato nella mia vita, molte delle quali piacevoli comparse, altre inutili sagome a movimentare eventi come vuote ombre cinesi.
Ma quelle che hanno lasciato il segno lo hanno fatto x sempre. Alcune si sono perse nei meandri di vite troppo complicate o bieca pigrizia, altre per motivi apparentemente futili. Altre ancora inspiegabilmente. Alcune perdite nella mia vita non mele spiego, mi dico che in fondo se non ci sono più forse non erano così importanti, ma non capisco mai bene se non lo erano per me o se per loro.
Poi tocco la mia pancia, dove se spingi un po’ fa male, e arrivo a sentire le spiacevoli e dolorse protuberanze di un intestino intricato e ingarbugliato.

Quelle che la medicina chiama coliti, io mi trovo a nominare come perdite o abbandoni. E, talvolta, da masochista, ho bisogno di accarezzarle per non dimenticare del tutto.

E se gli auruspici un tempo indovinavano il destino leggendo le interiora, mi chiedo cosa troverebbero in me, tra una mentina e una liquirizia.

Sul finire di una vacanza (riflessioni)

In viaggio, di nuovo. In viaggio di ritorno, quello che il più delle volte non vorresti fare mai, o quando inizia non vedi l’ora che finisca, perché quando si torna la cosa migliore che ci si aspetta, è riabbracciare la propria casa o le proprie cose, e tutte le sospensioni lasciate.

E con queste vacanze così anticipate di sospensioni ne ho lasciate tante, e da lunedì si ricomincia tutto e sarà un’estate assai operosa, in prospettiva di un autunno molto incerto ed impegnativo, che auspico porti un vento nuovo.

La vacanza in montagna è andata benissimo, non ricordavo in verità molti dei posti che sono tornata a visitare come fosse la I volta, eppure sembrava non ci fossimo mai separati. Perché il legame che si instaura con alcuni luoghi, a volte va ben oltre il tempo e le distanze. E ci si può sentire a casa anche tra ragnatele di vecchi ricordi sbiaditi.

La montagna è bellissima e materna, ti accoglie nel suo ventre immenso ma devi saperti muovere per trovare gli angoli migliori e meno spigolosi. Un tempo mi arrampicavo, e sì con i miei sene facevano di scampagnate. Ora sì sono diventata più pigra e appesantita e allora la vivo a modo mio, godendo dei tempi lenti, dei temporali improvvisi e paurosi che poi però portano l’arcobaleno, dell’odore di fiero e legno, della cioccolata, sì anche d’estate non può mancare. Dei negozietti che sembrano unici e niente potrai trovare uguale altrove, altri sapori, più veri. Di quell’aria che sembra non guastarsi mai, delle nuvole tonde e piene che quasi puoi contare. Le chiese con le guglie spigolose, le baite abbandonate xké la crisi è arrivata anche qui, e quelle invece con i balconi fioriti e niente fuori posto. Perché tutto si può fare in montagna, tranne che lasciare il sentiero.

Sarà che io invece l’ho lasciato spesso questo sentiero, perché nella vita è anche bello perdersi, ma ci son momenti invece in cui si ha un bisogno forte di riconoscere un percorso preciso, un cammino, e quei segnali colorati diventano una luce forte cui aggrapparsi per ritrovare la propria strada, e per ritrovarsi…
E magari percorrere una strada guà battuta può essere d’aiuto, oppure no…

(looking for..)

Pronti, partenza…via?

E si riparte… estate movimentata quella dei cinici, e soprattutto… ferie anticipate e low cost.
Quest’anno dopo quasi 15 anni torno in montagna..su al nord, in Carinzia, al confine tra Austria e Slovenia.

Torno in un posto a me caro, perché ci ho passato bellissime estate e faticosi inverni, mi sono divertita, arrampicata, rifugiata, persino innamorata…ho conosciuto una delle mie tuttora amiche più care, ho dato il mio primo bacio e ho apprezzato la bellezza delle foreste e della vita di confine.

La cosa bella di questo ritorno sarà affrontarlo in questa nuova veste, a distanza di anni, di “donna” oramai (semi) adulta, emancipata…sposata! e insieme a me l’adorato marito e il pazzo quadrupede.. ho scelto infatti una meta che andasse bene anche per lei, che potrà stare con noi e con i suoi adorati nonni, soprattutto al fresco. Già mela immagino a fare la pazza tra i laghi di Fusine e le aiuole fiorite (che ama tanto distruggere) e noi spompati dietro, col rischio di essere cazziati dai gendarmi tedeschi. E poi, ovviamente, tanta fotografia, quella di viaggio, free stress.

E’ il primo grande viaggio che facciamo insieme, ci aspettano 7 ore di macchina e io spero di aver preso tutto quello che possa servire anche a lei, che al momento ci guarda spaurita fare le valigie (tra cui anche il suo necessaire, pieno di pupazzi sbudellati e calzini smangiucchiati).

La cosa bella del partire a volte è anche il ri-tornare..

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